San Paolo Miki e compagni 6 Febbraio 2012

Lun 06 Feb 2012
Ss. PAOLO MIKI e C. (m)

MissF.O.  Letture Lodi 
Media  Vespri  Compieta

Lun  06  Ss. Paolo Miki e c. (m)    
 27nov11 – 25feb12 Avvento –  Natale –  TOrd. I – VII
19feb12 – 16giu12 Quar.  – Triduo – Pasqua – T.O.
17giu12 – 01set12 Tempo Ordinario  XI – XXI
02set12 – 01dic12 Tempo Ordinario  XXII – XXXIV

 Avvento – Natale – Gen – Feb – Ceneri

Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Rosso

Ascolta il Vangelo > http://www.lachiesa.it/niftyplayer.swf?file=http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/mp3/PO051.mp3

Il salmo responsoriale che parla di lacrime e di gioia non è molto adatto per i martiri giapponesi, perché essi non hanno seminato nel pianto ma nella gioia. In quello che di loro si racconta, il meraviglioso è proprio nella gioia che irradiava dai loro volti mentre andavano al supplizio. Paolo Miki dopo essere stato condannato con gli altri, scrisse a un superiore della Compagnia di Gesù con semplicità: “Siamo stati condannati alla crocifissione, ma non preoccupatevi per noi che siamo molto consolati nel Signore. Abbiamo un solo desiderio, ed è che prima di arrivare a Nagasaki possiamo incontrare un Padre della Compagnia per confessarci, partecipare alla messa e ricevere l’Eucaristia. È il nostro unico desiderio”.
Vediamo in questo la gioia della speranza fondata sulla fede che è feconda di frutti di carità. Evidentemente soltanto la fede era fondamento della loro grande gioia, che dimostrarono anche sulla croce. Essere crocifissi con Cristo era per loro grande onore perché credevano con tutta l’anima che Cristo si era dato per loro e per la loro salvezza.
“Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me”. La croce appare alla fede come il sommo dell’amore di Cristo e dell’amore che noi possiamo dare a lui. In questa fede essi erano pieni di speranza e di gioia.
La loro speranza era non la ricompensa, ma il martirio: speravano che Gesù li avrebbe sostenuti fino alla morte e avrebbe permesso loro di offrire la vita con un amore senza limiti. ~ pensiero di imitarlo dando la vita per gli altri era fonte di grande esultanza.
Per commentare il loro martirio si potrebbero prendere le parole della lettera di Pietro: “Rendete conto della speranza che è in voi con dolcezza e rispetto”. Dall’alto della sua croce Paolo Miki continuava a predicare Cristo e a testimoniare la sua speranza. Diceva ai presenti: “Io sono giapponese come voi, non sono uno straniero ed è a causa della mia fede in Cristo che sono condannato. Nella situazione estrema in cui mi trovo potete credere alla mia sincerità. Non ho nessuna voglia di ingannarvi e vi dichiaro che non c e via di salvezza se non nella fede in Cristo”. E continuava, manifestando che la fede e la speranza gli riempivano il cuore di intensa carità: “Cristo vuole che perdoniamo a chi ci fa del male e preghiamo per loro. Io dunque perdono a tutti quelli che hanno contribuito alla nostra morte e auguro loro di convertirsi, perché anch’essi si salvino”.
E anche tutti i suoi compagni sorridevano e cantavano preghiere dall’alto della croce.
Possiamo pensare che talvolta è più difficile essere gioiosi nelle circostanze ordinarie della vita che in quelle straordinarie, nelle quali la grazia sostiene in maniera speciale. Ma abbiamo altri esempi a illuminare la vita quotidiana. E a proposito della sua vita quotidiana che san Paolo dice: “Sono crocifisso con Cristo e non son più io che vivo, ma Cristo vive in me”. La croce di Cristo illuminava le sue numerose, e niente affatto gloriose, difficoltà di ogni giorno: egli stesso parla di tribolazioni umilianti.
Ma nella fede egli ne vedeva il senso di profonda unione a Gesù, ed era lieto nella speranza, paziente nella tribolazione e insegnava questa via di gioia ai cristiani.
Domandiamo al Signore di farci giungere alla stessa unione vitale con lui che vediamo nella vita di questi martiri e di tanti santi.

Antifona d’ingresso
Esultano in cielo i santi martiri,
che hanno seguito le orme di Cristo;
per il suo amore hanno versato il sangue
e si allietano per sempre con Cristo Signore.

