Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) 11 Gennaio 2012

Mer 11 Gen 2012 – Feria

MissF.O.  Letture  Lodi
Media  Vespri  Compieta

Mer  11  Feria 

 27nov11 – 25feb12 Avvento –  Natale –  TOrd. I – VII
19feb12 – 16giu12 Quar.  – Triduo – Pasqua – T.O.
17giu12 – 01set12 Tempo Ordinario  XI – XXI
02set12 – 01dic12 Tempo Ordinario  XXII – XX

  Avvento – Natale – Gen – Feb – Ceneri

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde

Ascolta il Vangelo > http://www.lachiesa.it/niftyplayer.swf?file=http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/mp3/PO013.mp3

Gesù si alza molto prima dell’alba. Esce e se ne va in un luogo deserto, nella notte, e là prega. Quando gli apostoli, che lo cercano, infine lo trovano, egli dice loro: “Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. Egli dice di essere venuto per proclamare la “Buona Novella” e, tuttavia, quando è uscito, non si è trovato in mezzo alla folla. Prima dell’alba, nella notte, egli ha cercato un luogo deserto. Il Vangelo ci dice: “E là pregava”. Come è triste sapere che il più delle volte la preghiera è presentata come una domanda.
Per la maggior parte di coloro che lo sentono, il termine preghiera ha solo questo significato immediato.
Così è un momento decisivo nella nostra vita quando ci rendiamo conto che la preghiera è innanzi tutto adorazione! Essa è come quei pannelli solari che producono energia semplicemente dal loro essere stesi ed esposti alla luce. La preghiera è prima di tutto questa adorazione, questa gioia che noi esprimiamo nella più splendida parola d’amore che possa esistere: “Noi ti rendiamo grazie”. Grazie per che cosa? Per qualche dono? No di certo. Nel “Gloria” diciamo: “Noi ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa”. Grazie per te. È un po’ come il bambino che, in un momento di tenerezza, si getta fra le braccia della mamma e le dice: “Grazie, mamma, perché tu sei proprio tu”. La preghiera è prima di tutto questa adorazione silenziosa; non occorrono parole. Questa adorazione non è certo lontana da ogni preoccupazione. È per questo che dobbiamo chiedere l’aiuto di Dio. Come potremmo essere nell’adorazione di Dio in questo modo, se non fossimo nello stesso tempo feriti, preoccupati da tutta la sofferenza che c’è attorno a noi, dagli sforzi per i compiti che siamo chiamati a svolgere, dalle liberazioni di cui abbiamo bisogno, noi come tanti altri attorno a noi?
L’adorazione è al tempo stesso parola e silenzio. È un silenzio pieno, portatore di tutti i gemiti che sono in noi e che sono attorno a noi. È preghiera in senso pieno solo quella che si fa in silenzio, in una muta presenza. Raramente ci viene riferito questo episodio di cui è stato testimone il curato d’Ars. Egli passava molto tempo nella sacrestia per preparare laboriosamente le sue prediche, poiché non aveva una profonda cultura. Si stupiva nel vedere ogni sera un contadino, un uomo molto semplice, senza istruzione, che, al ritorno dal lavoro, dopo aver lasciato i suoi zoccoli alla porta, entrava in chiesa, si metteva in un angolo e rimaneva per molto tempo immobile e silenzioso. Il curato d’Ars stesso racconta che una volta non si trattenne dalla voglia di chiedergli: “Ma, amico mio, che cosa fa qui?”. L’uomo gli rispose nel suo dialetto della regione di Dombes: “Oh, signor curato, io lo guardo e lui mi guarda”. Quest’uomo così semplice era arrivato ad un altissimo grado di perfezione nella preghiera. Impariamo così, prima di affrontare i doveri della giornata, ad esporci, come Gesù, alla luce che ci riempirà d’energie, in questa preghiera semplice d’amore, d’adorazione: “Grazie, Signore, noi ti rendiamo grazie per il tuo splendore”.

Antifona d’ingresso
Vidi il Signore su di un trono altissimo:
lo adorava una schiera di angeli e cantavano insieme:
“Ecco colui che regna per sempre”.

Colletta
Ispira nella tua paterna bontà, o Signore,
i pensieri e i propositi del tuo popolo in preghiera,
perché veda ciò che deve fare
e abbia la forza di compiere ciò che ha veduto.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima lettura   1Sam 3,1-10.19-20

Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.

Dal primo libro di Samuèle

In quei giorni, il giovane Samuèle serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti.
E quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane.
Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuèle, Samuèle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuèle era stato costituito profeta del Signore. Parola di Dio

Salmo responsoriale   Sal 39

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Beato l’uomo che ha posto la sua fiducia nel Signore
e non si volge verso chi segue gli idoli
né verso chi segue la menzogna.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo.

Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, Tu lo sai.

Canto al Vangelo (Gv 10,27)
Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.

Vangelo   Mc 1,29-39

Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Gesù è guaritore dei corpi e salvatore di tutto l’uomo. Egli prega ora con noi il Padre che ci ha dato la vita. e continuamente si prende cura dei suoi figli. Con fiducia preghiamo:
Salvaci, o Signore.

La tua Chiesa, Signore, è lacerata nei cristiani, perseguitata in molti paesi, guastata dai nostri peccati: donale salute e freschezza nuova. Noi ti invochiamo:
Molti popoli, o Padre, non hanno conosciuto l’amore che hai manifestato nel tuo Figlio Gesù, e tuttavia lo cercano con cuore sincero: non abbandonarli. Noi ti invochiamo:
Prima che noi ti cercassimo, tu per primo ci hai chiamato e ci sei venuto vicino per donarci la tua vita: sostienici nel cammino quotidiano. Noi ti invochiamo:
I malati che la scienza umana non può più soccorrere sperano ancora nel tuo aiuto: rafforza il loro animo nella prova. Noi ti invochiamo:
Ricordati dei sofferenti nel corpo e nello spirito che vivono tra noi e che forse ignoriamo: guariscili e illumina la loro pena. Noi ti invochiamo:
Per i medici e gli infermieri.
Perché molti ascoltano la chiamata del Signore.

Padre nostro, liberaci dal male che abita nel nostro cuore e che distrugge i nostri corpi, e insegnaci ad alleviare la sofferenza del prossimo. Per Gesù Cristo che ha patito ed è morto per noi e ora vive e regna nei secoli eterni. Amen.

Preghiera sulle offerte
Accogli, Signore, l’offerta che ti presentiamo,
esaudisci la nostra fiduciosa preghiera
e santifica tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore. “.

Antifona di comunione
Presso di te, Signore, è la sorgente della vita,
nella tua luce noi vedremo la luce. (Sal 36,10)

Oppure:
“Io sono venuto perché abbiano la vita,
e l’abbiano in abbondanza”, dice il Signore. (Gv 10,10)

Preghiera dopo la comunione

Dio onnipotente, che ci hai nutriti alla tua mensa,
donaci di esprimere in un fedele servizio
la forza rinnovatrice di questi santi misteri.
Per Cristo nostro Signore.

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20120111.shtml

Eremo San Biagio     (Omelia del 11-01-2012)

Commento su Primo Samuele 3,6
Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!» 
(1Sam 3,6)

Come vivere questa Parola?

Samuele ed Eli: un giovane ancora inesperto delle vie di Dio ma aperto e disponibile alla sua azione e un anziano sacerdote buono ma che si rivela incapace di educare i propri figli.

Nulla lo avrebbe fatto indicare come guida spirituale. Eppure proprio a lui è stata affidata la cura di Samuele e proprio grazie alla sua mediazione questi giungerà a riconoscere la voce del Signore e ad assumere nei suoi riguardi il giusto atteggiamento.

Non è facile neppure oggi distinguere le sollecitazioni di Dio dalle proposte, spesso subdole e suadenti, che ci bombardano. Eppure proprio qui si gioca la riuscita della nostra vita.

Si impone la necessità di maestri onesti che sappiamo educare al discernimento, senza sostituirsi alla persona: è troppo facile lasciarsi stordire da chi grida più forte, suggestionare dal fatto che “fanno tutti così”, o seguire le proprie fantasie? Un dono quindi da chiedere umilmente al Signore.

Ma non basta! Samuele si rivela un giovane in ascolto, che riesce a percepire anche nel sonno i richiami dell’anziano sacerdote: un ascolto attivo che lo fa scattare e accorrere sollecito. Sarà questo atteggiamento a renderlo docile strumento nella mani di Dio e guida illuminata di Israele.

Prenderò atto che nel cammino spirituale è altrettanto pericoloso essere autodidatta quanto l’affidarsi indiscriminatamente a chiunque: ho nella mia vita un punto stabile di riferimento? L’ho scelto con cura e dopo aver pregato?

L’unico Maestro sei tu, Signore, che con la Parola illumini i miei passi e con i Sacramenti li sostieni, ma tu, generalmente, ci raggiungi attraverso le mediazioni. Non farmele mancare, te ne prego, perché non corra il rischio di correre invano.

La voce del Papa
La Chiesa continua a raccomandare la pratica della direzione spirituale, non solo a quanti desiderano seguire il Signore da vicino, ma ad ogni cristiano che voglia vivere con responsabilità il proprio Battesimo, cioè la vita nuova in Cristo
(Benedetto XVI)

Eremo San Biagio     (Omelia del 12-01-2011)

Dalla Parola del giorno
Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.

