I^ DOMENICA DI QUARESIMA

Il Vangelo di domenica 13 marzo 2011

INTRODUZIONE – Gesù viene presentato come il nuovo Adamo che, contrariamente al primo, resiste alla tentazione. Ma egli è anche il rappresentante del nuovo Israele che, contrariamente al popolo di Dio durante la traversata del deserto che durò quarant’anni, rimette radicalmente la sua vita nelle mani di Dio, mentre il popolo regolarmente rifiutava di essere condotto da Dio.
In ognuno dei tre tentativi di seduzione, si tratta della fiducia in Dio. Si dice, nel Deuteronomio (Dt 6,4): “Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Significa esigere che Dio sia il solo ad essere amato da Israele, il solo di cui fidarsi. Ciò significa anche rinunciare alla propria potenza, a “diventare come Dio” (Gen 3,5).
A tre riprese, Satana tenta Gesù a servirsi del suo potere: della sua facoltà di fare miracoli (v. 3), della potenza della sua fede che pretenderebbe obbligare Dio (v. 6), della dominazione del mondo sottomettendosi a Satana e al suo governo di violenza (v. 9). Gesù resiste perché Dio è nel cuore della sua esistenza, perché egli vive grazie alla sua parola (v. 4), perché egli ha talmente fiducia in lui che non vuole attentare alla sua sovranità né alla sua libertà (v. 7), perché egli sa di essere impegnato esclusivamente a servirlo (v. 10).

VANGELO – Mt 4,1-11 Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del SignoreOMELIA (don Luca Orlando Russo) – Vattene Satana!

Il vangelo di questa prima domenica di quaresima riassume due temi che la prima e la seconda lettura presentano in maniera separata: la fragilità dell’uomo, occasionata dall’improvvisa apparizione sullo scenario dell’Eden di un suo misterioso quanto infido consigliere, e la forza del nuovo Adamo che respinge, senza compromessi, la tentazione.
L’evangelista Matteo inserisce anche questo episodio nella cornice dell’Esodo richiamando alla memoria dei suoi ascoltatori le vicende del popolo che, nel suo camminare verso la terra promessa, più volte cade sotto la tentazione. Gesù, nella rilettura del primo evangelista, spinto nel deserto dallo Spirito, resiste alla tentazione, uscendone vittorioso. Le armi che adotta sono quelle della Parola di Dio, della fede e della verità. Nella tre tentazioni, infatti, Gesù ricorda che prima del pane c’è la parola di Dio, che la fede è obbedienza e non uno strumento per ricattare Dio e, infine, che solo Dio è l’Assoluto a cui si deve la nostra adorazione.
L’episodio dei quaranta giorni trascorsi nel deserto sotto il fuoco dell’Avversario che, profittando della fragilità della condizione umana, tenta di mettere l’uomo contro Dio è un monito molto forte, in questo tempo di quaresima, per non dimenticare che la nostra vita è continuamente insidiata dal male. A volte anche certa teologia vorrebbe dimenticare o ridicolizzare l’incidenza che il male ha sulle nostre scelte personali e sociali. Ci sono vere e proprie strutture di peccato che continuano a minare la nostra libertà, a condizionarla in funzione della morte, allontanandoci da ciò che può realizzare la nostra vita.
Non va mai dimenticato che la lontananza da Dio è pericolosa e che questa nostra esistenza potrebbe anche concludersi con la scelta definitiva di trovarci contro Dio. L’inferno resta una tragica possibilità a cui si candida chi ogni giorno rifiuta sistematicamente l’amore per scegliere di privilegiare il pane dimenticandosi della parola di Dio o di strumentalizzare la fede o, infine, di vendere la propria anima al diavolo.
Gesù, respingendo Satana, ha rifiutato la tentazione di un messianismo popolare, tutto proiettato verso un’era di prodigi strepitosi e di miracoli portatori di una grande abbondanza di beni materiali (Mt 14,14), ha categoricamente ricusato un’interpretazione della Scrittura intellettuale e distante dalla fede e ha, da ultimo, tracciato un cammino per il Messia che si concluderà con una sconfitta agli occhi degli uomini. Il Messianismo che Gesù fa suo è quello di chi, con ferma decisione, riafferma la superiorità dell’amore sulla logica della ricchezza, del potere e dell’autosufficienza. La strada è tracciata ora si può iniziare!
Buona domenica e buona settimana!

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

 

Published in: on marzo 21, 2011 at 8:41 am  Lascia un commento  
Tags:

The URI to TrackBack this entry is: https://vetrinadipreghiera.wordpress.com/2011/03/21/i-domenica-di-quaresima/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: