Santuario Maggiore della Santa Casa e della Madonna di Loreto

Sab   10  Madonna di Loreto
MADONNA DI LORETO
Abitare con Maria      http://www.santiebeati.it/dettaglio/80900 
Se il santuario della Madonna di Loreto contenga veramente la santa casetta di Nazareth, trasportata in maniera prodigiosa dagli angeli, è una questione ancora oggi discussa: da alcuni la verità del racconto è tenacemente affermata, da altri è messa in dubbio; da tutti però è riconosciuto il fatto che innumerevoli pellegrini nei secoli vi si siano recati, come per un appuntamento familiare con Maria, incontrata nella sua stessa umile abitazione. Ed essi ne hanno toccato le mura sante, ambientandosi spiritualmente nel luogo “dove Maria nacque”, dove ella udì “il lieto annuncio dell’angelo”, e dove i due “grandi comandamenti” (l’amore dovuto a Dio e l’amore dovuto al prossimo), per la prima volta, si unificarono nei dialoghi che la Madre intratteneva col su……continua la lettura su Avvenire.it
Altri Santi del giorno   http://www.santiebeati.it/12/10/

Mauro, martire (III sec.);
Eulalia, martire spagnola (IV sec.);
Cesare (VI sec).

Santuario della Santa Casa

SANTO DEL GIORNO   10/12/2011

San Gregorio III Papa

Papale Basilica Santuario Maggiore della Santa Casa e della Madonna di Loreto
Santuario della Santa Casa
Paese bandiera Italia (zona extraterritoriale della Santa Sede)
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Località Loreto-Stemma.png Loreto
Religione cattolica
Diocesi Prelatura territoriale di Loreto
Stile architettonico Goticorinascimentale
Inizio costruzione 1468
Completamento 1587

Il Santuario della Santa Casa si trova a Loreto è un luogo popolare di pellegrinaggio attraverso la via Lauretana, dove i cattolici venerano la Vergine Lauretana, patrona dell’aviazione. È tra i più importanti e visitati santuari mariani del mondo cattolico; numerosi personaggi e santi vi hanno fatto visita, tra cui Camilla da Varano, ossia la clarissa umanista sr. Battista, santa Teresa di Lisieux, santa Gianna Beretta MollaGiovanni XXIIIGiovanni Paolo II.

Storia

le absidi di Baccio Pontelli e la cupola diGiuliano da Sangallo.

La Storia del Santuario inizia il 10 dicembre 1294, con l’arrivo della Casa abitata dalla famiglia della Vergine Maria a Nazaret e dove la Madonna avrebbe ricevuto l’annuncio della nascita miracolosa di Gesù. In un primo momento la preziosa reliquia venne sopraelevata e coperta da una volta e poco dopo circondata da portici, quindi da una chiesetta e infine dall’attuale Basilica.

Nel 1468, per volontà del vescovo di Recanati Nicolò de Astis, cominciarono i lavori per la costruzione del grande Tempio, sia a protezione della Santa Casa, che per accogliere la gran folla di pellegrini sempre crescente che vi si recava in visita. Morto il vescovo già l’anno seguente, nel 1469, fu Papa Paolo II a proseguirne i lavori. Sembrerebbe che nel 1464, quando era ancora cardinale, venne in visita a Loreto e fu miracolosamente guarito dalla Madonna. Nel 1587, con l’aggiunta della facciata, l’edificio poté ritenersi finalmente concluso.

Architettura

La Basilica di Loreto rappresenta uno dei più importanti monumenti goticorinascimentali d’Italia, dove vi lavorarono i più grandi architetti dell’epoca: Marino di Marco Cedrino, Baccio PontelliGiuliano da SangalloGiuliano da MaianoFrancesco di Giorgio MartiniBramanteAndrea Sansovino e Antonio da Sangallo il Giovane.

