Vangelo giorno 20 Marzo 2011

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Viola

Nelle Scritture, la montagna è sempre il luogo della rivelazione. Sono gli uomini come Mosè (Es 19) e Elia (1Re 19) che Dio incontra. Si racconta anche che il volto di Mosè venne trasfigurato da quell’incontro: “Quando Mosè scese dal monte Sinai – le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con il Signore” (Es 34,29). La magnificenza della rivelazione divina si comunica anche a coloro che la ricevono e diventano i mediatori della parola di Dio.
Gesù si mette a brillare come il sole sotto gli occhi di tre discepoli: questo lo individua come colui che è l’ultimo a rivelare Dio, come colui che oltrepassa tutti i suoi predecessori. Ciò è sottolineato ancor più dal fatto che Mosè ed Elia appaiono e si intrattengono con lui.
Essi rappresentano la legge e i profeti, cioè la rivelazione divina prima di Gesù. Gesù è l’ultima manifestazione di Dio. È quello che dimostra la nube luminosa – luogo della presenza divina (come in Es 19) – da dove una voce designa Gesù come il servitore regale di Dio (combinazione del salmo 2, 7 e di Isaia 42, 1). A ciò si aggiunge, in riferimento a Deuteronomio 18, 15, l’esortazione ad ascoltare Gesù, ad ascoltare soprattutto il suo insegnamento morale.


Antifona d’ingresso
Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”.
Il tuo volto io cerco, o Signore.
Non nascondermi il tuo volto. (Sal 27,8-9)

Oppure:
Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà,
le tue misericordie che sono da sempre.
Non trionfino su di noi i nostri nemici;
libera il tuo popolo,
Signore, da tutte le sue angosce. (Sal 25,6.3.22)

Colletta
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio,
nutri la nostra fede con la tua parola
e purifica gli occhi del nostro spirito,
perché possiamo godere la visione della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

Gen. 12.1-4

Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.

Dal libro della Gènesi

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE

SALMO 32

Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

SECONDA LETTURA

2Im 1.8b-10

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mc 9,7)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO

Mt 17. 1-2

Il Suo Volto brillò come il sole

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli

Fratelli e sorelle, anche noi, come Abramo, siamo stati chiamati ad abbandonare gli idoli per seguire la via della fede, tracciata dalla provvidenza divina. Chiediamo al Padre di sostenerci e di illuminare la nostra strada.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.
Perché i cristiani affaticati e stanchi trovino nella preghiera un ristoro per la loro fede, irrobustita dalla contemplazione del mistero di Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza, preghiamo.
Perché i potenti e i capi delle nazioni riconoscano di essere strumenti della Provvidenza e si pongano al servizio, con umiltà, degli uomini e delle donne che sono stati loro affidati, preghiamo.
Per coloro che si affannano nelle cose del mondo, perché lascino risuonare nel loro cuore la chiamata di Dio, e si sentano amati da lui teneramente e personalmente, preghiamo.
Per chi è in ricerca di un senso della vita, perché il Signore si faccia riconoscere e renda la loro esistenza un cammino di conversione e di gioia, preghiamo.
Perché l’incontro con Cristo, in questa Eucaristia, converta e rinnovi il nostro cuore, stimolandoci ad essere nel mondo fermento di vita nuova, preghiamo.

Esaudisci, o Padre, le nostre preghiere e trasfigura anche noi, perché possiamo essere sempre più conformi al tuo progetto di salvezza. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Questa offerta, Signore misericordioso,
ci ottenga il perdono dei nostri peccati
e ci santifichi nel corpo e nello spirito,
perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO
La trasfigurazione annunzio della beata passione.

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli, dopo aver dato ai discepoli
l’annunzio della sua morte,
sul santo monte manifestò la sua gloria
e chiamando a testimoni la legge e i profeti
indicò agli apostoli che solo attraverso la passione
possiamo giungere al trionfo della risurrezione.
E noi, uniti agli angeli del cielo,
acclamiamo senza fine la tua santità,
cantando l’inno di lode: Santo…


Antifona di comunione
“Questo è il mio Figlio prediletto;
nel quale mi sono compiaciuto.
Ascoltatelo”. (Mt 17,5; Mc 9,7; Lc 9,35.)

