Santa Teresa di Lisieux

http://www.maranatha.it/Feriale/santiProprio/1001Page.htm

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/11to26/messale/7sab.htm

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/11to26/letture/7sab.htm

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/11to26/lodi/7sab.htm

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/11to26/media/7sab.htm

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/11to26/vespri/7sab.htm

http://www.maranatha.it/PDAliturgy/CompTO/SabCText.htm

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20111001.shtml

http://www.liturgiadelleore.it/

Santa Teresa di Lisieux

Santa Teresa di Gesù Bambino

Vergine e Dottore della Chiesa http://www.santiebeati.it/dettaglio/24700
Nascita Alençon2 gennaio1873
Morte Lisieux30 settembre1897
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione Roma29 Aprile 1923, da Papa Pio XI
Canonizzazione Roma17 maggio1925, da Papa Pio XI
Santuario principale Basilique Sainte-Thérèse de Lisieux, Lisieux
Ricorrenza 1º ottobre
Attributi I fiori
Patrono di AustraliaFrancia;Russia;malati di AIDS, ditubercolosi e di altremalattie infettive; aviatori; fiorai; orfani; missionari.

Thérèse Françoise Marie Martin (Alençon2 gennaio 1873 – Lisieux30 settembre 1897) fu una religiosa e misticafrancese, meglio nota come santa Teresa del Bambino Gesù, nome con il quale è venerata dalla Chiesa cattolica. Monaca carmelitana presso il monastero di Lisieux, è talora chiamata anche santa Teresina, per distinguerla da Teresa d’ÁvilaSanta Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo [1] è il nome da lei assunto al momento della professione dei voti. La sua festa liturgica ricorre il 1º ottobre.

Patrona dei missionari dal 1927, dal 1944, assieme a Giovanna d’Arco, è considerata anche patrona di Francia.

Il 19 ottobre 1997 fu dichiarata Dottore della Chiesa, la terza donna a ricevere tale titolo dopo Caterina da Siena e appunto Teresa d’Avila.

La prima infanzia ad Alençon (1873-1877) 

Biografia

Thérèse Martin, ultimogenita di Louis Martin e Marie-Azélie Guérin (Zélie), nacque il 2 gennaio 1873 in rue Saint-Blaise 42, ad Alençon.

In gioventù entrambi i suoi genitori avevano desiderato abbracciare la vita consacrata, desiderio che nessuno dei due poté realizzare. La dimensione religiosa fu molto presente nella loro vita matrimoniale. I coniugi Martin sono venerati come beati dalla Chiesa cattolica. A metà marzo 1873, Thérèse fu data a balia presso una contadina, Rosa Taillè, dove visse per circa un anno. Thérèse Martin rimase orfana di madre all’età di quattro anni.

Il trasferimento a Lisieux

Teresa nel 1881 a otto anni.

Alla morte di Zélie, lo zio Isidore Guerin, fratello della madre, fu nominato co-tutore delle cinque sorelle Martin. Il 15 novembre 1877Louis Martin si trasferì a Buissonnets, nella periferia di Lisieux, per stare più vicino al cognato, che a Lisieux gestiva una farmacia. La cugina minore, Marie, fu compagna di giochi di Thérèse e ne diventò una delle sue allieve quando alla santa fu affidato l’incarico di maestra delle novizie.

Un legame quasi filiale legava Thérèse alle sue sorelle maggiori, Pauline e Marie. Nel 1882, quando Pauline entrò nel monastero carmelitane, la crisi innescata dalla morte della madre si acuì e Thérèse giunse a somatizzare il suo stato psichico. Avrebbe desiderato seguire la sorella in convento, ma ciò le fu negato per la sua giovane età. Questa prima crisi si risolse nel giro di pochi mesi, ma si ripresentò con l’ingresso in convento dell’altra sorella, Marie, nel 1886.

Nella notte del successivo Natale, Thérèse Martin risolse la sua nevrosi e maturò in lei il desiderio di diventare suora carmelitana, seguendo le orme delle sorelle.

Le preghiere per Enrico Pranzini

Thérèse Martin seguì, per circa due mesi, sul quotidiano La Croix lo svolgersi del processo di Enrico Pranzini, che aveva assassinato tre donne. Thèrèse, in una sorta di sfida personale contro il male e quasi per provare la solidità della sua fede prese come compito quello di convertire il “grande criminale” coinvolgendo in quest’azione di preghiera anche sua sorella Celine. Gli sforzi di Thérèse furono in un certo senso ricompensati quando apprese dal giornale che, sul patibolo, Pranzini si pentì delle sue azioni e baciò il crocifisso dopo un primo rifiuto.

Ingresso in monastero (1886 – 1888)

All’età di 14 anni Teresa decise quindi, seguendo l’esempio di Teresa d’Avila, di farsi monaca. Sebbene le monache del Carmelo avessero dato il loro parere favorevole, e il padre e con qualche difficoltà anche lo zio avessero dato la loro autorizzazione, per la sua giovane età trovò l’opposizione del parroco di Saint-Jacques, il reverendo Delatroètte, che le consigliò di rivolgersi al Vescovo. Nel novembre 1887 il vescovo diBayeuxFlavien-Abel-Antoinin Hugonin, le negò il permesso e lei intraprese con il padre Louis e la sorella prediletta Celine un viaggio a Roma per rivolgere questa sua richiesta direttamente a papa Leone XIII.

Il viaggio in Italia

Teresa di Lisieux poco prima del viaggio in Italia (1887)

Nel 1887, per i 50 anni di sacerdozio di papa Leone XIII, le diocesi di Coutances e di Bayeux organizzarono un pellegrinaggio a Roma, dal 7 novembre al 2 dicembre.

Al viaggio partecipò un gruppo di 197 pellegrini, tra cui i Martin.

A Roma, durante l’udienza con Leone XIII, nonostante il divieto di parlare in presenza del Papa imposto dal vescovo di Bayeux, Teresa si inginocchiò davanti al Pontefice, chiedendogli di intervenire in suo favore per l’ammissione in convento. Il Papa tuttavia non diede l’ordine auspicato, ma le rispose che, se la sua entrata in monastero era scritta nella volontà di Dio, questo desiderio si sarebbe certamente adempiuto.

Sulla via del ritorno il vescovo cambiò opinione su Thérèse e diede il proprio permesso. A poco più di quindici anni, il 9 aprile 1888, Thèrèse assunse il nome di “Teresa del Bambin Gesù”, aggiungendovi in seguito “del Volto Santo”. Il suo nome completo da religiosa fu dunque “Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo”.

La vita in monastero (aprile 1888 – 1896)

In monastero conobbe la fondatrice del carmelo di Lisieux, Madre Genoveffa, al secolo Claire Bertrand. Quest’anziana monaca fu modello di vita monastica e riferimento teologico per Teresa.

Fu lei infatti che la esortò a coltivare il valore della pace, e attorno a questo tema Teresa ricamò il suo pensiero teologico[senza fonte]

Nel 1893 fu nominata vice-maestra delle novizie, in aiuto a madre Maria Gonzaga. Nel 1894, dopo una lunga convalescenza, Louis Martin morì, e Celine che lo aveva accudito, entrò nello stesso Carmelo dove già si trovano le sorelle.

La notte della fede (1896-1897)

Nell’aprile del 1896 la suora contrasse la tubercolosi, malattia che nel giro di 18 mesi la portò alla morte. In questo periodo Teresa subì una crisi profonda della fede: meditò di abbandonare il convento e si sentiva spinta all’ateismo ed al materialismo. Questi mesi sono stati dalla religiosa definiti come “notte della fede”.[senza fonte]

La morte

A partire dall’8 luglio 1897 Teresa lasciò definitivamente la sua cella per l’infermeria del monastero.

La religiosa morì il 30 settembre, verso le 19 e 20. Il giorno dopo il suo corpo venne esposto nel coro, dietro le grate. Davanti al feretro sfilarono fino alla domenica sera parenti, amici e fedeli facendo toccare al corpo esanime di Teresa rosari e medaglie, secondo l’usanza di quei tempi. La mattina del 4 ottobre un carro funebre trainato da due cavalli condusse la salma nel nuovo cimitero delle Carmelitane e ne occupò il primo posto.

Desiderio di altri servizi

Il desiderio missionario

Il grande desiderio di Teresa di recarsi in missione in Indocina non si realizzò mai a causa della sua malattia. Il progredire inarrestabile di essa, tuttavia, non le impedì di prendersi cura dei missionari in partenza per il sud-est asiatico e pregare per loro.

A questo scopo madre Maria di Gonzaga affidò quali fratelli spirituali, secondo una consuetudine del tempo, i missionari Maurice Belliere[2] e Adolphe Roulland[3], missionari rispettivamente in Africa ed in Cina, affinché essa sostenesse per mezzo della preghiera il loro lavoro apostolico. Thérèse che aveva sempre desiderato avere un fratello sacerdote e anche per questo si rammaricava per la morte precoce dei suoi veri fratelli di sangue.

