Lunedì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) 16 Gennaio 2012

Lun 16 Gen 2012 – Feria

MissF.O.  Letture Lodi 
Media  Vespri  Compieta

 Lun  16  Feria
 27nov11 – 25feb12 Avvento –  Natale –  TOrd. I – VII
19feb12 – 16giu12 Quar.  – Triduo – Pasqua – T.O.
17giu12 – 01set12 Tempo Ordinario  XI – XXI
02set12 – 01dic12 Tempo Ordinario  XXII – XXXIV

  Avvento – Natale – Gen – Feb – Ceneri

http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/cciv4_edit_info.edit_liturgia?p_data=16/01/2012

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II SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – LUNEDÌ   versione testuale
II Settimana del Salterio
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SIGNORE NELLA TUA PAROLA AIUTAMI A CERCARE TE…….

pubblicata da Parrocchia SS. Trinita’ Oblati di S.Giuseppe P.zza Trinita’ Parete (ce) il giorno lunedì 16 gennaio 2012 alle ore 15.04

NELLA TUA PAROLA

Signore, nella Tua parola,

aiutami a cercare Te,

a desiderare, amare, trovare te.

Non oso, Signore,

penetrare nelle tue profondità:

il mio intelletto

è uno strumento poco adatto

Desidero soltanto

comprendere parzialmente la Tua verità,

meditando la Tua parola,

perché il mio cuore la ama e vi crede.

Vieni, o Spirito Santo, dentro di me

e aiutami a penetrare

la parola del Vangelo,

perché io sia capace di comprenderla,

gustarla e praticarla

ogni giorno della mia vita.

( SANT’ANSELMO )  TM

Anna Posta http://www.vaticanoweb.com/preghiere/preghiera_del_mattino.asp

Mio Dio, credo fermamente quanto Voi, infallibile Verità, avete rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente credo in Voi, unico vero Dio, in tre persone uguali e distinte, Padre, Figliuolo e Spirito Santo, e nel Figliuolo incarnato è morto per noi Gesù Cristo, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa fede, voglio sempre vivere. Signore, accrescete la mia fede.

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E pensare che c’è gente che piange perchè non ha l’iPhone..

pubblicata da Parrocchia SS. Trinita’ Oblati di S.Giuseppe P.zza Trinita’ Parete (ce) il giorno lunedì 16 gennaio 2012 alle ore 11.55
Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde 
Il digiuno, nella mentalità biblica, ha la sua ragione di esistere nella diversità delle circostanze. Mentre, in certi casi, rappresenta la fede di colui che digiuna per crescere nel suo incontro con Dio, in altri casi il credente si pone così, di fronte alle disgrazie o alle sofferenze, in un atteggiamento di accettazione dell’azione di Dio.
Gesù dà le basi del vero digiuno. Il suo obiettivo è la pratica della giustizia già annunciata dalla legge e dai profeti. Il digiuno fatto in una prospettiva legalistica assomiglia al vecchio otre che corrompe il vino fresco e nuovo. Il digiuno e i sacrifici non hanno alcun valore agli occhi di Dio se non hanno alla base l’amore fraterno. Dio ama colui che è in armonia con il proprio amore e quello del prossimo. Questa è la nuova giustizia instaurata da Gesù Cristo.
La Chiesa ci invita a digiunare. Non sono i cuori chiusi, senza solidarietà, egoisti, i cuori che non si fondono che in se stessi, che inaugureranno il tempo nuovo. Coloro che si spogliano di se stessi, costruiscono strutture di solidarietà e aprono le vie dell’unità aspettano con gioia la venuta dello Sposo che ha già cominciato una nuova umanità, e che raggiungerà il suo apogeo nella sua venuta definitiva.
Antifona d’ingresso
Tutta la terra ti adori, o Dio, e inneggi a te:
inneggi al tuo nome, o Altissimo. (Sal 66,4)
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che governi il cielo e la terra,
ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo
e dona ai nostri giorni la tua pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Prima lettura   1Sam 15,16-23
L’obbedire è meglio del sacrificio. Poiché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re.
Dal primo libro di SamuèleIn quei giorni, Samuèle disse a Saul: «Lascia che ti annunci ciò che il Signore mi ha detto questa notte». E Saul gli disse: «Parla!». Samuèle continuò: «Non sei tu capo delle tribù d’Israele, benché piccolo ai tuoi stessi occhi? Il Signore non ti ha forse unto re d’Israele? Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va’, vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?».
Saul insisté con Samuèle: «Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho condotto Agag, re di Amalèk, e ho sterminato gli Amaleciti. Il popolo poi ha preso dal bottino bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per sacrificare al Signore, tuo Dio, a Gàlgala».
Samuèle esclamò:
«Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici
quanto l’obbedienza alla voce del Signore?
Ecco, obbedire è meglio del sacrificio,
essere docili è meglio del grasso degli arieti.
Sì, peccato di divinazione è la ribellione,
e colpa e terafìm l’ostinazione.
Poiché hai rigettato la parola del Signore,
egli ti ha rigettato come re».
Parola di Dio
Salmo responsoriale   Sal 49