Colletta
O Dio, forza dei martiri,
che hai chiamato alla gloria eterna
san Paolo Miki e i suoi compagni
attraverso il martirio della croce,
concedi anche a noi per loro intercessione
di testimoniare in vita e in morte
la fede del nostro Battesimo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima lettura   1Re 8,1-7.9-13

Introdussero l’arca dell’alleanza nel Santo dei Santi e la nube riempì il tempio del Signore.

Dal primo libro dei Re

In quei giorni, Salomone convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme gli anziani d’Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare salire l’arca dell’alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il settimo mese, durante la festa.
Quando furono giunti tutti gli anziani d’Israele, i sacerdoti sollevarono l’arca e fecero salire l’arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i levìti. Il re Salomone e tutta la comunità d’Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all’arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità.
I sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell’arca; i cherubini, cioè, proteggevano l’arca e le sue stanghe dall’alto. Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mosè sull’Oreb, dove il Signore aveva concluso l’alleanza con gli Israeliti quando uscirono dalla terra d’Egitto.
Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. Allora Salomone disse:
«Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
Ho voluto costruirti una casa eccelsa,
un luogo per la tua dimora in eterno». Parola di Dio

Salmo responsoriale   Sal 131

Sorgi, Signore, tu e l’arca della tua potenza.

Ecco, abbiamo saputo che era in Èfrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iàar.
Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

Sorgi, Signore, verso il luogo del tuo riposo,
tu e l’arca della tua potenza.
I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia
ed esultino i tuoi fedeli.
Per amore di Davide, tuo servo,
non respingere il volto del tuo consacrato.

Canto al Vangelo (Mt 4,23)
Alleluia, alleluia.
Gesù annunciava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di malattie e infermità nel popolo.
Alleluia.

Vangelo   Mc 6,53-56

Quanti lo toccavano venivano salvati.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Tutta la creazione attende la salvezza del Signore. Nell’attesa della sua venuta, presentiamo al Padre le necessità della Chiesa e del mondo. Preghiamo insieme dicendo:
Rinnova, Signore, la tua alleanza con noi.

Con la scienza e la tecnica, o Signore, doni all’uomo possibilità di dominare il mondo. Aiuta i responsabili della società a servire, non a distruggere l’umanità. Preghiamo:
I tuoi miracoli indicano che sei venuto a redimere il mondo e preparare una nuova creazione. Fà che la tua chiesa porti sempre agli uomini la gioia della salvezza. Preghiamo:
Nonostante il progresso, gli uomini son spesso inquieti, soli e infelici. Attirali a te, Signore, perché possano sperimentare il potere benefico della tua compassione. Preghiamo:
Sei venuto tra noi come uomo buono e amico attento. Aiutaci, Signore, a non vivere con indifferenza, accanto a chi soffre. Preghiamo:
Ti si può trovare ovunque, ma sei reale e vivo nel tabernacolo. Fà, o Signore, che le nostre chiese siano un luogo privilegiato per l’incontro con te. Preghiamo:
Per gli operatori sanitari.
Per chi sente la vocazione alla preghiera.

O Dio eterno, presente nella creazione e ancor più nella redenzione, fà che accogliamo con gratitudine i doni che ci hai elargito e siamo solerti collaboratori della tua opera nel mondo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Preghiera sulle offerte
Accogli, Padre Santo, i doni che ti offriamo
in memoria dei santi Paolo Miki e compagni,
che hanno versato il sangue per la fede,
e concedi anche a noi di perseverare, con la fortezza dei martiri,
nella confessione del tuo nome. Per Cristo …

Antifona di comunione
“Voi avete perseverato con me nelle mie prove,
e io preparo per voi un regno”, dice il Signore,
“perchè possiate mangiare e bere alla mia mensa
nel mio regno”.

Preghiera dopo la comunione

Infondi in noi, Signore, la sapienza della croce,
che ha illuminato i tuoi martiri,
perchè, fortificati da questo sacrificio,
aderiamo pienamente e collaboriamo nella Chiesa
alla redenzione del mondo. Per Cristo …

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20120206.shtml

L’approfondimento settimanale di monsignor Ravasi sulle letture Sacre
 mons. Vincenzo Paglia     (Omelia del 05-02-2007)

Ovunque Gesù si reca, sull’una e sull’altra riva del lago, il suo passaggio cambia letteralmente la vita e le giornate delle cittadine e dei villaggi. La descrizione evangelica di queste improvvisate file di barelle e di malati nelle piazze e nelle strade mostra che finalmente è giunto tra gli uomini il compassionevole, colui che sa commuoversi sul dolore degli uomini. Tutti confidano in lui e nella sua forza di guarigione: è sufficiente per molti anche solo toccare la frangia del suo mantello per essere guariti. Dobbiamo chiederci se non dovrebbe ogni comunità cristiana, come anche ogni discepolo, essere come il lembo del mantello del Signore che i poveri e i malati possono raggiungere con le loro mani. C’è bisogno che i deboli e i poveri possano “toccare” con le loro mani il “corpo di Cristo” che è la comunità dei discepoli per essere sanati e guariti. Sono le nostre comunità cristiane toccate dai poveri?

