DOMENICA 4 SETTEMBRE 2011

Visita Pastorale di S.S. Benedetto XVI ad Ancona per la conclusione del XXV Congesso Eucaristico Nazionale (11 settembre 2011)

VISITA PASTORALE AD ANCONA
PER LA CONCLUSIONE DEL
SANTO PADRE BENEDETTO XVI
11 SETTEMBRE 2011
Concelebrazione Eucaristica a conclusione del XXV Congresso Eucaristico Nazionale Italiano nel Cantiere Navale di Ancona (11 settembre 2011)
Recita dell’Angelus Domini nel Cantiere Navale di Ancona (11 settembre 2011)
Incontro con le famiglie e con i sacerdoti nella Cattedrale di San Ciriaco (Ancona, 11 settembre 2011)
[Italiano]Incontro con i giovani fidanzati in Piazza del Plebiscito (Ancona, 11 settembre 2011)
[Italiano]

Chiesa

 7 settembre 2011

CONGRESSO EUCARISTICO

 Lavoro, la sfida 

del cambiamento

 

Dovremo prepararci ad af­frontare tempi duri. Nei quali un quarto della forza lavoro non troverà spazio nelle a­ziende tradizionali, spesso gli im­pieghi saranno umilianti e alle per­sone – donne in primis – verrà chie­sto non solo di scegliere tra lavoro e famiglia, ma di adeguarsi alle im­prese. Lavoro per tutti, decente e con tempi conciliati con la fami­glia, ecco le sfide per la comunità cristiana. Che ieri nella terza gior­nata del Congresso eucaristico ha voluto discuterne al teatro Gentile di Fabriano, nel cuore della cittadi­na simbolo ieri della creatività e dell’industria marchigiana, oggi spazzata dal vento della crisi.

Alla quale il legato pontificio al Con­gresso eucaristico, il cardinale Gio­vanni Battista Re ha augurato di tor­nare a guidare la ripresa come me­rita, mentre l’arcivescovo di Anco­na- Osimo Edoardo Menichelli ha ricordato che è l’ora della sobrietà. Il quadro viene dipinto dell’econo­mista Stefano Zamagni, specialista di non profit e presidente dell’a­genzia del Terzo settore: «Ormai l’industria capitalistica che mira al profitto, in tempi di globalizzazio­ne può assorbire a massimo il 75% della forza lavoro. Dobbiamo com­battere – noi cattolici in prima fila perché il 70% del non profit è cat­tolico – una battaglia culturale per trovare lavoro a tutti».

La prima sfi­da è infatti cambiare il concetto di impresa. «Imprenditore è chi crea valore ag­giunto, non il profitto. Perciò oggi non liberiamo le energie del terzo settore che potrebbe assumere buona parte di quel 25% di lavora­tori in esubero per il quale, peral­tro, sono finiti i soldi pubblici. An­diamo avanti con cooperative, con­sorzi, fondazioni anche molto grandi che fanno, pur senza scopo di lucro, impresa a tutti gli effetti. Ma non sono considerati tali fin­ché vige il primo libro del codice civile del 1942 che andrebbe ur­gentemente cambiato».

Così l’Italia che dal 2008 ha una leg­ge per l’impresa sociale, non riesce a farla decollare. «Perché – spiega Zamagni – non abbiamo concesso alle imprese sociali gli sgravi delle onlus. Per farlo basta un decreto di due righe e, secondo simulazioni dell’Agenzia che presiedo, avrem­mo 50 mila aziende in più con una media di cinque dipendenti. Fan­no 250 mila posti. Il tutto a costo zero per lo Stato, che anzi ci gua­dagnerebbe in entrate. La sfida è dare libertà al terzo settore per da­re lavoro a tutti». Altro impegno è il lavoro decente. «Non possiamo – ha detto Zama­gni – avere modelli adatti alla fab­brica, oggi siamo in epoca postin­dustriale, non c’è più la catena di montaggio. Evitiamo di umiliare i lavoratori». Infine, la famiglia. «L’ultima diret­tiva Ue – sbotta Zamagni – è con­tro le famiglie. Sostiene che sono queste a doversi adattare alle esi­genze delle imprese. L’opposto di quanto la Chiesa chiederà a fine maggio a Milano all’incontro mon­diale della famiglia, il cui tema ri­guarda la conciliazione con il lavo­ro. In realtà si spacciano per politi­che familiari leggi che incentivano il lavoro femminile, che è sacro­santo e va incentivato, ma non a scapito della famiglia. Serve una re­te per stimolare le imprese a com­piere azioni di responsabilità so­ciale famigliare».

Sollecitazione cui risponde positi­vamente Giancarlo Abete, presi­dente dell’Ucid, l’Unione degli im­prenditori e dirigenti cristiani. «Ser­vono da parte nostra – ha detto A­bete, che guida anche la Federcal­cio – progetti, regole e comporta­menti coerenti con la dottrina so­ciale, che rafforza il nostro ruolo. Dobbiamo però entrare in relazio­ne con la società per incidere». Il presidente della Coldiretti, Ser­gio Marini, ha condannato la fi­nanza speculatrice ai danni dei la­voratori. «E i suoi profitti non ven­gono mai tassati». E ha ricordato che la speculazione sulle materie prime uccide di fame i poveri. Chiudono i saluti dei vicepresidenti nazionali delle Acli, Paola Vacchina, che ha espresso speranza per la ri­presa delle Marche «oneste e labo­riose » e di Mcl Antonio Di Matteo, che ha chiesto la difesa del riposo domenicale. In platea alcuni cas­sintegrati indossano una maglia gialla con una scritta che esprime tutta la loro angoscia: «Ieri risorsa, oggi esuberi, e domani?».
Paolo Lambruschi

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