http://www.vatican.va/roman_curia/synod/index_it.htm#II Assemblea Speciale per lAfrica

GIOVEDÌ 17 NOVEMBRE 2011

http://www.news.va/it/news/49099

http://www.cattoliciromani.com/forum/showthread.php/viaggio_apostolico_papa_benedetto_xvi_in_benin_18_20_novembre-43193.html

Viaggio Apostolico di S.S. Benedetto XVI in Benin (18-20 novembre 2011)

Il Papa: «All’Africa non bastano le buone intenzioni»
Benedetto XVI è partito per il Benin. A salutarlo all’eroporto di Fiumicino il nuovo presidente del Consiglio italiano Mario Monti. In questo Paese dell’Africa Occidentale è già esplosa la gioia per l’arrivo del Papa oggi pomeriggio. Benedetto XVI giungerà nel primo pomeriggio ’aeroporto internazionale di Cotonou “Cardinale Bernardin Gantin”.
Per l’Africa  “solo le buone intenzioni non possono funzionare”. Lo ha detto il Papa sull’aereo che lo porta in Benin. “Si dicono e talvolta si fanno cose buone”, ha detto, ma bisogna “osare, andare oltre, dare oltre che ricevere”. Per l’Africa, ha aggiunto il Papa, sono state fatte tante conferenze internazionali e iniziative di pace, “ma parole e intenzioni restano più grandi che le realizzazioni”. E questo perché il “rinnovamento esige di andare oltre l’egoismo, ed essere per l’altro”. “Facile è dire – ha aggiunto – più difficile realizzare”.
Il messaggio di Napolitano. “Bene” e “prosperità” per “l’intero popolo italiano”. Sono gli auguri rivolti da Benedetto XVI al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, nel tradizionale scambio di telegrammi durante il volo verso il Benin. Il suo viaggio – scrive di rimando al Pontefice il capo dello Stato – si compie in un Paese che “rappresenta un esempio della volontà dei popoli africani di procedere lungo un cammino di riconciliazione, giustizia e pace”. L’Italia, scrive ancora Napolitano, “condivide pienamente l’impegno della Chiesa e della comunità internazionale a sostegno del continente africano al fine di promuoverne uno sviluppo equo e sostenibile, non solo economico, ma anche e soprattutto umano, valorizzandone le straordinarie risorse e garantendo il pieno rispetto della dignità della persona”.

da Roma Mimmo Muolo Le primavere arabe al Nord. Le violenze anti-cristiane in Nigeria. L’emergenza umanitaria in Somalia. E tutto intorno un panorama di guerre dimenticate, povertà e malattie devastanti (aids, malaria, febbre gialla), a tal punto considerato «consueto», da non fare più neanche notizia. È questa l’Africa che attende Benedetto XVI, il quale da oggi a domenica si recherà in Benin per presentare ai vescovi del continente l’Esortazione apostolica post-sinodale Africae munus. È la seconda volta che papa Ratzinger tocca il suolo africano e questo viaggio, sia pure concentrato in un solo Paese, ha davvero un respiro continentale, sia per la presenza di oltre 200 vescovi tra i quali tutti i presidenti delle 42 Conferenze episcopali africane, sia per il suo programma studiato proprio per parlare – attraverso gesti, documenti e parole – all’intera popolazione continentale. Una popolazione, sia detto per inciso, che ha superato da poco il miliardo di persone, la gran parte delle quali in età giovanile.Pur con tutti i suoi problemi, infatti, l’Africa può essere considerato il continente del futuro. Un futuro, che Benedetto XVI si augura possa essere indenne anche da alcuni mali spirituali (materialismo e fondamentalismo religioso, già denunziati due anni fa all’apertura del Sinodo) e costruito invece all’insegna della pace, della riconciliazione e della giustizia, temi principali di quell’assise. Proprio per questo è stato scelto il Benin, per presentare il documento che riassume il frutto dei suoi lavori. Perché il piccolo Stato affacciato sul Golfo di Guinea è un simbolo di quella pacifica convivenza tra etnie e religioni diverse, che resta un miraggio in altre regioni. Chiaro, dunque, il messaggio.
Anche nel continente nero la strada della pace è possibile, soprattutto se ottenuta attraverso un percorso di democratizzazione, come avvenuto proprio in Benin anche grazie al contributo determinante della Chiesa locale. Al punto che tra i padri della patria sono annoverati un cardinale (Bernardin Gantin, che fu anche amico personale di Joseph Ratzinger) e un arcivescovo (Isidore de Sousa, che fu presidente della Conferenza nazionale di pacificazione). L’omaggio personale del Papa alle loro tombe (tra oggi e domani) suona dunque come un secondo messaggio. Nessuno abbia timore della presenza della Chiesa in territorio africano, perché il Vangelo è fonte di riconciliazione e di sviluppo, anche grazie al dialogo rispettoso tra le religioni, comprese quelle tradizionali.Nel programma tutti questi messaggi sono evidenti attraverso una lettura in filigrana dei diversi momenti della visita. Dopo l’arrivo e la cerimonia di benvenuto, oggi intorno alle 15, il Papa si recherà nella Cattedrale di Cotonou. Domani l’atteso incontro con autorità, diplomatici e capi religiosi nel palazzo presidenziale (occasione per inquadrare problemi e prospettive di tutto il Continente), quindi la visita a Ouidah, a una quarantina di chilometri da Cotonou, dove riposa il cardinale Gantin e dove ci sono il Seminario più importante di questa zona dell’Africa e la Cattedrale da cui ne è partita 150 anni fa l’evangelizzazione (Cattedrale in cui il Papa firmerà l’esortazione); infine il ritorno nella città più importante per incontrare i bambini nella parrocchia di Santa Rita e i vescovi del Benin in nunziatura. Domenica la Messa allo stadio di Cotonou per la consegna del testo postsinodale e nel pomeriggio la partenza per Roma, dove è previsto l’arrivo intorno alle 22. In tutto 10 discorsi e un documento per rafforzare in sostanza ciò che il Papa già disse all’Africa a conclusione del Sinodo: «Coraggio, alzati. Non sei sola»

