I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B) 26 Febbraio 2012

Dom 26 Feb 2012
I DOM. DI QUARESIMA – B
Domínica prima in Quadragésima

MissF.O.  MissF.E.  Letture
Lodi  Media  Vespri  Compieta

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/12to07/00-ENTRA.htm

http://www.maranatha.it/annodellafede/adf04.htm

Inizio della Quaresima
Tempus Quadragésimae
IV Sett. Salterio

Mer 22 Feb 2012
MERCOLED
Ì DELLE CENERI
Feria quarta Cinerum

MissF.O.  MissF.E.  Letture
Lodi  Media  Vespri  Compieta

Gio 23 Feb 2012
GIOVEDÌ DOPO LE CENERI

MissF.O.  Letture  Lodi
Media  Vespri  Compieta

Ven 24 Feb 2012
VENERDÌ DOPO LE CENERI

MissF.O.  Letture  Lodi
Media  Vespri  Compieta

Sab 25 Feb 2012
SABATO DOPO LE CENERI

MissF.O.  Letture  Lodi
Media  Vespri  Compieta

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Viola

Ascolta il Vangelo > http://www.lachiesa.it/niftyplayer.swf?file=http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/mp3/BQ010.mp3

Il Vangelo di Marco comincia con una semplice affermazione: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”.
Giovanni Battista, che aveva annunciato la sua venuta come imminente, battezzò Gesù nel Giordano e in quell’occasione lo Spirito diede testimonianza di Gesù. Marco accenna soltanto al periodo nel deserto e alla tentazione. È il preludio all’inizio del ministero pubblico di nostro Signore. Il suo primo richiamo, che ci viene ripetuto questa domenica, è:

“Convertitevi e credete al vangelo”. Egli comincia proprio da quello che era stato il punto centrale dell’insegnamento di Giovanni Battista.
La Quaresima è soprattutto un periodo di riflessione sui misteri della nostra redenzione, al cui centro sono l’insegnamento e la persona di Gesù Cristo. Il Salvatore ha assunto forma umana, cioè quella che è la nostra condizione, e non è nemmeno stato risparmiato dall’esperienza della tentazione. Nella sua natura umana, Gesù ha vissuto in prima persona cosa significhi respingere Satana e porre al primo posto le cose divine. Il nostro Signore e il nostro Dio è in tutto nostra guida e modello.
Cercare di conoscere Cristo significa anche prendere coscienza di quel nostro bisogno di cambiamento di vita che chiamiamo “pentimento”. In particolare è mediante la liturgia della Chiesa che ci avviciniamo a Cristo e facciamo esperienza della sua presenza in mezzo a noi.
Nella liturgia, diventiamo “uno” con Cristo nel mistero grazie al quale egli ha riscattato il mondo.

Antifona d’ingresso
Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita. (Sal 91,15-16)

Non si dice il Gloria.

Colletta
O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima lettura  Gen 9,8-15

L’alleanza fra Dio e Noè liberato dalle acque del diluvio.

Dal libro della Gènesi

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra».
Dio disse:
«Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi,
per tutte le generazioni future.
Pongo il mio arco sulle nubi,
perché sia il segno dell’alleanza
tra me e la terra.
Quando ammasserò le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi,
ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e ogni essere che vive in ogni carne,
e non ci saranno più le acque per il diluvio,
per distruggere ogni carne».

Parola di Dio

Salmo responsoriale   Sal 24

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Seconda lettura   1Pt 3,18-22

Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi.

 

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua.
Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mt 4,4)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Vangelo   Mc 1,12-15

Gesù, tentato da satana, è servito dagli angeli

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Il Figlio tuo Gesù, vincitore del peccato e della morte, servito nel deserto dagli angeli, ci incoraggia a perseverare nel cammino di conversione. Rivolgiamo fiduciosi al Signore le nostre suppliche.
Lo invochiamo dicendo: Assisti, Signore, il tuo popolo in cammino

1. Per la Chiesa che vive nella contemplazione del cuore del tuo Figlio Gesù, sorgente di vita: sappia sempre rifiutare il male per cercare ogni giorno le vie del bene, preghiamo.
2. Per quanti vivono nell’incoerenza e nella contraddizione senza rendersene conto: l’annuncio del Vangelo possa farsi dolce invito alla ricerca della fede e alla conversione, preghiamo.
3. Per quanti soffrono nel mondo le conseguenze della ingiustizia e della violenza: non venga mai meno la consapevolezza della tua vicinanza, anche attraverso la concreta solidarietà dei cristiani, preghiamo.
4. Per ognuno di noi: possiamo trovare forza e coraggio per combattere i nostri difetti e migliorare i rapporti con il nostro prossimo, preghiamo.