Movimento Apostolico – rito romano     (Omelia del 07-02-2011)

Lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello

Gesù era partito con i suoi discepoli, solo con loro, per assolvere ad un dovere di alta giustizia: concedere agli Apostoli che erano tornati dalla missione un giusto periodo di tempo per riprendersi nella loro forze fisiche e ritemprarsi nello spirito.
Anche lo spirito, il cuore, la mente, la volontà esauriscono le loro energie. Anche queste bisogna che venga recuperate, altrimenti non si agisce più in pienezza di umanità, bensì al minimo delle forze o nella loro totale carenza. Gesù è il Maestro saggio. Sa che solo nella ricomposizione delle forze spirituali e fisiche il lavoro nella vigna del Padre suo potrà esse svolto con sapienza, giustizia, verità.
Lavorare senza sapienza, giustizia, verità, è dannoso per sé e per gli altri. Per se stessi perché si rischia di venire meno e di non lavorare più. Per gli altri perché non si dona loro quanto è giusto, doveroso, opportuno che venga donato. Se un operaio deve “scalzare” un piede di vite e anziché a mezzo metro, lo fa solo grattando un po’ di terra attorno per mancanza di forze, di certo non fa un buon lavoro. La vite non gode neanche di un piccolo beneficio. Questo è il lavoro secondo giustizia. In verità quasi sempre lo si fa nell’ingiustizia, nel non dono all’altro di ciò che gli è dovuto.
La folla non comprende le ragioni della giustizia. Vuole essere servita ad ogni costo. Intuisce dove Gesù sta per recarsi e accorre, precedendo il loro arrivo. Vi è dinanzi a Gesù un gran numero di malati. Ognuno è lì con la sua particolare richiesta. Questa situazione non è solo di questo giorno, ma di tutti i giorni e in ogni luogo dove Gesù si recava. Era il solo che poteva dare qualcosa. Gli altri non davano nulla.
Gesù vuole che la sua sia la fede del dare. Vuole che la sua sia la religione del dono. Cosa si deve dare all’uomo che accorre, si precipita, ci precede? Gesù partiva dalla realtà. È la realtà che richiede il nostro dono. È la domanda dell’altro che chiede la nostra carità. Allora la richiesta era di sole guarigioni. Non vi erano medicine, non esisteva per tutti la scienza medica, per molti anche se esisteva era inarrivabile economicamente o per ragioni di grande distanza, e sapendo che Gesù era vero “medico” dei corpi per guarigione immediata, quanti soffrivano nel corpo vi si recavano e chiedevano secondo la personale, specifica malattia.
Oggi le malattie dell’uomo moderno sono raddoppiate, moltiplicate, centuplicate: è ammalato il corpo con malattie inguaribili nonostante il progresso inarrestabile della medicina, ma è anche e soprattutto ammalato lo spirito. Dell’anima neanche se ne parli. In moti essa è totalmente morta. Si vive come se essa non esistesse .Ora il discepolo di Gesù che deve dare guarigione: deve guarire il corpo, l’anima, lo spirito. Come? Attraverso l’onnipotenza di scienza, fortezza, verità, giustizia, carità, intelligenza, che gli vengono dalla sua fede in Cristo Gesù. O il cristiano diviene l’uomo del vero dono – e il dono è richiesto dalla persona che ne è priva – oppure la sua opera è inefficace. È una parola vana come tutte le parole della terra. È uno slogan che lascia il tempo che trova. È grande il mistero del cristiano. Lo si può assolvere se si è rivestititi di vera potenza dall’alto, se veramente ripieni di Spirito Santo.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, ricolmateci di Spirito Santo.

don Luciano Sanvito     (Omelia del 08-02-2010)

Basta un attimo

Gesù guarisce l’umanità in vari modi.
Ma il modo più semplice è il toccare e il lasciarsi toccare.

La guarigione passa attraverso un contatto semplice e distinto.
Basta un’attimo, ci dice il Vangelo, e spesso l’incontro è assicurato.
L’importante è che in quel tocco e in quell’attimo sia concentrata la forza della fede, della fiducia di chi si trova ammalato o conduce a Gesù.

