IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO B) 18 Marzo 2012

Auguri Santo Padre, Le formuliano i più sinceri ed affettuosi auspici per il Suo Magistero, un vero dono di Dio per la Chiesa, possa a lungo essere il nostro Pastore, guida indispensabile, illuminante, misericordioso, Padre Spirituale di tutto il popolo Cristiano.

Nel suo primo discorso da papa, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, riservò un ricordo al suo amico e predecessore Giovanni Paolo II:

« Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre, starà dalla nostra parte. Grazie. »
(Il primo messaggio pubblico di papa Benedetto XVI)

Alla Sua invocazione umilmente, ma con fede rispondiamo: Amen, rinnovandole i migliori auguri… ed auspici … !!! Devotamente BARBIERI Giuseppe

Dom 18 Mar 2012
IV DOM. DI QUARESIMA – B
Domínica quarta in Quadragésima

MissF.O.  MissF.E.  Letture
Lodi  Media  Vespri  Compieta

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Viola o Rosaceo

Tutto il Nuovo Testamento si interessa alla dottrina centrale della redenzione. Il ritorno di ogni uomo e di ogni cosa alla santità, presso il Padre, si compie attraverso la vita, la morte e la risurrezione di Cristo.
Il Vangelo di Giovanni pone l’accento in particolare sull’incarnazione. Gesù è stato mandato dal Padre. È venuto in un mondo decaduto e ha portato luce e vita nuova. Attraverso la sua passione e la sua risurrezione, egli restituisce ogni cosa al Padre e rivela la piena realtà della sua identità di Verbo fatto carne. Per mezzo di lui tutto è riportato alla luce.
Tutta la nostra vita nella Chiesa è il compimento della nostra risposta a Cristo. L’insegnamento del Nuovo Testamento – e ne vediamo un esempio nella lettura di oggi – è assai preciso. La redenzione è stata realizzata tramite Gesù Cristo, ma per noi deve essere ancora realizzata. Noi possiamo infatti rifiutare la luce e scegliere le tenebre.
Nel battesimo Cristo ci avvolge: noi siamo, per così dire, “incorporati” in lui ed entriamo così in unione con tutti i battezzati nel Corpo di Cristo. Eppure la nostra risposta di uomini, resa possibile dalla grazia di Dio, necessita del nostro consenso personale. Quando c’è anche tale accordo, ciò che facciamo è fatto in Cristo e ne porta chiaramente il segno. Diventiamo allora suoi testimoni 
nel mondo.

Antifona d’ingresso

Rallegrati, Gerusalemme,

e voi tutti che l’amate, riunitevi.

Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza:

saziatevi dell’abbondanza

della vostra consolazione. (cf. Is 66,10-11)

Colletta
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la nostra redenzione,
concedi al popolo cristiano
di affrettarsi con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima lettura   2Cr 36,14-16.19-23

Con l’esilio e la liberazione del popolo si manifesta l’ira e la misericordia del Signore.

Dal secondo libro delle Cronache

In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme.
Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi [i suoi nemici] incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi.
Il re [dei Caldèi] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremìa: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni».
Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”». Parola di Dio

Salmo responsoriale   Sal 136

Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

Perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!».

Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra.

Mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

Seconda lettura  Ef 2,4-10

Morti per le colpe, siamo stati salvati per grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati.
Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo. Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 3,16)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo   Gv 3,14-21

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di Lui.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Ci rivolgiamo a Dio, ricco di misericordia, che ci ha salvati in Cristo suo Figlio, dimostrandoci il suo grande amore nella morte in croce.
Preghiamo insieme e diciamo: Donaci, Signore, la tua salvezza.
1. Per la Chiesa di Dio: annunci sempre che unica salvezza del mondo è la croce di Cristo, preghiamo.
2. Per i preti, ministri della misericordia: perché il sacramento della riconciliazione sia per tutti i penitenti un’autentica esperienza di incontro con il Signore che salva, preghiamo.
3. Per i credenti di ogni religione: cerchino con sincerità la luce del bene e della verità, preghiamo.
4. Per i governanti del mondo: perché nelle scelte economiche tengano presenti i diritti delle classi sociali più deboli e più povere, preghiamo.
5. Per gli esiliati, i profughi, gli stranieri: perché la lontananza dalla loro terra sia compensata dalla solidarietà e dall’accoglienza di quanti incontrano nei luoghi dove vivono, preghiamo.

