San Pietro Canisio, catechista per eccellenza 21 Dicembre 2011

SANTO DEL GIORNO 21/12/2011

San Pietro Canisio

IV SETTIMANA DI AVVENTO – MERCOLEDÌ

Mer 21 Dic 2011

Feria verso Natale

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Santo del giorno 21 Dicembre 2011   http://www.santiebeati.it/dettaglio/30450
SAN PIETRO CANISIO Fermezza e cordialità:   
Canisio è il cognome latinizzato di Peter Kanijs (1521-1597), un giovane gesuita olandese, di straordinaria cultura, che sant’Ignazio di Loyola mandò in Germania per difendere e rivitalizzare la fede cattolica, al tempo della lacerazione protestante. Il suo apostolato fu così incisivo che, nei paesi di lingua tedesca, fino a qualche decennio fa, “il Canisio” era il nome che si dava al Catechismo per i giovani da lui composto e costantemente rieditato (duecento edizioni, già durante la vita dell’autore e più di novecento, fino ai nostri giorni). È giusto, perciò, riconoscergli il titolo di secondo “Apostolo della Germania”. Si dovette certamente a lui se le regioni più tradizionalmente cattoliche dell’Europa centrale (Baviera, Austria, Boemia, Polonia) rimasero cattoliche e se il cattolicesimo resistette là dove era in forte minoranza. Eppure Pietro … …continua la lettura su Avvenire.it
Altri Santi del giorno:  http://www.santiebeati.it/12/21/

Michea, profeta;
beato Domenico Spadafora da Randazzo (1450-1521);
beato Pietro Friedhofen, religioso e fondatore (1819-1860).

Continuando nella sua catechesi sui santi, Benedetto XVI ha dedicato l’udienza generale del 9 febbraio a san Pietro Canisio (1521-1597), gesuita e teologo presente come perito al Concilio di Trento.Olandese di nascita, nel 1548 fu inviato dal fondatore dei Gesuiti, sant’Ignazio di Loyola (1491-1556), in Germania. Il Papa ne richiama le parole annotate nel suo diario e riferite alla Basilica di San Pietro, dove il santo si era recato per pregare: «Là io ho sentito che una grande consolazione e la presenza della grazia mi erano concesse per mezzo di tali intercessori [Pietro e Paolo]. Essi confermavano la mia missione in Germania e sembravano trasmettermi, come ad apostolo della Germania, l’appoggio della loro benevolenza. Tu conosci, Signore, in quanti modi e quante volte in quello stesso giorno mi hai affidato la Germania per la quale in seguito avrei continuato ad essere sollecito, per la quale avrei desiderato vivere e morire».

