III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) 22 Gennaio 2012

Dom 22 Gen 2012
III DOM. DEL T.O. – B

Domínica tértia post Epiphaníam

MissF.O.  MissF.E.  Letture
Lodi  Media  Vespri  Compieta

http://www.maranatha.it/calendar/cal12Apage.htm

 DOM
22 Gen
 III DOM. DEL T.O. – B
Domínica tértia post
Epiphaníam

S. Vincenzo Pallotti
   
MissaleF.E.
 27nov11 – 25feb12 Avvento –  Natale –  TOrd. I – VII
19feb12 – 16giu12 Quar.  – Triduo – Pasqua – T.O.
17giu12 – 01set12 Tempo Ordinario  XI – XXI
02set12 – 01dic12 Tempo Ordinario  XXII – XXXIV

Avvento – Natale – Gen – Feb – Ceneri

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-01-21&ch=1&v=105074&vd=2012-01-21&vc=1030 ; 

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Ascolta il Vangelo > http://www.lachiesa.it/niftyplayer.swf?file=http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/mp3/BO030.mp3

Nel Vangelo di Marco è la prima predica di Gesù.
È brevissima, ma offre una sintesi felicissima dei temi fondamentali di tutta la sua predicazione: il compimento del tempo, il regno di Dio, la conversione, la fede al vangelo. Poi vi è la chiamata dei primi discepoli: è il paradigma concreto di ogni sequela.
Ci sono due indicativi teologici che sono la ragione dei due successivi imperativi antropologici: è suonata l’ora messianica, l’attesa è finita poiché il regno di Dio si è fatto vicino, è ormai presente nella storia, perciò non è più possibile rimandare la decisione, occorre convertirsi, cambiare cioè la testa e la direzione del cammino passando a credere al vangelo.

Conversione e fede non sono due azioni che si succedono, ma due momenti del medesimo movimento: quello negativo del distacco, quello positivo di fondare la vita sul vangelo, cioè credere, mettendosi a seguire Gesù, appunto come Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni.
Vangelo è il termine greco che significa lieta notizia nuova, e una bella notizia evidentemente porta gioia. Il regno di Dio è l’espressione riassuntiva di tutta la gioia. Gesù è questo regno arrivato: la gioia è qui a portata di mano. Chi decide di seguire Gesù è sicuro di arrivarci anche lui.

Antifona d’ingresso
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra;
splendore e maestà dinanzi a lui,
potenza e bellezza nel suo santuario. (Sal 96,1.6)

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
guida i nostri atti secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Padre, che nel tuo Figlio
ci hai dato la pienezza della tua parola e del tuo dono,
fa’ che sentiamo l’urgenza di convertirci a te
e di aderire con tutta l’anima al Vangelo,
perché la nostra vita
annunzi anche ai dubbiosi e ai lontani
l’unico Salvatore, Gesù Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

Prima lettura  Gio 3,1-5.10

 I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia.

Dal libro del profeta Giona

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece. Parola di Dio

Salmo responsoriale   Sal 24

Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Seconda lettura   1Cor 7,29-31

Passa la figura di questo mondo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo! Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mc 1, 15)
Alleluia, alleluia.
Il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo.
Alleluia.

Vangelo   Mc 1,14-20

Convertitevi e credete al Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui. Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, il Signore è luce e salvezza per la nostra vita. Per l’intercessione di san Paolo, rivolgiamogli in comunione di fede le nostre suppliche.
Lo invochiamo dicendo: Padre, converti i nostri cuori!

1. Perché possiamo accogliere con docilità la Parola di Cristo tuo Figlio.
2. Perché nel mondo trionfi il bene sul male.
3. Perché gli uomini accolgano il messaggio di pace del Vangelo.
4. Perché le Chiese cristiane sappiano superare le divisioni ancora presenti.
5. Perché nelle famiglie si superino le fratture, attraverso una disponibilità al perdono reciproco.
6. Perché tutti i cristiani rispondano con docilità e prontezza alla propria vocazione.