Come vivere questa Parola?
L’autore della lettera agli Ebrei conclude questo secondo capitolo insistendo sulla solidarietà di Cristo con il genere umano, indispensabile per liberare quest’ultimo dalla soggezione al maligno.
L’incarnazione che lo assimila ai fratelli, rendendolo partecipe della stessa carne, cioè della stessa fragilità creaturale, e dello stesso sangue, cioè della stessa vita umana, doveva spingersi fino alle estreme conseguenze facendogli assaporare la sofferenza e la morte con cui inevitabilmente ogni uomo è chiamato a confrontarsi. Anzi, si espliciterà più avanti, non si sottrasse neppure alla paura della morte che schiavizza gli uomini insinuando il dubbio sulla paterna bontà di Dio.
Sarà proprio questo suo immergersi nella prova della croce in atteggiamento di totale e fiducioso abbandono al Padre, che spunterà la freccia avvelenata del nemico, riducendolo all’impotenza. In tal modo egli libera l’uomo non dalla morte fisica, ma dalla paura di essa, e dischiude dinanzi a lui la via luminosa della piena partecipazione alla vita di Dio, in quanto suoi figli. Via in cui egli ci precede con la sua resurrezione.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, sosterò sul mistero di annientamento del Figlio di Dio, che proprio con la sua solidarietà sconfinata mi ha aperto la via della vita.

Ti lodo e ti benedico, Signore Gesù, per il tuo esserti fatto nostro fratello, pienamente solidale con noi. Aiutami ad assumere il tuo stesso atteggiamento di fiducioso abbandono nei riguardi del Padre e di solidarietà con gli altri.

La voce di una testimone di oggi

Voglio vivere perché tutti i disperati del mondo possano scoprire che Cristo è la gioia che vince ogni sofferenza, che Cristo è la vita che vince ogni morte, che Cristo è la pace che vince ogni angoscia.
Chiara Amirante

Eremo San Biagio     (Omelia del 13-01-2010)

Dalla Parola del giorno
Tutta la città era riunita davanti alla porta.

Come vivere questa Parola?
Quante volte gli evangelisti fanno riferimento alle folle che circondano Gesù sia per ascoltare il suo messaggio di salvezza, sia per la curiosità di vedere qualche miracolo.
Anche Marco nel racconto di oggi, dice che “tutta la città” stava fuori la porta della casa di Simone. Quel mattino, Gesù aveva guarito la suocera e la voce si è sparsa rapidamente, cosicché la sera portavano da lui, tanti malati e indemoniati. Gesù colmo di compassione ne guarisce molti.
Poi sosta in silenzio con il Padre, come per attingere alla sorgente della sua vita. Quindi, si alza presto e si ritira in un luogo deserto. Ma la sua opera attrae e la sua persona affascina: lo cercano e lo trovano.
“Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuta!” Sì, la missione di Gesù è di offrire il Regno a tutti, senza eccezioni. Gesù non è proprietà di nessuno, il suo ministero è per tutti e va oltre la restituzione della salute fisica. Gesù è venuto per vincere le forze del male nel mondo intero.

Oggi, mi ritiro nel mio deserto interiore consapevole che lì posso anch’io attingere alla sorgente della vita per comprendere meglio la ragione profonda della mia esistenza; per comunicare con il Padre di Gesù che è anche Padre mio.
Signore, ti prego illuminami sul vero significato della mia vita in un mondo sovente confuso. Aiutami a gestire la vita come missione di compassione e solidarietà verso tutti. Gloria a te, Signore!

Un Padre della Chiesa

Cristo nasce e si forma in colui che crede per mezzo della fede, esistente nell’uomo interiore; in colui che è chiamato alla libertà della grazia; in colui che è mite e umile di cuore, e che non si gloria nella nullità dei suoi meriti e delle sue opere; in colui che ascrive i suoi meriti al dono divino. Costui si identifica con Cristo.
Sant’Agostino

Eremo San Biagio     (Omelia del 14-01-2009)

Dalla Parola del giorno
?Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.?