I tempi per una missione in Germania non erano facili: «ci troviamo – ricorda il Papa – nel tempo della Riforma luterana, nel momento in cui la fede cattolica nei Paesi di lingua germanica, davanti al fascino della Riforma, sembrava spegnersi. Era un compito quasi impossibile quello di Canisio, incaricato di rivitalizzare, di rinnovare la fede cattolica nei Paesi germanici». Ma, nutrito della spiritualità di sant’Ignazio, san Pietro Canisio riuscì sia a rafforzare la fede cattolica là dov’era rimasta maggioritaria – in Baviera, poi a Vienna, a Praga e in Polonia, dove fu nunzio pontificio – sia a mantenerla nelle regioni tedesche a maggioranza protestante. Partecipò anche ai colloqui di Worms del 1557 con i dirigenti protestanti, fra cui Filippo Melantone (1497-1560), che sfiorarono una riconciliazione poi sfumata soprattutto per l’opposizione dei principi protestanti tedeschi. Consacrò l’ultima parte della sua vita a Friburgo, in Svizzera, dove si era ritirato nel 1580 e dove morirà nel 1597, alla predicazione e alla stesura delle sue ultime opere.
San Pietro pubblicò in effetti numerosi volumi. «Ma i suoi scritti più diffusi – nota il Pontefice – furono i tre Catechismi composti tra il 1555 e il 1558. Il primo Catechismo era destinato agli studenti in grado di comprendere nozioni elementari di teologia; il secondo ai ragazzi del popolo per una prima istruzione religiosa; il terzo ai ragazzi con una formazione scolastica a livello di scuole medie e superiori. La dottrina cattolica era esposta con domande e risposte, brevemente, in termini biblici, con molta chiarezza e senza accenni polemici. Solo nel tempo della sua vita sono state ben 200 le edizioni di questo Catechismo! E centinaia di edizioni si sono succedute fino al Novecento. Così in Germania, ancora nella generazione di mio padre, la gente chiamava il Catechismo semplicemente il Canisio: è realmente il catechista per secoli, ha formato la fede di persone per secoli».
Si può dire che la caratteristica fondamentale della missione tedesca di san Pietro Canisio sia stata, afferma Benedetto XVI, «saper comporre armoniosamente la fedeltà ai principi dogmatici con il rispetto dovuto ad ogni persona. San Canisio ha distinto l’apostasia consapevole, colpevole, dalla fede, dalla perdita della fede incolpevole, nelle circostanze. E ha dichiarato, nei confronti di Roma, che la maggior parte dei tedeschi passata al Protestantesimo era senza colpa. In un momento storico di forti contrasti confessionali, evitava – questa è una cosa straordinaria – l’asprezza e la retorica dell’ira – cosa rara come ho detto a quei tempi nelle discussioni tra cristiani, – e mirava soltanto alla presentazione delle radici spirituali e alla rivitalizzazione della fede nella Chiesa». Fermezza nella dottrina, contro ogni sincretismo e relativismo, e cordialità nelle relazioni personali, contro un certo zelo amaro, costituiscono la formula per l’ecumenismo che il Papa ha recentemente proposto, con riferimento specifico proprio ai luterani, nella recente Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Per mettere in pratica questa formula non serve solo un profondo sapere teologico. Serve anche la vita spirituale, che in san Pietro Canisio era alimentata fin dalla giovinezza secondo il Papa «dalla devotio moderna e dalla mistica renana», movimenti di risveglio spirituale fioriti tra la fine del XV secolo e i primi decenni del XVI. «È caratteristica per la spiritualità di san Canisio – afferma ancora il Papa – una profonda amicizia personale con Gesù. Scrive, per esempio, il 4 settembre 1549 nel suo diario, parlando con il Signore: “Tu, alla fine, come se mi aprissi il cuore del Sacratissimo Corpo, che mi sembrava di vedere davanti a me, mi hai comandato di bere a quella sorgente, invitandomi per così dire ad attingere le acque della mia salvezza dalle tue fonti, o mio Salvatore”. E poi vede che il Salvatore gli dà un vestito con tre parti che si chiamano pace, amore e perseveranza».
Il Papa identifica tre radici della spiritualità del santo: la mistica certosina, gli Esercizi spirituali  di sant’Ignazio di Loyola e la devozione al Sacro Cuore. «All’amicizia con Gesù san Pietro Canisio si era formato nell’ambiente spirituale della Certosa di Colonia, nella quale era stato a stretto contatto con due mistici certosini: Johann Lansperger, latinizzato in Lanspergius [1489-1539], e Nicolas van Hesche, latinizzato in Eschius [1507-1578]. Successivamente approfondì l’esperienza di quell’amicizia, familiaritas stupenda nimis, con la contemplazione dei misteri della vita di Gesù, che occupano larga parte negli Esercizi spirituali di sant’Ignazio. La sua intensa devozione al Cuore del Signore, che culminò nella consacrazione al ministero apostolico nella Basilica Vaticana, trova qui il suo fondamento»
Dalla frequenza personale con sant’Ignazio deriva per san Pietro Canisio il convincimento che «non si dà anima sollecita della propria perfezione che non pratichi ogni giorno la preghiera, l’orazione mentale, mezzo ordinario che permette al discepolo di Gesù di vivere l’intimità con il Maestro divino. Perciò, negli scritti destinati all’educazione spirituale del popolo, il nostro Santo insiste sull’importanza della Liturgia con i suoi commenti ai Vangeli, alle feste, al rito della santa Messa e degli altri Sacramenti, ma, nello stesso tempo, ha cura di mostrare ai fedeli la necessità e la bellezza che la preghiera personale quotidiana affianchi e permei la partecipazione al culto pubblico della Chiesa».
Questi tesori della spiritualità ignaziana, afferma il Papa, «conservano intatto il loro valore, specialmente dopo che sono stati riproposti autorevolmente dal Concilio Vaticano II nella Costituzione Sacrosanctum Concilium: la vita cristiana non cresce se non è alimentata dalla partecipazione alla Liturgia, in modo particolare alla santa Messa domenicale, e dalla preghiera personale quotidiana, dal contatto personale con Dio. In mezzo alle mille attività e ai molteplici stimoli che ci circondano, è necessario trovare ogni giorno dei momenti di raccoglimento davanti al Signore per ascoltarlo e parlare con Lui».
Questo vale per tutti i fedeli, ma vale tanto di più per chi è chiamato ad annunciare ad altri il Vangelo. La vita di san Pietro Canisio è la prova che «il ministero apostolico è incisivo e produce frutti di salvezza nei cuori solo se il predicatore è testimone personale di Gesù e sa essere strumento a sua disposizione, a Lui strettamente unito dalla fede nel suo Vangelo e nella sua Chiesa, da una vita moralmente coerente e da un’orazione incessante come l’amore. E questo vale per ogni cristiano che voglia vivere con impegno e fedeltà la sua adesione a Cristo». di Massimo Introvigne

