II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) 15 Gennaio 2012

Dom 15 Gen 2012
II DOM. DEL T.O. – B

Domínica secunda post Epiphaníam

MissF.O.  MissF.E.  Letture
Lodi  Media  Vespri  Compieta

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/12to02/00-ENTRA.htm

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/messore.htm

http://www.maranatha.it/calendar/cal12Apage.htm

DOM
15 Gen
 II DOM. DEL T.O. – B
Domínica secunda post Epiphaníam

MissaleF.E.
 27nov11 – 25feb12 Avvento –  Natale –  TOrd. I – VII
19feb12 – 16giu12 Quar.  – Triduo – Pasqua – T.O.
17giu12 – 01set12 Tempo Ordinario  XI – XXI
02set12 – 01dic12 Tempo Ordinario  XXII – XXXIV

 Avvento – Natale – Gen – Feb – Ceneri

BO020 ; 
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Ascolta il Vangelo > http://www.lachiesa.it/niftyplayer.swf?file=http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/mp3/BO020.mp3

Il brano presenta il sapore dei fatti vissuti e ben impressi nella memoria, perché hanno cambiato la vita.
I discepoli hanno dato la loro fiducia a Giovanni il Battista. È sulla sua parola che “seguono” Gesù indicato come l’“Agnello di Dio”.
L’incontro con Cristo prende l’avvio da una domanda che gli viene rivolta: “Dove abiti?”. Ma subito si trasforma in un affidamento dei discepoli al mistero. 

Gesù risponde: “Venite e vedrete”.
L’esperienza del condividere tutto convince i discepoli che Gesù è il Messia atteso.
L’incontro con Cristo non è un avvenimento superficiale: si configura come un sentirsi compresi e amati; cambia il nome, e, con il nome, cambia l’atteggiamento di fondo: “Tu sei Simone… ti chiamerai Cefa”.
Il trovare Gesù – o meglio, l’essere trovati da Gesù – non solo muta l’esistenza, ma rende annunciatori della salvezza. A modo di traboccamento di gioia. A modo di esigenza di partecipare insieme alla vita nuova scoperta in Cristo.

Antifona d’ingresso
Tutta la terra ti adori, o Dio, e inneggi a te:
inneggi al tuo nome, o Altissimo.

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che governi il cielo e la terra,
ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo
e dona ai nostri giorni la tua pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:
O Dio, che riveli i segni della tua presenza
nella Chiesa, nella liturgia e nei fratelli,
fa’ che non lasciamo cadere a vuoto
nessuna tua parola,
per riconoscere il tuo progetto di salvezza
e divenire apostoli e profeti del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima lettura   1Sam 3,3-10.19

Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.

Dal primo libro di Samuèle

In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto.
Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.
Parola di Dio

Salmo responsoriale   Sal 39

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

Seconda lettura   1Cor 6,13-15.17-20

I vostri corpi sono membra di Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo.
Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 1,41.17b)
Alleluia, alleluia.
«Abbiamo trovato il Messia»:
la grazia e la verità vennero per mezzo di lui.
Alleluia.

Vangelo   Gv 1,35-42

Videro dove dimorava e rimasero con lui.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, oggi il Signore ci chiama ad ascoltare la sua parola, per seguirla e metterla in pratica. Oggi si svela il senso della nostra dignità cristiana, spesso rovinata dalle nostre stesse divisioni. Preghiamo perché l’incontro con il Signore Gesù ci renda suoi discepoli e testimoni.
Lo invochiamo dicendo: Dona alla tua Chiesa pace ed unità!

1. Per la Chiesa di Dio, che è chiamata a partecipare e a testimoniare la santità divina, perché in ogni luogo invochi il Signore che dona lo Spirito Santo, preghiamo.
2. Per tutti i credenti in Cristo, perché non siano sordi all’appello del Signore, e sulla strada dell’ecumenismo si impegnino a superare ogni divisione e discordia, preghiamo.
3. Per coloro che hanno consacrato la vita all’annuncio del Vangelo, perché siano coerenti testimoni della tua Parola che salva, preghiamo.
4. Per tutti gli uomini, perché sappiano riscoprire nell’ascolto e nella meditazione della Parola di Dio la fonte della vera vita, preghiamo.
5. Per noi che partecipiamo all’Eucaristia, perché possiamo vivere, come i primi discepoli, la gioia dell’incontro con il Signore, preghiamo.

Signore, che hai detto ai primi discepoli “Venite e vedrete”, ascolta la nostra preghiera unanime. Libera la nostra mente e il nostro cuore da ogni sordità ed egoismo, e dona alla tua Chiesa pace ed unità, per poter offrire al Padre il sacrificio della lode con animo puro e riconoscente.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Preghiera sulle offerte
Concedi a noi tuoi fedeli, Signore,
di partecipare degnamente ai santi misteri
perché, ogni volta che celebriamo
questo memoriale del sacrificio del tuo Figlio,
si compie l’opera della nostra redenzione.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Dinanzi a me hai preparato una mensa
e il mio calice trabocca. (Sal 23,5)

Oppure:
Abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi
e vi abbiamo creduto. (1Gv 4,16)

Oppure:
Giovanni Battista vide Gesù e disse:
“Ecco l’Agnello di Dio!”.
E i discepoli seguirono Gesù. (Gv 1,36-37)

Preghiera dopo la comunione

Infondi in noi, o Padre, lo Spirito del tuo amore,
perché nutriti con l’unico pane di vita
formiamo un cuor solo e un’anima sola.
Per Cristo nostro Signore.

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20120115.shtml

mons. Antonio Riboldi     (Omelia del 15-01-2012) 

Fede e Testimonianza

Sappiamo tutti come il mondo vada in cerca di persone che sappiano trasmettere, non solo la bellezza della vita, ma anche quelle virtù nascoste che Dio ha certamente deposto in noi e che hanno bisogno di manifestarsi concretamente.
Non suscita, se non freddezza, chi nella vita in qualche modo non dà spettacolo di grandi valori. Ognuno di noi sente la necessità di essere quelli che davvero siamo, forse senza che ce ne accorgiamo: testimoni di quella bontà e bellezza che è l’immagine che Dio ha messo in noi con il Battesimo e dovrebbe essere composta nelle ferialità della fede e della vita.
L’uomo guarda all’apparenza e vuole apparire, tranne le persone umili che cercano di nascondere la bontà che abita nel loro cuore, ma ottenendo di fatto un effetto meraviglioso: è proprio quella umiltà che diventa luce per chi osserva. Ed è di questi fratelli e sorelle che sentiamo il bisogno che ci siano tra noi per trovare anche noi il coraggio di dare alla vita il suo vero senso, che nasce da quei valori e quella bellezza che deve risplendere in ciascun essere umano.
Fanno molto rumore i tanti che si affidano alla fama ed al successo nel mondo, ma è un successo che ha vita breve.
Suscita spesso tanta compassione quel modo di esprimersi per affermare una fama che è davvero basata sul niente: “Lo sai chi sono io?”. Suscita compatimento, conoscendo quanto pietosi siamo agli occhi di Dio – ma proprio per questo da Lui tanto amati! – Lui, che è la vera bellezza che trasmette ai santi.
Ed è quello che racconta oggi il Vangelo, descrivendo l’inizio della missione di Gesù tra di noi, per indicare con la Parola e la vita la via per arrivare a essere figli di Dio.
“Il giorno dopo, Giovanni (il Battista) stava ancora là con due suoi discepoli e, fissando gli occhi su Gesù che passava, disse: ‘Ecco l’agnello di Dio!’. I due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che Lo seguivano, disse: ‘Chi cercate?’. Gli risposero: ‘Rabbì (che significa Maestro), dove abiti?’. Disse loro: ‘Venite e vedete’.
Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui: erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due, che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: ‘Abbiamo trovato il Messia, che significa il Cristo, e lo condusse da Gesù’.
Gesù, fissando lo sguardo su di lui disse: ‘Tu sei Simone, il figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa (che significa Pietro)’ “. (Gv. 1,35-42)
Fa davvero impressione come Gesù attira i discepoli di Giovanni e subito li chiama.
Ma cosa aveva Pietro di tanto interessante, – come a volte pensiamo noi – da richiamare l’attenzione di Gesù che poi lo inviterà a seguirLo?
Una storia, quella di Pietro, fatta di grandezza d’animo, di generosità, ma anche di quella debolezza, tutta umana, che lo porterà, di fronte alla prova, nella passione di Gesù, per paura, a rinnegarne la conoscenza. Un errore che rivela tutta la fragilità, che è nella nostra natura, nonostante la nostra presunzione, e che Pietro riscatterà solo dopo la resurrezione, quando, a Gesù che gli chiedeva” Mi ami?”, per tre volte, senza esitare risponderà: “Signore tu lo sai che ti voglio bene”, cancellando il suo errore e ricevendo così da Gesù, quasi a ricambiare questo amore ormai saldo e fedele, la missione di guidare la Sua Chiesa.
