Vangelo del giorno 27 Marzo 2011

III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Viola


La conversazione di Gesù con la Samaritana si svolge sul tema dell’“acqua viva”. Quest’acqua è indispensabile alla vita, e non è sorprendente che, nelle regioni del Medio Oriente dove regna la siccità, essa sia semplicemente il simbolo della vita e, anche, della salvezza dell’uomo in un senso più generale.
Questa vita, questa salvezza, si possono ricevere solo aprendosi per accogliere il dono di Dio. È questa la convinzione dell’antico Israele come della giovane comunità cristiana. E l’autore dei Salmi parla così al suo Dio: “È in te la sorgente della vita” (Sal 036,10). Ecco la sua professione di fede: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio” (Sal 042,2). La salvezza che Dio porta viene espressa con l’immagine della sorgente che zampilla sotto l’entrata del tempio e diventa un grande fiume che trasforma in giardino il deserto della Giudea e fa del mar Morto un mare pieno di vita (Ez 47,1-12). Gesù vuole offrire a noi uomini questa salvezza e questa vita. Per calmare definitivamente la nostra sete di vita e di salvezza. “Io, sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).


Antifona d’ingresso
“Quando manifesterò in voi la mia santità,
vi raccoglierò da tutta la terra;
vi aspergerò con acqua pura
e sarete purificati da tutte le vostre sozzure
e io vi darò uno spirito nuovo”, dice il Signore. (Ez 36,23-26)

Colletta
Dio misericordioso, fonte di ogni bene,
tu ci hai proposto a rimedio del peccato
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna;
guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria
e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe,
ci sollevi la tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima lettura

Es 17.3 – 7

Dacci acqua da bere

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Parola di Dio

Salmo responsoriale

Salmo 94

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.


Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

Seconda lettura

Rm 5.1 – 2.5 – 8

L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.

dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 4,42.15)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo;
dammi dell’acqua viva, perché io non abbia più sete.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Vangelo

Gv 4.5 – 42

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.


Forma breve: Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, preghiamo il Padre affinché colmi la sete di verità e di amore che anima il nostro cuore, donandoci lo Spirito di Cristo che sostiene la nostra speranza nel suo amore infinito.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.

Perché la Chiesa sappia parlare al cuore di ogni uomo, risvegliando in ciascuno il desiderio di Dio e placando la sua sete con la parola del Vangelo, preghiamo.
Per coloro che attingono alle fonti inquinate del peccato, perché sorga in loro la fede di Cristo e il desiderio di una conversione che li trasformi in uomini nuovi, preghiamo.
Perché coloro che sono emarginati e oppressi trovino nella solidarietà dei cristiani la speranza di un mondo di giustizia e di pace, preghiamo.
Per i sapienti e i dotti, perché assumano un atteggiamento di umiltà, riconoscendo in Cristo la vera guida verso la salvezza e l’acqua viva che disseta ogni sete di senso, preghiamo.
Per noi, perché ricevendo il dono di questa Eucaristia, sappiamo essere cristiani autentici e testimoni credibili dell’amore di Dio per ogni uomo, preghiamo.

Esaudisci o Padre le nostre preghiere e fa’ che, in questa Eucaristia, come la samaritana al pozzo di Sicar possiamo godere dell’acqua viva che spegne ogni sete e che zampilla per la vita eterna. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Per questo sacrificio di riconciliazione
perdona, o Padre, i nostri debiti
e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO
La Samaritana e l’acqua viva.

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli chiese alla Samaritana l’acqua da bere,
per farle il grande dono della fede,
e di questa fede ebbe sete così ardente
da accendere in lei la fiamma del tuo amore.
E noi ti lodiamo e ti rendiamo grazie
e, uniti agli angeli,
celebriamo la tua gloria: Santo…

Antifona di comunione
“Chi beve dell’acqua che io gli darò”,
dice il Signore,
“avrà in sé una sorgente che zampilla
fino alla vita eterna”. (Gv 4,13-14)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che ci nutri in questa vita
con il pane del cielo, pegno della tua gloria,
fa’ che manifestiamo nelle nostre opere
la realtà presente nel sacramento che celebriamo.
Per Cristo nostro Signore.

OMELIE

padre Ermes Ronchi

Impariamo a donare come Gesù

Gesù attraversa il pae­se dei samaritani, forestiero in mezzo a gente d’altra tradizione e religione, e il suo agire è già messaggio: incontra, parla e ascolta, chiede e offre, in­staura un dialogo vero, quello che è «reciproca fe­condazione» (R. Panikkar). In questo suo andare libero e fecondo fra gli stra­nieri, Gesù è maestro di u­manità. Lo è con il suo ab­battere barriere: la barrie­ra tra uomo e donna, tra la gente del luogo e i fore­stieri, tra religione e religione.