Venne iniziata nel 1468 su probabile progetto del veneziano Marino di Marco Cedrino, in uno stile gotico ma già di un certo sapore rinascimentale. La realizzazione e continuazione spetta al grande architetto toscano Baccio Pontelli. La sua superba opera, eseguita a partire dal 1487-1488, è ben visibile nei semplici fianchi in cotto e negli imponenti volumi dei transetti-presbiterio circondati da innumerevoli cappelle. In Questa complessa parte “absidale”, tutta giocata in un susseguirsi di innumerevoli absidi semicircolari, risulta più evidente la struttura a fortificazione, quasi fosse una “fuga” di torrioni di una rocca, volta a difendere il santo luogo dalle incursioni turche. Coronata in alto da un vero e proprio cammino di ronda su beccatelli, è solo appena ingentilita dagli alti finestroni gotici in pietra bianca del Conero, opere di ripristino realizzati sotto la campagna di restauri del Sacconi. Costituisce un mirabile esempio di connubio fra l’esigenza pratica della difesa militare e il gusto estetico rinascimentale.

La Cupola

Di chiaro stile rinascimentale è la bellissima cupola che caratterizza il panorama lauretano, visibile in un vastissimo territorio che va dal mare alle valli collinari vicine. Il tamburo ottagonale è stato elevato, fino al cornicione, da Giuliano da Maiano, e compiuta nella calotta da Giuliano da Sangallo. Voltata in soli nove mesi, dal settembre 1499 “alle ore XV del 23 maggio” del 1500, come l’architetto annota nel suo diario. Era sabato e “io Giuliano di Francesco di Sangallo fiorentino, con grandissima solennità e devozione e precisione, murai l’ultima pietra”. La cupola, dal diametro di ben 22 metri, all’epoca della sua costruzione era inferiore solo a quella bruneleschiana del Duomodi Firenze, a cui è palesemente ispirata.

La Facciata

la Facciata

il Campanile Vanvitelliano.

Per la facciata venne chiesto il progetto al Bramante, ma eseguita solo molto tempo dopo, il disegno originale venne molto rielaborato in stile tardo-rinascimentale da Francesco Boccalini, che iniziò nel 1571 la parte inferiore fino al cornicione; fu da qui continuata da Giovan Battista Chioldi e terminata nel 1587 da Lattanzio Ventura per volere di Papa Sisto V, il cui nome è scritto nel cornicione superiore. Si presenta in pietra bianca d’Istria divisa, verticalmente, in tre parti da quattro coppie di pilastri a suggerire le tre navate interne.

Vi si aprono tre magnifiche porte bronzee frutto della prestigiosa Scuola di scultura che fiorì a Recanati tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600. Furono volute dal cardinale Antonio Maria Gallo, rettore del santuario fra 1587 e il 1620, per il Giubileo dell’anno 1600. Rappresentano scene del Vecchio Testamento atte a guidare spiritualmente il pellegrino verso il mistero dell’Incarnazione, di cui Santa Casa ne è testimonianza. La porta centrale fu realizzata da Antonio di Girolamo Lombardo, con la collaborazione dei fratelli Pietro, Paolo e Giacomo. Iniziata nel 1590 fu portata a termine solo nel 1611. Al di sopra, in una nicchia, è posta la statua bronzea della “Madonna col Bambino”, del 1583. La Porta destra, ritenuta la più bella, fu commissionata ad Antonio Calcagni nel 1590 che la ideò e in gran parte la modellò. Morto nel 1593 fu completata nell’anno 1600 dal nipote Tarquinio Jacometti e da Sebastiano Sebastiani, i quali rielaborando e integrarndo il progetto originale. La Porta sinistra fu commissionata nel 1590 a Tiburzio Vergelli che in collaborazione con Giovan Battista Vitali, la terminò nel 1596. È ritenuta un capolavoro di maestria tecnica, di armonia compositiva e di decorazione ornamentale. Precede la facciata una scalinata che ne determina il sagrato. Sui suoi gradini del lato sinistro è collocato il monumento a Papa Sisto V, co la statua bronzea benedicente dalla sedia gestatoria, opera del 1587-89 dovuta ad Antonio Calcagni con la collaborazione di Tiburzio Vergelli. Venne realizzata a spese della Provincia della Marca e di otto prelati piceni creati cardinali da Sisto V.

Il Campanile Vanvitelliano

Sul lato sinistro della Basilica svetta l’alto campanile di 75,60 m. Venne realizzato su disegno del grande architetto italiano di origini olandesi Luigi Vanvitelli, autore della nota Reggia di Caserta, tra il 1750 e il 1754. Ospita un carillon di nove campane[1]che intonano le note delle “Litanie lauretane”. Nella cella campanaria ottagonale è collocata la campana maggiore, denominata affettuosamente Loreta, fusa nel 1515 da Bernardino da Rimini, che con il suo diametro di 184 cm. e peso di 73 quintali risulta essere la più grande delle Marche ed una delle prime 10 d’Italia[2].