Dello scambio epistolare di Thérèse ed i missionari sono rimaste 36 lettere, di cui 11 di Thérèse a Belliere, 11 di Belliere a Thérèse, 8 di Roulland a Thérèse e 6 di Thérèse a Roulland.

Il desiderio del sacerdozio

Teresa ha sempre desiderato di poter accedere al sacerdozio, precluso per il suo esser donna.

Nel suo ultimo componimento teatrale, nel febbraio 1897, Teresa affronta questa tematica. In questo lavoro Thérèse, ricordando che fu santa Barbara a portare la comunione al gesuita Stanislao Kostka che la richiedeva, sostiene che forse santa Barbara abbia desiderato essere sacerdote quando era sulla Terra ma che abbia potuto realizzare questo suo sogno solo una volta in Cielo. In questo modo Thérèse, con la storia di santa Barbara e santo Stanislao Kostka, sembra risolvere la questione che riguarda anche lei.

La spiritualità di Teresa

Nell’autobiografia, Teresa descrive il proprio abbandono a Dio come uno stato d'”infanzia spirituale”.[4][5] Questa cosiddetta via dell’infanzia spirituale[6] (piccola via,[7] petite voie[8]) è stata considerata dal Martirologio Romano come suo specifico insegnamento nella santità.[9] È lei stessa a spiegarla nei seguenti termini:[10][11]

(FR)

« je veux chercher le moyen d’aller au Ciel par une petite voie bien droite, bien courte, une petite voie toute nouvelle. Nous sommes dans un siècle d’inventions, maintenant ce n’est plus la peine de gravir les marches d’un escalier, chez le riches un ascenseur le remplace avantageusement. Moi je voudrais aussi trouver un ascenseur pour m’élever jusqu’à Jésus, car je suis trop petite pour monter le rude escalier de la perfection. »
(IT)

« voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo d’invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei anch’io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. »

Nel Manoscritto C (vedi sotto), al cap. X riprende e approfondisce il paragone:[12][13]

(FR)

« l’ascenseur qui doit m’élever jusqu’au Ciel, ce sont vos bras, ô Jésus ! Pour cela je n’ai pas besoin de grandir, au contraire il faut que je reste petite, que je le devienne de plus en plus. »
(IT)

« le tue braccia, o Gesù, sono l’ascensore che mi deve innalzare fino al cielo! Per questo io non ho affatto bisogno di diventare grande; bisogna anzi che rimanga piccola, che lo diventi sempre di più. »

La “piccola via” vuole anche indicare non più solo la consueta spiritualità epicamente appariscente, bensì pure l’esercizio eroico delle virtù cristiane praticato nella vita quotidiana (cf. Manoscritto B, 3v).[5][14]

Scritti

Storia di un’anima

Nel 1895 la superiora del monastero, che era sua sorella maggiore, ordinò a Teresa di mettere per scritto la sua ricerca spirituale dell’amore. Nacque così ilManoscritto autobiografico A[15].

Tale scritto fu completato prima che fosse iniziata la prova della fede. In seguito, nel settembre 1896 e poi in giugno 1897, sempre in obbedienza alla nuova priora, madre Maria di Gonzaga, redasse rispettivamente gli altri due manoscritti, catalogati come B e C. I tre manoscritti furono poi raccolti nell’opera postuma, Storia di un’anima, secondo un ordine cronologico: A, B, C.

Attualmente alcune edizioni pubblicano i manoscritti A [Agnese], da taluni chiamato dall’incipit anche Storia primaverile di un piccolo fiore bianco, e C rinominato G [Gonzaga] come costituenti uno il seguito dell’altro. Il manoscritto B, rinominato M [Maria], viene talvolta pubblicato autonomamente come il poema di settembreperché composto in settembre e perché è il più poetico dei tre.

Opere per il teatro

Teresa di Lisieux nella sua breve vita si cimentò anche con l’arte dello spettacolo: il teatro[16]. Compose infatti 8 lavori teatrali che mise in scena personalmente nel teatro del Carmelo, curandone personalmente non solo la scenografia ma anche i costumi, talvolta figurando come protagonista.

Tali lavori ebbero come nomeRécréations Pieuses (Ricreazioni Pie).
Questi otto quadri scenici furono redatti tra il 1894 e il 1897 e sono nell’ordine cronologico:

  1. La missione di Giovanna D’Arco – La pastorella di Domrémy in ascolto delle proprie voci (21 gennaio 1894)
  2. Gli angeli alla culla di Gesù (25 dicembre 1894)
  3. Il martirio di Giovanna D’Arco (21 gennaio 1895)[17]
  4. Gesù a Betania (29 luglio 1895)
  5. Il divino piccolo mendicante di natale (25 dicembre 1895)
  6. La fuga in Egitto (21 gennaio 1896)
  7. Il trionfo dell’umiltà (21 giugno 1896)
  8. Santo Stanislao Kostka (8 febbraio 1897)

Composizioni poetiche

Il 26 febbraio 1895 compose la poesia Viver d’amore che, secondo la sorella Celine, era la regina delle sue composizioni poetiche. In essa Teresa canta le ragioni dell’amore, ragioni di cui lei è consapevole, ma che agli occhi del mondo appaiono una follia. È un viver d’amore conseguente, radicale, estremista, il cui significato è, quindi, inevitabilmente anche “morir d’amore”. Questo “morir d’amore” per Teresa rappresenta la consapevolezza che non è possibile trovare facili compromessi tra le ragioni dell’amore e le ragioni del mondo, per cui viver d’amore è anche un uscire dal mondo, vissuto, come è tradizione delle correnti apocalittiche della cristianità, come un esilio da quella che sarebbe, in questa concezione, la vera patria. Questa poesia è stata recentemente musicata dal compositore Frei Hermano Da Camara all’interno della sua Missa Portuguesa.

Una poesia bellicosa: Le mie armi

In quest’ultimo anno della vita di Thérèse c’è da segnalare che il 25 marzo 1897 una delle sue novizie, la cugina e amica d’infanzia Maria Guerin, fa la professione religiosa e diviene suor Maria dell’Eucarestia. Questo evento ispira a Thérèse una delle sue poesie più bellicose: Mes armes (Le mie armi). Alcuni esegeti dei testi teresiani leggono questa poesia come il testamento di Teresa.[senza fonte] Questo testamento venne cantato nel coro della comunità dalla stessa Maria Guerin che era considerata per la sua voce “l’usignuolo” della comunità. Tuttavia, proprio in quel periodo, uno dei suoi due “fratelli preti”, l’ancora seminarista Maurice Belliere, stava svolgendo controvoglia il servizio militare e non vedeva l’ora che terminasse. Nel momento storico in cui si svolse questa vicenda infatti, lo stato francese non esentava i seminaristi dal servire la patria. Così Thérèse decise di inviare Le mie armi anche al fratello soldato Maurice.

Una vicenda tra satanismo e massoneria

Tra i lavori teatrali composti da Thérèse e di cui fu anche, oltre che autrice, regista, scenografa e attrice, ve n’è uno composto per la festa di san Luigi Gonzaga che cadeva il 21 giugno 1896 e che era anche la festa della madre priora Maria di Gonzaga subentrata di nuovo, dopo il priorato di Madre Agnese, nell’incarico. Questo lavoro s’intitolava Il trionfo dell’umiltà. La vicenda trattata da Thèrèse ha un precedente nella vita reale in una vicenda tra satanismo e massoneria che ha i suoi inizi nel maggio-giugno 1895 e che, mentre Thèrèse e le altre monache mettono in scena al teatro del Carmelo, è ancora in corso di svolgimento.

Giovanna d’Arco rappresentava per Teresa l’eroina per antonomasia. Teresa in questo testo teatrale non esita ad affermare che la nuova Giovanna D’Arco si chiama Diana Vaughan. Ma chi è Diana Vaughan? Una fidanzata di Satana pentitasi e convertitasi a fidanzata di Gesù. Il nome di Diana Vaughan in quel periodo era nelle prime pagine dei giornali che la descrivevano come figlia di un americano e di una francese che a vent’anni viene iniziata al palladismo, una sorta dispiritismosatanicomassonico. Precisiamo, per correttezza, che i massoni in quell’epoca venivano presentati come spaventosi demoni, le etichette, tuttavia, nel loro semplicismo non rendono ragione della complessità di un movimento di pensiero: basti pensare che l’evangelista Giovanni è sempre stato tenuto in alta considerazione dalla massoneria (ma non l’apostolo Pietro). Sempre per correttezza, aggiungiamo che la Chiesa cattolica ha più volte e irrevocabilmente dichiarato l’incompatibilità tra la professione di fede cristiana e la massoneria. Nel 1893 Diana Vaughan va ad abitare a Parigi dove entra in amicizia con il dottor Bataille ed un marsigliese Léo Taxilil cui vero nome è Gabriel Jogand-Pagés. Entrambi sono dei fuoriusciti dalla massoneria.