A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.

«Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
Non prenderò vitelli dalla tua casa
né capri dai tuoi ovili».

«Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che hai in odio la disciplina
e le mie parole ti getti alle spalle?

Hai fatto questo e io dovrei tacere?
Forse credevi che io fossi come te!
Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa.
Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora;
a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio».

Canto al Vangelo (Eb 4, 12)
Alleluia, alleluia.
La parola di Dio è viva ed efficace,
discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Alleluia.

Vangelo   Mc 2,18-22

Lo sposo è con loro.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Il vangelo di Gesù è vino nuovo, parola divina che spezza sempre i limiti delle attese umane. Preghiamo il Padre di ogni bene, perché diveniamo portatori della novità di Cristo. Insieme preghiamo:
Crea in noi uno spirito nuovo.

Per la Chiesa, sposa di Cristo, affinché mostri a chi non crede, la verità gioiosa e liberante di Gesù. Preghiamo:
Per le comunità cristiane divise, affinché rafforzino con la preghiera e con il digiuno la ricerca dell’unità. Preghiamo:
Per gli ebrei e tutti i credenti in Dio, affinché incontrino nel segreto del loro cuore la novità di Cristo. Preghiamo:
Per gli affamati di cibo e di giustizia, affinché siano sostenuti dalla solidarietà dei cristiani e possano scoprire in Cristo la speranza per ogni giorno. Preghiamo:
Per la nostra comunità, affinché non si addormenti nell’abitudine e nella noia, ma si impegni a trovare vie nuove per realizzare oggi il vangelo. Preghiamo:
Perché non perdiamo il senso cristiano della penitenza.
Perché le nostre eucaristie siano celebrate con festa.

O Signore, fonte della nostra gioia, ti presentiamo le preghiere di questa nostra comunità e della Chiesa universale, con la fiducia che ci ammetterai alla festa di nozze, preparata da Gesù Cristo nostro Signore che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera sulle offerte
Concedi a noi tuoi fedeli, Signore,
di partecipare degnamente ai santi misteri
perché, ogni volta che celebriamo
questo memoriale del sacrificio del tuo Figlio,
si compie l’opera della nostra redenzione.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Dinanzi a me hai preparato una mensa
e il mio calice trabocca. (Sal 23,5)

Oppure:
Abbiamo conosciuto l’amore che Dio
ha per noi e vi abbiamo creduto. (1Gv 4,16)

Preghiera dopo la comunione

Infondi in noi, o Padre, lo Spirito del tuo amore,
perché nutriti con l’unico pane di vita
formiamo un cuor solo e un’anima sola.
Per Cristo nostro Signore.

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20120116.shtml

mons. Vincenzo Paglia     (Omelia del 16-01-2006)

L’evangelista parla dei discepoli del Battista e dei farisei i quali, con la pratica volontaria del digiuno, mostrano un esemplare comportamento religioso. Si sentono perciò autorizzati a criticare i discepoli di Gesù che non facevano questo tipo di digiuno volontario. E’ evidente che la loro critica è diretta più al maestro che ai discepoli. E Gesù, con un linguaggio figurato, risponde che non sono le pratiche esteriori che rendono puro il cuore e limpida la vita degli uomini. E’ puro, continua Gesù, chi lo accoglie come lo sposo, ossia come il Salvatore, come colui che salva davvero la vita dalla infelicità. Gesù sa bene che la felicità e la salvezza stanno nel cuore non nelle pratiche esteriori. E se verranno, come certamente accadrà, tempi difficili per i discepoli, questi sapranno affrontarli con coraggio perché il loro cuore è pieno d’amore e di fiducia: hanno nel loro cuore il Signore. In questo tempo digiuneranno. E comunque la salvezza non sta nel gloriarsi delle proprie opere, fossero anche buone, com’è il digiuno, ma nell’amare Gesù sopra ogni cosa. E’ questo amore che fa nuova tutta la vita.