I Camminamenti di Ronda

Come già evidenziato precedentemente nella sezione Architettura, la basilica è fortificata nella parte alta con un cammino di ronda e beccatelli in pietra, che li sostengono con funzione anche decorativa, su incarico del cardinale Girolamo Basso della Rovere la costruzione fu iniziata da Giuliano da Maiano e successivamente modificata e portata a termine da Baccio Pontelli in stile tipicamente rinascimentale. I camminamenti di ronda della basilica sono corridoi coperti e sporgenti con una serie continua di finestre a volta attorno alla parte superiore della basilica, per consentire una agevole difesa in caso di attacco, come era avvenuto da parte dei turchi in maniera sanguinosa ad Otranto nel 1480, l’anno prima nella vicina Grottammare e nel 1518 aPorto Recanati, attacco che provocò per ordine di papa Leone X anche una ulteriore fortificazione di Loreto, che fortunatamente non fu mai attaccata. Dietro i camminamenti, nella parte alta interna della basilica, si trovano le stanze che un tempo erano adibite ad alloggio delle guardie per la difesa del santuario, oggi adibite a museo e raccolta di oggetti antichi, cimeli sportivi dell’aeronautica e ad altri usi religiosi e culturali, si può anche ammirare il manichino di una guardia in abiti dell’epoca con le alabarde e altri oggetti. I camminamenti sono stati restaurati e si possono visitare dal 2009, dall’alto si può ammirare una bellissima vista sulle campagne circostanti e sulla costa del Conero.

  • cammino di ronda esterno

  • cammino di ronda interno

  • guardie dei cammini di ronda

  • cammini di ronda

  • cammini di ronda interno

cammini di ronda

Interno

L’interno

Si presenta come una grande aula ancora goticizzante chiaramente concepita per accogliere l’enorme massa dei fedeli. È basata su una complessa pianta cruciforme, nata dalla sovrapposizione di una struttura longitudinale a una centrale a croce greca. Il corpo principale è diviso in tre navate da 12 pilastri quadrati con colonnine agli angoli che reggono archi ogivali e quindi le volte a crociera costolonate. La planimetria è ricca di simbolismi; nel complesso si può definire una croce latina che riporta al Cristo, con i dodici pilastri riecheggianti gliApostoli e le quattro Sagrestie che portano i nomi degli Evangelisti, poste ai quattro angoli creati dai bracci della croce. Al centro, il “cuore” della croce, si erge la cupola con al di sotto la preziosa reliquia della Santa Casa e tutt’intorno le grandiose nove cappelle deitransetti e del presbiterio.

Nelle due navate laterali del corpo longitudinale vennero aperte dal Bramante, agli inizi del sec. XVI, una serie di Cappelle laterali, sei per lato. Nel corso dei secoli vennero abbellite e decorate con pale settecentesche in mosaico e con modesti dipinti del XX secolo. La più pregevole tra queste è la prima a sinistra detta Cappella del Battistero; con la volta dipinta dal Pomarancio e Fonte battesimale in bronzo di Tiburzio Vergelli, lavorato tra il 1600 e il 1607.

La cupola copre lo spazio ove è incentrata tutta la basilica, ospitando il Sacello della Santa Casa. Tra il 1610 e il 1615 la volta fu affrescata da Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio. Col passare dei secoli quegli affreschi si deperirono e iniziò a staccarsene delle parti. Col grande restauro compiuto nel XIX secolo dall’architetto Giuseppe Sacconi la cupola fu nuovamente dipinta dal senese Cesare Maccari, che tra il 1895 e il 1907 con la Storia del Dogma dell’Immacolata e delle Litanie Lauretane.

Tutt’intorno corre il deambulatorio dove si aprono in successione le quattro Sagrestie e le grandiCappelle, la maggior parte di quest’ultime portano i nomi delle nazioni che devotamente contribuirono alla loro decorazione.