È maestro perché fonte di nascite: – fa nascere un in­contro e un dialogo là do­ve sembrava impossibile, e questo a partire dalla sua povertà: «Ho sete!». Ha se­te della nostra sete, desiderio del nostro desiderio. Dobbiamo imparare a da­re come dà Gesù: non con la superiorità di chi ha tut­to, ma con l’umiltà di chi sa che può molto ricevere da ogni persona; – fa nascere una donna nuova. Quando parla con le donne Gesù va diritto al cuore, conosce il loro lin­guaggio, quello del senti­mento, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere: «Vai a chiamare co­lui che ami». Perché l’a­more è la porta di Dio, ed è Dio in ciascuno.

Hai avuto cinque mariti. E quello di ora… Gesù non giudica la samaritana, non la umilia, anzi: hai detto bene! Non esige che si met­ta in regola prima di affi­darle l’acqua viva, non pre­tende di decidere il suo fu­turo. È il Messia di supre­ma delicatezza, di supre­ma umanità, che incarna il volto bellissimo di Dio.

Gesù raggiunge la sete profonda di quella donna offrendo un «di più» di bel­lezza, di bontà, di vita, di primavera: «Ti darò un’ac­qua che diventa sorgente che zampilla» .

L’acqua è vita, energia di vita, grazia che io ricevo quando mi metto in con­nessione con la Fonte ine­sauribile della vita. Gesù dona alla samaritana di ri­congiungersi alla sua sor­gente e di diventare lei stessa sorgente. Un’imma­gine bellissima: un’acqua che tracima, dilaga, che va, un torrente che è ben più di ciò che serve alla sete. La sorgente non è possesso, è fecondità. «A partire da me ma non per me» (M. Bu­ber). La samaritana ab­bandona la brocca, corre in città, ferma tutti per strada, testimonia, profe­tizza, contagia d’azzurro e intorno a lei nasce la pri­ma comunità di discepoli stranieri.

La donna di Samaria capi­sce che non placherà la sua sete bevendo a sazietà, ma placando la sete d’altri; che si illuminerà illuminando altri, che riceverà gioia do­nando gioia. Diventare sorgente, bellissimo pro­getto di vita per ciascuno: far sgorgare e diffondere speranza, accoglienza, a­more. A partire da me, ma non per me.

mons. Antonio Riboldi

Se tu conoscessi il dono di Dio!