21 dicembre: San Pietro Canisio Sacerdote e dottore della Chiesa (mf)

San Pietro Canisio Sacerdote e dottore della Chiesa

21 dicembre — Memoria Facoltativa

Nimega, 1521 — Friburgo, Svizzera, 21 dicembre 1597

http://www.santiebeati.it/dettaglio/3045


Pietro Kanijs (Canisio, nella forma latinizzata) nasce a Nimega, in Olanda, nel 1521. È friglio del borgomastro della città, ha perciò la possibilità di studiare diritto canonico a Lovanio e diritto civile a Colonia. In questa città ama trascorrere il tempo libero nel monastero dei certosini e la lettura del breve opuscolo degli Esercizi spirituali che Sant’Ignazio ha scritto da poco determina la svolta decisiva della sua vita: compiuta la pia pratica a Magonza sotto la direzione di padre Faber, entra nella Compagnia di Gesù ed è l’ottavo gesuita a emettere i voti solenni. A lui si deve la pubblicazione delle opere di San Cirillo di Alessandria, di San Leone Magno, di San Girolamo e di Osio di Cordova. Prende parte attiva al concilio di Trento, come teologo del cardinale Truchsess e consigliere del papa. Sant’Ignazio lo chiama in Italia, mandandolo dapprima in Sicilia, poi a Bologna, per rimandarlo quindi in Germania, dove resta per trent’anni, in qualità di superiore provinciale. Pio V gli offrì il cardinalato, ma Pietro Canisio pregò il papa di lasciarlo al suo umile servizio della comunità. Morì a Friburgo, in Svizzera, il 21 dicembre 1597. (Avvenire)

Etimologia: Pietro = pietra, sasso squadrato, dal latino

http://incamminoverso.unblog.fr/

SAN PIETRO CANISIO

Fermezza e cordialità

Canisio è il cognome latinizzato di Peter Kanijs (1521-1597), un giovane gesuita olandese, di straordinaria cultura, che sant’Ignazio di Loyola mandò in Germania per difendere e rivitalizzare la fede cattolica, al tempo della lacerazione protestante. Il suo apostolato fu così incisivo che, nei paesi di lingua tedesca, fino a qualche decennio fa, “il Canisio” era il nome che si dava al Catechismo per i giovani da lui composto e costantemente rieditato (duecento edizioni, già durante la vita dell’autore e più di novecento, fino ai nostri giorni). È giusto, perciò, riconoscergli il titolo di secondo “Apostolo della Germania”. Si dovette certamente a lui se le regioni più tradizionalmente cattoliche dell’Europa centrale (Baviera, Austria, Boemia, Polonia) rimasero cattoliche e se il cattolicesimo resistette là dove era in forte minoranza.