Ascolta, o Padre, la nostra preghiera ed esaudiscila secondo la tua volontà, perché nel nostro cuore non venga mai meno il coraggio per affrontare le prove che incontriamo nella vita. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Si rinnovi, Signore, la nostra vita
e col tuo aiuto si ispiri sempre più al sacrificio,
che santifica l’inizio della Quaresima,
tempo favorevole per la nostra salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO
Gesù vittorioso sulla tentazione del maligno.

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli consacrò l’istituzione del tempo penitenziale
con il digiuno di quaranta giorni,
e vincendo le insidie dell’antico tentatore
ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato,
perché celebrando con spirito rinnovato
il mistero pasquale
possiamo giungere alla Pasqua eterna.
E noi, uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo senza fine
l’inno della tua lode: Santo…

Antifona di comunione
“Il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete al vangelo”.
Oppure:
Il Signore ti coprirà con la sua protezione,
sotto le sue ali troverai rifugio. (Sal 91,4)

Preghiera dopo la comunione

Il pane del cielo che ci hai dato, oh Padre,
alimenti in noi la fede
accresca la speranza,
rafforzi la carità,
e ci insegni ad aver fame di Cristo,
pane vivo e vero,
e a nutrirci di ogni parola
che esce dalla tua bocca.
Per Cristo nostro Signore.

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20120226.shtml

mons. Antonio Riboldi     (Omelia del 26-02-2012)