Episodi che richiamano alla nostra mente la nostra generosità, quando affermiamo la nostra fede e amore a Dio, ma nello stesso tempo, anche quando, di fronte alla necessità, ci comportiamo come Pietro. Ma guardando proprio a lui, sappiamo che possiamo sempre ravvederci, rinnovando il nostro amore a Cristo, con sincerità e umiltà di cuore: “Signore, tu sai che ti voglio bene, anche se sono povero e miserò.
Viene alla memoria l’incontro che ebbi con Madre Teresa di Calcutta, in una assemblea di giovani. Alla domanda che le venne fatta se, tornando per ipotesi indietro e sapendo delle difficoltà che avrebbe incontrato, avrebbe ancora seguito la chiamata di Gesù, dopo una lunga pausa di silenzio rispose: “Gli direi di no”. Un ‘no’ che fu come un gelo calato su quel migliaio di giovani. Attendevano una risposta che andasse contro le paure della vita per seguire Gesù o un ideale, e la risposta non era quella che si erano aspettati.
Ricordo che, stando a fianco della Madre, anch’io fui allibito, senza riuscire a comprendere la sua risposta, perché davo per scontato un eroico “sì” da lei.
Di fronte alla sgomento di tutti, le chiesi se aveva capito bene la domanda. Serena mi rispose di “sì”. Ci fu un silenzio strano nell’assemblea, il silenzio che non si arrende ad un sogno che abbiamo tutti, di riuscire nel bene a superare le inevitabili difficoltà. Dopo qualche attimo di riflessione, che parve un’eternità, Madre Teresa, con uno straordinario sorriso, diede una risposta, che fa risuonare quella di Pietro a Gesù: ‘Ma Gli voglio tanto bene che Gli direi di sì’.
E’ l’atteggiamento di tantissimi martiri, anche oggi, che di fronte alle minacce per la professione di fede, non hanno paura delle sofferenze che li attendono, accolte come lo scambio di un amore che non conosce difficoltà e confini.
Proviamo davvero un senso di vergogna pensando alla nostra povera fede o amore a Dio, noi, che Gli voltiamo le spalle per un nulla o per una difficoltà.
Siamo spesso così lontani dall’essere testimoni che possono attirare i fratelli!
“L’uomo contemporaneo – affermava Paolo VI – ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o se ascolta i maestri è perché questi sono testimoni. L’uomo contemporaneo, impegnato nella conquista della materia, ha fame d’altro, e prova una strana solitudine. Il cristiano, consacrato a Cristo, conosce un mistero: il mistero di Dio che invita l’uomo a una partecipazione di vita in comunione senza fine con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Oggigiorno più che mai occorrono testimoni dell’invisibile. Gli uomini del nostro tempo sono degli esseri fragili che conoscono facilmente l’insicurezza, la paura, l’angoscia. I nostri fratelli hanno bisogno di incontrare altri fratelli che irradiano la serenità, la gioia, la speranza, malgrado le prove e le contraddizioni dalle quali essi stessi sono colpiti. Le nuove generazioni sono particolarmente assetate di sincerità, di verità, di autenticità. Hanno orrore del fariseismo sotto tutte le forme. Il mondo insomma ha bisogno di santi’
(Paolo VI, Ottobre 1974)
Ed è bello sia così. Ed è da questa realtà, che non possiamo – nessuno – ignorare, che occorre dare alla vita feriale quel sapore di bontà, di fede vera e concreta, facendoci prendere mano da Gesù, perché sia Lui, e Lui solo, a guidarci.
Vivere alla giornata, affidandoci al nulla che la vita offre, non è sopportabile.
E’ necessario che tutti ci lasciamo riempire dalla necessità di dare al nostro vivere feriale il sapore della fede vissuta e di una santità ricercata, che è poi vivere con Gesù, immersi nella Sua Presenza e Grazia. Ma occorre avere la prontezza a rispondere a Dio che ci invita con segni inequivocabili a seguirLo, come è nel racconto di Samuele:
“In quel giorno, Samuele era coricato nel tempio del Signore dove si trovava l’arca di Dio. Allora il Signore lo chiamò: ‘Samuele!’. E Samuele rispose: ‘Eccomi!’, poi corse da Eli e gli disse: ‘Mi hai chiamato, eccomi!’. Egli rispose: ‘No, non ti ho chiamato, torna a dormire!’. Tornò a dormire. Ma Dio lo chiamò una seconda volta e si ripeté la prontezza di Samuele.
“Per la terza volta il Signore tornò a chiamare: ‘Samuele!’. Questi si alzò ancora e andò da Eli dicendo: ‘Mi hai chiamato, eccomi!’. Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovanetto e disse a Samuele: ‘Vattene a dormire e se ti chiamerà ancora dirai: ‘Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascoltà? Samuele acquistò autorità, perché il Signore era con lui è lasciò andare a vuoto una sola delle Sue parole” (Sam. 3, 3-19)
Con santa Faustina preghiamo:
Da oggi la tua volontà, Signore, è il mio nutrimento.
Hai tutto il mio essere, disponi di me secondo i tuoi divini intendimenti.
Qualunque cosa mi porgerà la Tua mano patema, l’accetterò con gioia.
Non temo nulla, in qualunque modo vorrai guidarmi, e, con l’aiuto della Tua grazia, eseguirò tutto quello che vorrai da me.