Nel 1895 la satanista è pronta per convertirsi al cattolicesimo, almeno così recitano i giornali, in particolare il giornale cattolico La Croix che l’8 maggio 1895 invita i suoi stessi lettori a pregare Giovanna D’Arco per la conversione dell’ormai ex satanista. Finalmente il 6 giugno la Francia cattolica esulta e il 13 giugno viene confermata come data della conversione ufficiale. Arrivati a questo punto, con un’inversione di marcia, l’ex sacerdotessa di Satana si lancia in una lotta senza tregua contro il satanismo e la massoneria pubblicando le Memorie di una ex palladista. Nella primavera 1896 Diana Vaughan raggiunge il massimo di notorietà ed il giornale L’universle o di persona Diana Vaughan, benché il suo nome fosse arrivato anche in Vaticano da Leone XIII il quale, letta La Novena Eucaristica composta dalla stessa Diana Vaughan, mostra approvazione.

Chi fa conoscere Diana Vaughan alla nostra ingenua mistica è lo zio Isidore Guerin che porta Le memorie di una ex palladista al Carmelo.

Anche Thèrèse risulta molto interessata a questo racconto della lotta tra le forze della luce e il principe delle tenebre, da qui l’ispirazione alla composizione di un breve lavoro teatrale Il trionfo dell’umiltà. Questo lavoro di Thèrèse, messo in scena da lei stessa nel piccolo teatro del Carmelo, è un successo presso il pubblico di sole carmelitane e Madre Agnese chiede a Teresa, che ormai ha fama di poetessa, di scrivere qualcosa di poetico per incoraggiare Diana Vaughan nel proseguire sulla nuova strada.

Teresa, tuttavia, non riesce a scrivere alcunché, così invia a Diana Vaughan semplicemente una lettera con una sua foto nei panni di Giovanna D’Arco, foto scattata da Celine durante il lavoro teatrale in cui Teresa recitava la parte della Pulzella d’Orléans. L’epilogo di questa storia avviene il 19 aprile 1897.

Nel frattempo erano cominciati a sorgere forti dubbi, così Diana Vaughan per quella data annuncia una conferenza stampa a Parigi in cui si mostrerà al pubblico: Le Normand del 24 aprile 1897 pubblica un lungo resoconto di quella conferenza stampa. Alla conferenza stampa, infatti, i giornalisti videro proiettata un’immagine di Giovanna D’Arco in prigione: era la foto di Teresa. Poi entrò un signore basso, grassottello, calvo e barbuto e disse: «Diana Vaughan sono io!». Si trattava di Léo Taxil, esponente di una loggia massonica ed ex direttore del giornale L’anticlericale. Quando Teresa seppe la verità, lei che aveva ricevuto anche una lettera di risposta dalla sedicente Diana Vaughan, andò a prendere quella lettera e la gettò nel letamaio.

Derniers Entretiens

A partire dal 6 aprile 1897 Madre Agnese di Gesù aveva cominciato a raccogliere le ultime parole di Thérèse nel famoso Cahier Jaune e presto, dal luglio 1897, era stata imitata dalle altre due sorelle incoraggiate in questo progetto del resto anche dall’unica sorella che si trovava ancora nel mondo, Leonie, che venne regolarmente al parlatorio per chiedere notizie della sorella malata. A Celine, infatti Leonie scrive il 18 luglio 1897:

« Quanto ella deve coprirti col profumo delle sue virtù! Se tu potessi mettere tutto ciò per iscritto, sarebbe molto consolante per me, perché io non ho come voi, piccole sorelle amate, la fortuna di essere vicina alla mia sorella cara. »

Alla morte di Thérèse e dopo la pubblicazione e fortuna di Storia di un’anima, l’insieme di questi scritti più altre testimonianze prenderanno il nome di Derniers Entretiens o “Ultimi Colloqui” che susciteranno contestazioni soprattutto da parte di quei lettori e studiosi della carmelitana che non condivideranno la chiave di lettura conformista e riduttiva della vita e delle opere di Thérèse che pur avendo avuto tanta fortuna tra i devoti meno esigenti non riscuote assolutamente credito tra i lettori più smaliziati di Thérèse che dal loro punto di vista la vedono, in tali schemi interpretativi, sminuita e ridotta, falsificandone, anche se quasi sempre in buona fede, la sua vera identità. Tale critica trova ulteriore giustificazione nel fatto che i Derniers Entretiens non sono propriamente le parole che Thérèse ha scritto in prima persona come gli altri scritti a lei attribuiti, ma sono gli appunti delle ultime conversazioni che lei ha intrattenuto, tra il luglio e il settembre 1897, in particolare con la sorella Pauline/suor Agnese di Gesù. Le parole che in questi appunti vengono a lei attribuite non danno la certezza che furono proprio quelle, come invece per gli altri scritti di cui si hanno gli originali autografi. Occorre poi tener presente la disinvoltura con cui – a parere degli storici – le sue consorelle ed, in primo luogo, Pauline/suor Agnese “corressero” i suoi scritti originali prima che fossero pubblicati.

Derniers Entretiens sono, ovviamente, un’interessante ed utile documentazione che si aggiunge ad altre per comprendere più profondamente il vero senso della vicenda di Thérèse Martin, ma il rispetto per la verità di questa storia con le sue luci e anche con le sue ombre esige, comunque, che ogni affermazione che in esso viene a lei attribuito vada per lo meno preso con le pinze. Uno studioso di questa vicenda oltre che carmelitano, Jean François Six, riteneva che tale insieme di scritti non andassero nemmeno inseriti nell’edizione delle Opere Complete di Thèrèse Martin ma che dovessero essere, semmai, pubblicati a parte.

Thérèse Martin dopo la morte

Questa è la storia della vicenda di Thérèse Martin, che non finisce con la sua morte, ma continua: il dibattito su Thérèse Martin è tuttora in corso; dibattito teologico, filosofico, e più generalmente culturale che ormai ha raggiunto più di 100 anni di storia: 1898 – 2009.

Il dibattito su Teresa di Lisieux (1898 – 2009)

Teresa di Lisieux e la Psicoanalisi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Teresa di Lisieux e la psicoanalisi.

Simultaneamente alla diffusione di questo e altri scritti minori e al suo innalzamento in prestigio all’interno della Chiesa cattolica (beata, santa ed infine dottore della Chiesa), la sua figura è stata oggetto di dibattito nel mondo culturale in genere e non solo in quello teologico.
Ne è una più che eloquente dimostrazione il fatto che a partire dalla stessa autorevole rivista Imago diretta da Sigmund Freud, la psicoanalisi se ne è occupata, anche se tale interessamento è passato inosservato rispetto al clamore che si faceva sulla sua figura soprattutto in quegli anni all’interno della Chiesa.

Teresa di Lisieux e la fenomenologia paranormale

A tutto questo va aggiunto che Thérèse stessa non ha mancato di manifestarsi in questi più di cento anni che ci separano dalla sua morte, in presunte apparizioni di ordine paranormale, cfr, ad esempio, le esperienze del Cerchio Firenze 77.

Teresa di Lisieux e la storia del misticismo mondiale

Recentemente uno dei più famosi storici del misticismo, Elémire Zolla, nella sua vasta Storia del misticismo non ha parlato di Thérèse. Alcuni cattolici, risentiti di ciò, si chiedono polemicamente se è per un “limite” di Thérèse, non in grado di figurare accanto a coloro che tradizionalmente vengono considerati grandi mistici, o se invece è solo una “svista” o, peggio ancora, un “limite di visione” dello storico.

A questo dibattito hanno partecipato, direttamente o indirettamente, suscitando interesse o semplice curiosità per la figura di Thérèse, non solo personalità del mondo della religione, ma anche artisti, intellettuali, politici e finanche criminali.

Le disavventure dei suoi scritti autentici

La mistificazione: il necrologio

È con un necrologio che comincia questa seconda parte della vita di Teresa di Lisieux. Nel settembre 1898, primo anniversario della morte della giovane monaca, un necrologio fu dato alle stampe e distribuito soprattutto ai carmeli di Francia e pochi altri. Fu questo il vero atto d’inizio che innescò tutto quello che qui di seguito verrà documentato.

Malgrado la grande popolarità che Thérèse Martin ebbe subito dopo la sua morte, fu soltanto a partire dal 1957 che si cominciò a lavorare alla pubblicazione critica dei suoi scritti, in parte precedentemente censurati, se non manomessi, da chi ne aveva curato le pubblicazioni. Manipolazioni che snaturavano la vera figura di Thérèse Martin accreditandone una falsa immagine.

Tale lavoro di recupero e di demistificazione è stato portato a termine nel 1973 con la prima edizione critica del centenario.

A distanza di venti anni da quella prima edizione, nel 1992 esce la nuova edizione critica del centenario in otto volumi delle opere complete di Thérèse Martin.