Convertitevi e credete al Vangelo

In questa prima domenica di Quaresima sembra che Gesù ci indichi come vivere il grande dono della Quaresima. Un tempo davvero di grazie che non può essere consegnato alla normalità, troppe volte senza senso.
E per ottenere che questo tempo, e non solo, sia vissuto bene, il Vangelo ci avverte:
“In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto ed egli vi rimase quaranta giorni, tentato da satana: stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni (Battista) fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio, e diceva: ‘Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo” (Mc. l, 12-15)
Un programma denso di significato, ma che Gesù riassume con due parole dal contenuto difficile ma innovativo: convertirsi e credere al Vangelo!
Ma sapremo, in ogni modo, pone al centro della nostra vita, in questo tempo santo, l’urgenza di una necessaria conversione, con la guida del Vangelo?
Lasciamoci condurre dalle parole a noi sempre preziose di Paolo VI.
“Dobbiamo dunque convertirci al Signore. Qui sarebbe necessaria un’analisi previa.
Che cosa vuol dire questa parola «conversione», alla quale la nostra mente moderna è così poco disposta, fino quasi a cancellarla dal dizionario stesso della vita spirituale?
Qual è il vero significato di tale richiamo?
A cominciare da quello etimologico, molto semplice, convertirsi vuol dire cambiare strada, scegliere una direzione, un indirizzo. Ebbene la Quaresima chiama tutti a rivolgersi a Dio; a tracciare fra noi e il Signore una linea diretta, quella completa attenzione che molte volte è distratta dalle cose profane, con le faccende quotidiane, gli affanni della vita.
Occorre, invece, che risplenda su tutta questa esperienza così complessa, talvolta confusa e talvolta non del tutto limpida, lo splendore del raggio di immediatezza che ci indica Iddio.
E non si tratta di muoverci verso di Lui materialmente, fisicamente: sarebbe già gran cosa, perché ciò implica la pratica degli esercizi che a Dio ci portano.
C’è assai di più. Sappiamo tutti che la parola «conversione» indica un senso di mutamento, di rivolgimento, di metànoia: il rinnovarsi, cioè. Ora ed è ciò che più conta – tale rivolgimento non tocca tanto le cose esteriori, le abitudini, le vicende a cui è legata la nostra esistenza, bensì, invece, la cosa tanto nostra, e tanto poco nostra: il cuore.
C’è non poco da cambiare dentro di noi: è necessario rimodellare la nostra mentalità; avere il coraggio di entrare fin nel segreto della nostra coscienza, dei nostri pensieri, e là operare un cambiamento. Questo, inoltre, deve essere così vivo e sincero da produrre – e siamo ancora al contenuto della parola «conversione» – una novità.
Qui sta l’esigenza prima del grande esercizio ascetico e penitenziale della Quaresima. Allora ci chiediamo: che cosa fare per ottenere un tale risultato e come comportarci?
La risposta è ovvia: entrare in se stessi, riflettere sulla propria persona, acquisire una nozione chiara di quel che siamo, vogliamo e facciamo; e, a un certo momento – qui la frase drammatica, ma risolutiva – convertire, rompere qualche cosa di noi, spezzare questo o quell’elemento che magari ci è molto caro ed a cui siamo abituati, sì da non rinunciarvi facilmente.
Il termine «conversione» entra in queste profondità e dimostra queste esigenze.
E non è tutto. Stabilito il rinnovamento, è d’uopo incominciare di nuovo, far sorgere in noi un po’ di primavera, di rifioritura; una manifestazione anche esteriore del fenomeno verificatosi all’interno del nostro essere.
Si diceva poco fa’ che ricordare queste nozioni a chi già conosce le vie del Signore, ha ormai vissuto le ore decisive ed ha orientato nella maniera giusta la sua vita, sembrerebbe cosa superflua, convenzionale e quasi retorica.
Così non è: perché tutti abbiamo sempre bisogno di convertirci.
C’è un bel paragone, addotto da esperto maestro di spirito. Esso si riferisce al navigante il quale deve, di continuo, rettificare la guida del timone, e perciò guardare che la direzione sia sempre quella esatta indicata dalla bussola. Per sua natura, la nostra vita è incline a deviare. Siamo volubili, fragili; i nostri stati d’animo sono contraddittori, successivi, complicati, e soggetti agli stimoli esteriori, al punto che la nostra rettitudine interiore ne risulta compromessa.
È perciò logico, indispensabile ad ogni stagione ed anno, ad ogni Quaresima, riportarci al buon cammino primitivo se già fu determinato; trovare la direzione giusta se non fosse ancora allineata perpendicolarmente verso il Signore.
A così alta finalità mirano i doni e i carismi che la santa Quaresima ci offre. Come si fa a convertirsi?
Il primo passo – tutti lo sappiamo – consiste nell’ascoltare, sentire il richiamo e orientare la nostra mente là donde parte la voce. Questa voce è la parola di Dio, che deve risuonare sempre nuova, e quale eco personale che il Signore suscita nelle nostre anime.
Oh, come piacerebbe sostare in conversazione con ciascuna delle persone qui presenti e chiedere se hanno questa capacità di udito, se ascoltano la parola divina, a cominciare da quella che arriva dal di fuori con la sacra predicazione, che ora, nella Quaresima e nella riforma liturgica, diviene tanto organizzata, premurosa, sollecita, urgente.
Abbiamo tutti questa indispensabile ricettività? o non forse imitiamo anche noi tanti superficiali, allorché mormorano: sono cose già note, già sentite, non sono per me… e così via? (3 marzo 1965)
“Pregare non significa macinare ‘avemaria’ e poi essere lontani dalla legge del Signore; non è fare una doppia vita: fare delle scelte comode.
Pregare significa soprattutto aderire alla volontà di Dio;
entrare nella logica del Vangelo che è la logica della povertà, la logica della accoglienza, la logica del servizio, la logica della fiducia, la logica della speranza.
Logica di SPERANZA .. soprattutto nei momenti difficili, quando le cose vanno di traverso, quando la salute non c’è più.
Coltivare la speranza significa non darsi mai per vinti: significa sapere che Dio è più forte di tutti i nostri problemi, e che alla fine la spunta; significa sapere infine che la morte non è l’ultimo capitolo della vita .. Questo significa preghiera e speranza”. (Tonino Bello)

mons. Gianfranco Poma     (Omelia del 26-02-2012)

Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto

Ogni anno iniziamo la quaresima leggendo il racconto delle tentazioni di Gesù. Quest’anno, dedicato alla lettura continua del Vangelo di Marco, ci troviamo di fronte ad una pagina evangelica nella quale manca la descrizione particolareggiata delle tentazioni trasmessa dagli altri due sinottici, Matteo e Luca. Questo può diventare motivo di arricchimento se prendiamo atto che normalmente i particolari del racconto occupano lo spazio principale nella nostra riflessione: se i particolari delle tentazioni ci invitano a riflettere su ambiti precisi della nostra esistenza, (il denaro, il potere, la gloria.) orientandoci nel cammino quaresimale di conversione, essi rischiano di distoglierci dal senso fondamentale della “tentazione” nell’esperienza di Gesù e nella nostra.
Il racconto della tentazione in Marco è così breve, Mc.1,12-13, che il lezionario liturgico ha aggiunto i due versetti successivi con la sintesi del messaggio di Gesù e l’inizio del suo ministero. Nella prima domenica di quaresima, questo richiama il senso dell’impegno quaresimale, cammino di conversione e di nuova adesione di fede: “Convertitevi e credete al Vangelo”, è l’invito che la Liturgia, rivolge ad ogni cristiano nel giorno delle Ceneri.
Questo ci invita a riflettere con maggiore attenzione sul senso della tentazione di Gesù che Marco ha voluto trasmetterci.
Anzitutto, Marco stabilisce uno stretto rapporto tra il racconto della tentazione e quello del battesimo immediatamente precedente: l’avverbio “subito” suggerisce la quasi simultaneità dei due episodi; lo Spirito santo opera in entrambi gli eventi come soggetto in rapporto a “Lui”, Gesù.
Il Battesimo nel Vangelo di Marco, è presentato come un’esperienza vissuta da Gesù, nella quale egli “risalendo dall’acqua vide i cieli aperti e lo Spirito come una colomba che discende verso di Lui”. E Marco aggiunge: “E ci fu una voce dai cieli: ‘Tu sei il mio figlio amato; in te mi sono compiaciuto'”.
Al suo immediato (“subito”) risalire dall’acqua del battesimo, Gesù vede lo Spirito discendere verso di Lui come una colomba: al suo sorgere dalle acque della morte dove lo aveva sepolto il battesimo, i cieli si squarciano perché lo Spirito discenda e irrompa una voce celeste. Lo Spirito viene su Gesù e sulle acque, come preludio di una creazione nuova.
Questa teofania, come Marco la descrive, inaugura il percorso di Gesù ed è riservata a Lui solo: il Vangelo la annuncia ai suoi lettori che oggi siamo noi. Siamo così ammessi a questa esperienza di visione e di ascolto: ciò che ci è rivelato di Gesù, della sua identità e della sua missione è quanto più interessa al Vangelo di comunicarci. Gli altri personaggi del Vangelo lo scopriranno pian piano e il velo cadrà veramente solo con la morte di Gesù. Ma noi siamo già avvertiti che potremo essere partecipi della nuova creazione vivendo con Lui la stessa esperienza.
E il Vangelo collega immediatamente la teofania del battesimo con l’esperienza di Gesù nel deserto: “E subito, lo Spirito lo getta nel deserto. Ed era nel deserto, quaranta giorni, tentato da Satana: ed era con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”. Confrontato con il racconto di Matteo e di Luca, questo testo rivela tutta la singolarità di Marco, la sua concisione e la densità simbolica, con la ricchezza inesauribile del messaggio che vuole comunicare.
Lo Spirito sembra essere disceso per spingere Gesù nel deserto e scontrarsi con Satana. Il verbo “spingere, buttare, gettare” sottolinea la necessità di questo confronto per il Figlio amato, animato dallo Spirito: invece di dare gloria agli occhi degli uomini a colui che è più grande di Giovanni, lo Spirito lo spinge nel deserto per quaranta giorni ed essere tentato.
Ogni parola qui è evocativa di parole e situazioni dell’Antico Testamento, il deserto, i quaranta giorni, la tentazione, che Marco riprende per annunciare la novità di Gesù.
Appena la voce del cielo dice: “Tu sei il mio figlio amato, in te mi sono compiaciuto”, lo Spirito che è disceso su di Lui, “lo getta nel deserto”. Gesù è il Figlio amato dal Padre, mandato a condividere tutto ciò che è umano, la fragilità, la debolezza, il dolore, la solitudine, la morte. Gesù è il Figlio al quale il Padre dona tutto il suo Amore e che porta l’Amore del Padre nel profondo della carne dell’uomo. La volontà buona che il Padre vede realizzata in Gesù è la condivisione con la esistenza fragile della creazione: l’incarnazione. Ed è lo Spirito l’Amore che discende su Gesù e che con Lui discende nella fragilità dell’uomo. Così il deserto è il luogo della debolezza, della solitudine, in cui manca tutto, ma è il luogo in cui si fa presente l’Amore del Padre.
“Ed era nel deserto quaranta giorni tentato da Satana”: il numero quaranta è ben conosciuto nell’A.T. Qui può essere interpretato come il tempo di passaggio (l’ “esodo”): il passaggio del Figlio dal Padre al mondo e dal mondo al Padre, tutta l’esistenza umana di Gesù. Nel tempo della sua esistenza nella storia, Gesù è “tentato da Satana”. Marco ci invita ad entrare nel mistero di Gesù, nel punto più profondo della sua identità, dove l’uomo e Dio si incontrano, il finito e l’infinito, il nulla e il tutto, la morte e la vita, l’Amore. Bisogna che Gesù discenda, perché lo Spirito scenda verso di Lui e lo rigeneri: bisogna che Gesù muoia perché possa risorgere, bisogna che si svuoti di sé per essere il Figlio amato dal Padre. La “tentazione” di Gesù ci riporta alla seria verità della sua esistenza: troppe volte ci accontentiamo delle nostre enunciazioni dogmatiche che poi ci allontanano dalla comprensione vera di Lui e di ciò che Lui significa per noi.
“Gesù tentato da Satana”: il cuore di Gesù, il suo “io” più profondo è il luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo; è il luogo della paura dell’uomo, dove l’uomo sente il bisogno di aggrapparsi a se stesso, a qualcosa che lo sostenga, è il luogo della lotta. Anche Gesù ha provato tutto questo, anche in Lui l’umanità ha gridato, e la lotta è diventata terribile quando sentiva il Padre così vicino e proprio per questo così lontano: “Abba’! Padre, Tutto è possibile a te! Allontana da me questo calice! Ma non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi!” (Mc.14,36). La tentazione è sentire il grido che sorge dal profondo dell’umanità di far prevalere il proprio “io”, la propria razionalità di fronte ad una proposta di Amore che sembra assente, assurda, illusoria. “Non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi!”: è una preghiera altissima, ma lancinante; il passaggio dall’affermazione di sé all’accettazione della volontà del Padre, richiede la drammatica spogliazione di sé. La tentazione è: credere o non credere l’Amore. Gesù ha creduto l’Amore, ha sperimentato tutta la paura umana e si è affidato al Padre, per questo è il Figlio amato.
Marco termina con un’ultima nota: “Stava con le bestie selvagge e gli angeli lo servivano”. La interpretazione comune trova qui la proclamazione del fatto che con Gesù, nuovo Adamo, si è realizzato il giardino iniziale che il peccato ha distrutto. Interpretazione possibile ma che può condurre alla relativizzazione della durezza della tentazione. Forse, Marco continua a descrivere la tentazione: Gesù che ha proclamato di essere venuto non per essere servito, ma per servire, anche negli “angeli che lo servono” trova un motivo che si frappone alla radicalità della sua libertà. Solo l’Amore del Padre è il senso della sua esistenza.
Così: il battesimo di Gesù è l’incarnazione di Dio nella storia, la tentazione è la situazione vissuta da Gesù, in cui l’Amore si offre e chiede di essere accolto. Gesù è il Figlio che ha creduto l’Amore e continua a gridarlo al mondo: “Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo”.

mons. Roberto Brunelli     (Omelia del 26-02-2012)

Ha condiviso persino la nostra debolezza

Prima domenica di quaresima: come ogni anno, il passo evangelico proposto (Marco 1,12-15) è quello di Gesù che si ritira per quaranta giorni nel deserto, dove subisce le tentazioni di satana. A differenza di Matteo e Luca, l’evangelista Marco non descrive il contenuto delle tentazioni, dando così rilievo al fatto in sé, di Gesù che si ritira e soprattutto che affronta la prova. Il fatto risulta alquanto sorprendente per chi è abituato a pensare a Gesù come Figlio di Dio, uguale al Padre: ogni uomo conosce bene la tentazione; ma come può Dio, perfezione assoluta e fonte di ogni bene, essere anch’egli tentato al male? Il dubbio si scioglie, considerando che il Figlio di Dio ha assunto la natura umana, e per davvero, fino in fondo, anche nella sua debolezza: i vangeli attestano che ha provato la fame e la sete, la stanchezza e la povertà, la paura e la sofferenza, la morte. Tutto ha condiviso di noi, escluso il peccato (dal quale è venuto a liberarci) ma non esclusa la tentazione a commetterlo: e se non ha ceduto, è per insegnarci che è possibile anche a noi fare altrettanto.
Tentazioni a parte, è da rilevare anche il “quando” Gesù si è ritirato nel deserto. L’ha fatto prima di dare inizio al suo ministero pubblico, ai tre anni che – egli lo sapeva – si sarebbero conclusi con la sua Pasqua di morte e risurrezione. Il ritiro fu dunque in preparazione al passo supremo della sua vita terrena, quello che i suoi fedeli rivivono ogni anno nelle celebrazioni pasquali; la quaresima – quaranta giorni, tanti quanti quelli di lui nel deserto – è un invito a prepararci anche noi a rivivere con lui la nostra Pasqua, in cui per suo merito muore “l’uomo vecchio” che è in noi e possiamo rinascere, liberi dal male e gioiosamente protesi verso di lui. La quaresima è l’invito a prendere coscienza che nello spirito siamo malati, ma di una malattia curabile; la cura è impegnativa, talora dolorosa, ma conviene affrontarla, sapendo che la guarigione è certa.
La cura dell’anima che la quaresima propone presenta, come ogni altra cura, i suoi segni esteriori, le sue medicine e la sua finalità. I segni sono le ceneri sul capo (espressione della consapevolezza di essere bisognosi di cure e della volontà di intraprenderle) e una liturgia più austera (niente “Gloria” né “Alleluia”, paramenti violacei, suono dell’organo solo per sostenere il canto), a significare la serietà dell’impegno. Quanto alle medicine, esse sono tre. La prima è la riscoperta dei doni di Dio, a cominciare dal battesimo, con cui Egli ci ha adottati come figli. La seconda è costituita dalla confessione (con cui Egli generosamente ci rigenera), dalla comunione (con cui ci sostiene nel cammino della vita) e da una più attenta riflessione sulla sua Parola (che si traduce poi in una più assidua preghiera). La terza è la pratica della carità, consistente nel perdono da concedere a chi ci avesse offeso, nel conforto da offrire a chi soffre, e in genere in un benevolo atteggiamento verso il prossimo, comprendente se possibile l’aiuto materiale a chi è nel bisogno o a chi meglio di noi è in grado di provvedere (penso ad esempio alla Caritas).
Resta da dire della finalità della cura. In proposito occorre sfatare la concezione, tanto diffusa quanto errata, che vivere da cristiani significhi mortificarsi, rinunciare, chiudersi nella tristezza, in una vita umbratile che non conosce la gioia. La realtà sta esattamente agli antipodi. Il brano evangelico di oggi, dopo aver accennato al ritiro di Gesù nel deserto, prosegue così: “Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: ?Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo'”. Vangelo significa bella notizia; convertirsi significa accogliere quella bella notizia, credere che lui è la nostra beatitudine, che in lui si trova l’autentico senso della nostra vita e dunque la vera, duratura felicità.

mons. Vincenzo Paglia     (Omelia del 01-03-2009)

Gesù, tentato da Satana, è servito dagli angeli

Mercoledì abbiamo iniziato la Quaresima. La proposta è semplice, diretta, perché deve penetrare nelle tante abitudini, convinzioni, in quella selva di difese e di diffidenze che ci rendono sempre uguali a noi stessi, poco vulnerabili, incapaci di umiliarci in un inizio che è sempre necessariamente povero: “Cambia il cuore e credi al Vangelo”. Gesù affrontò il male nel deserto, “tentato da Satana”, dice il vangelo di Marco. Inizia così l?agonia di Gesù, la lotta tra la vita e la morte. Sì. Per questo il tempo è compiuto. Il Signore, amante degli uomini, viene a combattere il nemico dell?uomo, colui che semina divisione, che è dietro l?istinto di orgoglio o di amore per sé. Per questo chiede di convertirsi. Non è un pio esercizio, un di più per giusti, facoltativo per i mediocri. Chiede di cambiare perché ama il mondo e non può accettarlo così com?è; non vuole che la tua vita si perda, non la considera persa, la vuole migliore. Chi non cambia si conserva e finisce per concedersi, senza scegliere magari, agli idoli muti e sordi. Quante volte preferiamo questi ad un amante appassionato come Gesù! Sì, perché in realtà abbiamo paura dell?amore, lo riduciamo ai nostri limiti angusti, fuggiamo colui che ama, come il giovane ricco che resta legato alle sue ricchezze, che sceglie l?afflizione perché non sa abbandonarsi a colui che fissatolo lo aveva amato.
La Quaresima è un itinerario. Per uomini amanti delle soluzioni rapidi, facili, immediate; che si fidano della prima impressione; che poco scelgono l?umiliazione di una disciplina del cuore; che diventano vittime dei loro stessi giudizi superficiali; per una generazione come la nostra che scambia la complessità come indecisione e crede di avere sempre possibili tutte le scelte la quaresima è un invito insistente, ripetuto e affettuoso. Cambia chi si accorge dell?abisso del suo cuore ed inizia la via del pentimento. Quaresima è un tempo di perdono e di gioia perché ritroviamo il nostro cuore, ascoltando un padre che ci ama e rinnova. Il giusto non trova gioia. Non chiede perdono e non sa perdonare. In fondo deve aggrapparsi alla sua ipocrisia per non precipitare nell?abisso del peccato, perché non crede al perdono. Non sa piangere le lacrime, fugge il dolore dell?amarezza, l?umiliazione di scoprirsi come si è e di chiedere aiuto. Ma rimane, anche triste. Il peccatore trova consolazione. Non siamo noi poveri di amore, freddi, paurosi, aggressivi, infedeli, incostanti, pieni di rancori, comandati dall?orgoglio istintivo? Non si riempie, forse, facilmente il cuore con tante paure e inimicizie, diffidenze, ostilità? Non diventa senza limite, vorace di soddisfazione, di confronti, di piccole affermazioni dell?io? C?è grande bisogno di cambiare il nostro cuore perché il mondo è pieno d?inimicizia e di violenza. Può vivere il mondo senza cuore? Chi darà un cuore ad un mondo che si appassiona solo per le cose, per il mercato, per quello che non conta? Chi restituirà i tanti anni che la fame, la durezza della vita rubano a milioni di poveri nel terzo mondo? Chi toglierà dal cuore di tanti l?abitudine alla violenza, l?imbarbarimento che cancella la pietà e la compassione?
Per questo accogliamo la gioiosa proposta di cambiare, iniziando dal nostro cuore. Come il peccato, la complicità con il male ha sempre un effetto sugli altri così ugualmente il nostro cambiamento è costruire un mondo di pace e disinquinarlo dalla violenza. Un cuore buono rende bella ed umana la vita di tanti. I discepoli di Gesù sono gente di cuore e che si prendono a cuore gli altri. Credi al Vangelo, all?ingenuità del padre che abbraccia il figlio e lo riveste del suo perdono, senza meriti, senza espiazioni solo perché è tornato in vita. Credi che il Vangelo è via di pace, che il mondo non è irreformabile. Credi che un cuore pieno di sentimenti, spirituale, vince la logica della guerra e può affrettare il giorno della pace. Credi nella forza della preghiera, apri con frequenza il Vangelo, fai silenzio delle tue ragioni per ascoltare lui, invoca con il salmista, supplica Dio insieme al malato, al sofferente, a colui che è colpito dal male. Così scoprirai di nuovo l?alleanza di amore di Dio. Dio fece dono della terra agli uomini, ma li ammonì perché rispettassero la vita dell?uomo, il suo sangue, perché nessuno vivesse disinteressato della vita dell?altro. Il comandamento di Dio è contro la violenza. L?uomo che si converte, che diventa pacifico ricostruisce questa alleanza, che è come una nuova creazione. Nel profondo del cuore umano, c?è un desiderio di pace. Quaresima è ritrovare dentro il cuore mio e del mio prossimo quell?arco di pace, perché finisca il diluvio della violenza, delle tempeste dell?amore di sé, della rassegnazione, perché i tanti che scrutano il cielo implorando aiuto e protezione, che chiedono pace e speranza, possano vedere presto quell’arco.

padre Ermes Ronchi     (Omelia del 01-03-2009)

In cammino sull?abisso dell?amore

Lo Spirito lo sospinse nel deserto. E vi ri­mase quaranta gior­ni tentato da Satana. Può apparire strano che sia lo Spirito a spingere Gesù verso la prova, eppure il Vangelo è chiaro: Gesù è sospinto dallo Spirito in un pellegrinaggio verso il luogo del cuore, là dove tutto si decide, verso la scelta. Perché ogni tenta­zione è sempre una scelta tra due amori.
Il comandamento base di tutta la legge biblica dice:
ho posto davanti a te la vi­ta e la morte, scegli! Scegli la vita. Dio è un imperati­vo di libertà, intensifica­zione di vita. Sceglierlo è salvarsi.
Stava con le fiere e con gli angeli. È il luogo dell?uo­mo il quale, dice Pascal, «non è né angelo né be­stia, e quando vuole fare l?angelo diventa bestia». L?uomo è come una corda tesa tra i due, un ponte, un cammino sul ciglio di due abissi. Ma il credente sa, dentro il suo cuore, in quale mare naufragare, quello della luce di Dio.
Gesù predicava il Vangelo di Dio e diceva: il tempo è compiuto, e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e cre­dete nel Vangelo.
Sono quattro gli annunci di Gesù: ? È finita l?attesa. Finito il ciclo dei giorni sempre u­guali. Finito il tempo del­la fame, fame di senso e fame di Parola, ora si apre il tempo del Verbo come pane in tutti i solchi della vita. Con me vivrai solo i­nizi.
? Il regno è vicino. Il regno di Dio è il riassunto delle nostre speranze, la nuova architettura del mondo e dei rapporti umani. Ed è possibile per grazia, per­ché Dio stesso si è fatto vi­cino in Gesù. Dio è vicino a te, con amore.
? Convertitevi… Noi per­cepiamo questo verbo co­me una ingiunzione, mentre in realtà porge un invito, una preghiera, offre una risorsa: «Cambia stra­da, io ti indico la via per le sorgenti, per un Dio lumi­noso, una nuova ‘ ragio­né per orientarti nel mondo» .
? Credete al Vangelo: ri­prova l?emozione di dare ascolto vero a queste pa­role. È un annuncio buo­no per tutti, non per i «buoni» ma per me, per te, per l?uomo sfigurato che pesa forse sulla tua me­moria. E sento la pressan­te dolcezza di questa pre­ghiera: riparti da una buo­na notizia, Dio è qui e gua­risce la vita. La buona notizia che Ge­sù annuncia è l?amore.
Credi; vale a dire: fidati dell?amore, abbi fiducia nell?amore in tutte le sue forme, come forma della storia, come forma del vi­vere, come forma di Dio. Non fidarti di altre cose, non della forza, dell?intel­ligenza, del denaro, ma fondati sull?amore. I cri­stiani altro non sono che coloro che hanno creduto all?amore ( 1 Gv 4,16).

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Domenica 26 Febbraio 2012
PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA   versione testuale
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24 febbraio  Non desiderare!
di Gianfranco Ravasi

26/02/2012 SANTO DEL GIORNO Sant’Alessandro di Alessandria

La Liturgia di oggi

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)
(Viola)
I Lettura Gen 9,8-15
L’alleanza fra Dio e Noè liberato dalle acque del diluvio.
Salmo (Sal 24)
Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.
II Lettura 1Pt 3,18-22
Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi.
Vangelo Mc 1,12-15
Gesù, tentato da satana, è servito dagli angeli

26 febbraio 2012
Il Santo del giorno

Santa Paola di S. Giuseppe di Calasanzio (Paola Montal y Fornes)Fondatrice delle Figlie di Maria
i santi di oggi …

I Santi di oggi

Santa Paola di S. Giuseppe di Calasanzio (Paola Montal y Fornes)Fondatrice delle Figlie di Maria
San Dionigi di Augusta Vescovo
Sant’ Alessandro di Alessandria Patriarca
San Porfirio di GazaVescovo
San FaustinianoVescovo di Bologna
Sant’ Ilario di Magonza Vescovo
Sant’ Agricola di Nevers Vescovo
gli altri santi …

 

Le Notizie
Agenzia Sir
Osservatore Romano
Avvenire
Misna
Fides
Zenit

 

Anna Posta

 

Published in: on febbraio 26, 2012 at 10:51 am  Lascia un commento  
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