Giovedì della II settimana di Quaresima 8 Marzo 2012

Gio 08 Mar 2012 – Feria

MissF.O.  Letture  Lodi
Media  Vespri  Compieta

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/12qu02/00-ENTRA.htm

[http://www.maranatha.it/calendar/cal12Bpage.htm

Gio   08  Feria quaresimale

Ascolta il Vangelo > http://www.lachiesa.it/niftyplayer.swf?file=http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/mp3/EQ024.mp3

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Viola

“Quant’è difficile, per coloro che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!” (Lc 18,24). Perciò è necessario, dice Gesù, un cambiamento radicale del nostro atteggiamento. È necessario liberarci di tutte le ricchezze che appesantiscono il nostro cuore, è necessario staccarsene, perché esse ci impediscono di vedere il povero che “giace alla nostra porta”. Chi tra noi oserebbe dire che non tiene a nessuna ricchezza? Siamo tutti assai preoccupati di noi stessi, del nostro agio, dei nostri interessi… La vera privazione, la più importante agli occhi di Dio, è quella che libera il nostro cuore dal suo egoismo e che lo apre agli altri.
Il Vangelo ci dà modo di conquistare veri tesori che nulla può intaccare: mettendo al servizio dei poveri, con umiltà, tutto ciò che abbiamo in beni materiali, talento, potere, qualità. Allora, coloro che avremo soccorso verranno da questa terra in nostro aiuto: non solamente faranno scaturire ciò che vi è di migliore in noi, la gioia del dare, ma ci faranno ottenere per noi un posto nel regno di Dio, che non appartiene che ai poveri.

Antifona d’ingresso
Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore;
vedi se percorro una via di menzogna,
e guidami sulla via della vita. (Sal 139,23-24)

Colletta
O Dio, che ami l’innocenza,
e la ridoni a chi l’ha perduta,
volgi verso di te i nostri cuori
e donaci il fervore del tuo Spirito,
perché possiamo esser saldi nella fede
e operosi nella carità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima lettura   Ger 17,5-10

Maledetto chi confida nell’uomo; benedetto chi confida nel Signore.

Dal libro del profeta Geremìa

Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamerisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti.
Niente è più infido del cuore
e difficilmente guarisce!
Chi lo può conoscere?
Io, il Signore, scruto la mente
e saggio i cuori,
per dare a ciascuno secondo la sua condotta,
secondo il frutto delle sue azioni».
Parola di Dio

Salmo responsoriale   Sal 1

Beato l’uomo che confida nel Signore.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.

Canto al Vangelo (Lc 8,15)
Lode e onore a te, Signore Gesù.
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza.
Lode e onore a te, Signore Gesù.

Vangelo   Lc 16,19-31

Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
La parabola evangelica ascoltata, rivela il tragico inganno di chi confida solo in se stesso e nei suoi beni. Al Signore, che scruta il cuore e lo converte con la sua Parola, rivolgiamo la nostra preghiera, dicendo insieme:
Converti i nostri cuori all’amore, Signore.

Perchè la Chiesa, che vede in ogni uomo l’immagine di Cristo, non cessi di denunciare il peccato personale e sociale dell’egoismo, e di proporre l’ideale evangelico della fraternità e solidarietà. Preghiamo:
Perchè la cooperazione allo sviluppo del terzomondo, sia condivisa da un numero crescente di professionisti, tecnici e lavoratori. Preghiamo:
Perchè nessuno dimentichi la maledizione che incombe sull’uomo che confida in se stesso, e chiude il proprio cuore alle persone indifese e abbandonate. Preghiamo:
Perchè il risveglio religioso nelle comunità ecclesiali alimenti la tensione dei cristiani verso la carità e la giustizia in un impegno morale rigoroso e coerente. Preghiamo:
Perchè l’esempio di Gesù, che spezza il pane per tutti, sia imitato non solo in questa eucaristia, ma anche nella vita quotidiana. Preghiamo:
Per le famiglie in difficoltà a causa dell’inadeguatezza del loro reddito.
Per la conversione delle persone, che sprecano ricchezze per cose superflue.