O Dio, Padre di ogni uomo, giuda i nostri passi con la luce della tua Parola, e fa’ che, uniti nel vincolo del tuo amore, accogliamo il tuo invito alla conversione e alla concordia. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Accogli i nostri doni, Padre misericordioso,
e consacrali con la potenza del tuo Spirito,
perché diventino per noi sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Guardate al Signore e sarete raggianti,
e il vostro volto non sarà confuso. (Sal 34,6)

Oppure:
“Io sono la luce del mondo”,
dice il Signore; “chi segue me,
non cammina nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita”. (Gv 8,12)

Oppure:
“Il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete al Vangelo”. (Mc 1,15)

Preghiera dopo la comunione

O Dio, che in questi santi misteri
ci hai nutriti col corpo e sangue del tuo Figlio,
fa’ che ci rallegriamo sempre del tuo dono,
sorgente inesauribile di vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20120122.shtml

mons. Antonio Riboldi     (Omelia del 22-01-2012)

La chiamata al sacerdozio, “altro Cristo”

Quando Dio ci chiamò alla vita diede a ciascuno di noi un compito con cui, non solo si realizza il disegno della santità, ma anche la bellezza del servizio per i fratelli.
E’ la vocazione. Tutti, senza eccezione, abbiamo la nostra vocazione, ossia questo cammino della vita in cui passo, passo, facendosi guidare da Dio, si compie il disegno della santità: una santità che ha per ciascuno un volto diverso dall’altro, ma a tutti garantisce la personale realizzazione nella vita e nell’eternità.
Penso alla vocazione di tanti sposi, che sanno ricamare la bellezza incredibile del loro amore e la guida dei figli, come un racconto di fedeltà ed una meravigliosa storia di figli che continuano la storia dell’amore di Dio, con il compiere il disegno che Dio ha posto su di loro.
Non si finisce mai di rendere grazie a Dio per tutto quello che sa compiere tramite gli uomini, se Gli sono fedeli, sulla terra. Certo l’uomo è anche capace di usare i doni di intelligenza, di scienza, non al servizio dell’uomo, ma causando del male all’uomo.
Basta dare uno sguardo fugace e preoccupato, su tutti gli ordigni che ogni giorno si moltiplicano sulla terra, ordigni di guerra. Si spendono incredibili somme, sottratte al benessere delle popolazioni, per dare corso a ciò che è solo mezzo di distruzione.
Ma è questo che dal Padre siamo chiamati a fare? E’ questa la vocazione che ha posto in ciascuno di noi? Dovremmo ogni giorno chiederci se si vive per la gloria di Dio e il bene dei fratelli, o se la vita è un intreccio di egoismi che nulla hanno a che fare con ciò che Dio ha pensato e progettato per noi e per il bene della umanità.
Sarebbe bene che nelle linee del Vangelo di oggi tutti dessimo uno sguardo alla storia della nostra vita: vocazione disegnata dal Padre per il bene nostro e di quanti incontriamo o sono vicini nella vita. Ma è così?
Confrontandoci alla luce della Parola, forse potremmo scoprire di essere molto lontani dal pensiero di Dio, quando invece la nostra vita dovrebbe essere il racconto del nostro viaggio sulla terra con e per gli altri, che il Padre ha disegnato per tutti. Ed allora occorre un cambiamento, se veramente vogliamo trovare pace e serenità in Lui.