Come vivere questa Parola?
Oggi, la liturgia ci porta a posare lo sguardo contemplativo su Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote. Un titolo onorifico che lo situa infinitamente al di sopra di noi? Tutt?altro! È il chinarsi del cielo su di noi. Di più: è il farsi ?terra? del ?cielo? perché la redenzione non resti come un rivestimento esterno che viene a coprire la vergognosa nudità dell?Adamo fuggitivo, ma sia un restituire la ?verginità perduta? alla sposa infedele (cf Osea), un promuovere la ?rinascita dall?Alto? (cf Gv).
Sì, Gesù non si pone dinanzi alla storia con l?atteggiamento distaccato del giudice pronto a sentenziare e condannare. E neppure con quello del magnate che lascia cadere dall?alto il suo condono. Gesù si fa uno di noi, si immerge nel nostro fango segnato dal limite e dalla povertà, non si sottrae alla prova e alla sofferenza. Assapora fino in fondo l?amarezza della condizione umana, schiavizzata dal peccato. L?esercizio del suo Sommo Sacerdozio si colora così di misericordia e di fedeltà.
Allo sguardo sgomento dell?uomo, che ancora cerca scampo nella fuga, tentando di sottrarsi a un Dio che crede irrimediabilmente irritato e geloso custode della propria indiscussa autorità, si svela il volto del Misericordioso, il volto di una fedeltà mai smentita.
E la storia si illumina: da tetro scenario a orizzonte sconfinato che si spalanca su un Amore mai pago di donarsi e di riabbracciare il figlio che si credeva perduto.
Ma chi è quell?uomo fuggitivo, quel figlio perduto che si trova così inaspettatamente spalancate le porte di casa? Che non sia io?

Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi lascerò sollecitare da questa domanda un po? scomoda, perché forse m costringe a liberarmi dalla maschera di una presunta giustizia per riconoscermi negli stracci del figlio che ancora vaga, sia pure nei pressi della casa paterna, senza decidersi a varcarne definitivamente la soglia.

Signore Gesù, Sommo Sacerdote misericordioso e fedele, dammi di non sottrarmi al tuo sguardo che mi sollecita a prendere sul serio l’amore del Padre e ad afferrarmi alla tua mano per vivere, fuori da ogni compromesso, la mia esaltante situazione filiale.

La voce di uno scrittore

La misericordia di Dio è una fune lunga e forte. Non è mai troppo tardi per aggrapparvisi
Bruce Marshal

Eremo San Biagio     (Omelia del 16-01-2008)

Dalla Parola del giorno
Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiamò ancora come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta!» 

Come vivere questa Parola?
Il giovane Samuele, ridestato più volte dal sonno da una voce misteriosa che lo chiama, corre sollecito presso Eli, sotto la cui guida serviva il Signore. L’anziano sacerdote è per lui una mediazione di cui egli riconosce e rispetta l’autorevolezza.
E sarà proprio questa sua umile dipendenza, questo ascolto docile e abituale che lo renderà capace di cogliere e di accogliere, a suo tempo, il richiamo del Signore.
Come per Samuele, anche per noi, oggi, non è facile riconoscere i passaggi di Dio nell’involucro opaco degli eventi. Ci sentiamo ‘maggiorenni’, a volte, e rifiutiamo le mediazioni: persone, avvenimenti, letture… occasioni talvolta impensate che tentano di aprire un varco di luce nelle nostre notti.
Eppure, è proprio in quel silenzio che ci sgomenta, in quel buio che toglie ogni illusione che è possibile percepire la voce di Dio, il suo appello a riscoprire la dimensione profetica del nostro battesimo per portare ai fratelli l’annuncio gioioso di un Amore che, come dice Giovanni, le tenebre non possono sopraffare.
Si tratta di non lasciar spegnere in noi ‘la lampada di Dio’, la luce, talvolta flebile, della fede e di non sottrarci all’umile richiamo di chi, forse inconsapevolmente, ci sollecita a prestare attenzione al Signore che ‘sta accanto a noi’.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, cercherò di individuare ‘le mediazioni’ con cui Dio mi sta sollecitando. Forse è lo sguardo innocente di mio figlio, forse una gioia o un dolore inatteso, una frase del vangelo… Mi lascerò da esse guidare, come un bambino, per cogliere la Sua presenza e il Suo appello.
Concedimi, Signore, di inoltrarmi nelle notti che la vita riserva, mantenendo accesa la luce della fede, e prestando ascolto a chi mi indica la strada.

La voce di un grande mistico
Notte che mi hai guidato! / 0 notte amabile più dei primi albori! / 0 notte che hai congiunto / l’Amato con l’amata, / l’amata nell’Amato trasformata!
San Giovanni della Croce

Eremo San Biagio     (Omelia del 10-01-2007)

Dalla Parola del giorno
Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!».