  • Sagrestia di San Matteo, ancora in uso.
  • Cappella del Crocifisso, che ospita un Crocifisso ligneo scolpito da frà Innocenzo da Petralia nel 1637 e donato al santuario da una confraternita nel secolo XVIII.
  • Cappella Francese o del Sacramento, decorata con le offerte dei cattolici francesi. Charles Lameire vi affrescò fra il 1896 e il 1903 il “Trionfo della croce” e “Santi francesi” nella volta; e dipinse su tre tele applicate a muro, scene di “Crociati francesi” e di “S. Luigi IX a Nazaret”.
  • Cappella Slava o dei Santi Cirillo e Metodio, decorata con i contributi dei fedeli soprattutto croati. Gli affreschi con “Scene della vita dei santi fratelli Cirillo e Metodio”, apostoli dei popoli slavi, si devono a Biagio Biagetti (1912-1913). Il trittico dell’altare è opera del 1897 di Stanislao de Witten.
  • Sagrestia di San Luca, che accoglie una terracotta con “San Luca Evangelista” attribuita a Benedetto da Maiano.
  • Cappella dell’Assunta o Americana, decorata con le offerte dei cattolici americani di lingua inglese, per iniziativa della Congregazione Universale. Beppe Steffanina negli anni 1953-1970 vi affrescò scene relative a “Maria Regina”, alla “Proclamazione del dogma dell’Assunta”, alla “Glorificazione della Vergine Lauretana patrona dell’aviazione”. Vi è narrata anche la “storia del volo umano”, dal mitico Icaro a Leonardo da Vinci e ai moderni astronauti.
  • Cappella del Coro o Tedesca, decorata con le offerte dei cattolici di lingua tedesca, per iniziativa della Congregazione Universale, nel VI Centenario della Traslazione della Santa Casa. Gli affreschi sono opera di Ludovico Seitz che li eseguì negli anni 1892-1902.
  • Cappella del Sacro Cuore o Polacca, decorata con le offerte dei cattolici polacchi. Arturo Gatti negli anni 1912-1939 vi raffigurò “Maria Regina della Polonia”, la “Vittoria di Sobieski a Vienna contro i turchi” e il “Miracolo della Vistola”, episodio legato alla Battaglia di Varsavia del 1920.
  • Sagrestia di San Giovanni, che custodisce i pregevoli affreschi di Luca Signorelli, eseguiti probabilmente tra il 1481 e il 1485.
  • Cappella dei Duchi di Urbino, unica salvatasi con il suo apparato originale dai profondi restauri a cui fu sottoposta la basilica nell’800-‘900. Venne fatta decorare a proprie spese dai duchi di Urbino Guidobaldo II Della Rovere e Francesco Maria II della Rovere negli anni 1571-1584. Alle pareti sono affreschi del 1582-83 opera di Federico Zuccari. La pala in mosaico con l'”Annunciazione” è una copia della tela del 1582-84 di Federico Barocci trafugata dai francesi nel 1797.
Cappella di S.Giuseppe o Spagnola, fu la prima ad essere decorata nel piano generale di abbellimento pittorico promosso dalla Congregazione Universalenel XIX secolo. È stata decorata fra il 1886 e il 1890 con le offerte dei cattolici spagnoli.
  • Gli affreschi delle pareti sono di Modesto Faustini.
  • Cappella Svizzera o dei Santi Gioacchino e Anna, affrescata da Carlo Donati nel 1935-38 con le offerte dei cattolici svizzeri. Il pittore dipinse le sezioni delle pareti superiori con figure di “Santi” nati o operanti in Svizzera e in quelle inferiori, entro quattro grandi quadri, episodi dei “Ss.Gioacchino e Anna e di Maria Bambina”.
  • Sagrestia di San Marco, custodisce i pregevolissimi affreschi di Melozzo da Forlì che li eseguì tra il 1477 e il 1479.

Le ultime opere che corredano l’interno della Basilica sono l’altare maggiore ed il pulpito, ricavati da due monoliti di marmo di Carrara in occasione dell’Anno Santo 2000, opere dello scultore lombardo Floriano Bodini.