Le traduzioni in italiano

È negli anni 19041907 che Storia di un’anima viene per la prima volta tradotta in italiano e pubblicata a puntate in una rivista cattolica di MilanoIl Carmelo, ma già allora la priora di Lisieux in carica, Suor Maria Angela di Gesù Bambino, informerà con questa nota il Postulatore Generale dell’Ordine Carmelitano:

« L’edizione italiana, ci è stato detto, è molto, molto difettosa come sostanza e inoltre, come lo vedrete, come forma. Noi stiamo per farla ricominciare, e il lavoro, penso, sarà realizzato da una nostra sorella del monastero di S. Maria Maddalena de’ Pazzi »
(Arch.Gen. o.c.d., 398 d,5)

A distanza di 80 anni da quella prima segnalazione, nel 1984, la studiosa laica di Teresa di Lisieux Ida Magli (cattedra di Antropologia Culturale all’Università di Roma) tuttavia era costretta a mettere in guardia l’ignaro lettore degli scritti della mistica francese che:

« L’edizione italiana di tutti gli ‘Scritti’ a cura della Postulazione Generale dei Carmelitani Scalzi, Roma, 1979, mortifica e a volte travisa nella traduzione la vivacità del pensiero e dello stile di Teresa. »

La demistificazione

Per una maggiore intelligibilità di quanto segue, premettiamo che Jean-François Six è un padre carmelitano, noto per essere, oltre che un profondo conoscitore della vita e dell’opera di Thérèse, anche uno strenuo difensore della memoria della vera e autentica Thérèse.

Quando esce la nuova edizione delle opere complete, diversamente da molti estimatori della santa, Jean-François Six si dichiara non ancora soddisfatto e chiede il ripristino totale e chiaro della vera e autentica mistica carmelitana senza inquinamenti di sorta.

Sul giornale Le Monde del 25 dicembre 1992[18] appare un suo articolo in proposito.

Dopo aver brevemente accennato ai non meno dei 7.000 ritocchi ai testi autentici della mistica e al fatto significativo che già nel 1948 un grande erudito come l’Abbé Combes veniva allontanato dal carmelo di Lisieux per le sue richieste di pubblicazione dei testi autentici a cui Madre Agnese continuò a opporsi fino all’ultimo, concluse che in questa maniera si è abusato e ingannato il popolo cristiano che in buona fede si avvicinava alla spiritualità rivoluzionaria di Thérèse. E porta esempi di taluni che si sono anche rivoltati di fronte alla “zuccherosità” di questa falsa Thérèse.

Esprimendo queste parole:

« Si sarebbe preferito che questa nuova edizione del centenario partecipasse radicalmente del coraggio che Thérèse ha manifestato nella vita e nei suoi scritti. Ma non è questo il caso. »

J.-F. Six si riferisce in particolare all’aggiunta, come fossero scritti suoi, di testi tramandati oralmente, cioè ben tre degli otto volumi. Ritiene che “diffondere testi spirituali falsi è un atto criminale”.

Comunque, bisogna stare attenti a non eccedere in senso opposto, e cioè demonizzare Pauline/madre Agnese che Thérèse definiva “doppiamente madre”. Del resto lo stesso J.-F. Six ha parole di comprensione per Madre Agnese in questi termini:

« [Nel] dramma di Lisieux esiste un problema doloroso ma che non si può né si deva nascondere, il problema di una famiglia, quello della famiglia Martin, molto provata prima dalla morte della madre poi da quello dell’infermità mentale del padre, la quale famiglia si costituisce altrove, al carmelo di Lisieux.Madre Agnese si è assunta l’incarico di capo famiglia e in quanto tale ha voluto difendere e promuovere la sua famiglia e in particolare Thérèse che era la minore delle sorelle Martin. Ma madre Agnese era segnata da una propria spiritualità, mentre Thérèse ha vissuto tutta un’altra esperienza. Madre Agnese era segnata da una situazione storica: lo zio Guerin, sostituto del padre, era discepolo di Drumont, notorio antisemita, e madre Agnese nel 1937 insisterà molto, presso il cardinale Pacelli, futuro Pio XII, perché venisse ritirata la scomunica che aveva colpito l’Action Française. “C’è una lunga corrispondenza tra Charles Maurras e madre Agnese che bisognerà ben pubblicare un giorno”.Chiunque, come l’Abbé Combes, osasse contestare la “guardiana del tempio” o osasse toccare minimamente la famiglia Martin, veniva escluso da Lisieux e dagli archivi che erano e restano ancora oggi inaccessibili.[18] »

Conclude J.-F. Six:

« Questa nuova edizione del centenario dimostra che Thérèse non è stata ancora affrancata dalla sua famiglia e da questo clan che continua a volerci incitare a pensare a Thérèse secondo la vulgata riduttiva. Si pensa di nominare Thérèse dottore della Chiesa [quando J.-F. Six scrive Thérèse non era ancora stata riconosciuta dottore della Chiesa], benissimo, ma che questo non sia un modo per, surrettiziamente, canonizzare invece che Thérèse, Lisieux e la famiglia Martin. Ciò che più conta è di valorizzare la reale teologia di Thérèse, la sua esperienza, il suo itinerario spirituale straordinario, e che tutti e non solo i cristiani, ma tutti gli uomini e le donne di oggi, di tutte le convinzioni quali che siano, possano confrontarsi in verità, ai veri testi, alla vera Thérèse.[18] »

La Chiesa e Teresa

La Basilica di Lisieux: 4500 m2 di superficie e 95 m di lunghezza, innalzata in suo onore nel 1937 e sfuggita ai bombardamenti anglo-americani del 1944

La Chiesa cattolica, dapprima molto cauta e guardinga, imparò a far sua la devozione dei semplici cattolici. Malgrado questo inizio sospettoso, in seguito alti esponenti del clero, tra cui gli stessi papi, fecero propria la stessa devozione della gente semplice per la monaca di clausura di Lisieux, in certi casi trainandola ad una maggiore serietà devozionale.

Nel 1925 Teresa di Lisieux fu canonizzata da papa Pio XI e due anni dopo dichiarata patrona dei missionari, anche se non si spostò mai dal suo convento.

Per rendere gli onori dovuti alla figura della Santa, la Chiesa cattolica erige una gigantesca basilica alla “piccola Thérèse”. Nel 1932 e successivamente nel 1987 fu richiesto alla Santa Sede di riconoscerle ildottorato. Le fu concesso il 19 ottobre 1997. Thérèse è quindi il 33º Dottore della Chiesa e la terza donna a ricevere questo riconoscimento dopo Teresa d’Avila e Caterina da Siena, entrambe dichiarate dottore della Chiesa cattolica da Paolo VI nel 1970.

La prima chiesa in Italia dedicata a Santa Teresa di Lisieux sorge alla periferia est di Bologna, in quella zona del Quartiere Savena denominata Pontevecchio. La cerimonia per la posa della prima pietra fu compiuta domenica 21 giugno 1925; l’Arcivescovo di Bologna, il Cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano, che aveva dato la sua piena adesione al progetto, espresse il desiderio che la nuova chiesa fosse dedicata a Santa Teresa del Bambino Gesù, innalzata all’onore degli altari appena un mese prima. Inaugurata nel 1926 come Chiesa sussidiale di Santa Maria degli Alemanni, è divenuta Parrocchia nel 1940.

Le tesi/ipotesi di lettura più significative del percorso evolutivo della mistica di Lisieux

Il superamento dei dualismi corpo-anima, spirito-materia

Questa è la lettura che fondamentalmente ne dà Jean Francois Six e che contrappone alla “lettura di Thérèse Martin secondo Madre Agnese” in cui accomuna tutte le interpretazioni dualiste, compresa la più moderna e aggiornata lettura elaborata dal vescovo di Lisieux, il carmelitano Guy Gaucher.

Thérèse Martin femminista

In alcuni lavori di autori (ad esempio “La piccola principessa di Dio” di Catherine Rihoit) si è voluto vedere in Thérèse Martin un’anticipatrice delle battaglie femministe di questo secolo; tuttavia, se è pur vero che negli scritti di Thérèse Martin si possono trovare elementi rivendicativi in questo senso, la dimensione in cui Thèrèse si muove e la prospettiva verso la quale il pensiero e la pratica di Thérèse Martin si dirige è molto più massimalista e radicale.

Di tutt’altro avviso è invece la nota antropologa Ida Magli, che tratta Thérèse alla stregua di una che ha visto, che sa, ma che non agisce.