Come vivere questa Parola?
Queste righe si inseriscono nella pericope del vangelo odierno che è un quadro vivo della persona e dell’attività di Cristo Gesù. Ecco, uscito dalla sinagoga, ha guarito dalla febbre la suocera di Pietro. Poi ha esaudito tanta gente che, davanti alla porta della città, gli aveva portato malati e indemoniati. All’alba del giorno dopo, ha preso una pausa “in luogo deserto e là pregava”. Ma la gente non si arrende. Così Simone e altri si mettono sulle sue tracce. Sembra di vederli affannati e preoccupati, ed è certo molto espressiva anche per noi quella loro parola: “Tutti ti cercano”. Gesù si arrende. Torna sui suoi passi ed entra ancora più a fondo nella sua missione che è quella di predicare (= annunciare) la lieta notizia che Dio è Amore: non solo lì dove si è radunata la folla, ma anche altrove, “per tutta la Galilea”.
Ci lasciamo un momento provocare da quella realtà espressa da Simone: Tutti ti cercano.Niente c’è infatti di più vero, a livello umano, esistenziale. Che tu ne sia consapevole o no, il tuo cuore ? nella identità del tuo “sé” profondo ? cerca ciò che è vero, giusto, buono e bello; cerca ciò che ti permette di essere nell’appagamento profondo; cerca la gioia di amare e di essere amato. Fondamentalmente ogni uomo degno di tale termine e dunque non abbrutito dal vizio fino a vivere una vita animale, è un cercatore di Assoluto, di ciò che è vero, giusto, buono e bello senza pagare scotto alla caducità, alla corruzione e alla morte.
“Tutti ti cercano”, Gesù, perché tu sei l’Assoluto di tutto ciò che è vero bello buono e giusto, di tutto ciò che è Amore.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiedo allo Spirito di mettere il silenziatore a tutte le voci delle contingenze che passano o restano in superficie. È importante che io stesso mi riconosca nella mia identità di cercatore d’Assoluto, cercatore del Dio vivo, cercatore di Gesù.

Signore Gesù, incarnazione del Dio vivo e della sua volontà di salvezza, io cerco il tuo volto. Dammi dunque di non desistere mai dal cercarti, o Tu che ti lasci trovare.

La voce di un Padre della Chiesa
Nulla mi gioverebbe. Tutto il mondo e tutti i regni di quaggiù per me sono un niente. Per me è meglio morire per Gesù Cristo, che essere re fino ai confini della terra. Io cerco colui che morì per noi; io voglio colui che per noi risuscitò.
S. Ignazio di Antiochia

Eremo San Biagio     (Omelia del 11-01-2006)

Dalla Parola del giorno
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

Come vivere questa Parola? 
Quando parlano a Gesù di questa donna malata, senza indugio Egli le si accosta. E il gesto di prenderla per mano esplicita, quasi con la forza del simbolo, quella corrente di energia divina che dal Signore raggiunge la donna. C’è un chinarsi su di lei, un toccarla, un manifestare l’infinita compassione e misericordia nell’umanissimo, tenero gesto del prenderla per mano. La febbre, a questo punto, se ne deve andare. È pure tanto significativo che la donna, nella consapevolezza immediata della sua guarigione, non se ne sta con le mani in mano, ma si mette a servire Gesù e quelli che lo avevano accompagnato. E non è l’amore semplice e gioioso che si fa servizio il segreto dell'”uscita di sicurezza”? Esci da te; la smetti di preoccuparti delle cose tue e fai attenzione agli altri, a quello di cui hanno bisogno. Tu, guarito dall’Amore, ti fari “servo” per amore!

Oggi, nella mia pausa contemplativa, visualizzo questa scena così familiare e semplice. Posso mettermi al posto della donna ammalata. Ecco, sono in balia della febbre. Forse si tratta di un sentimento negativo che mi tormenta, mi fa guardare con sospetto, con irritazione, con malevolenza e voglia di “ripicca” qualche persona. Forse è una forsennata bramosia di primeggiare, di “brillare” più degli altri. Forse è cupidigia di possedere qualcosa o qualcuno.

Da questa febbre, liberami, Signore. Prendimi per mano e toccami dentro il cuore. Io credo in Te. Mi fido di Te. Tu guariscimi e abilitami a servire per amore.

La voce di uno scrittore e poeta
Gesù è Dio, quando il discepolo lo chiama, dominerà i venti malefici. E tu, appena troverai un momento di respiro in mezzo agli attacchi del nemico, glorifica chi ti ha salvato.
Filoteo il Sinaita

Eremo San Biagio     (Omelia del 14-01-2004)

Dalla Parola del giorno
Samuele acquistò autorità poiché il Signore era con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. (1Sam 3,19)