Ma ci sono anche vocazioni che sono davvero speciali, come quelle a cui Gesù ha chiamato, iniziando il suo piano di salvezza, invitando persone semplici a seguirLo, per poi un giorno diventare le colonne fondamentali della Sua Chiesa: gli apostoli, chiamati a seguire ieri Gesù, oggi a fare strada a noi.
Racconta Marco, l’evangelista:
“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea, predicando il Vangelo di Dio e dicendo: ‘Il tempo è vicino: convertitevi e credete nel Vangelo”‘.
E passando lungo il mare di Galilea vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare, erano infatti pescatori. Gesù disse loro: ‘Seguitemi, vi farò pescatori di uomini’.
E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, mentre riassettavano le reti. Li chiamò ed essi, lasciato il loro padre Zebedeo sulla barca con i garzoni, lo seguirono”. (Mc. 1, 16-20)
Stupisce questa prontezza nel seguire Gesù. Non sapevano nulla di ciò che li attendeva. Erano poveri uomini come tutti noi. Ma un giorno, dopo la Pentecoste, saranno le pietre d’angolo su cui si fonda la Chiesa e quindi noi.
E davvero ci assale lo stupore in questa scelta. Da poveri uomini, più volte nel Vangelo si evidenzia come il loro sogno fosse di divenire ‘qualcuno che contà seguendo Gesù. E lo ammettono. Mostrano tutta la loro debolezza nel Getsemani addormentandosi, e, quando Gesù viene arrestato, scappano e si nascondono, tranne Pietro che però poi si lascia prendere dalla paura e lo rinnega tre volte fino al canto del gallo, come gli aveva predetto Gesù. Semplicemente ebbero paura di finire come Gesù. C’è tutta la debolezza dell’uomo che sognava forse altro, seguendo Gesù, e si vede crollare il mondo. Lo dichiarano frastornati anche i due discepoli sulla strada di Emmaus.
Eppure rimane in loro quello che non si cancella dal cuore, che sa che l’amore va oltre tutte le prove. E lo dimostra Pietro quando incontrando Gesù, dopo la resurrezione, alla domanda esplicita del Maestro: “Pietro mi ami tu più di costoro?” La risposta non lascia spazio ai dubbi. “Signore, tu sai che io Ti amo”. Dopo la Pentecoste, in cui lo Spirito prende dimora in loro, esplode la loro potenza di apostoli, che affronteranno tutto e tutti per annunciare Gesù e il suo V angelo.
Non si lasceranno fermare da prigioni, battiture e tormenti, fino al martirio.
Gesù aveva avuto e continua ad avere tanta fiducia in loro. Li considerava ‘amici’, come è nel Vangelo, prima ancora dei loro abbandoni e tradimenti: “Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha amore più grande di questo; morire per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate quello che comando. Non vi chiamo più schiavi, perché lo schiavo non sa cosa fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici perché vi ho fatto sapere quello che ho udito dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho destinato a portare molto frutto, un frutto duraturo” ( Gv. 15, 12-16)