Il racconto dell’incontro di Gesù con la Samaritana, accanto al pozzo di Giacobbe, che Giovanni presenta con particolari quasi da cronista, per non farsi sfuggire neppure una briciola della bellezza che contiene, è una perla del Vangelo e va bene per il nostro cammino quaresimale verso la Pasqua.
Lei, una donna samaritana, appartenente a una razza eretica, e quindi maledetta ai suoi tempi e per di più una donna, notoriamente peccatrice. Ce n’è abbastanza per farci vedere in lei tutti i pezzi di stracci che volano per aria e che sono le storie delle nostre debolezze e peccati. Va ad attingere acqua, e l’unica sorgente era quel pozzo posto nell’aperta campagna. La possiamo tranquillamente immaginare, tutta presa dai suoi pensieri, forse dalle sue preoccupazioni; o forse addirittura a percorrere, nauseata, le vie della sua vita di donna che si doveva vendere al piacere dell’uomo. Una donna che forse avrebbe voluto un’altra vita e si trovava tra le mani quella vita, che aveva il sapore dell’acqua amara delle cisterne screpolate.
Lui, Gesù, stanco del viaggio attraverso la Samarìa, ha sete. Si ferma vicino al pozzo anche lui, la sorgente di acqua viva.
Non bada a differenze sociali, a divisioni etniche o altro: fa finta di non accorgersi di trovarsi di fronte a una donna e per di più samaritana e peccatrice pubblica. Era una donna bisognosa d’acqua e basta. E la provoca, chiedendole da bere. A lui bastava poco per dissetarsi. A quella donna, con molta affabilità, senza alcun pregiudizio, veniva chiesto tanto poco: una coppa d’acqua; un gesto di bontà; un piccolo dono.
Incredibilmente la donna mostra astio, arroganza, quasi dimenticando la sua naturale tenerezza di donna che, di fronte al bisogno dell’uomo, si fa madre. Era l’amarezza che occupava il primo posto.
E Gesù, a questo punto si fa Messia, ossia mano tesa del Padre che non guarda in faccia alle nostre malvagità, ma vuole liberarci da esse. “Non sono venuto per giudicare, ma per salvare” dirà Gesù. “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice “dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4,1-25).
E la donna, quasi a schermirsi da questa mano che le viene tesa: “Non hai neppure un mezzo per attingere acqua, da dove prendi quest’acqua viva?”
E’ facile immaginare, a questo punto, come lo sguardo di Gesù entri profondamente in quello della donna, come un fascio di luce, quella vera, quella che si fa strada tra le pieghe malate dell’anima e sfoglia a una a una le pagine di una storia tutta sbagliata, mettendole sotto gli occhi il profondo male; pagine che cadono a una a una come dannose squame che impediscono la vista. La Samaritana è una donna che si lascia come processare da un cuore che non ha astio, ne voglia di condanne, ma solo il desiderio di salvare. A un certo momento in quella donna deve essere spirata aria di risurrezione, di vita nuova, di gioia infinita, come avviene sempre quando Dio riesce a mettere piede nel cuore dell’uomo che si lascia convertire a lui. Sentì in lei quella sorgente di acqua viva che ti disseta per sempre; nello stesso tempo era una sorgente che zampillava per la vita eterna. Tanto da lasciare la brocca e correre in città per annunziare alla gente, con la freschezza dell’evangelizzatore, quell’incontro, casuale agli occhi degli uomini, non a quelli di Dio che conosce i tempi e i momenti del suo incontro con noi.
Come vorremmo anche noi che oggi fosse il nostro “momento” per incontrare la grazia di Gesù, vicino a un pozzo qualunque; forse accanto ai pozzi di acqua avvelenata su cui ci avventiamo ogni giorno per dissetare la nostra sete di amore, di felicità, di santità o chissà di quale altra sete, forse innominabile. Quante volte ci sentiamo come “la cerva che anela per la sete”! E non ci vengono offerte o, forse, non cerchiamo noi stessi altro che cisterne avvelenate.
Ma oggi vien voglia di fare come Mosè; battere, nel nostro cammino nel deserto, sulla roccia dell’Oreb, quasi a provocare il Signore: “Sei in mezzo a noi si, o no?” E poi anche noi farci fissare negli occhi da Gesù; farci sfogliare la nostra vita, così com’è, senza vergogna; leggerla alla luce del suo sguardo che è solo amore; in altre parole farci amare da lui, fino a divenire, come la Samaritana, creature nuove con dentro di noi “una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.
La Quaresima che viviamo è proprio l’occasione di quest’incontro, di questa sosta con Gesù. Egli si fa trovare, se lo vogliamo; basta uscire “dalle nostre abitudini”, “sedersi vicino al pozzo della sua parola e della preghiera” e poi… lasciare che lui ci ami. Senza alcuna paura di essere sanati. E’ la sola sete che dovremmo avere tutti.

mons. Gianfranco Poma

Alzate i vostri occhi:

guardate i campi, già biondeggiano per la mietitura

Fin dai primi secoli, si può risalire all’antica liturgia di Gerusalemme, la Chiesa ha scelto dei brani del Vangelo di Giovanni per le Messe delle domeniche di quaresima: nelle prossime domeniche leggeremo tre pagine particolarmente significative, l’incontro di Gesù con la donna Samaritana (Gv.4), la guarigione del cieco (Gv.9), la risurrezione di Lazzaro (Gv.11). Questi tre racconti sono così importanti che le regole liturgiche permettono che vengano letti ogni anno, in tutti i tre cicli in cui si strutturano le letture liturgiche. La quaresima è il tempo nel quale, dai tempi antichi, si preparavano i futuri cristiani al battesimo: queste pagine del Vangelo di Giovanni svolgevano un ruolo perfetto nell’iniziazione cristiana, segnando le tappe di un cammino che conduceva alla notte pasquale. Oggi, esse servono mirabilmente anche a noi per una riflessione seria che ci faccia ricomprendere il senso del nostro battesimo e i contenuti della nostra fede.
Il genio letterario di Giovanni si manifesta nell’uso di strategie drammatiche che conducono il lettore a penetrare nel cuore dell’evento. Così gli incontri di Gesù si prolungano per mostrarci come le persone reagiscono di fronte a lui e crescono nella fede. L’intenzione di Giovanni proclamata alla fine del Vangelo ma presente in ogni pagina, è di coinvolgere personalmente i suoi lettori: “…perché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv.20,31): la convinzione fondamentale dell’evangelista è che ogni uomo, di ogni tempo e di ogni luogo, deve incontrare Gesù per avere la vita. Per questo i personaggi che il Vangelo descrive, nel loro incontro con Gesù (la samaritana, il cieco, Marta e Maria) rappresentano ogni uomo e ogni donna, perché ciascuno possa riconoscersi in essi ed essere condotto ad incontrare Gesù.
Per incontrare Gesù, Giovanni guida i suoi lettori ad andare “oltre” questo mondo. Nella sua concezione teologica, Giovanni dice che Gesù viene dall’ “alto” per rivelarci la realtà “vera” che oltrepassa l’esperienza umana: il “Verbo si è fatto carne” e usa parole che vengono “dal basso” per esprimere la rivelazione divina. Gesù parla di acqua con la samaritana: coloro che lo incontrano pensano che parli di una realtà concreta, ben nota. Ma egli non parla della vita fisica ma della percezione visiva della realtà divina. Nei racconti di Giovanni c’è sempre un doppio livello del linguaggio: coloro che parlano a Gesù si riferiscono a ciò che è importante a livello terreno, mentre Gesù si sforza di condurli ad un altro livello, quello di Dio. Leggendo questi racconti, la Liturgia quaresimale ci conduce alla percezione “vera” della realtà alla quale Gesù risorto vuole introdurci: non si tratta soltanto di raggiungere una giusta valutazione etica del livello razionale della esistenza umana, ma di entrare in una esperienza “nuova”, “vera” della realtà, quella a cui l’uomo aspira con tutte le sue forze, ma a cui solo la fede in Gesù apre l’accesso, quella che è talmente piena che supera ogni desiderio umano.
L’incontro di Gesù con la samaritana ci illumina sulle difficoltà e sugli ostacoli che si incontrano nell’accostarci a lui nella fede.
Il primo ostacolo che la samaritana trova è il sospetto di fronte a Gesù, giudeo: “Come mai, tu che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?” Come donna di fronte ad un uomo, come samaritana di fronte ad un giudeo, si sente discriminata: il cammino della fede può essere bloccato di fronte alle sovrastrutture culturali o religiose. Gesù si presenta implorante: “Dammi da bere”, spoglio di qualsiasi elemento discriminante, fa cadere tutte le barriere che impediscono di entrare in relazione con lui. Ciò che interessa a Gesù è di entrare in una relazione vera con lei, raggiungere il suo cuore, la sua implorante verità, distruggendo tutte le sue resistenze che nascondono le paure e le delusioni, offrendo invece la sua presenza come risposta autentica alla domanda di senso che sorge dal profondo della donna: ciò che interessa Gesù è condurre lei ad una piena esperienza di libertà, gustata nell’incontro con lui che non le offre più illusioni e delusioni ma la sola verità.
“Se tu conoscessi il dono di Dio e Colui che ti dice: Dammi da bere, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”: Gesù suscita nella donna la nostalgia del dono di Dio e il bisogno di implorare l’acqua viva. Ma ci sono molti ostacoli che le impediscono di accostarsi alla fonte di acqua viva.
Forse basta il sicuro pozzo di Giacobbe, al quale può attingere l’acqua di cui ha bisogno ogni giorno: meglio una “religione civile” che in nome di Dio assicuri il benessere materiale che l’abbandono alla fede pura.
Come può illudersi di poter gustare il dono di Dio, una persona psicologicamente e moralmente fragile? Forse è meglio rimanere chiusi nella propria mediocre fragilità.
Come è possibile decidersi, abbandonarsi ad una relazione che chiede il dono totale di sé, se sono aperte tante questioni teologiche, che conducono a divisioni e contrasti? E’ meglio restare nella propria tranquillità tradizionale che decidersi per Dio.
Oppure si può rimandare la decisione a “quando verrà il messia”, cioè, secondo la concezione ebraica, alla fine del mondo.
Ma Gesù è lì presente: non si lascia rinchiudere in nessun schema, in nessuna precomprensione ideologica, teologica, morale. “Sono io, che parlo con te”: è la sua persona che si dona e che chiede soltanto di essere accolta in un abbandono senza limiti; è l’incontro con lui, il dono di Dio, che cambia la vita.
Di fronte al dono infinitamente gratuito di Dio, rimane la fragilità, il dubbio, la inconcludente paura dell’uomo: di fronte a un Dio che vuole donarsi, che per questo si fa implorante, l’uomo rimane chiuso nella sua fragile autosufficienza.
Le due scene che seguono sono ancora illuminanti per il nostro cammino di fede. La scena centrale riguarda i discepoli di Gesù (noi, la Chiesa): hanno già passato del tempo con lui, ma la loro comprensione della sua Parola non è migliore di quella della donna che lo ha incontrato per la prima volta.
Sulla scena laterale vediamo che la donna non è ancora pienamente convinta: “Che sia lui il Cristo?”, continua a chiedersi. Eppure diventa l’annunciatrice: ha cominciato a gustare l’acqua viva e a comunicarla agli altri, la cui fede dipende dal loro contatto personale con Gesù.
C’è una evidente sproporzione tra l’infinito Amore di Dio che si offre e la fragile fede degli uomini (“Se tu conoscessi il dono di Dio…”). Ma questa è “già” la gioia di Dio: ormai il seme è gettato e Gesù può dire: “Alzate i vostri occhi: guardate i campi che già biondeggiano”. La storia è già il campo in cui scorre l’acqua viva della vita di Dio.

mons. Roberto Brunelli

Un’acqua speciale

Tra i motivi per cui risulta sempre affascinante la lettura del vangelo, è anche la varietà di situazioni e ambienti che vi sono presentati. Ne dà esempio un confronto tra il brano di domenica scorsa, con l’episodio della trasfigurazione, e quello di oggi, relativo all’incontro di Gesù con la samaritana (Giovanni 4,5-42): dalla verdeggiante cima di un monte della Galilea, all’arida bassura di una valle della Samaria; da una visone trascendente, con personaggi illustri quali Mosè ed Elia, alla cruda realtà del quotidiano, con una donna “qualunque” di cui non si dice neppure il nome; da un amabile convegno tra amici, all’incontro difficile con una straniera ostile; dal Gesù nello splendore della sua divinità, al Gesù tutto umano che si manifesta affaticato e assetato.
Se poi si considerano i costumi del tempo e la situazione politico-religiosa della Palestina, si comprende lo stupore, prima della donna e poi degli apostoli, per il comportamento di Gesù. Egli, stanco dopo un lungo cammino, siede solo presso l’antico pozzo di Giacobbe (quello che i pellegrini in Terrasanta possono tuttora vedere, con la commozione di poter dire che qui, proprio qui anche Lui c’è stato, e ha bevuto della stessa acqua che possiamo bere noi). Siamo in Samaria, abitata allora da una popolazione che gli ebrei tenevano a sprezzante distanza in quanto composta da stranieri eretici; inoltre allora era ritenuto disdicevole, se non peccaminoso, che un uomo parlasse in pubblico con una donna. A maggior ragione in questo caso, perché Gesù conosceva di lei la vita non certo esemplare (“Hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”). Ma egli non bada a tutto ciò, e non esita a interpellare proprio lei, una donna, di facili costumi, straniera ed eretica: l’ultima persona alla quale, secondo la mentalità del tempo, avrebbe dovuto rivolgersi.. Non solo: proprio a lei dice cose sublimi, che non aveva ancora detto neppure ai suoi apostoli.
“Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno”. Questo dice Gesù alla donna samaritana. Chiunque abiti in luoghi aridi sperimenta ogni giorno quanto l’acqua sia vitale per sopravvivere; e anche noi, che pure ne abbiamo in abbondanza, cominciamo a rendercene conto, per i continui inviti a non sprecarla e per le prospettive emergenti che venga privatizzata. Il paragone è dunque bene scelto: come l’acqua è imprescindibile per la vita e la salute del corpo, così c’è un’ “acqua” imprescindibile per la vita e la salute dell’anima, se si vuole che l’anima non muoia prima di raggiungere la vita eterna. Pochi la conoscono, pochi vi si abbeverano; eppure non scarseggia e non è privata: Dio la dona in abbondanza a chiunque ne voglia profittare. E’ l’ “acqua” della grazia divina, cioè della vita stessa di Dio che, per i meriti di Cristo morto e risorto, abbiamo cominciato a ricevere con la simbolica acqua del battesimo e successivamente è attingibile con i sacramenti. Basta volerla, basta crederci, per assicurarsi la visione sul monte (il riferimento è al vangelo di domenica scorsa) che tanto incantò Pietro, e assicurarsela non per qualche istante, ma per l’eternità.
Questi concetti sono richiamati oggi da un passo della Lettera ai Romani (5,1-8) che si può sintetizzare così: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Mediante la fede in lui abbiamo accesso alla grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio”. L’impegno del cristiano è vivere “in grazia di Dio”, per accedere così alla contemplazione della sua gloria. Del privilegio di avere accesso all’acqua della grazia divina, scrive l’apostolo che i primi cristiani si vantavano. E quelli di oggi?