mons. Vincenzo Paglia     (Omelia del 15-01-2012)

Videro dove dimorava e rimasero con lui

Il Vangelo di questa seconda domenica del tempo Ordinario ci porta ancora sulle rive del Giordano. E’ trascorso solo un giorno dal suo battesimo e Gesù passa di nuovo. Giovanni lo scorge tra la folla e “fissa lo sguardo” su di lui; un fremito lo percorre tutto, dentro e fuori, ed esclama: “Ecco l’agnello di Dio”. Con tre parole Giovanni raccoglieva tutta la tradizione veterotestamentaria riguardante sia la vittima offerta a Dio per il riscatto dal peccato sia la figura del “servo sofferente” due temi particolarmente cari alla tradizione profetica e agli spiriti più religiosi degli israeliti. Tra questi ultimi, senza dubbio vi erano anche i due discepoli di cui ci parla il Vangelo, Andrea e Giovanni.
Il bisogno di perdono e il desiderio di un mondo nuovo li avevano spinti dalla Galilea sino alle rive del Giordano, lo stesso percorso che aveva fatto Gesù. Giovanni, in certo modo, trasmise ai due discepoli il suo stesso fremito tanto che si staccano da lui per mettersi a seguire il giovane venuto da Nazareth. Del resto, aveva detto loro: “Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv. 3 30). E il Battista aveva fatto crescere nel cuore dei discepoli l’amore e la passione per Gesù.
Questa deve essere l’ambizione di ogni servizio pastorale e comunque è la costante nella vita spirituale di ciascun credente: all’origine dell’incontro con il Signore c’è sempre una parola che viene prima e che tocca il cuore, c’è sempre una persona che indica e accompagna verso di lui. Non ci si converte da soli, ossia per sforzo autonomo o per iniziativa personale. La conversione, per sua natura, è sempre la risposta ad una chiamata; non è mai la prima parola. Tutta la tradizione biblica lo attesta.
Un esempio significativo ci viene presentato nella prima lettura con la chiamata di Samuele. Siamo attorno al 1.030 a.C., quasi esattamente mille anni prima dell’incontro del Giordano. Anche in questo caso, una parola sta all’origine della vocazione del giovane Samuele. “La lampada dell’arca non si era ancora spenta” – scrive l’autore – e il ragazzo si era addormentato come d’abitudine. Nel mezzo della notte sentì una chiamata e si svegliò; ma non era il vecchio Eli a chiamarlo.
La voce insistette e alla fine Samuele, seguendo le indicazioni del vecchio sacerdote, rispose: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta”. E quella notte uscì dal tempio un giovane trasformato, con un nuovo destino davanti a sé.