La Sala del Tesoro

Dal transetto sinistro si accede alla monumentale Sala del Tesoro, voluta da Papa Clemente VIII per accogliervi l’ingente cumulo dei doni votivi. Oggi ve ne sono conservati ben pochi e di scarso valore, in quanto il Tesoro è stato più volte spogliato e depredato, in particolare da Napoleone, nel 1797, che col Trattato di Tolentino asportò i pezzi migliori e più preziosi. Gli oggetti più importanti imastovi sono ora custoditi nelMuseo pinacoteca della Santa Casa che ha sede nell’attiguo Palazzo Apostolico.

La Sala, dalla maestosa volta a padiglione, venne interamente decorata con stucchi e affreschi da Cristoforo Roncalli detto il “Pomarancio”, che fra il 1605 e il 1610 vi dipinse le vivaci “Scene della vita di Maria” alternate a sei Profeti e altrettante Sibille. Assai ardita risulta la figura, presa in forte scorcio, della “Vergine Assunta“. Dello stesso artista è anche la Pala d’altare con la “Crocifissione”. L’autore tardo-manierista ha valso alla sala l’appellativo ben più famoso di Sala del Pomarancio. L’arredamento ligneo, volto a contenere gli Ex voto, è opera di Andrea Costa.

La Santa Casa

La Santa Casa

All’interno della Basilica, sotto la cupola, è custodita la Santa Casa di Nazaret, dove, secondo la tradizione devozionale, la Vergine Mariaricevette l’Annunciazione.

La Casa della Madonna era formata da tre pareti addossate ad una grotta scavata nella roccia, oggi nella Basilica dell’Annunciazione aNazaret. La tradizione popolare racconta che nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre del 1294 le pietre della casa di Nazaret vennero trasportate in volo dagli angeli. In realtà, alcuni studi e dei documenti ritrovati hanno confermato che il trasporto avvenne per mare su navi crociate. Infatti, dopo la cacciata dei cristiani dalla Terra Santa da parte dei musulmani, un esponente della famiglia Angeli, regnanti dell’Epiro, si interessò di salvare la Santa Casa dalla sicura rovina, che fu, dunque, trasportata prima a Tersatto, nell’odierna Croazia, nel1291, poi ad Ancona nel 1293 ed infine a Loreto il 10 dicembre 1294.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Loreto.

Il Rivestimento marmoreo

La “Santa Casa” col rivestimento marmoreo, in un’incisione del 1539

La riveste interamente un mirabile e pregevole rivestimento marmoreo disegnato da Donato Bramante nel 1509 per volere di Papa Giulio II, e realizzato solo a partire da una decina d’anni dopo. Concepito come un prezioso reliquiario, venne affidato da Papa Leone X ad Andrea Sansovino, che vi lavorò nelle sculture dal il 1513 al 1527 e a cui successero Raniero Nerucci e Antonio da Sangallo il Giovane. L’opera si compone di un basamento con ornamentazioni geometriche e da un alzato ritmato da nicchie e ricche colonne corinziescanalate reggenti un cornicione aggettante e la balaustra aggiunta da Antonio da Sangallo nel 1533-34. Gli spazi sono riempiti da sontuosi rilievi volti a celebrare le “Glorie della Vita terrena della Madonna”, fra cui quello dell’Annunciazione che funge dapala d’altare, posto al di sopra della “Finestra dell’Angelo” ed eseguito dal Sansovino, è ritenuto il capolavoro dell’insieme decorativo. Ai due ordini i nicchie corrispondono altrettanti cicli di sculture: nella serie inferiore sono le statue dei Profeti e in quella superiore quelle delle sibille, molte di quest’ultime aggiunte dallo scultore Giovan Battista Della Porta. Il rivestimento marmoreo è l’elemento più spettacolare del Santuario e uno dei maggiori capolavori della scultura cinquecentesca, ma per completarne i suoi 610 metri quadrati di sculture ci vollero ben settant’anni.

Peculiari sono i due solchi paralleli che si trovano sugli scalini della base, causati dai pellegrini che, per secoli, hanno percorso in ginocchio il perimetro del rivestimento.

La Reliquia

Gli studi effettuati sulle pietre della Santa Casa ne confermerebbero l’origine palestinese: esse sono per lo più arenarie, rintracciabili nella zona di Nazaret e lavorate secondo la tecnica usata dai Nabatei, un popolo confinante con gli Ebrei, ma molto usata anche in Palestina. Inoltre le pietre risultano ancora saldate da una tipica maltadella zona, un misto di solfato di calcio idrato (gesso) impastato con polvere di carbone di legna secondo una tecnica dell’epoca, nota in Palestina e anche in Galilea 2000 anni fa, ma mai impiegata in Italia. Sulle pietre vi sono numerosi graffiti simili a quelli giudeo-cristiani del IIV secolo ritrovati in Terra Santa, in particolare a Nazaret.