« ..è proprio nel viaggio a Roma che le sfugge un’unica osservazione sulla condizione delle donne, un vago accenno di ‘femminismo’, anche se soltanto perché le viene impedito di avvicinarsi concretamente, con quella partecipazione diretta che le è così abituale, ai luoghi mistici dove si recano i pellegrini. Si impazientisce, perciò, di fronte ai divieti claustrali. »
(Ida Magli “Santa Teresa di Lisieux”)
« Mi è ancora impossibile capire perché le donne in Italia siano tanto facilmente scomunicate; ci dicevano ad ogni momento: “Non entrate qui…non entrate là, sareste scomunicate!…”. Ah queste povere donne, in che poco conto non sono mai tenute!… Eppure sono più le donne che gli uomini ad amare il Buon Dio, e durante la Passione di Nostro Signore, furono le donne ad avere più coraggio degli apostoli, poiché sfidarono gli insulti dei soldati ed osarono tergere l’adorabile Volto di Gesù… È questa certamente la ragione per cui Egli permette che le accompagni su questa terra il disprezzo, visto che l’ha scelto per Sé stesso… Egli potrà dimostrare in Cielo, che i suoi pensieri non sono quelli degli uomini, poiché allora gli ultimi saranno i primi…Durante il viaggio, e non una volta sola, non ebbi la pazienza d’aspettare il Cielo per essere la prima…Un giorno, durante la visita a un convento di Carmelitane, non contenta di seguire i pellegrini nelle gallerie esterne, stavo camminando nel chiostro interno…quando all’improvviso vidi un anziano carmelitano che da lontano mi indicava di allontanarmi; ma io, invece di andarmene, mi avvicinai e, indicando i dipinti del chiostro, cercai di fargli capire con segni che erano belli. Certamente si rese conto, dai miei capelli sciolti sulle spalle e dal mio modo di fare, che ero ancora una bambina, allora mi sorrise con bontà e se ne andò vedendo che non si trovava davanti ad un nemico. Se avessi potuto parlargli in italiano, gli avrei detto che ero una carmelitana in erba, ma non mi fu possibile, a causa dei costruttori della torre di Babele»
(Manoscritto Autobiografico A – f.66 v°)

Così commenta la Magli le considerazioni, per lei, poco convincenti di Thérèse:

« Come sempre ha già trovato una soluzione che le permette di non combattere all’esterno quello che non ritiene giusto, e praticamente non ritornerà mai più sul problema della differenza fra uomini e donne, così come, malgrado si trattasse proprio della sacralità dello spazio che le impediva di accedere nei luoghi dove entravano i pellegrini di sesso maschile, non si rende conto di trovarsi di fronte allo stesso principio che regola la clausura del Carmelo dove voleva «diventare prigioniera» »
(Ida Magli “Santa Teresa di Lisieux”)

Thérèse Martin anticlericale

(FR)

« Il faut que je m’arrete, si je continuais de parler sur ce sujet, je ne finirais pas! »
(IT)

« Bisogna che mi fermi, perché se continuassi a parlare su questo argomento non la finirei più! »
(Teresa di Lisieux, Manoscritto autobiografico A, f.56 v°)

Può sembrare strano che si sia detto anche questo di Thérèse Martin, eppure in questi ultimi anni Claude Langlois, storico del cattolicesimo contemporaneo oltre che direttore dell'”Istituto Europeo in Scienze delle Religioni” presso l’Università di Parigi, da studioso della mistica ha elaborato in un suo scritto, argomentandola, questa tesi che poi non è così sconvolgente come può sembrare a prima vista. Questa ipotesi di lettura vuole ancor più sottolineare uno degli elementi costituenti l’insieme degli scritti di Thérèse là dove parla dei mediocri, o accenna al sale della terra divenuto insipido o ancora ai preti tiepidi.

Illuminante su questa accezione del termine usato dall’esegeta francese di Thérèse è anche un’intervista rilasciata al filosofo Jean Guitton dal cardinale Montini (il futuro papa Paolo VI):

« Nel corso del suo pellegrinaggio a Roma, Teresa aveva incontrato dei preti mediocri; invece di criticarli, aveva preso la decisione di situarsi non alla periferia, ma al centro, nel solo amore»
(Jean Guitton intervista papa Paolo VI)

E il testo teresiano conferma pienamente la correttezza della suddetta interpretazione.

« Compresi che l’Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi. Gridai: ho trovato il mio posto nella Chiesa, sarò l’Amore. »
(Manoscritto B)

Qualcuno ha voluto insinuare che nel gruppo di pellegrini c’era anche un giovane prete, che travolto da un’eccessiva simpatia per le due giovinette di cui forse lui stesso non era ben consapevole, per tutto il corso del pellegrinaggio non aveva fatto altro che esagerare in premure e gentilezze verso le stesse, mettendo talvolta in imbarazzo gli altri pellegrini per il suo fare così eccessivamente disinvolto e incontrollato. Il pensiero di Teresa tuttavia va certamente al di là di questi episodi contingenti e particolari poiché, se il Dottore della Chiesa fosse stata avvezza a dare peso a semplici convenzioni, oggi non sarebbe conosciuta per la sua profondità che invece l’ha sempre mossa a vedere oltre tali convenzioni.

Questo è il brano completo del “Manoscritto A” a cui nell’intervista ci si riferisce:

« Nel corso del suo pellegrinaggio a Roma “La seconda esperienza che feci riguarda i preti. Non avendo mai vissuto da vicino con loro, non potevo comprendere lo scopo principale della riforma del Carmelo. Pregare per i peccatori mi affascinava, ma mi sembrava piuttosto strano pregare per le anime dei preti che pensavo più pure del cristallo!…
Certamente compresi la mia vocazione in Italia, ma non era il caso di cercare tanto lontano una così utile comprensione…
Per un mese vissi accanto a molti santi preti e notai che sono pur sempre degli uomini deboli e fragili, anche se la loro dignità sublime li innalza al di sopra degli angeli…Se dei santi preti, definiti da Gesù nel suo Evangelo: ‘il sale della terra’, manifestano nel loro comportamento di avere un estremo bisogno di preghiere, che cosa bisognerebbe dire di quelli tiepidi? Gesù non ha forse ancora detto: ‘Se il sale diventa insipido, con che cosa lo si salerà?’O Madre mia, che bella vocazione quella che mira a conservare il sale destinato alle anime! Tale è la vocazione del Carmelo, perché l’unica finalità delle nostre preghiere e dei nostri sacrifici è d’essere apostoli degli apostoli, pregando per loro mentre evangelizzano le anime con la parola e soprattutto con l’esempio…Ma debbo fermarmi qui; se dovessi continuare a parlare su questo argomento, non la finirei più!… »
(Msc A f.56 r°)

Thérèse Martin antiautoritaria

Questa voce sul conto di Teresa di Lisieux fa la sua comparsa nel corso del processo per la sua beatificazione e santificazione e quindi, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non a suo favore.[senza fonte]

Fu infatti l’avvocato del diavolo ad accusare la giovane carmelitana di aver dimostrato con il suo comportamento di non tenere in gran conto il valore dell’autorità, e con tale accusa riteneva di poter concludere che non era degna di figurare accanto alle altre persone che la Chiesa nei secoli aveva onorato con tale titolo. Il succitato avvocato desumeva ciò dai documenti scritti in suo possesso e dalle testimonianze delle sue allieve novizie e delle altre religiose, quindi in particolare dal modo e dallo stile tutto personale con cui Thérèse ha esercitato la carica di assistente della maestra delle novizie, allorché la priora le affidò tale incarico che fu suo appannaggio sino alla morte.

La critica di Simone Weil a Teresa di Lisieux

Simone Weil, anche lei francese e cristiana proprio come Thérèse Martin, ma ex miliziana anarcocomunista nelle brigate volontarie dell’esercito repubblicano anti-franchista nella guerra civile spagnola, considerava la giovane monaca carmelitana troppo infantile. Più in particolare, la critica di Simone Weil a Teresa riguarda la concezione di Dio che è propria della carmelitana di Lisieux.

Per comprendere la critica di “infantilismo” mossa dalla Weil nei riguardi di Teresa occorre tenere conto proprio del pregresso percorso di pensiero in un marxismomolto incline all’anarchismo e nell’impegno alla trasformazione rivoluzionaria della società come militante sindacale. Simone Weil fece di più: da intellettuale decise di andare a lavorare in una grande fabbrica come operaia, per meglio comprendere la realtà di classe. Questo suo forte impegno sociale nella storia del tempo sfociò in seguito nella sua partecipazione attiva alla guerra civile di Spagna in sostegno al governo rivoluzionario anarco-comunista.

È evidente che ci troviamo di fronte a due donne completamente diverse come storia e anche per ciò che esse cercano nella dimensione religiosa della vita. Teresa di Lisieux eredita la fede dai genitori, dalla famiglia e dal suo ambiente di nascita senza minimamente metterlo in discussione, eccettuata la prova della fede che giunge negli ultimi diciotto mesi della sua esistenza. Nei confronti di questa eredità, essa si limita a lavorarci sopra per trasformarla alla luce della sua sola viva ed intensa esperienza interiore molto meno solitaria di quanto forse sognava da bambina: le sue poesie, scritte da adulta, continuamente lo ribadiscono.

Non sorprende invece che Simone Weil insista maggiormente nel sottolineare una concezione dell’amore di Dio strettamente legato all’amore per il prossimo. Da questo punto di vista la Weil non poteva mostrarsi che molto critica nei confronti di questa giovane carmelitana, in quanto a suo parere la piccola Teresa non riesce a concepire altro che un Dio personale che da Teresa viene compreso in una visione che, a giudizio di Simone Weil, si presenta troppo infantile. È proprio in questo che Simone Weil, la cui forte esigenza etica aveva sempre retto tutta la sua esistenza, vede un limite di Teresa di Lisieux e della sua elaborazione di pensiero.