Come vivere questa Parola?
Dio chiama il giovane Samuele in un momento cruciale della storia di Israele: è tempo di sfacelo e di afflizione. In risposta all’alleanza tradita, “la Parola del Signore si era fatta rara in quei giorni” e il popolo, immerso nell’empietà, non era più in grado di percepire la Sua presenza come nell’esodo, quando Dio si era manifestato “con mano potente e braccio teso”. Presto la casa di Eli sarebbe andata in rovina e i Filistei avrebbero sottratto l’arca di Dio e con essa ? è l’amaro commento di una donna del popolo – “se n’è andata lontano la sua gloria” (4,22). E’ in questo frangente che d’improvviso, contro ogni aspettativa, nel cuore della notte, tempo privilegiato di rivelazione e d’intimità, Dio prende l’iniziativa e la sua parola risuona potente per affidare a questo fanciullo “amato” (Sir 46,13) il compito di risvegliare la speranza: Dio non abbandonerà mai Israele, nonostante la sua infedeltà.
Ma perché inaspettatamente Dio interviene ed imprime una nuova direzione agli avvenimenti? Di certo, perché “eterna è la sua misericordia”. Ma è pur vero che ciò è stato reso possibile dalla docilità di Samuele “che non lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”. A motivo di un’obbedienza perfetta e irreprensibile, dunque. Adempiuta con prontezza, sempre di buon animo, con gli orecchi tesi ad ogni sua chiamata, per amore, come specifica san Benedetto nella sua Regola. Ecco allora il pungolo dell’ardente desiderio che la Parola odierna vuole istillarci: coltiva la sollecitudine e lo zelo per il Signore senza rimandi né scorciatoie, assumendo il giogo dell’obbedienza e della mitezza arrendevole come imprescindibili coordinate spirituali che ti situano nella sua volontà salvifica.

Oggi nella mia pausa contemplativa, docile, aprirò il cuore accogliendo volentieri la Sua Parola per trovare in essa il coraggio e la forza di metterla in pratica con vigore. Attraverso la fatica laboriosa dell’obbedienza, rinunziando alla mia volontà come scelta oculata d’amore e di tenerezza, percepirò la visita di Dio che rende luminosi i miei giorni rivestendomi di salvezza. Questa la mia preghiera:

Spalanca i miei occhi alla Tua luce, Signore, perché io veda ciò che più ti è gradito e aderisca a Te nella fedeltà alla Parola che irrompe nel mio presente trasfigurandolo, a Tua gloria.

La voce di un profeta del nostro tempo
Talora sembra che i cristiani abbiano vergogna del Vangelo, non siano consenzienti con la Parola di S. Paolo: “Io non mi vergogno del Vangelo, poiché è potenza di Dio”.
Card. Carlo Maria Martini

Eremo San Biagio     (Omelia del 15-01-2003)

Dalla Parola del giorno
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

Come vivere questa Parola?
Quando parlano a Gesù di questa donna malata, senza indugio Egli le si accosta. E il gesto di prenderla per mano esplicita, quasi con la forza del simbolo, quella corrente di energia divina che dal Signore raggiunge la donna. C’è un chinarsi su di lei, un toccarla, un manifestare l’infinita compassione e misericordia nell’umanissimo, tenero gesto del prenderla per mano. La febbre, a questo punto, se ne deve andare. È pure tanto significativo che la donna, nella consapevolezza immediata della sua guarigione, non se ne sta con le mani in mano, ma si mette a servire Gesù e quelli che lo avevano accompagnato. E non è l’amore semplice e gioioso che si fa servizio il segreto dell'”uscita di sicurezza”? Esci da te; la smetti di preoccuparti delle cose tue e fai attenzione agli altri, a quello di cui hanno bisogno. Tu, guarito dall’Amore, ti fari “servo” per amore!

Oggi, nella mia pausa contemplativa, visualizzo questa scena così familiare e semplice. Posso mettermi al posto della donna ammalata. Ecco, sono in balia della febbre. Forse si tratta di un sentimento negativo che mi tormenta, mi fa guardare con sospetto, con irritazione, con malevolenza e voglia di “ripicca” qualche persona. Forse è una forsennata bramosia di primeggiare, di “brillare” più degli altri. Forse è cupidigia di possedere qualcosa o qualcuno. Ecco: da questa febbre, liberami, Signore. Prendimi per mano e toccami dentro il cuore. Io credo in Te. Mi fido di Te. Tu guariscimi e abilitami a servire per amore.

La voce di un antico monaco
Gesù è Dio, quando il discepolo lo chiama, dominerà i venti malefici. E tu, appena troverai un momento di respiro in mezzo agli attacchi del nemico, glorifica chi ti ha salvato.
Filoteo il Sinaita

Eremo San Biagio     (Omelia del 16-01-2002)

Dalla Parola del giorno
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni. […]. Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. 