Movimento Apostolico – rito romano     (Omelia del 16-01-2012)

Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi

Ogni azione che l’uomo compie, è vera se esce fuori di lui e si trasforma in una grande opera di carità, misericordia, compassione, elemosina, giustizia perfetta. Dio stesso nell’Antico Testamento aveva conferito al digiuno questa verità: “Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!». Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni. Ti chiameranno riparatore di brecce, e restauratore di strade perché siano popolate. Se tratterrai il piede dal violare il sabato, dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro, se chiamerai il sabato delizia e venerabile il giorno sacro al Signore, se lo onorerai evitando di metterti in cammino, di sbrigare affari e di contrattare, allora troverai la delizia nel Signore. Io ti farò montare sulle alture della terra, ti farò gustare l’eredità di Giacobbe, tuo padre, perché la bocca del Signore ha parlato” (Is 58, 3-14). Ecco il digiuno insegnato dal Signore: astenersi da ogni male verso i fratelli, rivestirsi di alta, eccellente, forte, grande, immensa carità verso di essi.

sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo
I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Lui e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».
Viene Gesù e predica proprio questo digiuno: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,3-12). Cosa vorrebbero da Gesù i discepoli di Giovanni e i farisei? Che il suo digiuno, quello vero, fondato sulla legge del perfettissimo amore fosse trasformato in un’opera vana dinanzi a Dio e ai fratelli. Non potendo rispondere, perché non sarebbe stata compresa la sua verità, con saggezza racconta una parabola che dice tutto il mistero, senza però esporre il Signore.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, insegnateci la prudenza.

Movimento Apostolico – rito romano     (Omelia del 17-01-2011)

Ma vino nuovo in otri nuovi!

La via di sempre per distruggere la vera fede è quella di immergerla e sommergerla in quel passato religioso che essa viene proprio per cancellare, abolire, distruggere, cambiare. È sempre facile fare antico il Nuovo Testamento. È sempre difficile fare nuovo l’Antico Testamento. È sempre possibile tradurre la fede in una ritualità che non dona salvezza. Diviene quasi impossibile invece trasportare la ritualità senza salvezza nella purissima verità della fede che oggi Dio fa risuonare al nostro orecchio.
L’uomo è sempre tentato a pensarsi secondo schemi di un passato che è ormai tramontato, che non esiste più. Quando invece è chiamato a intraprendere una via verso il futuro di Dio, verso il nuovo della storia e dell’umanità, allora si spaventa, ha paura, si chiude nel suo mondo di tradizioni religiose e in esso addormenta la sua fede. Questo avviene perché la Parola di Dio esige una conversione permanente al nuovo. Richiede un mettersi quotidianamente in questione. Vuole un totale abbandono di ciò che fu, perché solo la Parola venga ascoltata e realizzata, così come è attualizzata dallo Spirito Santo di Dio che sempre deve accompagnare il suo cammino nella storia.
Gesù incontra un modo religioso senza Parola, fatto di riti, tradizioni, usi, costumi, abitudini. Tutte queste cose non manifestavano la bellezza e santità della Parola del Padre suo. Anzi servivano proprio a nascondere le qualità divine di rinnovamento e di elevazione dei cuori che sono contenute nella Parola. Questo mondo, anziché aprirsi al suo insegnamento, vuole che Lui si pieghi alle loro pratiche religiose, alle loro abitudini, comportamenti che non davano vera vita, perché lasciavano l’uomo nella sua vecchia umanità e in quel peccato che oscurava persino la luce radiosa del sole.
Il mondo delle cose vecchie non si può sfidare. Essendo senza verità è anche senza vera moralità ed è capace di ogni violenza, anche quella della lapidazione. Quando non giunge ad infliggere la morte fisica, sempre dona quella spirituale con la calunnia, la falsa testimonianza, ogni menzogna, giungendo a commettere anche il peccato contro lo Spirito Santo, attribuendo a Satana le opere di Dio, quali la conversione e la liberazione dagli spiriti impuri ed immondi.