La critica di Simone Weil a Teresa di Lisieux per alcuni autori è imputabile ad una lettura non approfondita dei testi della “scienziata dell’amore”. Tuttavia, Simone Weil ribadisce quanto anche esponenti autorevoli della Chiesa cattolica, pur riconoscendo i meriti di Teresa di Lisieux, le rimproverano:

  • l’aver completamente ignorato i problemi di giustizia sociale, proprio nel momento in cui la Chiesa cominciava ad occuparsene sempre più.
  • l’aver completamente eluso quelli inerenti al lavoro di riforma e rinnovamento della Chiesa come istituzione.

Costoro danno per scontato, in quanto più moderni, di possedere una visione più ampia e quindi più realistica delle problematiche in gioco; viene tuttavia da chiedersi se, denunciando questo aspetto della carmelitana, si evidenzia una ristrettezza della sua visione o forse si mette in luce una sua grandezza di visione così profonda (e celata in parte a lei stessa) da essere incomprensibile o “follia”, come lei stessa diceva, non solo per il mondo secolare ma anche per la Chiesa.

Forse è legittimo citare il monito di Gesù a Giuda nell’episodio del vangelo di Giovanni: Gesù disse infatti al suo discepolo, che rimproverava Maria Maddalena, di lasciarla fare invece, poiché i poveri li avrebbero avuti sempre, mentre il “Figlio dell’Uomo” non lo avrebbero avuto sempre accanto a loro. Questo a ribadire ancora una volta che la via religiosa tracciata da Cristo è ben più che un’etica, ma una vera e propria scienza d’amore, come “l’infantile” Teresa di Lisieux ha voluto ribadire nella sua versione di questa scienza.

Teresa si addormentava durante le preghiere in comune e alla fine della sua vita non le riesce più di continuare a credere al “Buon Dio” mentre le riesce ancora molto più facilmente di credere nei suoi amici “di carne ed ossa” che essa conosce bene: Gesù e i beati cittadini del Cielo.

Al di là di questo ormai secolare dibattito sulla teologia come scienza d’amore di cui la monaca carmelitana si è palesata maestra, resta comunque un dato certo, che questa mistica, che non è riuscita a far giungere a completa maturazione la sua ricerca spirituale, ha lasciato comunque un segno indelebile che dà da pensare a quelli che hanno orecchi e cuore per intendere.[senza fonte]

Dopo il mito della “santa delle rose” un nuovo mito?

Allineato a questo tipo di lettura è René Laurentin, mariologo, che ha al suo attivo il progetto di creazione del più grande archivio di tutte le apparizioni di Maria in questi duemila anni e allarmato che possa ripetersi un’idealizzazione di Thérèse, questa volta con segno contrario: un culto più laico, ma sempre lontano dal realismo che invece sembra auspicare.

Katowice (Polonia) rappresentazione idealizzata della teologa di Lisieux

La teologa così com’era nella realtà

René Laurentin si felicita che sia sorto, già a partire dal 1925, questa sorta di movimento di liberazione di Thérèse Martin dal mito di essere considerata “Santa delle Rose”, con tutti i fraintendimenti e le mistificazioni che ciò comportava, oscurando la vera fisionomia di questa donna reale con le sue luci e le sue ombre. Lo studioso ci mette tuttavia in guardia dal sorgere di un nuovo mito di Thérèse, ugualmente da lui condiviso solo parzialmente, sostenuto da simpatizzanti “fanatici” di Thérèse, molto più colti e spregiudicati, più moderni, aperti, che verso la borghesia di allora provano solo ripugnanza.

Tra questi fautori, Laurentin cita come primo nome proprio il carmelitano Jean Francois Six, che nella sua difesa intransigente e a oltranza della sua “sorella” carmelitana ha sparato con veemenza su tutti, perfino contro i genitori e le sorelle di Thérèse, in particolare Pauline. Basta dire che per Six l’ambiente di Thérèse era un “universo di morte”, dove solo lei ha saputo portare la vita.

La posizione di Laurentin è quella di chi mette in guardia dicendo: – Sì, Thérèse non era la “Santa delle Rose” tutta buonina e zuccherosa che se attirava certi cristiani altri li faceva rivoltare e allontanare ma non è neanche quell’essere dalla statura così grande che da taluni viene presentata: un essere ancora inattuale.

Anche per Laurentin, Thérèse è un personaggio dalla statura eccezionale, ma rimane comunque in grandissima parte figlia del suo tempo con tutti i limiti che ciò comporta. Ed elenca tutti i limiti di Thérèse che la rendono, almeno da questo punto di vista, per l’uomo di oggi, superata dal procedere storico delle cose.

« Teresa, anche se le si tolgono tutti gli artifici che l’avevano costruita sul gusto dell’agiografia del tipo edulcorato «saint-Sulpice», appartiene certamente al suo secolo, condividendone il linguaggio, le immagini, l’eccessiva affettività.

  • Ella si interessa più alle «anime» che agli «uomini»: adopera il primo termine più di trecento volte e il secondo solamente una decina, nel suo manoscritto autobiografico dal titolo significativo: Storia di un’anima.
  • S’interessa alla Chiesa, in opposizione al mondo, secondo l’ottica del tempo. Sembra che consideri chi non ne fa parte solamente come un peccatore da convertire, senza interessarsi ai valori di cui è portatore. Sarebbe perfino tentata di combatterli: avrebbe desiderato fare la guerra ai turchi e agli eretici. Il fatto che sia un bisogno d’eroismo e di coraggio, mai di odio, non basta ad allargare la ristrettezza della prospettiva.
  • Ha ignorato i grandi spiriti del suo secolo, coloro che aprivano le strade dell’avvenire. Ha ignorato, lei che amava scrivere e dipingere, gli scrittori e pittori suoi contemporanei che sono passati alla posterità. Sembra ignorare il problema sociale allora drammatico e già presente in certi cristiani dell’epoca; e ancora di più i problemi internazionali o coloniali fino allora insospettati. Il suo viaggio a Roma la conduce, sull’esempio di suo padre, fra paesaggi e ambienti pittoreschi che sa cogliere d’intuito, al margine di un pellegrinaggio incentrato sul suo disegno vocazionale; ma non è sensibile alle forze collettive e ai problemi umani che vi covavano.
  • A livello religioso, ha rivolto tutta la sua attenzione alla conversione personale e non si è affatto soffermata sui problemi di struttura, non accorgendosi delle riforme di cui la Chiesa aveva allora bisogno.
  • Si è offerta come «vittima», secondo la formula che oggi non è più accettata.
  • Più generalmente, Teresa ha vissuto nel suo tempo e nel suo ambiente con sottomissione e ammirazione acritiche, senza contestare le strutture in cui era posta, ma sostenendole anzi. Fu sempre allineata tanto con le convenzioni del suo ambiente borghese che con le Costituzioni e gli usi del suo convento, facendole rispettare dalle sue novizie fin nei minimi particolari […]
  • Infine, se Teresa può essere un prezioso modello per il tempo in cui era necessario liberarsi dalla paura, il suo messaggio non ha oggi la stessa utilità, dato che i cristiani non sono più sotto l’incubo del timore. E numerose sue scoperte appartengono ormai al patrimonio comune, per cui non abbiamo più bisogno di Teresa per accedervi. »
(“Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux” di René Laurentin.)

Contestazioni al dottorato a Teresa di Lisieux

Dopo che il Papa concesse nel 1998 il dottorato a Teresa di Lisieux sorsero all’interno della Chiesa alcune contestazioni. A queste, altri esponenti della Chiesa ribatterono nel tentativo di convincere i contestatori del merito di questo riconoscimento alla mistica carmelitana. Tra questi segnaliamo in particolare la filosofa carmelitana Cristiana Dobner che nel suo libro “Eco creante” (2008) dedicato a parare i colpi inferti a Teresa dai suoi critici, scrive su questo, a loro dire, inopportuno dottorato:

“[…] sono coloro che, incapaci di superare la barriera del linguaggio dell’epoca e l’immaginario di Teresa, non sanno toccare il fondo roccioso di quella che ella stessa chiamò la scienza dell’Amore”.

Con queste parole, questa recente lettura del percorso di vita teresiano, sembra proprio ricalcare la stessa terminologia usata da Freud in “Analisi terminabile e interminabile” (1937) allorché riconosce la totale impotenza della psicoanalisi nel trascendere appunto “il fondo roccioso di ogni analisi”: la realtà biologica. E in effetti “la scienza d’amore” perseguita dalla discepola del Maestro di Nazareth pur rinnegando ogni pratica ascetico-masochista di tipo medioevale viveva mettendosi “sotto i piedi”, sempre però in nome dell’Amore, ogni limite biologico.

L’autrice quindi mostra nel prosieguo del suo saggio come Teresa in realtà pur dal chiuso del monastero fosse per niente avulsa dai mondo ma al contrario in una sintonia di ricerca con i più grandi pensatori della sua epoca: da Baudelaire, Dostojevskij e Nietzsche fino a Freud.