La Santa Casa è una piccola costruzione di metri 9,50 x 4. Nel suo nucleo originario, è costituita da sole tre pareti alte all’incirca 3 metri, si ritiene che la casa fosse costituita di una parte scavata nella roccia, la grotta ancor oggi alla Basilica dell’Annunciazione di Nazaret, e di una parte in muratura. Le dimensioni dell’abitazione, per altro, coincidono con quelle del “buco” rimasto a Nazaret dove prima si trovava.

I tre muri originari, senza proprie fondamenta, sono poggiate su un’antica via. Si levano da terra per appena tre metri e nella parete minore si apre una piccola finestra, detta dell’Angelo alla quale secondo la tradizione la Madonna ricevette l’Annunciazione. Le parti superiori, costruite in mattoni locali, sono state aggiunte nel XIII secolo, all’arrivo nelle Marche, compresa la volta del 1536, per rendere l’ambiente più adatto al culto. Nel secolo XIV le sezioni superiori, senza valore devozionale, furono rivestite da affreschi, mentre le sottostanti parti in pietra furono lasciate a vista, esposte alla venerazione dei fedeli. Di questa decorazione, in gran parte andata perduta durante un incendio nel 1921, oggi ne resta, nella parete sinistra, la “Madonna col Bambino e due Angeli”, di Scuola riminese del XIV-XV secolo; e nella parete di fondo “Madonna col Bambino in Trono”, i “Santi Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria”, di Scuola umbro-marchigiana del ‘300, e un “Crocifisso” dipinto nel XIII secolo.

La parte che dava sulla “bocca” della Grotta, e che quindi restava aperta, fu chiusa con la parete dell’altare, dove è custodita la venerata statua della Madonna Nera, ricoperta dalla caratteristica “Dalmatica“; resti di affreschi di e umbra del secolo XVI e crocifisso ligneo del sec. XIII.

La Madonna Nera

La Madonna di Loreto, detta anche Vergine Lauretana, è la statua venerata nella Santa Casa. Si tratta di una Madonna Nera: la sua particolarità è il volto scuro, comune alle icone più antiche, dovuto spesso al fumo delle lampade ad olio e delle candele. In alcuni casi sono rappresentate nere a ipirazione del Cantico dei cantici dove si dice: “Bruna sono, ma bella” e più avanti, rivolgendosi alle amiche: “Non state a guardare che sono bruna perché mi ha abbronzata il sole” (1, 5-6). Ed il Sole è figura di Dio.Queste parole sono all’origine del fenomeno delle Madonne nere, che sono donne di razza bianca ma di pelle nera[senza fonte].

La statua originaria, risalente al XIV secolo, fu trafugata dalle truppe napoleoniche nel 1797, e poi restituita col Trattato di Tolentino e finita a Roma. Durante il periodo di esilio il culto della Vergine Lauretana nella Santa Casa di Loreto fu affidato al simulacro in legno di pioppo (identico all’originale) oggi conservato a Cannara (PG) e che attualmente rimane l’unico esemplare del periodo napoleonico, dopo l’incendio della statua originale del 1921, ad essere stato venerato nella Santa Casa[3]. La statua originale ritornò nel Santuario con un viaggio da “Madonna pellegrina” di otto giorni, dove giunse a Loreto il 9 dicembre 1801.

Nel 1921 divampò un furioso incendio all’interno del Sacello che incenerì la scultura. Venne subito rifatta per volere di Papa Pio XI utilizzando il legno di un cedro del Libanoproveniente dai Giardini Vaticani. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani. Nel 1922 il papa la incoronò nella Basilica di San Pietro in Vaticano e la fece trasportare solennemente a Loreto. Fin dal secolo XVI la statua è rivestita di un caratteristico manto ingioiellato detto Dalmatica.

Il culto della Madonna Nera di Loreto è replicato in molti altri santuari in tutto il mondo.