O Dio, padre dei poveri, rendici sensibili alla tua Parola e alle necessità dei fratelli, perchè l’attesa di occasioni o segni straordinari non ritardi la nostra conversione a quell’amore che viene da te, e ci fa condividere tutto con chi non ha niente. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Preghiera sulle offerte

Per questo sacrificio, o Signore,
santifica il nostro impegno di conversione
e fa’ che alla pratica esteriore della Quaresima
corrisponda una vera trasformazione dello spirito.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO DI QUARESIMA II
La penitenza dello spirito

È veramente giusto renderti grazie,
è bello cantare la tua gloria,
Padre Santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Tu hai stabilito per i tuoi figli
un tempo di rinnovamento spirituale,
perché si convertano a te con tutto il cuore,
e liberi dai fermenti del peccato
vivano le vicende di questo mondo,
sempre orientati verso i beni eterni.
Per questo dono della tua benevolenza,
uniti agli angeli e ai santi,
con voce unanime
cantiamo l’inno della tua lode: Santo…

Antifona di comunione
Beati i perfetti nella loro condotta,
che camminano nella legge del Signore. (Sal 119,1)

Oppure:

“Se non ascoltano Mosè e i Profeti,

neanche se uno risuscitasse dai morti
sarebbero persuasi”. (Lc 16,31)

Preghiera dopo la comunione

Questo sacramento continui ad agire in noi, Signore,
e la sua efficacia cresca di giorno in giorno
per la nostra attiva collaborazione.
Per Cristo nostro Signore.

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20120308.shtml

Movimento Apostolico – rito romano     (Omelia del 08-03-2012)

Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro
Dio conosce una sola Legge. La sua è sempre e solo Legge di carità, compassione,misericordia, pietà, elemosina. Nell’amore non devono esserci ostacoli, limiti, impedimenti. Noi siamo la vita dell’altro. Ecco come Tobi insegna al figlio Tobia come essere vita degli altri, specie dei più poveri: “Ogni giorno, o figlio, ricòrdati del Signore; non peccare né trasgredire i suoi comandamenti. Compi opere buone in tutti i giorni della tua vita e non metterti per la strada dell’ingiustizia. Perché se agirai con rettitudine, avrai fortuna nelle tue azioni. A tutti quelli che praticano la giustizia fa’ elemosina con i tuoi beni e, nel fare elemosina, il tuo occhio non abbia rimpianti. Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo. In proporzione a quanto possiedi fa’ elemosina, secondo le tue disponibilità; se hai poco, non esitare a fare elemosina secondo quel poco. Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, poiché l’elemosina libera dalla morte e impedisce di entrare nelle tenebre. Infatti per tutti quelli che la compiono, l’elemosina è un dono prezioso davanti all’Altissimo. Nella pigrizia vi è povertà e miseria, perché la pigrizia è madre della fame. Non trattenere presso di te la paga di chi lavora per te, ma a lui consegnala subito; se così avrai servito Dio, ti sarà data la ricompensa. Poni attenzione, o figlio, a tutto ciò che fai e sii ben educato in ogni tuo comportamento. Non fare a nessuno ciò che non piace a te. Non bere vino fino all’ebbrezza e non avere per compagna del tuo viaggio l’ubriachezza. Da’ del tuo pane a chi ha fame e fa’ parte dei tuoi vestiti agli ignudi. Da’ in elemosina quanto ti avanza e quando fai elemosina il tuo occhio non abbia rimpianti. Deponi il tuo pane sulla tomba dei giusti, non darne invece ai peccatori. Chiedi consiglio a ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. In ogni circostanza benedici il Signore Dio e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poiché nessun popolo possiede la saggezza, ma è il Signore che elargisce ogni bene e abbassa chi vuole fino al profondo degli inferi. E ora, figlio, ricòrdati di questi comandamenti, non lasciare che si cancellino dal tuo cuore” (cfr Tb 4,5-19). La nostra carità verso i fratelli apre il cuore di Dio alla sua grande carità verso di noi. Noi siamo la vita per gli altri. Dio si fa’, diviene nostra vita. Noi diamo speranza al cuore dell’altro. Dio dona speranza al nostro cuore. La nostra misericordia verso gli altri è la misura di quella di Dio verso di noi.

C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”»

L’eternità beata è dono di Dio, ma anche frutto della nostra misericordia, carità, pietà verso i fratelli. Questa è la legge del Signore ed è una legge inviolabile. Chi vuole godere domani il Paradiso del nostro Dio, deve fare che la terra sia meno inferno per i suoi fratelli, condividendo essi i beni che si possiedono, donando poco, chi ha poco; molto chi ha molto. Se non avremo dato, neanche Dio ci darà e noi finiremo nella dannazione e nella perdizione eterna. La misericordia è la sola chiave del Paradiso.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci questa chiave santa.