L’amore come intelligenza suprema

Un detto popolare sostiene che “L’amore è cieco”. Teresa di Lisieux fu tra i tanti sostenitori che ritengono che l’amore vede bene, anzi che ha la vista lunga e che tende, sprezzante dei limiti rappresentati dalla morte, più all’evoluzione che alla conservazione.

Questa tesi, che si allinea alle più moderne teorie della scienza psicologica che vede più forme di intelligenza, trova la sua teorizzazione estrema in un’interprete del percorso evolutivo della teologa carmelitana, Isabelle Prêtre, filosofa e psicologa che ha al suo attivo uno studio su Friedrich Nietzsche. Essa considera l’amore non solo una forma di intelligenza, ma addirittura la suprema forma d’intelligenza. Nel suo lavoro “Teresa di Lisieux l’intelligenza dell’amore” tratta Teresa oltre che come teologa anche come psicologa e filosofa e alla conclusione della sua lettura della storia di questa giovane amante e pensatrice si domanda: “E se l’amore fosse lui stesso l’intelligenza suprema?”.

Tramite la tecnica del fumetto questa storia singolare trova oggi nuovi lettori

Note

  1. ^ http://www.santiebeati.it/dettaglio/24700
  2. ^ Maurice Bartolomeo Belliere era un seminarista della diocesi di Bayeux. Il 29 settembre 1897, vigilia della morte di Teresa, s’imbarcò per Algeri dove doveva entrare al noviziato dei Padri Bianchi. Dopo alcuni anni di missione in Africa, colpito dalla malattia del sonno, tornò in Francia e morì il 14 luglio 1907, all’età di trentatré anni.
  3. ^ Adolphe Roulland era un seminarista della Società delle Missioni Estere di Parigi. Ordinato sacerdote il 28 giugno 1896 s’imbarcò per la Cina il 2 agosto dello stesso anno. Nel 1909 ritornò in Francia dove ebbe diversi incarichi. Morì il 12 giugno 1934. Teresa conobbe di persona solo quest’ultimo.
  4. ^ Cf. voce su Sapere.it.
  5. ^ a b Cf. citazione di papa Benedetto XVI nell’Udienza generale tenuta il 6 aprile 2011. URL consultato il 24 luglio 2011.
  6. ^ Cf. [1][2][3] sul sito e nei documenti ufficiali della Santa Sede. URL consultati il 10 maggio 2011.
  7. ^ Cf. Teresa di Lisieux, Storia di un’anima. Scritti autobiografici, Roma, Città Nuova, 4ª ed. 2000, pp. 220 e 277. ISBN 88-311-1408-5;ISBN 978-88-311-1408-0Anteprima disponibile su books.google.it.
  8. ^ (FRHistoire d’une âme. Manuscrits autobiographiques, Parigi, Cerf, 1985, pp. 236 e 302. ISBN 2204020761ISBN 978-22-040-2076-3Anteprima disponibile su book.google.it.
  9. ^ Cf. voce in santiebeati.it.
  10. ^ Op. cit., p. 220. Anteprima disponibile su books.google.it.
  11. ^ (FROp. cit., p. 236. Anteprima disponibile ([4] e [5]) su books.google.it.
  12. ^ Cf. www.vatican.va. URL consultato il 10 maggio 2011.
  13. ^ (FRRicorrenze su books.google.it.
  14. ^ Cf. ricorrenze su Google Libri.
  15. ^ La carmelitana ha chiaramente precisato il suo progetto sin dall’inizio del Manoscritto:
    « Mi ha chiesto di scrivere spontaneamente ciò che mi si presentasse al “pensiero”; non è dunque la mia vita propriamente detta che mi accingo a scrivere, ma i miei “pensieri” sulle grazie che il buon Dio s’è degnato accordarmi. »
    (Teresa di Lisieux Manoscritto autobiografico A)
  16. ^ Su questo aspetto particolare della poliedrica personalità di Thérèse: Giuseppe Fasoli, Santa Teresa di Lisieux, autrice, regista, attrice, (Studi cattolici n° 40, 1996)
  17. ^ durante le prove di questa rappresentazione teatrale, che si svolseno in maniera alquanto realistica, Teresa, nei panni della protagonista, rischiò di farne la stessa fine: fortunatamente le fiamme vennero ben presto domate.
  18. ^ a b c J.-F. Six, articolo del 25 dicembre 1992 pubblicato su Le Monde.

Bibliografia

Questo testo è fondamentale per un approccio al pensiero originale di Santa Teresa di Lisieux senza mediazioni o censure. In un unico volume di 1600 pagine consta di ben otto volumi nell’edizione critica integrale più completa di annotazioni.

Nel 1996 a completare questo poderoso lavoro editoriale è stato pubblicato anche “Les Mots de Thérèse de Lisieux. Concordance générale”.

Attualmente è anche possibile leggere il testo integrale on-line.
La suddetta Edizione Critica delle Opere Complete comprende i seguenti scritti:

  • Manoscritto autobiografico A (1895)
  • Manoscritto autobiografico B (1896)
  • Manoscritto autobiografico C (1897)
  • 54 “Poesie” (1893-1897)
  • 21 “Preghiere” (1884-1897)
  • 266 “Lettere” (1877-1897)
  • Récréations Pieuses, otto quadri scenici (1894-1897):
    • 1 – La missione di Giovanna D’Arco – La pastorella di Domrémy in ascolto delle proprie voci (21 gennaio 1894)
    • 2 – Gli angeli alla culla di Gesù (25 dicembre 1894)
    • 3 – Il martirio di Giovanna D’Arco (21 gennaio 1895)
    • 4 – Gesù a Betania (29 luglio 1895)
    • 5 – Il divino piccolo mendicante di natale (25 dicembre 1895)
    • 6 – La fuga in Egitto (21 gennaio 1896)
    • 7 – Il trionfo dell’umiltà (21 giugno 1896)
    • 8 – San Stanislas Kostka (8 febbraio 1897)
In questa ultima edizione delle Opere Complete vengono tuttavia ancora inclusi i contestatissimi Derniers Entretiens o Ultimi Colloqui (6 aprile 1897 – 30 settembre 1897):

  • 1 – Carnet Jaune (di Madre Agnese di Gesù / Pauline Martin)
  • 2 – Derniers Entretiens (di suor Genoveffa / Celine Martin)
  • 3 – Derniers Entretiens (di suor Maria del Sacro Cuore / Marie Martin)
  • 4 – Lettere di testimoni
  • 5 – Parole di Teresa di Lisieux riportate da diversi testimoni (suor Maria dell’Eucaristia, suor Maria della Trinità, suor Teresa di sant’Agostino……)

Scritti di Thérèse Martin on-line

Opere su Thérèse Martin

Studi biografici

  • Studi biografici generali
    • Teresina – Storie di un’anima Laura Bosio (2004)
    • Les trois vies de Thérèse au Carmel – Claude Langlois (2002)
    • Teresa di Lisieux. I limiti umani di una grande santa – Luis J.Gonzàles (2001)
    • Il desiderio del sacerdozio in Teresa di Lisieux – Claude Langlois (2000)
    • La teologia di s. Teresa di Lisieux Dottore della Chiesa – Antonio M. Sicari (1997) ISBN 88-16-30328-X
    • Lisieux au temps de Thérèse – Jean-François Six (1997) ISBN 2-220-03999-4
    • Teresa di Lisieux e l’aldilà Blaise Arminjon (1996)
    • Teresa di Lisieux – Una vita d’amore Jean Chalon (1996)
    • La piccola principessa di Dio – Catherine Rihoit (1992)
    • La ‘Scienza d’amore’ in Santa Teresa del Bambin Gesù Alexis Riaud (1989)
    • Thérèse Martin: un romanzo – Laura Kreyder (1988)
    • La prima estasi Elisabetta Rasy (1985)
    • Santa Teresa di Lisieux – Ida Magli (1984)
    • Vita di Teresa di Lisieux: la donna, la famiglia, l’ambiente – Jean François Six (1979)
    • Teresa di Lisieux – La verità è più bella G.Gennari (1974)
    • Teresa di Lisieux: la sua vita al carmelo Abbè Jean François Six (1973)
    • Iniziazione alla vera Teresa di Lisieux René Laurentin (1972)
    • Suor Genoveffa del Volto Santo. Sorella, compagna e discepola di Santa Teresa del Bambin Gesù – Piat, Stéphane-Joseph (1961)
    • Two portraits of St therese of Lisieux Etienne Robot (1955) (1957)
    • Il genio di Teresa di Lisieux Jean Guitton (1954) —>(Recensione)
    • Storia di una famiglia Piat S. (1948)
    • Thérèse, la sposa dell’agnello – Jean Sleiman
    • Teresa di Lisieux. L’intelligenza dell’amore – Isabelle Pretre (1997) —>(Recensione)
    • Thérèse de Lisieux e il racconto della ‘Vita di bambina’ di Anna Scattigno [sta in “Santi, culti, simboli nell’età della secolarizzazione (1815 -1915)” a cura di Emma Fattorini]
  • Studi biografici specifici
    • Teresa di Lisieux italiana: la visita al Duomo di Milano – Natal Mario Lugaro (1986)
    • Maurice e Thérèse – Storia di un amore – Patrick Ahern (1998)
    • Charles Arminjon, ce pretre qui inspira Thérèse de Lisieux G. Arminjon (1972)
    • Le Chéri magnifique – Histoire d’un crime di Viviane Janouin-Benanti (2001)
    • Maurice Barthèòemy Bellière – Il primo “fratello” di Thérèse di Cécile Pergeaux (2003)
    • Maria della Trinità – L’amica di Thérèse di Cécile Pergeaux