Come vivere questa Parola?
Gesù ha appena guarito dalla febbre la suocera di Pietro, in un contesto di vita tutto feriale. L’ha presa delicatamente per mano e l’ha liberata dal suo male. Lei subito si è alzata e con disinvoltura si è messa a servire. Ora il Signore esprime la sua compassione e misericordia verso malati e sofferenti con la potenza sanatrice di Dio. E’ il suo atteggiamento di carità senza limiti quello che emerge già in questo primo capitolo del vangelo. Attenzione però! Subito è rivelata l’altra dimensione profonda della sua personalità. Il sole non si è ancora levato e Gesù già cerca un luogo di quiete e silenzio dove, a lungo, si intrattiene a pregare. Ecco: il segreto del suo “darsi” in balia del bisogno di liberazione dell’uomo è strettamente connesso col suo pregare, così come l’impeto del fiume ricco di acque dipende dalle segrete scaturigini della sua sorgente.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, sosterò a lasciarmi penetrare dalla forza sanatrice di Gesù. Risanami – gli dirò ? dalla mentalità efficentista in cui sono immerso, per cui arrivo persino a dire che il lavoro è preghiera. Fammi capire, Signore, che se non ho tempi di autentica preghiera che mi unisca a Te nel profondo del cuore, proprio lì io inaridisco e muoio. Dando solo me stesso, e non Te, inganno me stesso e il mondo intero, perché do terra e non la tua acqua che disseta.

La voce di una grande donna russa
Se siete stati nutriti da Dio nella preghiera, dovreste essere in grado di dare l’olio della tenerezza e il vino della compassione a tutti quelli che incontrate.
Catherine de Hueck Doherty

Eremo San Biagio     (Omelia del 10-01-2001)

Dalla Parola del giorno
Venuta la sera dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie (…). Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero. «Tutti ti cercano». Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

Come vivere questa Parola?
Con la sua tipica incisività l’evangelista Marco ci descrive una giornata di Gesù. Ne emerge il senso di una vita “mangiata” dagli uomini ma che ha radici di profonda unione col Padre.
Quel rifugiarsi di primissimo mattino in luogo deserto a pregare, dice la priorità della dimensione contemplativa. Esprime la necessità, da parte di Gesù, di alimentare e sostenere la sua missione. Tutto il suo darsi in balìa delle urgenze umane “gridate” da infermi, malati, indemoniati è possibile ed ha senso salvifico, proprio perché attinge continuamente a quelle segrete energie divine che la preghiera del primo mattino (non certo frettolosa ma vitale!) gli ottiene.
E’ per questa sua preghiera che il suo cuore umano si dilata a tutte le urgenze circa l’annuncio del Regno, non solo a quelle della gente più vicina e conosciuta.


Nel mio rientro al cuore, oggi, lascio risuonare quella parola dei discepoli: “Tutti ti cercano”. Anch’io cerco te, Signore! Cerco Te, mia salvezza. Tu salvami dal non senso, dallo squilibrio. Che al primo posto io metta la preghiera nella mia giornata: proprio perché il cuore sia sensibile al dolore, alla fatica, alle urgenze dei miei fratelli. Proprio perché sia vera, efficace la mia missione.

La voce di un profeta contemporaneo
Presi nei ritmi degli orari stretti e dei programmi vorticosi, l’uomo e la donna di oggi hanno implicitamente sete delle realtà esistenziali: una vita interiore, soste di comunione con l’Invisibile Amore.
Frere Roger di Taizè

Movimento Apostolico – rito romano   (Omelia del 11-01-2012)

Andiamocene altrove, nei villaggi vicini

È stupendamente istruttivo leggere il Vangelo ponendo attenzione ad ogni avvenimento che si compiva per Gesù o attorno a Lui. Dopo che Gesù ha insegnato nella sinagoga e guarito l’uomo posseduto da uno spirito immondo, si reca nella casa di Simone. Gli parlano della suocera di Pietro che giace a letto con la febbre. Si avvicina, la fa alzare prendendola per la mano, la febbre subito la lascia ed ella si mette a servirli. Essendo sabato, Gesù non può fare molti miracoli. Gli infermi non possono essere trasportati da un luogo all’altro e neanche possono fare lunghi percorsi coloro che sono in grado di camminare.
Tramonta il sole. Finisce il giorno del riposo. Si possono riprendere le quotidiane abitudini di lavoro. I malati possono essere trasportati. Molti sono gli infermi e molti gli indemoniati che sono davanti alla porta, dove alloggia Gesù. Tutta la città accorre per vedere cosa Lui avrebbe fatto. Gesù guarisce molti che sono affetti da varie malattie e scaccia molti demòni. Finita questa grande opera di misericordia, Gesù si concede un poco di riposo. Di buon mattino si alza e si reca a pregare in un luogo solitario, in disparte. Mai Gesù tralascia l’appuntamento con il Padre. La preghiera è per Lui fonte di vera ricarica spirituale. Il Padre gli manifesta la sua volontà e gli dona la forza per poterla attuare. Ogni incontro con il padre avviene sempre nella comunione dello Spirito Santo, che è lo Spirito di verità, verità di Dio, verità dell’uomo.
E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Durante la notte e alle prime luci dell’alba molti altri ammalati ed indemoniati sono giunti e tutti sono dinanzi alla casa, in attesa che Gesù venga e li guarisca. Simone e quanti erano con lui si mettono sulle sue tracce. Trovatolo lo avvisano. Molti sono quelli che lo cercano perché attendono da lui un qualche miracoli. Il cuore di Cristo Gesù non è però mosso dalle urgenze, necessità, bisogni della gente. Lui non è il servo delle folle. È invece il servo del Signore, colui che è venuto per fare solo la volontà del Padre suo, oggi, domani, sempre. Lui deve fare solo questo: obbedire a Dio sempre. La profezia questo dice di Lui e questo Lui fa con sollecita e pronta obbedienza: “Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo». Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai. Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore, la tua verità e la tua salvezza ho proclamato. Non ho celato il tuo amore e la tua fedeltà alla grande assemblea” (Sal 40 (39) 7-11).