http://www.agensir.it/pls/sir/v3_S2DOC_A.a_autentication?tema=Quotidiano&oggetto=228817&rifi=guest&rifp=guest&target=3

Ven  18  Feria

http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3_debug/cciv4_edit_info.edit_liturgia?p_data=18/11/2011

Dedicazione Basiliche Santi Pietro e Paolo

I Principi degli Apostoli, Pietro e Paolo, sono sempre associati nella liturgia della Chiesa Romana. Le due basiliche, trofei del martirio di Pietro e Paolo, furono erette sul sepolcro dei due apostoli. Meta di ininterrotto pellegrinaggio attraverso i secoli, sono segno dell’unità e della apostolicità della Chiesa di Roma.

Ven  18  Feria

Venerdì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari) Di Gesù è detto nel Vangelo di oggi: “Ogni giorno insegnava nel tempio… e tutto il popolo pendeva dalle sue parole”. Coloro che ascoltavano Gesù con cuore semplice e ben disposto sentivano tutta la dolcezza, la pace, la luce che viene dalla parola divina e non sapevano staccarsi da lui. La parola di Dio è veramente la gioia profonda del cuore, come preghiamo oggi nel salmo responsoriale: “Nelle tue parole, Signore, è la mia gioia… Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: più del miele alla mia bocca… Apro anelante la bocca, perché desidero i tuoi comandamenti”. Questo però è soltanto un primo effetto della parola di Dio, la prima tappa per così dire di chi l’accoglie con sincerità, corrispondente un po’ ai misteri gaudiosi. Ma c’è la seconda tappa: i misteri dolorosi. La parola di Dio provoca tensioni, opposizioni, sia attorno a noi che dentro di noi: è come una spada a doppio taglio, penetrante fino all’interno delle ossa e quindi produce amarezza profonda, perché c’è una parte di noi che non vuole riceverla. E un’amarezza necessaria, che ci fa conoscere la verità di noi stessi e ci guida alla purificazione di quanto in noi è in dissonanza con la parola. Viene poi la tappa decisiva: i misteri gloriosi. Questa la troviamo ben descritta nell’Apocalisse: “Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte… Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo… Al vincitore darò la stella del mattino… Il vincitore sarà vestito di bianche vesti, lo porrò come colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più”. Chiediamo al Signore il coraggio perché ci vuole veramente del coraggio ad attraversare la tappa dolorosa con pazienza, con perseveranza, con vera speranza. Così la parola divina sarà in noi una gioia che nessuno potrà mai toglierci e che da noi irradierà sugli altri, per la gioia di tutti quelli che avvicineremo. Antifona d’ingresso Dice il Signore: “Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete e io vi esaudirò, e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi”. (Ger 29,11.12.14) Colletta Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura. Per il nostro Signore Gesù Cristo… Prima lettura   1Mac 4,36-37.52-59 Celebrarono la dedicazione dell’altare e offrirono olocausti con gioia. Dal primo libro dei Maccabèi In quei giorni, Giuda e i suoi fratelli dissero: «Ecco, sono stati sconfitti i nostri nemici: andiamo a purificare il santuario e a riconsacrarlo». Così si radunò tutto l’esercito e salirono al monte Sion. Si radunarono il mattino del venticinque del nono mese, cioè il mese di Chisleu, nell’anno centoquarantotto, e offrirono il sacrificio secondo la legge sul nuovo altare degli olocausti che avevano costruito. Nella stessa stagione e nello stesso giorno in cui l’avevano profanato i pagani, fu riconsacrato fra canti e suoni di cetre e arpe e cimbali. Tutto il popolo si prostrò con la