Eremo San Biagio     (Omelia del 08-03-2012)

Commento su Geremia 17,7-8

Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti.
Ger 17,7-8

Come vivere questa Parola?

È ancora Geremia a rivolgerci, quest’oggi, la sua parola che apre squarci di luce su un orizzonte non sempre limpido. Parla di calura e di siccità, quindi di condizioni non del tutto favorevoli, ma che non riescono a compromettere il pieno fruttificare di una vita le cui radici affondano in Dio.

Ecco: come per ogni uomo, anche per il cristiano non è garantita un’esistenza al sicuro da ogni avversità. Le difficoltà, infatti, non rappresentano punizioni riservate ai peccatori, ma la conseguenza del limite creaturale. Tra l’altro, non necessariamente sono da iscriversi tra le negatività: una vita troppo ovattata non favorisce, in genere quanto la prova e il dolore, lo sviluppo di personalità forti.

Ma qui Geremia spinge lo sguardo oltre: non è in gioco la sola realizzazione creaturale, ma quella dell’uomo così come emerso dal sogno di Dio, segnato, cioè, da una fecondità che lo assimila al Creatore. Il pieno dispiegamento del suo essere procede da una benedizioni divina che risale all’atto creativo stesso, a quel primo momento in cui lo sguardo compiacente di Dio avvolse la prima coppia umana e ne dichiarò la radicale bontà: “Era cosa molto buona” (che è una formula di benedizione).

Nella misura in cui l’uomo rimane nell’alveo di questo sogno, riponendo in Dio la sua piena fiducia, viene anche a beneficare di questa benedizione che ne garantisce il pieno e libero espandersi. “Le sue foglie resteranno verdi” e conoscerà l’abbondanza dei frutti, perché le sue radici continueranno ad essere irrorate dall’acqua viva dello Spirito, principio in assoluto di ogni fecondità.

La mia confidenza nel Signore attinge a un ininterrotto contatto con lo Spirito Santo che dimora in me? – mi chiederò quest’oggi, con il desiderio di rinvigorire la mia relazione con lui.

Irrorami, Signore, con l’onda viva e refrigerante del tuo Spirito, perché la mia vita non inaridisca nell’insano tentativo di attingere a pozzanghere incapaci di dissetare.

La voce di un cistercense

Quando lo Spirito Santo, invocato, viene, giunge con l’abbondanza della benedizione di Dio. È infatti un fiume in piena che allieta la città di Dio (Sal 45,5).
Guglielmo di Saint-Thierry

Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 08-03-2012)

Hai ricevuto i tuoi beni nella tua vita, e Lazzaro la sua parte di mali.
Il Vangelo di oggi riporta la notissima parabola del mendicante di nome Lazzaro e di Epulone, l’uomo ricco che “tutti i giorni banchettava lautamente”, mentre alla sua porta giaceva Lazzaro pieno di ulcere e bisognoso di tutto. Ecco il tema ben noto del capovolgimento delle sorti nell’aldilà. C’è una cosa però che per molti degli ascoltatori di Gesù era certo inaspettata: Lazzaro è nel seno di Abramo, cioè al primo posto. Il Dio di Gesù è il Dio dei più poveri e degli abbandonati. Naturalmente qui non si tratta di una condanna dei ricchi e un’esaltazione dei poveri. E’ piuttosto un ammonimento ad aprire gli occhi e usare giustamente quanto si possiede. Nella parabola si mostra per immagini quel rovesciamento di criteri già cantato nel Magnificat e proclamato nelle beatitudini. L’esistenza terrena è subordinata; non può essere condotta da padroni; da molti è reclamata la giustizia, “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo”; la si vive esercitando quella misericordia che allora sarà invocata anche da chi l’ha derisa, “Padre Abramo abbi pietà di me e invia Lazzaro, perché sono tormentato da questa fiamma”. Lazzaro è sempre inviato: “i poveri li avrete sempre con voi” come inviati da Dio per salvarci. Per prendere decisioni corrette, è utile porsi sempre dal punto di vista della fine e fare ora ciò che allora si vorrebbe aver fatto. Siamo più che convinti di questo, ma non ne facciamo una dovuta esperienza. La morte non livella, è anzi principio di distinzione, il limite ultimo che stabilisce ciascuno nella sua vera identità. Con essa finisce il tempo per portare frutti di conversione. Dio si rifiuta di mandare Lazzaro dai cinque fratelli del ricco defunto, che vivono come ha vissuto lui, sordi alla parola di Dio. “Non si lasceranno persuadere neanche da uno che risusciterà dai morti”. Lazzaro di Betània fu risuscitato dai morti. Ma i suoi fratelli, piuttosto di convertirsi avrebbero preferito ucciderlo di nuovo. Neppure lo straordinario evento della Risurrezione scuote dall’indurimento del cuore chi rifiuta di ascoltare ciò che il Signore incessantemente insegna attraverso le Scritture.