Studi psicoanalitici

  • L’orfanella della Bérésina, Thérèse de Lisieux (1873-1897) : saggio di psicoanalisi socio-storica – Jacques Maître (1995)
  • Une Sainte et ses soeurs au début de la IIIe République. Thérèse de Lisieux, petite dernière dans la ‘sororie’ des Martin – Jacques Maître (2000)
  • Santa Teresina. Nevrosi o santità? – Giuseppe Massone (2002)
  • La vera infanzia di Teresa di Lisieux. Nevrosi e santità Abbè Jean François Six (1972)
  • Una malattia nervosa nell’infanzia di Santa Teresa di Lisieux Louis Gayral (1959)
  • Thérèse et l’illusion – di Bellet Maurice (1998) —>(Recensione)
  • La souffrance sans jouissance ou le martyre de l’amour – Denis Vasse (1998)
  • Letture psicoanalitiche dell’esperienza spirituale di Santa Teresa di Lisieux, Luca Ezio Bolis, 2003
  • L’incidence de la vérité chez Thérèse de Lisieux – L’épreuve spirituelle du savoir et son enseignement pour la psychanalyseLouis-Georges Papon (2006, 256 pagine)

Studi specifici sulla tentazione ateo-materialista in Thérèse Martin

  • Nel dramma della incredulità con Teresa di Lisieux – C.M.Martini-Guy Gaucher-Clément Olivier (1997)
  • Luci della notte: gli ultimi 18 mesi di Teresa di Lisieux Abbè Jean François Six (1995)
  • La prova della fede: la lotta di Teresa di Lisieux Renault Emmanuel (1975)
  • Thérèse de Lisieux: l’expérience de la nuit (M. Bellet), par Dominique SALIN (Recherches de Science Religieuse anno 1997 n°87)
  • La passione di Teresa di Lisieux di Guy Gaucher (1993)

Studi sui testi

  • Claude Langlois, Il poema di settembre – Una lettura del manoscritto B, 2002

Studi comparati

  • De ce côté du ciel: Thérèse de Lisieux et Arthur Rimbaud – Pascal Ruffenach (2006)
  • Giovanna e Teresa Régine Pernoud, Geneviève Bailac, Guy Gaucher (1984)
  • Teresa di Lisieux e la bibbia P. Roberto Moretti (1973)
  • Lingua e verità in Emily Dickinson, Teresa di Lisieux, Ivy Compton-Burnett – Luisa Muraro e gli studenti del corso dell’Università di Verona.(1995).
  • Destins de femmes, desir d’absolu: essai sur Madame Bovary et Therese de Lisieux – Micheline Hermine, prefazione di Michelle Perrot (1997)

Nietzsche e Thérèse de Lisieux

  • Friedrich Nietzsche e la piccola Teresa Bruno Avrain (1988)
  • Nietzsche, Thérèse de Lisieux Noelle Hausman (1984) ISBN 2-7010-1076-4
  • Teresa, Nietzsche e l’ateismo moderno. La paternità di Dio Noelle Hausman

Il dibattito sull’intera vicenda legata alla figura di Teresa di Lisieux: 1898-2007

  • Thérèse de Lisieux: enquete sur un siecle de saintete (1897/1997) di Bernard Gouley, Rémi Mauger e Isabelle Chevalier. Tradotto in italiano in Teresa di Lisieux – La grande saga di una piccola suora (1997)
  • Thérèse de Lisieux, cent ans plus tard: son actualité, son influence: actes du Colloque de Montréal sur Thérèse de Lisieux.” (1998, 223 pagine) ISBN 2-89007-873-6
  • Thérèse de Lisieux Dialogo tra René Laurentin e Jean-François Six. (1973)

Articoli

  • Letture psicoanalitiche dell’esperienza spirituale di Santa teresa di lisieux – Bolis Ezio (“Teologia” n°28 (2003) 3,369-382)
  • Centenario teresiano: alcuni orientamenti della bibliografia più recente – Bolis Ezio (“Teologia” n°22 (1997) 163-194)
  • Sainte Thérèse trahie par sa soeur – Michel Cool (“L’express” n°2373, 26 dicembre 1996, Pag.22-23)
  • La Thérèse de Maître – Claude Langlois (“Archives de Sciences Sociales de Religions” n°96 – ottobre-dicembre 1996, Pag.41-50)
  • Ideologie religieuse, conversion religieuse et symbiose mère-enfant. Le cas de Thérèse Martin (1873-1897) di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des religions – n° 51.1, anno 1981, pag. 65-99)
  • Recherches psychanalytiques sur un cas de sainteté canonisée. Thérèse Martin (1873-1897) di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des religions – n° 41, anno 1976, pag. 109-136)
  • Psychanalyse et sociologie religieuse. Reflexions autour de quelques ouvrages récents. di Jacques Maitre (Archives de sciences sociales des religions – n° 33, anno 1972, pag.111-134)
  • Un’amicizia celeste, santa Teresa del Bambino Gesù e il beato Teofano Vénard P. Destombes, in “Il carmelo” 1961,I
  • Die Geschichte der Phantasie einer Heiligen di Iseult F. Grant Duff (“Imago” n°16, anno 1930, pag.486-501)
  • A psychoanalytical study of a phantasy of Ste Thérèse de l’Enfant Jésus di Ernest Jones (British Journal of Medical Psychology – anno 1925)

Riviste interamente dedicate a studi Teresiani

  • Vie thérésienne, supplemento trimestrale della rivista mensile Thérèse de Lisieux, originariamente intitolata Les Annales. Ogni fascicolo raccoglie studi e documenti relativi alla mistica. La rivista è stata fondata nel 1961 e viene editata dal Pèlerinage de Lisieux con sede nella stessa Lisieux. In Italia i padri Carmelitani Scalzi pubblicano a Verona la rivista mensile “Santa Teresa del Bambino Gesù e la sua pioggia di rose”. Ogni fascicolo raccoglie studi e notizie relativi a santa Teresa, la sua Basilica di Verona Basilica di santa Teresa e sulla spiritualità carmelitana.

Elenchi Bibliografici

  • Ercoli R. Bibliografia di Santa Teresa del Bambin Gesù (1947) – [Consta di ben 70 pagine ma è proprio a partire dal 1947 che cominciavano appena i lavori seri.]
  • Conrad de Meester Bibliografia di Santa Teresa di Lisieux (1969) – [Questo è il miglior elenco tra tutti quelli pubblicati ad oggi, tuttavia dopo questa data sono apparse opere capitali]
  • Archivum Bibliographicum Carmelitanum [ L’elenco bibliografico presente in questo archivio gestito dall’Ordine Religioso dei Carmelitani viene costantemente aggiornato]
  • Bibliografía española sobre Santa Teresa de Lisieux (1900-1995) di Francisco Vega Santovena (1997)

Altri testi inerenti all’argomento

  • L’orfanella di Mosca (Romanzo – 1874)
  • Lettere di Zelie Guerin (200 lettere 1860-1875)

Lavori su supporti multimediali

  • Io sarò l’amore CD-ROM – Autore: Don Carlo Sacchetti (Multimedia San Paolo Edizioni: Contiene un filmato di 30 minuti, 200 foto e tutti gli scritti di Teresa di Lisieux

Lavori teatrali su Thérèse Martin

  • Il volto velato – di Maricla Boggio (2000)
  • La Santa – di Antonio Moresco (2000)
  • Emily e Thérèse – di Antonia Spaliviero (1991)
  • Il teatro di Teresa di Lisieux – di Maricla Boggio (1999)
  • Santità – di Luigi Gozzi (1992)

Lavori cinematografici su Thérèse Martin

Al momento attuale la filmografia dedicata alla figura di Teresa di Lisieux annovera le seguenti opere:

Galleria fotografica

  • Thérèse Martin a 13 anni (Febbraio 1886)

  • Teresa di Lisieux seconda da sinistra durante il suo turno di lavoro alla lavanderia del carmelo (1894)

  • Teresa di Lisieux nel ruolo di Giovanna D’Arco (1895)

  • Adolphe Roulland uno dei due fratelli spirituali e corrispondenti di Teresa di Lisieux

  • Foto del 1894 che la ritrae attrice durante una rappresentazione al “Teatro del Carmelo” nei panni di Giovanna d’Arco

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

Padri e Dottori della Chiesa cattolica
Published in: on ottobre 1, 2011 at 5:50 am  Lascia un commento  
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