Onorificenze

Rosa d'Oro della cristianità - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d’Oro della cristianità

Galleria di foto

Nella basilica si trova anche un piccolo organo portativo[4] a una tastiera di 56 note; esso è composto dai seguenti registri:

Manuale
Bordone 8′
Principale 4′
Ottava 2′
Ripieno 2 file 1.1/3′

Dimensioni

  • Lunghezza totale della Basilica, 93 metri
  • Larghezza massima del transetto, 60 metri
  • Diametro della cupola, 22 metri
  • Dimensioni del Sacello della Santa Casa, 9,50 x 4 metri
  • Altezza del campanile Vanvitelliano, 75,60 metri

Festeggiamenti

Le principali festività lauretane ricorrono l’8 settembre, in ricordo della Natività di Maria, e il 10 dicembre, in ricordo dell’arrivo della Santa Casa a Loreto. Il 9 dicembre, vigilia della traslazione della Santa Casa, a Loreto e in tutte le Marche è usanza accendere grandi fuochi o falò, nelle campagne, nei paesi e nei vari quartieri cittadini, anche ad Ancona. Si tratta della Festa della Venuta, di tradizione secolare. Secondo la tradizione la prima volta in cui si accesero questi fuochi fu quando, nel 1294, si volle rischiarare il cammino degli angeli che, volando nella notte, stavano portando la Santa Casa in volo verso Loreto. Da allora continua la tradizione, si accendono sempre fuochi durante la stessa notte per ricordare quell’avvenimento. Il 10 dicembre, Traslazione della Santa Casa, è festa ufficiale della Regione Marche, festeggiata anche presso le comunità marchigiane all’estero.

Organo

Nel Santuario della Santa Casa di trova attualmente un grande Organo Mascioni Opus 1126, costruito nel 1995 in sostituzione dei due precedenti organi Vegezzi Bossi(grand’organo e positivo). L’attuale strumento è costituito da tre corpi separati: |il grande organo, in cantoria, sopra il portale, con consolle indipendente a tre tastiere e pedaliera a trasmissione meccanica; |l’organo positivo-corale, nella navata destra, al lato del presbiterio, con consolle indipendente a trasmissione meccanica; |l’organo eco-espressivo, collocato, invisibile dalla navata, sopra la Santa Casa. La consolle principale che comanda tutti e tre i corpi d’organo si trova nei pressi del presbiterio, sotto l’ultima arcata fra la navata centrale e la navata laterale destra. Di seguito la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera – Positivo corale


Principale 8′
Ottava 4′
Quintadecima 2′
Decimanona 1.1/3′
Vigesimaseconda 1′
Ripieno 4 file 1.1/3′
Sesquialtera 2 file 2.2/3′
Bordone 16′
Flauto a camino 8′
Flauto in VIII 4′
Cromorno 8′
Voce Umana 8′
Tremolo
Seconda tastiera – Grand’Organo


Principale 16′
Principale I 8′
Principale II 8′
Quinta 5.1/3′
Ottava 4′
Terza 3.3/5′
Duodecima 2.2/3′
Quintadecima 2′
Ripieno 2-4 file
Ripieno 6 file
Flauto 8′
Flauto a camino 4′
Cornetto file 8′
Tromba 16′
Tromba 8′
Chiarina 4′

Terza tastiera – Espressivo


Principale 8′
Ottava 4′
Mistura 3-5 file 2′
Bordone 8′
Flauto armonico 4′
Flauto in XII 2.2/3′
Flauto in XV 2′
Flauto in XVII 1.1/3′
Flauto in XIX 1.1/3′
Gamba 8′
Voce Flebile 2 file 8′
Controfagotto 16′
Tromba armonica 8′
Oboe 8′
Voci corali 8′
Tremolo
Eco espressivo
Corno Camoscio 8′
Fugara 4′
Flauto 4′
Ottavina 2′
Cornamusa 8′
Unda Maris 8′
Campane
Tremolo
Pedale


Contrabbasso 16′
Gran Quinta 10.2/3′
Principale 8′
Ottava 4′
Ripieno 4 file 2.2/3′
Subbasso 16′
Flauto conico 8′
Sesquialtera 2 file 5.1/3′
Flauto 2′
Controbombarda 32′
Trombone 16′
Tromba 8′
Tromba 4

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