Per Andrea e Giovanni è il Battista che indica il Signore, colui del quale hanno davvero bisogno e che può dare senso alla loro vita. Si mettono a seguirlo, sebbene a distanza. Non sappiamo se Gesù si accorge subito dei due; certo è che ad un certo punto si volta indietro e chiede loro: “Che cercate?”. Anche qui l’iniziativa parte da Dio. E’ Gesù che si volta e “guarda” i due discepoli. Nello stile di Giovanni l’uso del verbo “vedere”, attorno al quale sembra organizzare tutta la scena, sta a significare che i rapporti tra i vari personaggi si realizzano in un contatto diretto, immediato: Giovanni “fissa lo sguardo su Gesù”; poi è Gesù che “si volta e vede” i due discepoli e li invita a “venire e vedrete”, essi gli vanno dietro e “vedono dove abita”, e da ultimo il Maestro “fissa lo sguardo” su Pietro dandogli un nuovo nome, un nuovo destino.
E’ vero che l’iniziativa viene da Dio, ma nel cuore dei due discepoli non c’è il vuoto, e neppure un tranquillo e avaro appagamento nelle cose di sempre. I due, insomma, non erano restati nella Galilea, nella loro terra o nella loro città, a fare le cose di sempre: avevano nel cuore il desiderio di una vita nuova per loro e per gli altri. E questo desiderio, magari inespresso, si incontra con la domanda di Gesù: “Che cercate?” Ed essi rispondono: “Rabbì, dove abiti?”. Il bisogno di un “maestro” da seguire e di una “casa” ove vivere è il cuore della loro ricerca. Ma è anche una domanda che sale dagli uomini e dalle donne di oggi in modo del tutto particolare: è raro infatti incontrare “maestri” di vita, è difficile trovare chi ti vuol bene davvero, è sempre più frequente invece sentirsi sradicati e senza una comunità vera che accoglie e accompagna. C’è assenza di “padri”, di “madri”, di “maestri”, di punti di riferimento, di modelli di vita. E se pensiamo ai giovani, con grande tristezza dobbiamo dire che sono come una generazione senza padri e senza madri. Da soli non ci si salva. Tutti abbiamo bisogno di aiuto: Samuele fu aiutato dal sacerdote Eli, Andrea dal Battista e Pietro da suo fratello Andrea. Anche noi abbiamo bisogno di un sacerdote, di un fratello, di una sorella, di qualcuno che ci aiuti e ci accompagni nel nostro itinerario religioso ed umano.

Alla richiesta dei due discepoli Gesù risponde: “Venite e vedrete”. Il giovane profeta di Nazareth non si attarda a spiegare, non ha infatti una ideologia da trasmettere ma una vita da comunicare per questo propone la sua amicizia, l’incontro con lui. I due “andarono e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui, erano circa le quattro del pomeriggio”. Si trattò senza dubbio di restare nella casa di Gesù; ma quel che contò davvero fu il radicarsi dei due discepoli nella compagnia di Gesù: divennero suoi amici, e la loro vita cambiò.
Restare con Gesù non restringe gli orizzonti, al contrario, si è spinti ad uscire fuori dal proprio individualismo, a superare il provincialismo e le proprie grettezze per annunciare a tutti la scoperta affascinante di colui che è infinitamente più grande di noi, il Messia. Una gioia profonda, infatti, investì quei due discepoli: avevano trovato colui che cercavano. Andrea uscì da quella casa, ma non dall’amicizia con Gesù. Vide suo fratello, gli fece sentire la gioia di quell’incontro e lo condusse a sua volta da Gesù.
Iniziava in questo modo, vedendo e chiamando, vivendo e amando, la vicenda cristiana: storia di una nuova fraternità. Simone nell’incontro con Gesù, divenne Pietro, ricevette una nuova e inaspettata vocazione. Anche noi, incontrando il Signore, riceviamo la vocazione di essere “pietre vive”, un tassello prezioso, di questa affascinante fraternità che è la comunità cristiana.

mons. Roberto Brunelli     (Omelia del 15-01-2012)

All’uso antico, un nome che qualifica

?Nomen est omen’, cioè ?Il nome è un presagio’: la frase, pare usata per la prima volta dal commediografo latino Plauto, è diventata proverbiale; ancora oggi la si usa, spesso in senso negativo, quando nel nome o cognome di una persona si scorge un significato che allude alla sua personalità o a un evento che la riguarda. In realtà il nome imposto a un neonato oggi è del tutto casuale; i genitori lo scelgono perché suona bene, o perché, sull’onda di qualche personaggio celebre, va di moda. Nessuno bada al suo significato, sicché di fatto il nome serve soltanto a distinguere un individuo da un altro della stessa famiglia. Un tempo non era così, e la bibbia lo dimostra: pressoché tutti gli appartenenti al popolo d’Israele portavano nomi scelti in riferimento a Dio, alla sua grandezza, alla sua bontà. Se ne trovano vari esempi nelle letture di oggi.