Gesù deve essere saggio, prudente, sapiente, perennemente illuminato dallo Spirito Santo, al fine di dare una risposta vera, che faccia pensare, ma che non svegli la loro cattiveria e malvagità. Stoffa grezza, vestito vecchio, vino nuovo, otri nuovi, vino vecchio, otri vecchi, stoffa vecchia, vestito vecchio: sono immagini che dicono, ma immediatamente non svelano ogni cosa. A quanti sono suoi denigratori, basta questa giustificazione. A noi che siamo suoi adoratori, lo Spirito Santo viene e ci manifesta l’altissima verità contenuta in esse. Dio viene nella nostra storia per fare sempre cose nuove. La novità di Dio è la creazione di un cuore sempre nuovo capace di novità.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Donna tutta nuova nel corpo, nello spirito, nell’anima, Angeli e Santi di Dio, conducete di novità in novità il nostro cuore.

don Luciano Sanvito     (Omelia del 18-01-2010)

“Otri nuovi”

Per comprendere la novità del messaggio del Vangelo occorre avere non solo il vino nuovo, ma anche gli otri nuovi del cuore.

Altrimenti tutto si spacca e si perdono vino e otri.

Ma l’assurdo è proprio che per avere questa nuova disponibilità del cuore occorre una rottura comunque; e Gesù si fa strumento e occasione di questa rottura verso il modo di vivere chiuso e ancorato a noi stessi, alla non comprensione del messaggio del Regno.

Il “vino nuovo” portato da Gesù richiede “otri nuovi”.

Come fare per averli?
Basta lasciarsi aprire nel vecchio, scardinare da quel vecchio e stagnante modo di vivere che solo con una rottura decisa e efficace può avvenire in noi.
Allora, saremo nella novità dell’accoglienza: saremo “otri” nuovi, in grado di recepire e di comprendere la novità del Regno.

Ecco perché è importante questa “rottura”, questo rompersi dell’uovo dove noi siamo racchiusi, per poter generare noi stessi a nuove capacità di accoglienza e di vita. Gesù è colui che “rompe le uova nel paniere”, che apre gli otri vecchi contenenti vino scarso e invita a ricevere con disponibilità nuova il vino rinnovante e delizioso dello Spirito.

Per ricevere il vino nuovo dello Spirito occorre soltanto una “rottura”.

Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 16-01-2006)

Un vino nuovo in otri nuovi

Gesù, nel rispondere a chi gli domanda perché i suoi discepoli non digiunano come i discepoli di Giovanni, usa l’immagine dello sposo. In poche battute, riportate dall’evangelista San Marco, Egli tratteggia la sua missione terrena preannunciando, in qualche modo, la sua Passione e Resurrezione. Per comprendere però in fondo la portata di questo primo annuncio, anche se velato, dobbiamo riferirci a come si propone Gesù. Ecco allora che prende consistenza la figura dello sposo con le immagini del vino e del vestito. In Gesù, si realizza e si compie quella promessa che è simboleggiata dalla pienezza dei doni messianici e della proclamazione del suo essere divino. Ricordiamo che le stesse figure di sposo, otri e vino compaiono nell’episodio giovanneo dello sposalizio a Cana.

Gesù, anche qui, si manifesta nel suo Mistero e in ciò deve essere letto anche la differenza di comportamento dei suoi discepoli con quelli di Giovanni. Dal comportamento dei discepoli si passa a considerare la diversità delle figure di Gesù e Giovanni: è questa l’esortazione iscritta nella sua risposta! Possiamo anche meglio comprendere, allora nel riferimento al vino nuovo, quelle immagini che sembrano paradossali usate dallo stesso Gesù. Il vino che spacca gli otri implica che, proprio per il compimento del sua missione, Gesù richiama ad un discepolato nuovo e sicuramente più esigente di quello giovanneo, un discepolato, nel suo nome, che è partecipazione al mistero di amore.

Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 15-01-2007)

Lo sposo è con noi

Il digiuno è un atto penitenziale che la chiesa pratica sin dalle sue origini ed è comune a molte altre espressioni religiose. Ha lo scopo di distoglierci dai beni temporali e predisporre l’animo ai valori dello spirito. Ha anche un valore di espiazione ed ascetico. Alcuni santi lo hanno praticato in modo eroico. Al tempo di Gesù lo praticavano anche i discepoli del Battista e i seguaci dei farisei. Da qui la domanda provocatoria rivolta a Gesù: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». La risposta di Gesù, come sempre, è ricca di significati e di insegnamenti. Egli vuole proclamare la novità che sta sbocciando per tutti con la sua presenza nel mondo e con l’opera redentrice che egli sta già attuando. Il regno di Dio è in mezzo a noi. Nascono tempi nuovi alimentati non più da paure e timori, ma dall’amore dello “sposo” verso l’umanità riconciliata. È ormai in atto il tempo nuovo, il tempo delle nozze, il tempo della gioia e della festa, circostanze che non si conciliano più con il digiuno, con il lutto e con l’attesa:

“Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?”. Soltanto se privati di questa autentica gioia e di questa consolante presenza, inizierà il tempo del lutto e del digiuno. La novità del Cristo è totale e sconvolgente, non è assolutamente da paragonare ad un rattoppo sul vecchio e sul passato. Il vino è un vino nuovo, è quel vino, prima sorbito da Cristo come calice amaro e poi offerto a noi come bevanda di salvezza. “Verranno tempi…” – dice però il Signore. È una velata allusione alla sua morte, alla passione sua e del mondo, al “già e non ancora”, che crea la perenne ansia di una pienezza che ci sfugge, ma che non dobbiamo mai smettere di inseguire.

Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 21-01-2008)

Il digiuno

Il brano del vangelo odierno dimostra che la pratica del digiuno non è caratteristica della sola chiesa cattolica, ma fa parte del bagaglio religioso di una grande parte dell’umanità. Può essere considerata, infatti una via che ? educando il corpo ? permetta un incontro più completo e sincero con il divino. L’osservazione dei farisei, che vedevano i discepoli di San Giovanni digiunare, sottolinea due aspetti importanti. Da un lato i farisei dimostrano mancanza di sensibilità nell’affrettarsi a formulare giudizi sul comportamento altrui. Gesù non risponde direttamente a questo loro modo di pensare. Gesù, come al solito, guarda al cuore delle questioni per scoprirne l’essenzialità. La sua risposta cambia la prospettiva dei farisei e si pone su un altro livello, che supera una polemica sterile. Con la figura dello sposo, Gesù invita i farisei a volgere il loro sguardo non sui discepoli ma su Gesù stesso.

La sua risposta invita quindi ad approfondire la loro fede. L’insensibilità dei farisei nel guardare i discepoli di Gesù Cristo dimostra una loro non comprensione nel messianismo annunciato e proclamato da Gesù stesso.

Importante, anche per noi, capovolgere la prospettiva, così come la indica Gesù. Capiamo allora meglio il valore di ogni nostro gesto ed azione, perché invitati a riferirla a Gesù stesso. Ogni nostra pratica religiosa deve avere al centro la figura di Gesù Cristo nella comprensione del suo messaggio perché diventi veramente efficace per la nostra vita di cristiani.

Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 19-01-2009)

Gesù Cristo è il vero sacerdote

Gesù come ogni sacerdote è costituito tale per iniziativa di Dio. Egli infatti è sacerdote in quanto ?Figlio? e ?messia? o re, proclamato dalla parola di Dio. In secondo luogo Gesù, a differenza dei sacerdoti umani, peccatori e limitati, non ha bisogno di offrire sacrifici per se stesso.

Anzi Gesù non presenta a Dio cose, né compie riti simbolici, ma offre se stesso a Dio in una relazione di fedeltà filiale, attuata nella condizione estrema: la sofferenza della morte. Ogni essere umano, sfidato dalla sofferenza e dalla morte, è chiamato a vivere questa liturgia della vita. Gesù è il segno benevolo di Dio per noi. Egli è anche l?uomo che si schiera dalla parte di Dio, a costo della sua vita. È il segno supremo della fedeltà di noi uomini a Dio. Egli è il grande sacerdote che presenta al Padre il dono della sua e della nostra vita. Gesù con la sua missione storica inaugura l’epoca messianica, tempo di gioia e di esultanza spirituale. Egli però sarà riconosciuto messia solo attraverso il dramma della sua morte violenta. Allora la comunità dei discepoli, dopo la Pasqua, ricorderà la separazione dolorosa dal suo Signore, lo sposo, con la pratica del digiuno.

L’annuncio gioioso fatto da Gesù.

Il regno di Dio si è fatto vicino.

Come la fede nella sua resurrezione da morte costituisce il fatto nuovo che non può essere racchiuso nei vecchi schemi della religiosità rituale e legalista.

In tale prospettiva anche le pratiche religiose tradizionali devono essere ripensate e vissute nello spirito della gioia e speranza evangelica.

Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 18-01-2010)

Lo sposo è con noi

Il digiuno è un atto penitenziale che la chiesa pratica sin dalle sue origini ed comune a molte altre espressioni religiose. Ha lo scopo di distoglierci dai beni temporali, predisporre l’animo ai valori dello spirito e renderci vigilanti nell’attesa della salvezza. Ha anche un valore di espiazione e ascetico. Oggi noi viviamo il digiuno come partecipazione alle sofferenze di Cristo. Alcuni santi lo hanno praticato in modo eroico. Al tempo di Gesù lo praticavano anche i discepoli del Battista e i seguaci dei farisei. Da qui la domanda provocatoria rivolta a Gesù: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». La risposta di Gesù, come sempre, è ricca di significati e di insegnamenti. Egli vuole proclamare la novità che sta sbocciando per tutti con la sua presenza nel mondo e con l’opera redentrice che sta già attuando. Il regno di Dio è in mezzo a noi. Nascono tempi nuovi alimentati non più da paure e timori, ma dall’amore dello «sposo» verso l’umanità riconciliata.

È ormai in atto il tempo nuovo, il tempo delle nozze, il tempo della gioia e della festa, circostanze che non si conciliano più con il digiuno e con il lutto. «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?». Soltanto se privati di questa gioia, inizierà il tempo del lutto e del digiuno. La novità del Cristo è totale e sconvolgente, non è assolutamente da paragonare ad un rattoppo sul vecchio e sul passato. Il vino è un vino nuovo, è quel vino, prima sorbito da Cristo come calice amaro e poi offerto a noi come bevanda di salvezza. «Verranno tempi?» – dice però il Signore. È una velata allusione alla sua morte, alla passione sua e del mondo, al «già e non ancora», che crea la perenne ansia di una pienezza che ci sfugge.

padre Lino Pedron     (Omelia del 18-01-2010)