08/03/2012   SANTO DEL GIORNO   San Giovanni di Dio

08/03/2012  Giovanni di Dio  «Fate del bene, fratelli»

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Giovedì 8 Marzo 2012
II SETTIMANA DI QUARESIMA – GIOVEDÌ
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PER NON DIMENTICARE – 8 MARZO 2012

www.lagazzettadelmezzogiorno.it

BARLETTA –  Lavoravano ‘in nerò, senza contratto, per poter vivere, anzi per «sopravvivere», per pagare il mutuo per la casa o per poter semplicemente fare benzina. In quel laboratorio di confezioni dove cucivano magliette e tute da ginnastica lavoravano dalle 8 alle 14 ore: dipendeva se arrivavano o meno buone commesse. Prendevano 3euro e 95 centesimi all’ora. Le storie delle quattro operaie morte nel crollo della palazzina di via Roma, a Barletta, è quella di donne del Sud che combattono, che si danno da fare per potersi sposare o per pagare un mutuo, per dare una mano ai risicati bilanci di famiglia.
Politica 8 marzo 2012 QUIRINALE «Basta violenze sulle donne»
L’8 marzo di Napolitano: Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha denunciato con forza “l’esposizione alla violenza e alla furia omicida” a cui sono sottoposte le donne nella società italiana. Facendo riferimento “a certe orribili cronache recenti e recentissime che denunciano la dimensione possessiva” degli affetti privat…Continua a leggere
Difficile addentrarsi nei meandri oscuri e tortuosi della mente umana quando scatena e genera atti di malvagità, di crudeltà indicibile, purtroppo non ci sono parole la violenza verso chiunque lascia attoniti, sgomenti e perplessi. Difronte a tanto dolore, solo la supplica verso Dio pùò innalzarsi e con veemenza supplicare che mai più abbiano a verificarsi simili tragedie. L’uomo non perda il senno e prima ancora che le sue azioni possano ledere se stesso ed altri imporsi di chiedere aiuto, farsi aiutare, affinchè torni la ragione ed il buon senso. Ci aiuti il Buon Dio affinchè la nostra preghiera salga e conquisti anche i cuori più duri o malati. Il Signore Iddio che è giudice misericordioso abbia pietà di noi sani le ferite e ci scampi da ogni male. Per loro che più non sono …. il ricordo ed il nostro affetto. 8 MARZO 2012
IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA DONNA CHE SI FESTEGGERà DOMANI VORREI DIRE CHE SECONDO ME LA DONNA ANDREBBE FESTEGGIATA TUTTI I GIORNI DELL’ANNO E NON SOLO L’8 MARZO….UNA CARA AMICA,TERESA SORBO,MI HA CHIESTO DI CREARGLI UNA FOTO PROPRIO X QUESTA RICORRENZA….VI CHIEDEREI DI CONDIVIDERLA SULLE …

La Liturgia di oggi

Giovedì della II settimana di Quaresima
(Viola)
I Lettura Ger 17,5-10
Maledetto chi confida nell’uomo; benedetto chi confida nel Signore.
Salmo (Sal 1)
Beato l’uomo che confida nel Signore.
Vangelo Lc 16,19-31
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

08 marzo 2012
Il Santo del giorno

San Giovanni di DioReligioso
i santi di oggi …

I Santi di oggi

San Giovanni di DioReligioso – Memoria Facoltativa
San Probino di ComoVescovo
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San Ponzio di Cartagine Diacono
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San Senano Abate
San Teofilatto di Nicomedia Vescovo
gli altri santi …
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