E’ davvero commovente questa scelta di GESÙ, che non si ferma alle debolezze umane, ma sa che con la forza dello Spirito, un giorno, i Suoi amici saranno pronti a dare la vita per farLo conoscere e annunciare il Suo Vangelo.
Basterebbe leggere la vita di tanti, in ogni tempo, di come hanno interpretato la volontà di Dio, seguendo la propria vocazione, senza paura nel darsi totalmente, per restare fedeli all’amicizia con Gesù. Non parlo solo di martiri, o di santi speciali, ma voglio riferirmi a tanta gente semplice che ho incontrato nella mia vita pastorale e che sempre hanno lasciato una traccia in me della loro passione per Gesù ed hanno dato nella vita una testimonianza di amore a Dio e quanti erano loro vicini. Penso ai tanti missionari – sconosciuti alle cronache del mondo – ma sparsi nel mondo, che non hanno paura delle difficoltà, fino al martirio a volte, per fare conoscere Gesù a chi non Lo conosce. E’ davvero immenso il mondo di chi ha interpretato la vita come una vocazione, chiamata di Dio. Del resto, se dalla nostra vita togliamo questo spirito, che resta della nostra esistenza?
Un viaggio nel nulla e verso il nulla, che fa tristi ed è senza senso.
Ecco perché tutti dobbiamo nella vita seguire i passi che Dio traccia con gli eventi che incrociamo. Non avrei mai pensato di diventare addirittura vescovo della Chiesa: una grande vocazione che ci rende simili agli apostoli. Credevo di avere raggiunto il fine nella vita consacrata. Poi l’obbedienza mi volle parroco nel Belice: difficile compito allora. E all’improvviso si è affacciata la volontà di Dio, tramite il caro Paolo VI, che improvvisamente mi chiamò e mi chiese di essere vescovo di questa Diocesi. Incredibile. Se è vero che seguire la propria vocazione, chiede tanta fede, tanto amore, e tanta dedizione al prossimo, debbo dire che nel mio apostolato ho sperimentato tutto questo, ma molto di più il sentire su di me – davvero stupendo – la mano di Dio che apre la strada. Ma bisogna che ciascuno diventi attento e appassionato nel cercare e scoprire la Sua volontà, la chiamata di Dio in quello che capita o decidiamo nella vita.
La vita non è, non può essere, una camminata a vuoto, non sapendo dove andare: la vita, se la si accoglie come vocazione, è un cammino con Dio e i fratelli fino al Cielo.
Scriveva Paolo VI: “La vita è una chiamata. E’ una libertà liberissima, messa alla prova, forse la più difficile, ma la più bella. E’ la voce che ha un duplice linguaggio, quello del Signore e quello dell’educatore. E’ una voce che dice: ‘Venite’ e che passa come un vento profetico sopra la testa degli uomini, anche di questa generazione, la quale piena com’è del frastuono della vita moderna, si direbbe sorda a coglierne il senso segreto e drammatico: ma non è così. Qualcuno ascolta.”
Non resta a noi, sempre se diamo alla vita il senso che dà Dio, che farci prendere per mano, sicuri che, anche se siamo fragili, Lui non tradisce, attende solo che, come Pietro nei momenti difficili, siamo pronti a dirGli, passata la prova: “Signore, tu sai che io ti amo”.
E questo vale per tutti, indipendentemente dalla nostra specifica vocazione. Ma saremo capaci?
Che Dio ci tenga per mano, sempre, per non perderci.