Una festa di nozze è l’occasione classica per darsi all’allegria. Le nozze diventano così una figura del tempo della salvezza, come leggiamo anche nel libro di Isaia: “Dio gode con te come lo sposo con la propria sposa” (62,5; cfr 61,10). Questa immagine è ancora più rafforzata dall’applicazione del Cantico dei cantici ai rapporti tra Dio e la nazione ebraica.
Gesù, presentandosi come lo Sposo, spiega la sua presenza in terra come il sopraggiungere del tempo della salvezza in cui si adempie la beatificante promessa di Dio, In questo tempo di nozze non è immaginabile che gli invitati facciano digiuno. Fin dal principio la Chiesa ha compreso questo insegnamento, e nella sua liturgia risuona l’eco della sua allegrezza: “Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo” (At 2,46-47).
La risposta di Gesù è chiarissima, però è anche scandalosa per i discepoli di Giovanni e per i farisei, perché Gesù si presenta come lo Sposo, richiamandosi ai profeti dell’Antico Testamento: “Nessuno ti chiamerà più Abbandonata né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio Compiacimento e la tua terra Sposata, perché il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te” (Is 62,4-5). Gesù si identifica con lo Sposo-Dio innamorato del suo popolo, evocato dai profeti (cfr Os 2,18; 3,3-5; Ez 16,8-14; Is 54,5-6; ecc.).
I “giusti” digiunano perché ignorano l’amore gratuito di Dio che mangia con i peccatori e i non meritevoli. Tutti intenti a meritare l’amore di Dio con le loro opere, non si accorgono che l’amore meritato non è né gratuito né amore; se ne escludono proprio con il loro sforzo per conquistarlo.
Questo brano ci fa fare un passo in avanti rispetto al brano precedente: il nostro mangiare da peccatori perdonati con il Signore non è un banchetto qualunque, è un pranzo di nozze. Questa è la gioia inesprimibile che nessuno avrebbe osato sperare: in Gesù si celebrano le nozze di Dio con l’umanità. Lui si è unito a noi per unirci a sé. Si è fatto come noi per farci come lui. “Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio” (s. Ireneo). Ora i due vivono in comunione e intimità di vita, formano una carne sola e hanno un unico Spirito.
“Il principale motivo della venuta del Signore è quello di rivelare l’amore di Dio per noi e di inculcarcelo profondamente? Cristo è venuto soprattutto perché l’uomo sappia quanto è amato da Dio” (s. Agostino). Dalle prime pagine della Bibbia fino alle ultime, Dio si presenta come il nostro unico interlocutore, il nostro Sposo geloso. Il rapporto donna-uomo è figura del rapporto uomo-Dio. Egli ci ama di un amore eterno. Il vero cristiano è colui che ha conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per lui (1Gv 4,16) e dice il suo sì matrimoniale a Colui che da sempre gli ha detto sì, e vive nella gioia dell’unione sponsale con lui. Se nel passato digiunava nell’attesa dello Sposo, ora gode della sua presenza e celebra il pranzo delle nozze. Anche lui conoscerà il digiuno (v. 20) nei giorni in cui lo Sposo gli sarà strappato con violenza nella morte di croce.
Il discepolo è unito al suo Signore come la sposa allo sposo. L’altra parte dell’uomo, la costola che gli manca e che freneticamente cerca e ricerca, è Dio. Questo mistero è grande (Ef 5,32): è il più grande mistero dell’universo. L’amore nuziale è il più bel modo di esprimere il nostro amore con Dio. Con la venuta di Gesù si compie la promessa di Dio alla sposa infedele: “Ti farò mia sposa per sempre? e tu conoscerai (amerai) il Signore (Os 2,21-22).
Chiamandosi sposo, Dio ci ha dato la più bella presentazione di sé e di noi. Sposo e sposa sono due termini relativi, dei quali l’uno non può stare senza l’altro. Colui che liberamente ci ha creati, necessariamente ci ama di amore eterno (Ger 31,3) e ci comanda: “Amami con tutto il cuore” (cfr Dt 6,4), perché anch’io ti amo e non posso non amarti.
L’Amore vuole essere liberamente amato. La grandezza dell’uomo è amare Dio. E uno diventa ciò che ama. Lo stesso amore che ha fatto diventare Dio uomo, fa diventare l’uomo Dio.
Con le parabole del nuovo e del vecchio (vv. 21-22), Gesù individua una prima fondamentale resistenza nei confronti del suo messaggio. Si può rifiutare la conversione evangelica in nome dell’equilibrio, della saggezza, del buon senso, della tradizione, del “si è sempre fatto così”: valori più che sufficienti per mettere in pace la coscienza. Tutte queste cose significano attaccamento al proprio schema e rifiuto di rinnovarsi: esattamente il contrario del “convertitevi e credete nel vangelo” (1,15).
Gesù Cristo è stoffa nuova, vino nuovo. Non si può appiccicare Cristo e il suo vangelo su una mentalità vecchia, su un modo vecchio di vivere: si perderebbe la tranquillità di prima senza acquistare la gioia della conversione.
La venuta dello Sposo rinnova a tal punto l’uomo, che egli non può pensare di adattarsi in qualche maniera a questa radicale novità. Aprirsi ad essa significa accettare che tutto ciò che è vecchio crolli per far posto al nuovo. Tutte le religioni, compresa quella ebraica, e le comunità dei discepoli di Giovanni Battista, sono otri vecchi, incapaci di contenere il vino nuovo che è la vita nuova in Cristo, lo Spirito Santo, l’amore stesso di Dio, la vita di Dio. Il cuore di pietra era l’otre vecchio per la lettera che uccide; il cuore di carne è l’otre nuovo per lo Spirito che dà la vita (cfr 2Cor 3,6).

Anna Posta

Qualcuno ha nuovamente bloccato la mia Pagina e non posso accedere. Non so per quale arcano ed impensabile motivo non posso nuovamente accedere alla mia pagina, qualcuno ha bloccato nuovamente tutto, posso solo scrivere su Vetrina, ma per me è come avere una sola ala, ho bisogno della mia Pagina, ma quando provo ad inserire la password il messaggio è: Per motivi di sicurezza, il tuo account è temporaneamente bloccato. Spero si ripristini quanto prima, per poter apportare modifiche che ritengo necessarie e continuare in un lavoro che mi vede impegnata a tempo pieno ed ininterrotto, perchè ritengo comunicare sia la massima espressione che all’uomo sia stata concessa, attraverso il dialogo possiamo comunicare quanto di più prezioso ed alto vi sia, ma anche quanto di più basso ed inabissato e celato possa esserci nell’animo umano. Chiedo venia, se non sempre sono testimone e garante di un pensiero chiaro e ben definito, non sempre ne ho le possibilità, ma mio intento è rendere esplicativo chiaro e netto il messaggio che intendo esprimere, spero apportare quanto prima le opportune modifiche che imbarazzano e deviano dal mio intendimento.

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