Per incontrare Gesù basta poco, e basta poco per lasciarsi incontrare.
Un tocco, un semplice sentire o un farsi sentire nella corporeità.
Ma questa corporeità è trasformata e illuminata dalla realtà della fede.
C’è un condensato che spesso ci sfugge: la semplicità.

Il messaggio del Vangelo è semplice; noi invece spesso lo accostiamo con le maniere le più astruse e difficili.
Incontrare Gesù è semplice; per noi invece l’incontro crea situazioni complicate e contorte, al punto che prima che avvenga un incontro occorre aver preventivamente vagliato se siamo idonei, ben preparati, ben indottrinati; o se l’altro che incontriamo valga la pena incontrarlo, se ci terrà al nostro incontro,…e così ci sfugge il tocco del presente, che è alla portata di tutti e di ogni occasione.

Cogliere l’attimo, il tocco del presente, o meglio il presente in quel tocco, è questa la nostra occasione: qui e ora io e Gesù ci incontriamo.
Solo nel qui e ora sperimento la concretezza di Dio, non prima né dopo.

don Luciano Sanvito     (Omelia del 09-02-2009)

Riconoscere Gesù

Un Gesù calamitante.
Una calamita elettrizzante.
Un contatto di certa guarigione.

==========================

Occorre però riconoscerlo, per incontrarne la certa guarigione.
Spesso questa guarigione non avviene perché chi abbiamo incontrato non era il Cristo, ma qualcuno di simile o un altro creduto come tale.

Solo il riconoscerlo e il riconoscerci in Lui fa avvenire l’incontro salvifico.
Ogni altro incontro può ottenere palliativi di cura, di guarigione, nell’anima e nel corpo, ma soltanto momentanei e passeggeri, relativi.
La guarigione vera e propria consiste nella conseguenza dell’averlo riconosciuto: è questa l’azione salvifica: incontro tra noi e Lui.

Spesso anche nella nostra religione avviene l’incontro con le cose di Dio, con quelle che sono le sue verità, che siamo anche disponibili a credere, con la Chiesa, ma non ci rammentiamo che queste sono solo occasioni e strumenti per la salvezza: se non si attua l’incontro tra noi e Lui riconosciuto come il Cristo di Dio, la grazia non procede e si blocca.

Se oggi Gesù non appare così calamitante per la richiesta di verità del mondo, non è forse perché non viene presentato come veramente Egli è, in verità, mentre si preferisce presentare di Lui un comodo surrogato?
CERTO REDDITIZIO PER NOI, MA NON PER LA NOSTRA SALVEZZA

Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 08-02-2010)

Un tocco di speranza

«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Questa sentenza del Signore ci indica verso chi egli indirizza di preferenza la sua missione e, paragonandosi ad un medico, dice di voler anzitutto soccorrere i malati e non i sani e, volendo mostrare visibilmente al mondo la misericordia del Padre, afferma ancora che i primi destinatari, non sono i giusti, che già hanno accolto quel dono di Dio, ma i peccatori che ne sono privi. Questo ci spiega la natura della missione di Cristo e i motivi che l’inducono a cercare, ovunque si trovino, i malati del corpo e dello spirito. Il vangelo di oggi ci fa incontrare Gesù in Galilea, nella regione dei Geraseni, disprezzata dagli abitanti di Gerusalemme; qui il Signore viene riconosciuto come colui che porta la vita e la salvezza. Con questa convinzione accorrono da lui, lo cercano dovunque, per poi condurgli gli ammalati nel corpo e nello spirito. Ecco un ruolo ed una missione che dovrebbe essere costantemente nel cuore di ogni credente: cercare Gesù e condurre a lui gli affaticati e gli oppressi di questo nostro mondo. Non basta procurare loro un buon ospedale e affidarli alle buone cure dei medici; quasi sempre alla malattia del corpo si accompagna uno stato di spossatezza dell’anima, un’infermità dello spirito, che merita la migliore attenzione. Quando riponiamo tutte le nostre speranze solo ed esclusivamente nell’apporto della medicina e delle cure esterne degli uomini, rischiamo di trascurare la parte più importante e preziosa dell’uomo, la sua anima. Capita troppo spesso di trovarci impreparati dinanzi al malato, soprattutto dinanzi al malato terminale, quando la medicina e i medici hanno smesso, perché impotenti, il loro compito, quando in tono di passiva rassegnazione sentiamo dire o diciamo a noi stessi: «Non c’è più nulla da fare». È un inganno. Quando non c’è più nulla da fare da parte dei medici e della medicina, dovrebbe iniziare un amorevole premura, che aiuti il paziente ad affrontare nel modo migliore possibile il dramma della morte. Questa è la proposta cristiana per una vera eutanasia, per una morte non dolce, ma da credenti in Cristo. Dio solo sa quanti nostri fratelli e forse anche persone a noi care, vengono lasciate nella più penosa solitudine e abbandono proprio quando avrebbero più urgente bisogno di presenze e di cristiana collaborazione. Quando si spengono in noi le umane attese abbiamo bisogno più che mai di ravvivare la speranza cristiana nei beni futuri ed eterni.