Nella prima (1Samuele 3,3-10) protagonista è un fanciullo che avrebbe poi avuto un ruolo determinante nella storia dell’antico Israele. Era nato dopo le insistenti preghiere di sua madre, la quale per questo l’aveva chiamato Samuele, che significa ?Dio ha ascoltato’; la madre, riconoscente, l’aveva poi “restituito” a Dio, lasciandolo al servizio del sacerdote che a sua volta portava un nome quanto mai appropriato: Eli (Elia), che significa ?Il mio Dio è il Signore’. Passando al vangelo (Giovanni 1,35-42), il primo di cui si parla è il Battista, Giovanni, anche lui nato da una donna ritenuta sterile; di qui la scelta del nome, che significa ?Grazia di Dio’ (per riconoscere che il bambino è un dono del Cielo). Segue nel racconto il nome del Bambino di Betlemme, che sia Giuseppe sia Maria avevano distintamente ricevuto ordine dall’Alto di chiamare Gesù, ?(Dio è) Salvatore’. Altri nella bibbia avevano portato lo stesso nome, con grafia un poco diversa ma con lo stesso significato: ad esempio il condottiero Giosuè, il re Giosia; ma a nessuno si addice come a lui, perché lui è il Salvatore, lui è Dio. Nel brano si citano di lui anche vari appellativi, quasi altrettanti nomi, ciascuno espressivo di qualche aspetto della sua missione. ?Agnello di Dio’: lui è come l’innocente agnello che si usava sacrificare per la cena pasquale; innocente, sacrificato sulla croce per salvare l’umanità. Lo chiamano anche ?Rabbi’, cioè Maestro: e chi lo è più di lui? E ancora, ?Messia’ all’uso ebraico, o alla greca ?Cristo’, che significa ?consacrato con l’unzione’, cioè dedito tutto e solo a Dio.
L’episodio riguarda anche due fratelli, chiamati da Gesù tra i suoi apostoli. Sono due pescatori ebrei; il primo però – le contaminazioni culturali esistevano anche allora – porta un nome greco, privo di riferimenti religiosi: Andrea significa ?uomo coraggioso’. Un nome tradizionale ebraico porta invece suo fratello: Simone, cioè ?Dio ha esaudito’ (sottinteso, la mia preghiera); Simone, come uno dei figli di Giacobbe, capostipiti delle dodici tribù d’Israele, o come Simeone, il vecchio cui toccò il privilegio di accogliere tra le braccia il bambino Gesù (Luca 2,22-35).

Ebbene, con la stessa autorità con cui Dio aveva cambiato il nome di Abramo e di Giacobbe per manifestare la nuova missione che egli assegnava loro, Gesù cambia il nome del pescatore Simone. Lo chiama Cefa’, cioè roccia, pietra, e in un’altra occasione (Matteo 16,18) ne spiega il perché: “Io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”, salda come una roccia.
Nella Bibbia dunque il nome non è casuale, né contiene oscuri presagi. Oggi non si usa più sceglierlo per esprimere un vincolo con Dio: chi sa per esempio che Renato significa “nato di nuovo (con il battesimo)”? e Matteo, “dono di Dio”? e Anna, “Dio ha fatto grazia”? Nondimeno, un nome di evidente significato tutti portiamo. Ciascuno si dice Cristiano, cioè ?seguace di Cristo’, e all’uso antico questo nome qualifica chi lo porta, manifesta la sua missione nel mondo, esprime la sua fede.

La Liturgia di oggi

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
(Verde)
I Lettura 1Sam 3,3-10.19
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.
Salmo (Sal 39)
Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
II Lettura 1Cor 6,13-15.17-20
I vostri corpi sono membra di Cristo.
Vangelo Gv 1,35-42
Videro dove dimorava e rimasero con lui.

15 gennaio 2012
Il Santo del giorno

San Mauro Monaco
i santi di oggi …

I Santi di oggi

San Mauro Monaco
Sant’ Arnoldo Janssen Fondatore –Comune
Sant’ Efisio di Cagliari Martire
San Romedio Eremita
San Viatore di Bergamo Vescovo
San Botonto Martire
San Francesco Fernandez de Capillas Domenicano, martire
gli altri santi …

 

Le Notizie
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II SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – DOMENICA   versione testuale
II Settimana del Salterio
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▪ LA RUBRICA

Trovare la chiave del cuore
di Ermes Ronchi

SANTO DEL GIORNO   15/01/2012

San Mauro

LITURGIA DEL GIORNO

1Sam 3,3b-10.19
Sal 39
1Cor 6,13c-15a.17-20
Gv 1,35-42

ravasi 12  gennaio
Quattordici generazioni
di Gianfranco Ravasi

Anna Posta


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