O Padre, guarda con amore i tuoi figli che attendono da te misericordia. Illumina il loro cuore, perché cerchino te sopra ogni cosa e trovino in te la misericordia del perdono. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte

Ti offriamo con gioia, Signore,
questi doni per il sacrificio:
aiutaci a celebrarlo con fede sincera
e a offrirlo degnamente per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO DI QUARESIMA IV
I frutti del digiuno

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Con il digiuno quaresimale
tu vinci le nostre passioni, elevi lo spirito,
infondi la forza e doni il premio,
per Cristo nostro Signore.
Per questo mistero si allietano gli angeli
e per l’eternità adorano la gloria del tuo volto.
Al loro canto concedi, o Signore,
che si uniscano le nostre umili voci
nell’inno di lode: Santo…

Antifona di comunione
Gerusalemme è costruita come città salda e compatta.
Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore,
secondo la legge di Israele,
per lodare i nome del Signore. (Sal 122,3-4)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che illumini ogni uomo
che viene in questo mondo,
fa’ risplendere su di noi la luce del tuo volto,
perché i nostri pensieri
siano sempre conformi alla tua sapienza
e possiamo amarti con cuore sincero.
Per Cristo nostro Signore.

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20120318.shtml

mons. Antonio Riboldi     (Omelia del 18-03-2012)

Le braccia aperte del Padre, sempre

Qualche volta, incontrando la gente, ci si rende conto quanto sia difficile per noi povere creature accettare e, ancor più, vivere la legge del perdono. Siamo in una società in cui ogni giorno, ovunque, a cominciare dall’interno delle famiglie, ai singoli cittadini, fino ai rapporti tra gli Stati, nascono motivi di screzio e, senza mai valutarne le conseguenze tragiche, si pensa di risolvere i problemi con la violenza, fino alla guerra.
Fa davvero impressione come in tutto il mondo ci siano armi modernissime, a cominciare dai micidiali caccia da guerra, alle bombe atomiche, pronte a distruggere lo stesso nostro pianeta.
E’ vero che, consce di questi rischi, tante nazioni cercano le vie del compromesso nelle varie questioni, ed è un vero bene, ma si rimane comunque sempre con il fiato sospeso. Non si è più Sicuri.
Ma fa ancor più impressione constatare come, ormai troppo spesso, per uno sbaglio umano, una parola detta fuori posto, un errore magari comprensibile, si generino reazioni incontrollate, per la tanta voglia di vendicarsi… come se la vendetta fosse la soluzione giusta e non allarghi invece il campo dell’odio e delle tragedie ed atrocità.
Non sappiamo ‘leggere’ le tante storie umane, in cui la violenza quotidiana provoca solo distruzione e morte, come del resto abbiamo rimosso i ricordi di guerre, neppure troppo lontane, che distrussero uomini e cose, obbligando poi a ricominciare da capo tutto.
Con la violenza o il litigio prolungato non si risolve nulla. Solo la pace è la medicina per tutto.
E la lezione viene proprio da Dio. Lo offendiamo tante volte, senza neppure pensarci, ma da Lui non arriva nessuna vendetta o castigo. Accetta tutto, anche la morte, per salvarci.
Pensiamo a Gesù che, sulla croce, dopo averci fatto dono della Sua presenza meravigliosa tra di noi, dopo avere seminato un incredibile bene a tanti malati e a tante anime, viene ripagato con la morte in croce. Su quella croce c’era Dio che aveva scelto di insegnare a noi il perdono, non facendo pagare a noi le nostre cattiverie, ma redimendole e trasformandole in amore quando alla fine proprio dalla croce dirà: “Padre, perdona loro non sanno quello che fanno”. Incredibile.
Davanti a questo esempio di Dio, che non si vendica assolutamente del male ricevuto, ma dà la vita per farci conoscere la bellezza del perdono, ci sentiamo davvero ‘piccola miseria’ davanti a Lui e anche tra di noi, assistendo come per poco cancelliamo il dovere di amare e creiamo solchi di rifiuto ed odio, per offese ricevute o anche solo per pregiudizi coltivati o sensazioni non controllate. Troppo spesso non è davvero nostra abitudine saper mettere alle spalle il male che si riceve, per fare strada al perdono. Capita alle volte che noi sacerdoti, a chi si accosta al sacramento del perdono, la confessione, poniamo una domanda: ‘E’ davvero in pace con tutti, o qualcuno è ‘fuori dal suo amore e altri sentimenti vi hanno preso il suo posto?’. Sappiamo tutti, o dovremmo almeno saperlo, che senza un animo in pace, non ci è permesso di accostarci alla Santa Comunione. Essere in comunione con Dio richiede essere in comunione con i fratelli. Ecco perché a volte nelle confessioni è bene chiedere ai penitenti se vi è qualche dissidio non perdonato.
Ricordo una volta fui costretto a negare il perdono ad una persona che si era accostata al sacramento della riconciliazione, perché non volle assolutamente perdonare chi l’aveva offeso.
La reazione fu terribile, da coinvolgere i fedeli presenti nello scandalo.
E’ difficile dire “non posso darle l’assoluzioné, perché neppure Dio la può perdonare: ‘Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori’ preghiamo nel Padre nostro.
Il sacerdote non può negare la Parola e, anche se è difficile, deve aiutare il penitente a camminare nella verità, perché non accada che chi non accetta di perdonare si permetta di accostarsi alla Comunione.
Come è possibile comunicarsi con Chi ama, perdona, si dà tutto, senza seguirne l’esempio?
Dice S. Paolo oggi scrivendo agli Efesini: “Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati; da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo; per grazia infatti siete stati salvati. Con Lui infatti ci ha resuscitati e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà, verso di noi in Cristo Gesù” (Ef. 2, 4-10)
Questo tempo di Quaresima, che ci avvicina sempre di più alla Pasqua, ci invita a considerare il grande dono della conversione e della riconciliazione. Una riconciliazione tramite il sacramento, che ci fa conoscere quale bene sia essere in pace con Dio e con tutti.
Dovremmo ringraziare davvero Dio, che, offeso dai nostri peccati, ci mette a disposizione la sua grazia del perdono. Credo sia difficile e insopportabile, per chi ha ancora conservato la voce della coscienza, che è la voce di Dio che ci avverte sul nostro stato di salute, vivere sapendo che con il peccato si è, come il figlio prodigo della parabola, lasciata la casa di Dio per i capricci del mondo. Sappiamo tutti come ci si sente, se rientriamo in noi stessi (ed è una grande grazia) come si viva male nel mondo, lontano dalla casa del Padre. Si ha l’impressione in un primo tempo di sentirsi finalmente liberi da tutto e da tutti, ‘liberi dai doveri di amore’, ma lentamente si avverte come il mondo non possa assolutamente farci conoscere un briciolo di quella gioia che vi è nel vivere in grazia. Si comincia a sperimentare inquietudine, insofferenza, un malessere interiore che a volte sfocia nella nausea, nel non senso verso tutto ciò che ci accade.
Ma sappiamo per fede che desiderare di ‘tornare a Casa’ è una grande Grazia: è l’inizio di un nuovo cammino di speranza, un sentirsi lentamente rinascere.
Forse è un discorso, questo della misericordia, che trova troppo poco posto tra tanta gente.
Ricordo che al tempo dei terroristi, venni per caso invitato a visitare questi fratelli nelle carceri. Mi faceva ‘strada’ una cara sorella, Suor Tersilla che era davvero uno sprazzo di luce per i detenuti, e con Padre Bachelet, che aveva avuto il fratello ucciso dalle brigate rosse. Aveva saputo superare ogni odio e aveva scelto di visitare proprio chi aveva ucciso, come segno di perdono. La loro visita era sempre una festa per i terroristi. La presenza della Chiesa era un segno tangibile che nel cuore di Dio c’era posto per loro, nonostante tutto, sempre che si riconciliassero con Lui.
Fu un gesto che non fu accettato da tanti, che preferiscono il castigo all’amore. Ed era facile incontrare nelle piazze chi disapprovava. Tanto che un giorno, partecipando con due confratelli, Mons. Magrassi e il vescovo di Novara, chiesi che fare, tanto ero bombardato da critiche. La risposta di Mons. Magrassi fu netta: “Tu in questo momento sei come una punta che tenta di bucare l’indifferenza, o peggio, verso chi ha sbagliato; un buco attraverso cui può passare il giusto sentimento dei cristiani veri, ossia l’amore nonostante tutto e ridonare la speranza che deve nascere dalla nostra presenza fraterna. Se va bene – mi diceva – e riesci a sfondare, poi la via della misericordia diverrà la strada della speranza. Ma se la punta si spezza la pagherai”.
E le sue parole si avverarono. Quel buco divenne la strada del volontariato nelle carceri, la strada della speranza che è voglia di aiutare a far sbocciare nuovamente la bellezza della vita, per ogni essere umano, tanto più se ha sbagliato.