padre Lino Pedron     (Omelia del 08-02-2010)

Le folle riconoscono Gesù e gli portano i malati. Egli salva tutti coloro che lo toccano. Viene messa in evidenza sia l’avidità degli uomini nell’approfittare della potenza del guaritore, sia la compassione di Gesù verso le “pecore senza pastore” (6,34).
La gente lo cerca come salvatore del popolo e operatore di prodigi: per ora non sembra che germogli in essa una fede più profonda. Il lettore del vangelo deve convincersi che bisogna “toccare” Gesù in un senso più vero di quanto non abbiano fatto i galilei; si deve credere in lui come nel Messia promesso, che raduna il popolo di Dio e che è veramente il Figlio di Dio.
Marco descrive Gesù come un “uomo divino”, dal quale emanano prodigiose virtù risanatrici. Egli appare come soccorritore e medico dei poveri e degli infermi. Ma dopo la moltiplicazione dei pani e il camminare sulle acque (6,35-52), il lettore cristiano sa con maggiore chiarezza che Gesù è assai più che un operatore di prodigi e un guaritore. Il suo potere viene da Dio e ha le radici nel mistero del tutto singolare di essere il Figlio di Dio.

Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 06-02-2006)

Gesu’ guarisce

Tanti miracoli, e tante persone che li chiedono: due realtà che si confrontano, due mondi che si incontrano. Possiamo però porci la domanda: cosa cercano le persone da questo incontro? Che tipo di guarigione? Chi troveranno, chi veramente cercano? Che cognizione hanno di Lui? Cosa lega, in definitiva Gesù con gli uomini che lo cercano? L’opera di salvezza e di guarigione di Gesù mette l’uomo di fronte l’uomo a se stesso, in rapporto a Dio ed alla fede. Da un lato la questione pone l’uomo a diretto contatto con Gesù e cosa ci si aspetti realmente da Lui. Dall’altro è importante anche valutare quali sono le motivazione reali che spingono gli uomini a tale incontro. Gesù, compiendo questi miracoli conosce veramente la realtà che lo circonda; ciò non lo disimpegna al servizio. Noi potremmo dire, che alla luce della sua solitudine sulla Croce, non era una vera fede quella che spingeva tanta gente. Probabilmente vi è l’affanno di vita di dolore e solitudine che non riesce a trovare soluzioni convincenti. Gesù non giudica, sa perfettamente che le strade della salvezza sono talvolta difficili e che segnano un cammino ed una crescita spirituale e di maturazione personale. Il Vangelo di oggi è anche occasione per una verifica: cosa mi aspetto dall’incontro del Signore? Gesù ci insegna che il bene si compie solo per compiere il Bene, senza scusanti che ci possono distrarre.

06/02/2012 SANTO DEL GIORNO  Santi Paolo Miki e compagni

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SANTI PAOLO MIKI E COMPAGNI, martiri   versione testuale
Memoria
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“Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna,
nella frazione del pane e nelle preghiere”
 (Atti 2,42)

La Liturgia di oggi

San Paolo Miki e compagni
(Rosso)
I Lettura 1Re 8,1-7.9-13
Introdussero l’arca dell’alleanza nel Santo dei Santi e la nube riempì il tempio del Signore.
Salmo (Sal 131)
Sorgi, Signore, tu e l’arca della tua potenza.
Vangelo Mc 6,53-56
Quanti lo toccavano venivano salvati.

06 febbraio 2012
Il Santo del giorno

San Paolo Miki e compagni Martiri
i santi di oggi …

I Santi di oggi

San Paolo Miki e compagni Martiri –Memoria
Santa Dorotea di Alessandria
San Geraldo di OstiaVescovo
San Guarino di Palestrina Vescovo
San Pietro Battista Blasquez Francescano martire a Nagasaki (Giappone)
San Matteo Correa Magallanes Sacerdote e martire
San Silvano di EmesaVescovo e martire
gli altri santi …

 

Le Notizie
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Fides
Zenit

Anna Posta

Published in: on febbraio 6, 2012 at 9:54 am  Lascia un commento  
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