mons. Vincenzo Paglia

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna

Il Vangelo ci presenta Gesù, stanco. Ma non tanto per il cammino fatto. La sua stanchezza nasceva dal continuo correre dietro di noi per difenderci dai pericoli ai quali andiamo incontro, per liberarci dai peccati nei quali cadiamo. Aveva anche fame, ma non di pane. I discepoli, dopo aver portato il cibo, gli dicono: “Rabbì, mangia”. Egli però risponde: “Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete… Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato”. I discepoli, come al solito, non capiscono. La fame di Gesù era portare a compimento l’opera del Padre. Gesù aveva sete, ma non tanto di acqua. Quando chiede a quella donna “Dammi da bere”, Gesù ha sete di salvare quella donna; potremmo dire che ha sete del suo affetto, come del nostro. In genere fuggiamo da questa richiesta di amore e di compagnia così forte e radicale, perché senza dubbio l’amore del Signore è un amore esigente, e scegliamo i nostri piccoli amori, le nostre piccole rivincite. E opponiamo a lui la stessa resistenza che gli oppose quella donna samaritana: “Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?”. In realtà quella richiesta di Gesù superava già un muro. Egli parlava con una donna, per di più samaritana. Un proverbio rabbinico insegnava: “Chi mangia pane dei samaritani è come uno che mangia carne di cane”.
La donna è scossa dalla richiesta di Gesù, ma non comprende l’energia di amore che è nascosta dietro quelle parole: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: ‘Dammi da bere!’, tu stessa ne avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Dio amava quella donna quando era ancora lontana; ma lei non se n’era accorta. La sua vita, segnata dalle delusioni e dai tradimenti, forse non le dava più speranza alcuna. È la storia dei cinque mariti. Ormai non crede molto negli altri e non ha neppure tanta fiducia in sé. E come poteva aver fiducia di uno straniero? Come poteva capire che era Dio a parlarle in quel giudeo stanco e assetato e senza neppure uno strumento per prendere l’acqua? “Da dove hai dunque quest’acqua viva?” gli chiede rassegnata e scettica. Per lei abituata alla durezza della vita, la parola non conta più, non cambia, non dà vita. Quella donna è molto simile a noi. La sua vita è piena di tradimenti e problemi. È diventata una donna dura, costretta a difendersi ed a rispondere in maniera aggressiva (“Come mai tu chiedi da bere a me?”). Aggressiva per non ammettere le delusioni ed il fallimento. Lo fa con tutti; anche con quell’estraneo che le parla con semplicità ed in maniera diretta. È una poveretta, con una vita complicata, che deve percorrere un lungo itinerario per andare a prendere l’acqua. È una donna forte della sua esperienza, che pensa di conoscere già la vita. I suoi giudizi sono rapidi.
Che può fare quell’uomo senza mezzi, debole e che non ha come prendere l’acqua? Lei non crede più a niente, solo alla sua brocca, alla sua fatica, a quello che vede e tocca con le sue mani. Il Vangelo è un sogno fuori dalla realtà! Per lei scettica, materialista, abituata alla durezza della vita, le parole non contano più. Ma è anche furba. Quando Gesù parla di un’acqua diversa, per cui non avrebbe più avuto sete e non sarebbe stato più necessario camminare fino al pozzo, cerca subito la sua convenienza. Vuole prendersi qualcosa del Vangelo senza cambiare nulla. Desidera impadronirsi di una convenienza, ma restare quella di sempre. L’incontro con Gesù è personale. Tocca il cuore. Gesù l’aiuta ad essere se stessa. “Non ho marito”, dice. Non racconta tutto di sé. Gesù non la aggredisce, non la umilia in una descrizione imbarazzante della sua storia di tanti amori cercati e traditi. È lui che le spiega, con sensibilità, tutta la sua vita. La verità è Gesù. Proprio questo colpisce la donna: essere capita, conosciuta così com’è ed essere amata! Non è una legge o un giudizio che cambia i cuori, ma il lungo ed insistente incontro con quell’uomo che parla con libertà ed amore. Lasciamoci dire da lui tutto quello che abbiamo fatto! Diventeremo una fonte, nell’aridità della vita. Parleremo a tanti, con la meraviglia della donna samaritana, di qualcuno che ci ha parlato con amore!
La Chiesa, diceva papa Giovanni, è come la fontana in un villaggio: è per tutti, e tutti possono avvicinarsi per prendere l’acqua dell’amore e della consolazione. Sia così anche per i nostri cuori, possessivi e peccatori, ma conosciuti, amati e perdonati dal Signore, uomo assetato che cammina e chiede amore. Il Signore c’insegni ad essere fonte d’amore, servendo chi ha sete.