FESTA DI S. GIUSEPPE.

Una delle feste che tutti amiamo è quella di S. Giuseppe.
“La festa di oggi, affermava Paolo VI, ci invita alla meditazione su San Giuseppe, il padre legale e putativo di Gesù, nostro Signore… S. Giuseppe è il tipo del Vangelo che Gesù, lasciata la piccola dimora di Nazareth, annuncerà come programma per la redenzione della umanità. S. Giuseppe è il modello degli umili che il cristianesimo solleva ad alti destini; è la prova che per essere buoni e veri seguaci di Gesù, non occorrono grandi cose, ma si richiedono solo virtù umane, semplici, vere ed autentiche… Esempio per noi, Giuseppe! Cerchiamo di imitarlo? Inoltre la Chiesa lo invoca per un profondo desiderio di rinverdire la sua esistenza di Virtù evangeliche quali in Giuseppe rifulgono, ed infine protettore lo vuole la Chiesa per l’incrollabile fiducia che, colui al quale Cristo volle affidare la sua fragile infanzia umana, vorrà continuare dal cielo la sua missione tutelare a guida e difesa del corpo mistico di Cristo, sempre debole, sempre insidiato, sempre drammaticamente pericolante” (19.3.1969)
Preghiamo Giuseppe e la Sacra Famiglia con la breve, ma efficace preghiera:
Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l’anima mia. Gesù, Giuseppe e Maria assistetemi nell’ultima agonia. Gesù, Giuseppe e Maria spiri in pace con voi l’anima mia.

18/03/2012  SANTO DEL GIORNO  San Cirillo di Gerusalemme

15 marzo La casa d’Israele  di Gianfranco Ravasi

Le frontiere dello Spirito – Puntata del 18 marzo – Video Mediaset

Le Ragioni della Speranza

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Domenica 18 Marzo 2012
QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA
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La Liturgia di oggi

IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO B)
(Viola o Rosaceo)
I Lettura 2Cr 36,14-16.19-23
Con l’esilio e la liberazione del popolo si manifesta l’ira e la misericordia del Signore.
Salmo (Sal 136)
Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.
II Lettura Ef 2,4-10
Morti per le colpe, siamo stati salvati per grazia.
Vangelo Gv 3,14-21
Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

18 marzo 2012
Il Santo del giorno

San Cirillo di Gerusalemme Vescovo e dottore della Chiesa
i santi di oggi …

I Santi di oggi

San Cirillo di GerusalemmeVescovo e dottore della Chiesa – Memoria Facoltativa
Sant’ Anselmo II di Lucca (o da Baggio)Vescovo
San Frediano di Lucca Vescovo
San Salvatore da Horta Professo Francescano
Sant’ Edoardo II il Martire Re d’Inghilterra
Sant’ Alessandro di Gerusalemme (di Cappadocia) Vescovo e martire
San Leopardo (Leobardo) di Tour
gli altri santi …
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