http://www.resegoneonline.it/level1.menu/santodelgiorno/item_0001.html

Un augurio di vero cuore giunga a voi cari lettori che con tanto amore e fedeltà continuate imperterriti a seguirci un GRAZIE sentito …. Santo NATALE a tutti Voi CARI AMICI LETTORI e un Meraviglioso 2012

e …. ricordiamo che:

E’ Natale ogni volta che sorridiamo ad un fratello tendiamo a Lui la mano.

E’ Natale ogni volta che rimaniamo in silenzio per ascoltare l’altro.

E’ Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.

E’ Natale ogni volta che speri con quelli che disperano ed avversano nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

 
Auguri a tutti gli sguardi tristi del mondo, a tutti gli occhi pieni di lacrime, alla gente felice, come anche a quella che si      accontenta e combatte ogni giorno la battaglia dura del quotidiano…auguri alle persone furbe e soprattutto a quelle ingenue, a tutti quelli che prendono le cose troppo sul serio e a coloro che invece pensano che tutto sia un gioco.

Auguri ai bambini di tutto il mondo, affinchè la vita possa illuminare sempre il loro cuore e il loro cammino rendendolo meno  difficile quando la strada diventa impervia ed oscura…cerchiamo di vivere ogni giorno intensamente,sforzandoci di essere migliori del giorno precedente, e vi prego…non dimenticatevi mai di quelli che soffrono nel silenzio e con dignità,perchè esistono anche loro e sono tanti,troppi!….

pubblicata da Parrocchia SS. Trinita’ Oblati di S.Giuseppe P.zza Trinita’ Parete (ce) il giorno martedì 20 dicembre 2011 alle ore 18.09

 esauditi e vi faccia percorrere l’avventura della vita con il sorriso sulle labbra e con la speranza nell’anima. Auguri anche a chi si mostra per quello che non è, a quelli a caccia di avventure da poco con la speranza che con il tempo comprendano che alla fine,così facendo,ci si sente vuoti.
P. Sabino DI MOLFETTA
L’invito che il Natale rivolge è quello della ricerca di Dio non in cieli lontani ma nella realtà della nostra storia attraversata dalla presenza divina del Cristo.
L’invito è dare di più, per ricevere in cambio molto di più. I beni a cui rinuncia il cristiano appagano nell’immediato, ma, a lungo andare soddisfano sempre meno e lasciano sempre più assetati, come bere acqua salata; tanto è vero che, spesso, gli uomini finiscono per disdegnarli una volta che li hanno conseguiti e ne cercano altri, e poi altri ancora, procedendo così «di brama in brama», come diceva Hobbes un filosofo non cattolico. La relazione con Dio, invece, non delude mai.
Certo, la vita cristiana comporta anche delle rinunce, ma per raggiungere beni più profondi e durevoli, comporta un certo qual «investire=perdere=donare se stessi» donando se stessi, donando=investendo il proprio tempo, il proprio impegno, donando capacità, comprensione, silenzio, ascolto, oppure consolando e spendendo=investire parte delle nostre energie per il bene comune, partendo dalla famiglia, prodigandosi, nell’ambito parrocchiale o sociale, aderire a gruppi di volontariato, o semplicemente cercare di fare bene il proprio ruolo nell’ambito familiare, lavorativo, nell’ambito cittadino per ritrovarsi pienamente, come ha detto il Papa: «perdere = investire = donare qualcosa, anzi se stessi per il vero Dio, il Dio dell’amore e della vita, è in realtà guadagnare, ritrovarsi pienamente» acquisire il vero significato del vivere, dare senso e concretezza alla nostra esistenza.

Anna Posta

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