faccia a terra, e adorarono e benedissero il Cielo che era stato loro propizio. Celebrarono la dedicazione dell’altare per otto giorni e offrirono olocausti con gioia e sacrificarono vittime di ringraziamento e di lode. Poi ornarono la facciata del tempio con corone d’oro e piccoli scudi. Rifecero i portoni e le celle sacre, munendole di porte. Grandissima fu la gioia del popolo, perché era stata cancellata l’onta dei pagani. Giuda, i suoi fratelli e tutta l’assemblea d’Israele, poi, stabilirono che si celebrassero i giorni della dedicazione dell’altare nella loro ricorrenza, ogni anno, per otto giorni, cominciando dal venticinque del mese di Chisleu, con gioia ed esultanza. Parola di Dio Salmo responsoriale 1Cr 29   Lodiamo il tuo nome glorioso, Signore. Benedetto sei tu, Signore, Dio d’Israele, nostro padre, ora e per sempre. Tua, Signore, è la grandezza, la potenza, lo splendore, la gloria e la maestà: perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo. Tuo è il regno, Signore: ti innalzi sovrano sopra ogni cosa. Da te provengono la ricchezza e la gloria. Tu domini tutto; nella tua mano c’è forza e potenza, con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere. Canto al Vangelo (Gv 10,27) Alleluia, alleluia. Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, e io le conosco ed esse mi seguono. Alleluia. Vangelo   Lc 19,45-48 Avete fatto della casa di Dio un covo di ladri. Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo. Parola del Signore Preghiera dei fedeli A Dio di infinita bontà, che ha inviato la sua parola nel mondo perché rimanga con noi fino alla fine dei tempi, rivolgiamo le nostre suppliche, dicendo insieme: O Signore, ascolta e purifica la nostra preghiera. Perché gli uomini custodiscano con amore la realtà create da Dio, e dalla contemplazione delle creature riconoscano e adorino il Creatore. Preghiamo: Perché i cristiani amino le proprie chiese e ne curino il decoro e la bellezza, così che siano degne dimore del corpo di Cristo e favoriscano un autentico incontro con Dio. Preghiamo: Perché il Signore allontani da noi il pericolo di offuscare le celebrazioni e le cose sacre con interessi puramente umani. Preghiamo: Perché qualsiasi azione liturgica o preghiera personale siano lode a Dio e impegno di amore per i fratelli. Preghiamo: Perché la nostra comunità si costruisca e cresca sempre più attorno all’ascolto della parola e alla celebrazione dei sacramenti, per diventare segno della presenza del Signore. Preghiamo: Per l’unità della preghiera con la vita. Per i sacrestani delle nostre chiese. O Dio, tre volte santo, e che pure sei così vicino da abitare in mezzo a noi, fà che custodiamo e veneriamo sempre con amore il corpo e il sangue del tuo Figlio, nutrimento e vincolo di unità e pegno della nostra salvezza. Egli è Dio e vive e regna con te nei secoli dei secoli. Amen. Preghiera sulle offerte Quest’offerta che ti presentiamo, Dio onnipotente, ci ottenga la grazia di servirti fedelmente e ci prepari il frutto di un’eternità beata. Per Cristo nostro Signore. Antifona di comunione Il mio bene è stare vicino a Dio, nel Signore Dio riporre la mia speranza. (Sal 73,28) Oppure: Dice il Signore: “In verità vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”. (Mc 11,23.24) Preghiera dopo la comunione O Padre, che ci hai nutriti con questo sacramento, ascolta la nostra umile preghiera: il memoriale, che Cristo tuo Figlio ci ha comandato di celebrare, ci edifichi sempre nel vincolo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20111118.shtml

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