mons. Gianfranco Poma     (Omelia del 22-01-2012)

Gesù si recò in Galilea annunciando il Regno di Dio

Il piccolo brano del Vangelo che la Liturgia della terza domenica del tempo ordinario ci offre (Mc.1,14-20), si apre con il primo dei sommari di cui Marco si serve per segnare i punti importanti che danno una struttura precisa alla sua opera. “Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò in Galilea annunciando il Vangelo di Dio e dicendo: Il tempo è compiuto e si è avvicinato il regno di Dio; convertitevi e credete nel Vangelo”: per due volte ritorna il richiamo al “Vangelo”, già presente nella frase con cui Marco apre la sua opera. Tutto questo ci orienta a sottolineare l’importanza di questi due versetti, sintesi di tutto il messaggio di Gesù: qui troviamo la risposta alla domanda che ci poniamo quando ci chiediamo quale sia il contenuto essenziale dell’esperienza cristiana. “Il Vangelo di Dio” è la sintesi del messaggio che Gesù porta all’umanità in nome di Dio, il cui contenuto, come mostrerà il seguito dell’opera, è la persona stessa di Gesù: il senso del “Vangelo di Dio” slitta quindi verso Gesù, il Dio che si è fatto vicino per annunciare all’uomo la liberazione che Dio opera in Cristo.
“Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò in Galilea”: l’arresto di Giovanni provoca l’allontanamento di Gesù dalla Giudea e l’inizio della sua predicazione in Galilea. Tutto in realtà è simbolico: Gerusalemme che avrebbe dovuto accogliere il profeta, lo ha ucciso, mentre la Galilea, simbolo del mondo, regione esposta al peccato, accoglie Gesù e proprio in Galilea Gesù risorto aspetterà i suoi discepoli per camminare con loro sulle strade del mondo. Così Marco comincia a presentare l’esperienza storica di Gesù, manifestazione della realtà del Vangelo di Dio che egli annuncia, come una realtà sconvolgente: il centro religioso di Israele, chi avrebbe dovuto essere pronto ad accogliere l’inviato di Dio, lo respinge; chi era ritenuto lontano, chiuso a Dio, in realtà si apre a Lui e lo accoglie.
Così Marco, con il suo modo narrativo semplice e scarno che l’accompagna fino alla fine, comincia a presentare il Vangelo di Dio, con la sua logica radicalmente provocatoria, perché, chi legge e vuol essere discepolo di Gesù, sia consapevole di essere chiamato a decidere con estrema chiarezza con una logica che è opposta a quella del mondo. “Io infatti, non mi vergogno del Vangelo – dirà S.Paolo – perché è potenza di Dio per la salvezza di chi crede” (Rom.1,16). E ancora: “Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor.1,22-24). Al seguito di Marco, noi oggi dobbiamo domandarci se alla radice della nostra fede c’è una scelta consapevole e chiara della radicalità che essa comporta.
Gesù in Galilea annuncia il “Vangelo di Dio”: è un lieto annuncio quello che egli porta. Anche Matteo comincia il suo Vangelo con un lieto annuncio, quello che l’angelo porta a Giuseppe: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa.: tutto questo è avvenuto perché si adempisse ciò che è stato detto dal Signore, per mezzo del profeta: Ecco la giovane ragazza concepirà un figlio che si chiamerà Emmanuele, nome che significa Dio con noi” (Mat.1,20-22). E in Luca, l’angelo porta il lieto annuncio ai pastori: “Non temete: ecco, vi porto un lieto annuncio. Oggi è nato per voi un salvatore che è Cristo Signore”. (Lc.2,10). Anche Giovanni, a modo suo comincia il suo Vangelo con il lieto annuncio che viene da Dio: “In principio era la Parola.e la Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria.” (Giov.1,1.14). In Marco è Gesù stesso che porta il “lieto annuncio”: è sostanzialmente lo stesso “lieto annuncio” di tutti i quattro Vangeli. Aderire al Vangelo, ascoltare la Parola che ci è annunciata, credere in Gesù è entrare in una esperienza di gioia, una gioia che viene da Dio, che Lui solo può darci: è la felicità che l’uomo cerca e che Dio, ora, gli dona. Ma proprio perché è dono di Dio, è Lui stesso che si dona, è sconvolgente: mai l’uomo potrebbe immaginare ciò che Egli stesso gli annuncia. Entrare nella gioia di Dio richiede la fede in Lui.