mons. Ilvo Corniglia

Commento Giovanni 4,5-42

forma breve: Giovanni 4,5-15.19-26.28-29.39.40-42

Il cammino quaresimale è caratterizzato dalla lotta vittoriosa contro la tentazione e il peccato (I domenica), dalla “trasfigurazione” graduale dell’esistenza (II domenica), dal dono della “vita nuova” che si riceve nei Sacramenti pasquali, Battesimo-Riconciliazione-Eucaristia (in questa domenica e nelle seguenti). Così, la liturgia interpreta l'”acqua viva” e “lo Spirito”, di cui parla Gesù nel Vangelo di oggi, in riferimento al Battesimo. L’intento più profondo, però, dell’evangelista e della Chiesa è provocare l’interesse per Gesù, la scoperta della sua persona e l’adesione di fede in Lui.
Il brano da una parte presenta Gesù che progressivamente si rivela e dall’altra il lento itinerario alla fede di una donna samaritana. Un itinerario esemplare per noi.
Gesù è stanco, ha veramente sete: abbiamo qui un rapido flash sull’umanità del Figlio di Dio. Ma non si tratta solo di avere un po’ d’acqua per dissetarsi. Per lui la domanda che rivolge alla donna è l’avvio di un colloquio, attraverso il quale con una abilità psicologica ed una pedagogia divina guida la donna grado grado fino all’adesione di fede. Con la battuta iniziale Gesù provoca il suo stupore (è “donna” e “samaritana”), chiedendole: “Dammi da bere!” (v.7) e la conduce poi passo passo a chiedere a Lui: “Signore, dammi quest’acqua!” (v.15). Senza acqua si muore. L’acqua è elemento essenziale di vita e simbolo della vita piena. “Colui che domandava da bere aveva sete della fede della samaritana” (Sant’Agostino). Si noti il rovesciamento di posizioni: non è l’uomo assetato che va alla ricerca di Dio, “sorgente della vita”, ma Dio stesso che ha sete dell’uomo e domanda di essere da lui riconosciuto e accolto. Non è la sete che cerca la sorgente, ma la sorgente cerca la sete, per dissetare sovrabbondantemente.
L’uomo stanco e assetato, seduto presso il pozzo, è il nostro Dio che in Gesù si è identificato con tutti gli stanchi e assetati.
Mentre domanda da bere per placare la sua sete, Gesù dichiara alla donna di avere qualcosa di infinitamente migliore da dare: il “dono di Dio”, che è poi Lui stesso. Egli ha da offrire un’acqua più pura e dissetante. Il suo “dono” Gesù lo chiama “acqua viva”, “sorgente zampillante” che può estinguere la sete per sempre e dare la vita eterna (v.14).
L'”acqua viva” è la rivelazione di Gesù, la sua parola, che, accolta e interiorizzata mediante lo Spirito Santo, trasforma l’intimo dell’uomo, lo rigenera, lo ringiovanisce, gli comunica la vita divina.
Il miracolo dell’acqua, che Dio aveva fatto scaturire dalla roccia per il suo popolo assetato (Es. 17,3-7: I lettura), si realizza ora in modo pieno e imprevedibile: la “roccia” che dona l’acqua inesauribile per la sete di ogni uomo è una persona, Gesù.
“Signore, dammi quest’acqua!”. La donna non comprende ancora e riduce il dono di Dio a qualcosa di utilitaristico: si risparmierà la fatica di venire ad attingere. Si accontenta di poco, mentre ciò che Gesù offre è immenso. Noi, però, possiamo fare nostra l’invocazione della donna con una comprensione più piena di ciò che chiediamo.
Gesù imprime un nuovo corso al colloquio e la donna arriva a riconoscerlo come “profeta” (v.19). Allora gli sottopone il vecchio problema che divideva Giudei e Samaritani: qual è il luogo legittimo per adorare Dio? Nella sua risposta (vv. 21-24) Gesù dichiara che d’ora in poi Dio non è più interessato al luogo dell’adorazione, ma al modo. Non lo si adora in un luogo, ma in un rapporto personale. Dio cerca adoratori che lo adorino come “Padre in Spirito e Verità”. E’ il culto indirizzato al Padre da coloro che lo Spirito ha rigenerati e resi figli di Dio. E’ il culto di coloro che, animati dallo Spirito Santo, hanno accolto e vivono la Verità, cioè la rivelazione su Dio Padre, offerta da Gesù e che si identifica con Lui stesso (cfr. “Io sono la Verità”). Si tratta, appunto, di adorare il “Padre”: è un culto, una preghiera essenzialmente filiale rivolta a Dio, rivelato da Gesù come Padre e riconosciuto come tale grazie allo Spirito Santo, il quale ci fa penetrare la rivelazione di Gesù e ci comunica l’esperienza filiale di Gesù stesso. Per noi è decisivo il giusto rapporto con Dio: Gesù ce lo indica e ce lo dona. E’ questa, in definitiva, la “fonte che zampilla” e non si esaurisce, l'”acqua viva”. Il tempio vero, cioè il luogo dove Dio si rende presente, incontra gli uomini e si fa incontrare da loro, è Gesù.
Rimane l’ultimo passo: “So che deve venire il Messia…” (v.25). “Sono io, che parlo con te” (v.26): Colui che tutti aspettano e di cui hanno bisogno, è qui con te. Una confidenza che deve aver lasciato la donna senza fiato.
Il colloquio è interrotto dall’arrivo dei discepoli. La donna, però, è nuova. Lascia lì la sua brocca. L’acqua del pozzo non le interessa più, dopo che ha ricevuto la rivelazione dell'”acqua viva”. Essa corre a dare l’annuncio nel villaggio e trascina a Gesù i suoi compaesani. L’itinerario di fede, che Gesù ha fatto percorrere alla donna, si conclude nella testimonianza entusiasta e convincente. Non importa il punto di partenza, non importa come Gesù ti trova. Basta che tu stia al suo gioco e ti lasci condurre da Lui.
L’esperienza della Samaritana dice che nel cuore della gente apparentemente più lontana o più disperata ci sono un desiderio di salvezza e un filo di speranza. Gesù ha fiducia in ogni persona e, amandola, la apre alla ricerca esplicita di Dio e all’incontro con Lui.