L’obbedienza in Cristo è il vero motore della sua carità, misericordia, pietà. In ogni cosa solo Dio è il Signore della sua vita. Questa verità oggi manca alla nostra carità e compassione. È segno che Dio non è il Signore della nostra vita, dal momento che siamo noi a darci quotidianamente la nostra vocazione. La vocazione viene solo da Dio ed anche le modalità del suo svolgimento. La Chiesa tutta oggi è nella grande sofferenza. Vi è tanta autonomia da Dio.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri servi del Signore.

Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 12-01-2011)

Tutti ti cercano!

Ogni giorno, nella prima parte della celebrazione eucaristica c’è la liturgia della Parola. E ogni giorno, come a puntate che si susseguono, viene proclamata a Legge, i Profeti, gli Atti, le lettere degli Apostoli, e il Vangelo Santo. Oggi continuiamo a leggere, e a meditare assieme, il Vangelo di San Marco. Dunque: ieri abbiamo visto Gesù nella sinagoga di Cafàrnao e le meraviglie di Dio che, per mezzo di Lui, là sono avvenute. Oggi vediamo come Gesù, uscito dalla sinagoga, va “subito nella casa di Simone ed Andrea in compagnia di Giacomo e di Giovanni”. Sono ormai inseparabili: Gesù con i suoi amici, gli Apostoli. Essi rappresentano la futura Chiesa, che è sempre unita a Cristo, come in un Corpo solo: Lui è il Capo e la Chiesa sono le sue membra, noi tutti. In casa trovano la suocera di Simone, che ha la febbre: Gesù le prende la mano, e all’istante la febbre se ne và. Subito ella si alza e prepara per tutti una buona cena calda, e immaginate con quanta gioia nel cuore?! Intanto la notizia della sua guarigione e anche quella della liberazione dell’indemoniato si era ormai diffusa? tutti accorrono in quella casa dove c’è il Salvatore, Gesù Cristo: “tutta la città era riunita davanti alla porta. Egli guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni”.

Al mattino presto Gesù si alzò quando era ancora buio e si ritirò in un luogo deserto per pregare, per stare solo con il Padre suo: cuore a cuore con Lui.

Questa è la preghiera! Gli dicono: “tutti ti cercano!”. Ma Egli lasciò Cafàrnao per andare a portare la Buona Novella anche in altri villaggi: per tutta la Palestina. E, un giorno, invierà i suoi Apostoli in tutto il mondo, e fino a noi, perché Gesù è venuto per tutti gli uomini della terra “di ogni tribù, lingua, popolo e nazione”.

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I SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – MERCOLEDÌ   versione testuale
I Settimana del Salterio
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SANTO DEL GIORNO   11/01/2012

San Paolino d’Aquileia

La Liturgia di oggi

Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
(Verde)
I Lettura 1Sam 3,1-10.19-20
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.
Salmo (Sal 39)
Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
Vangelo Mc 1,29-39
Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie.

11 gennaio 2012
Il Santo del giorno

San Tommaso Placidi da Cori Sacerdote
i santi di oggi …

I Santi di oggi

San Tommaso Placidi da Cori Sacerdote –Comune
Sant’ Igino Papa
San Leucio di BrindisiVescovo
Sant’ Onorata di Pavia Vergine
Santa Luminosa di Pavia Vergine
Santa Speciosa di Pavia Vergine
Santa LiberataVergine e martire
gli altri santi …

 

Le Notizie
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