Il lieto annuncio che viene da Dio è che Dio, per amore, si è fatto carne, perché Dio è l’Amore; è nato come ogni bambino, per poter parlare, vivere, morire come noi, condividere tutto ciò che è fragile perché noi potessimo vivere la nostra fragilità con la gioia di poterla scoprire e sentire abitata dall’infinita bellezza di Dio.
Il “Vangelo di Dio” annunciato da Gesù secondo Marco, assume una forma precisa: è singolare il fatto che il Vangelo di Marco sia stato per secoli sottovalutato perché ritenuto solo narrativo, fonte degli altri Vangeli. In realtà, ad una lettura fattasi sempre più attenta, rivela la sua raffinatezza e precisione teologica.
“Il tempo è compiuto e si è avvicinato il regno dei cieli; convertitevi e credete nel Vangelo”: gli esegeti hanno studiato attentamente questa frase sottolineando la rielaborazione teologica delle parole di Gesù fatta dalla comunità credente.
“Il Vangelo di Dio” è anzitutto l’annuncio di ciò che, imprevedibilmente, Dio compie. “Il tempo è compiuto”: nello scorrere cronologico del tempo, è accaduto un evento che è il compimento di ciò che nel tempo viene sempre atteso, un evento che contiene il senso pieno del tempo e della storia, è la presenza della persona di Gesù, inaugurata dalla sua nascita, è la presenza di Dio nel tempo che fa sì che il tempo sia pieno di Dio. “Il regno dei cieli si è avvicinato”: l’esperienza operante di Dio che salva, che dà senso alla fragilità, è presente, è già in atto, non è più da attendere come conclusione della storia. Tutto il seguito del Vangelo mostrerà concretamente come nelle parole e nei gesti di Gesù si realizzi il compimento del tempo e come il regno dei cieli si sia avvicinato.
“Il Vangelo di Dio” comprende pure l’annuncio di come sia chiamato a porsi l’uomo di fronte all’opera di Dio: “convertitevi e credete nel Vangelo”. Anzitutto “convertitevi”: la conversione è anzitutto cambiamento di mentalità, di modo di vedere, di pensare, è il veder Dio in tutte le cose, percepire tutto come dono, talvolta misterioso e incomprensibile, dell’amore del Padre. E poi, “credete nel Vangelo”: significa dar credito totale al “lieto annuncio”, a questa “Parola liberante” che ci annuncia la presenza amorevole di Dio, significa affidare tutta la nostra vita a Colui che mostra che il Vangelo proclamato è una realtà operante che ci afferra e ci trasforma se noi abbiamo il coraggio di abbandonarci in Lui.
La seconda parte del nostro brano comincia a narrare la realtà del Vangelo: lo sguardo di Gesù e la sua parola rifondano l’esistenza di persone precise, due coppie di fratelli, Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, che si trovano nella concretezza della situazione della loro vita. “Ed essi, subito, lasciarono le loro reti.lasciarono il loro padre nella barca con i garzoni, e seguirono Lui”: spesso la risposta dei primi discepoli è stata interpretata come abbandono dei beni materiali. Forse Marco intende parlare di una radicalità frutto di una esperienza nuova: chi incontra lo sguardo e la parola di Cristo vive una tale esperienza di amore che genera la vera libertà, di poter vivere di tutto o di niente e comunque di non essere schiavo di nulla.