Anche Paolo evoca l’immagine dell’acqua che viene versata, quando descrive l’esperienza cristiana nella lettera ai Romani (5, 1-8: II lettura): “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. L’amore che Dio ci porta non ci viene soltanto “dimostrato” nella morte di Cristo per noi. Ma ci viene realmente comunicato: “è riversato” dentro di noi “per mezzo dello Spirito Santo”. In che senso? Lo Spirito ci assicura che Dio ci ama ed è Lui il segno, la garanzia di tale amore. Di più, è Lui l’Amore che lega indissolubilmente tra loro il Padre e il Figlio. La sua presenza in noi è la presenza dell'”Amante” (il Padre), dell'”Amato” (il Figlio) e del loro reciproco “Amore”. Sta qui il fondamento più saldo della nostra speranza. Sant’Agostino, che ama molto questo testo di Paolo, lo cita spesso e sottolinea una conseguenza concreta: se noi ci amiamo veramente, è segno che lo Spirito Santo dimora in noi. “Interroga il tuo intimo. Se è pieno di amore, hai lo Spirito di Dio”.

Può essere utile rileggere questo brano (magari nella forma completa) immaginando di trovarmi io al posto di questa donna in un dialogo personale con Gesù e riascoltando ad una ad una le sue parole, che rivelano il mistero di Lui e del Padre e mi aiutano a ritrovare sempre più me stesso, per rendere la mia fede sempre più nuova e contagiosa.

L’incontro della donna con Gesù poteva sembrare casuale. Era invece pensato, voluto e atteso da sempre da parte di Dio. Nessuno dei nostri incontri con Gesù (come es. il ritrovarci insieme in famiglia per riflettere sul Vangelo e pregare) non è mai casuale. Ci può accadere come alla samaritana.

Nel cammino graduale della samaritana, condotta da Gesù alla fede piena in Lui, si rispecchia il cammino graduale di chi oggi vuole riscoprire Gesù come Salvatore e il Battesimo ricevuto da bambino.
-Quali tappe di tale cammino ci pare di aver percorso o di stare percorrendo soprattutto per quanto riguarda la scoperta di Gesù, del Padre, dello Spirito Santo, e la relazione vitale con loro?

-Quali delle parole di Gesù, rivolte alla samaritana, sento più incisiva e decisiva per la mia vita?

-Siamo consapevoli che ogni domenica Gesù ci attende per dissetarci e sfamarci in un incontro con Lui, da cui ripartiamo ogni volta rinnovati?


Published in: on marzo 27, 2011 at 7:20 am  Lascia un commento  
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