mons. Roberto Brunelli     (Omelia del 22-01-2012)

Un impegno comune per il traguardo dell’unità

Questa domenica cade nel bel mezzo della settimana che da circa un secolo impegna ogni anno i cristiani di tutte le confessione (cattolici, ortodossi, protestanti delle varie denominazioni) a pregare perché si realizzi la loro unità. L’iniziativa, partita da due Pastori anglicani, ha visto via via aderirvi tutti i credenti in Cristo, per almeno due basilari ragioni, di cui si trova il fondamento nella sua volontà. Durante l’Ultima Cena, cioè un momento prima di affrontare il suo sacrificio, egli ha lasciato agli apostoli il suo testamento spirituale, e rivolgendosi al Padre tra l’altro ha detto: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola, perché tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Vangelo secondo Giovanni 17,20-21).
Se ne ricava una prima considerazione: le divisioni tra i suoi fedeli non corrispondono alla sua volontà. Egli ha fondato un’unica Chiesa; se al suo interno si sono prodotte fratture, è stato per la malizia o l’ignoranza degli uomini: cause umane, che con l’aiuto di Dio possono essere rimosse. Con l’aiuto di Dio: di qui la preghiera, per implorare la luce occorrente a comprendere, e il coraggio necessario a cambiare, ciò che non corrisponde al suo volere. La preghiera comune di questa Settimana non mira, da parte delle diverse confessioni, a che gli appartenenti alle altre si ?convertano’ alla propria; la via per l’unità consiste nell’impegno di tutti a convergere pienamente a Cristo: quando avverrà, automaticamente tutti si ritroveranno uniti.
Anche l’altra fondamentale ragione si ricava dalla preghiera di Gesù: “perché il mondo creda”. Il mondo, vale a dire chi è lontano da Dio, crede per la parola e l’esempio degli apostoli di oggi, quali sono i pastori delle comunità e con loro i fedeli che si dichiarano cristiani: quanto più forte sarebbe la loro testimonianza, se si presentassero uniti! Se sinora il vangelo non ha dispiegato nel mondo tutta la sua carica rinnovatrice, è anche a motivo delle divisioni tra quanti se ne dicono seguaci. Di qui l’importanza di questa Settimana di preghiera, della quale peraltro già si vedono copiosi i frutti; prima che venisse introdotta, i rapporti tra le diverse confessioni cristiane erano improntati a indifferenza, quando non a ostilità; ora la situazione è ben diversa: i capi delle Chiese si rendono visita reciprocamente, gli esperti delle varie parti si incontrano per cercare di chiarire le divergenze, i rispettivi fedeli si rispettano e collaborano nelle opere di carità. Il fatto stesso di celebrare insieme la Settimana è espressione di unità e concorre a creare tra tutti i cristiani un clima nuovo, che favorisce un’unità sempre più salda tra e dentro le varie Chiese.
Tra e dentro: non basta infatti superare le divergenze tra cattolici, ortodossi e protestanti; sarebbe farisaico, se questo proposito non andasse di pari passo con la tensione ad una sempre più perfetta armonia dei cattolici tra loro, dei luterani tra loro, degli anglicani tra loro, e così via. In proposito, non sarà superfluo ricordare che unità non significa uniformità; l’unità non comporta il dire e il fare tutti le stesse cose. L’unità si realizza intorno alla verità, che poi si esprime in mille varianti, secondo la personalità di ciascuno, le varie situazioni in cui ci si trova, i mezzi di cui si dispone. L’esempio è dato dai santi: tutti tesi allo spasimo nell’amore per Dio e per il prossimo, ciascuno l’ha manifestato a modo proprio; il vangelo è di una ricchezza sconfinata, e ciascuno l’ha tradotto come ha saputo e potuto fare, e non certo secondo schemi rigidi uguali per tutti, che finirebbero per spegnere l’intelligente creatività di cui Dio ha dotato l’uomo. L’unità è un valore, l’uniformità significherebbe impoverimento.

LE RAGIONI DELLA SPERANZA

Il commento al Vangelo di Padre Ermes Ronchi Durata da 00:19:46 a 00:30:11

Sabato 21 Gennaio ore 17:30 su rai 1

A SUA IMMAGINE 0re 17:15 Ogni settimana Rosario Carello propone una storia, la storia della nostra vita, della nostra società, della nostra famiglia da 00:00:00 a 00:19:45

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-01-21&ch=1&v=105074&vd=2012-01-21&vc=1

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III SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – DOMENICA   versione testuale
III Settimana del Salterio
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http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/cciv4_edit_info.edit_liturgia?p_data=22/01/2012

SANTO DEL GIORNO   22/01/2012

San Vincenzo Pallotti

La Liturgia di oggi

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
(Verde)
I Lettura Gio 3,1-5.10
I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia.
Salmo (Sal 24)
Fammi conoscere, Signore, le tue vie.
II Lettura 1Cor 7,29-31
Passa la figura di questo mondo.
Vangelo Mc 1,14-20
Convertitevi e credete al Vangelo.

22 gennaio 2012
Il Santo del giorno

San Vincenzo di Saragozza Diacono e martire
i santi di oggi …

I Santi di oggi

San Vincenzo di Saragozza Diacono e martire – Memoria Facoltativa
San GaudenzioVescovo
San Vincenzo PallottiSacerdote – Comune
Santa TeodolindaRegina dei Longobardi
Sant’ Anastasio di Asti Martire
Sant’ Anastasio (Magundat) Martire in Persia
Sant’ Antioco Sabaita Monaco
gli altri santi …

 

Le Notizie
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Osservatore Romano
Avvenire
Misna
Fides
Zenit

Anna Posta

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