Preghiera dopo la comunione
Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri
ti rendiamo fervide grazie, Signore,
perché a noi ancora pellegrini sulla terra
fai pregustare i beni del cielo.
Per Cristo nostro Signore.

Amen

OMELIE

mons. Gianfranco Poma

Alzatevi e non temete

La domenica di Abramo e della Trasfigurazione segna la seconda tappa della quaresima: Gen.12,1-4 e Matt.17,1-9 sono testi fondamentali nel cammino della nostra formazione umana e cristiana. Abramo è chiamato ad uscire dalla propria terra per partire verso un paese che Dio gli donerà: è il cammino della libertà, è l’avventura della pura grazia. “Lascia la tua terra” può essere tradotto anche: “Va’ verso te stesso”. La “terra promessa” verso la quale Abramo è invitato da Dio a camminare è l’autenticità della esistenza alla quale può arrivare uscendo da tutti i condizionamenti che impediscono la libertà: l’avventura della vita è la ricerca della verità e della autenticità che Dio solo può donare all’uomo, Dio che è con noi e che sperimentiamo camminando nell’intimo di noi stessi.
L’esperienza della Trasfigurazione, che oggi è offerta a noi come a Pietro, Giacomo e Giovanni, ci porta alla realizzazione piena del cammino della libertà iniziato con la chiamata rivolta da Dio ad Abramo: nello splendore del volto di Gesù, nella luce candida delle sue vesti, si rivela la sua vita intima, e noi contempliamo chi è Dio e chi è l’uomo.
Luca, nella sua redazione dell’ evento della Trasfigurazione, dice così: “Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto…” (Lc.9,28-29). Secondo questa tradizione, la Trasfigurazione fu essenzialmente una esperienza spirituale, una esperienza originale di preghiera, una preghiera sul monte. Più degli altri evangelisti, Luca si ferma a sottolineare la preghiera di Gesù: nei momenti forti della sua vita, Gesù prega, e la sua preghiera comincia sempre con l’invocazione: “Padre…” Nel contesto della Trasfigurazione, la preghiera prende tutto il suo significato: esprime la intimità di Gesù con il Padre. Con la preghiera Gesù abbatte la frontiera di carne che lo separa da Dio, e crea un contatto con il divino così reale, così forte, che la gloria di Dio risplende sul suo volto e sulla sua veste.
Anche per noi, la preghiera di Gesù di cui siamo resi partecipi nella Liturgia, è la via attraverso la quale accediamo alla intimità con Dio: Dio Trinità, mistero di Amore. Ma cos’è la preghiera di Gesù? C’è un filo che collega direttamente la Trasfigurazione con la Passione di Gesù: anche in quel momento Gesù prega. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato” (Matt.27,46), “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc.23,46). La preghiera è l’esperienza più autenticamente umana di Gesù, nella quale ha la percezione della radicale debolezza di tutto, del più terribile nulla e per questo anche dell’infinito tutto che è l’Amore. La preghiera è per Gesù l’esperienza dell’abbandono più totale: la lontananza diventa “affidamento” solo in Dio, percepito come “Dio mio”, come il Padre al quale il Figlio si consegna. E la preghiera è l’esperienza nella quale il Figlio accoglie la risposta del Padre: al nulla sperimentato dal Figlio risponde l’Amore infinito del Padre. La preghiera non può non essere Passione: la Trasfigurazione è la risposta dell’Amore del Padre al Figlio che, spogliato di tutto si affida a Lui, è la umile carne calata nella storia resa splendente dalla gloria del Padre.
Sulla preghiera di Gesù si configura la nostra preghiera. Luca colloca la Trasfigurazione appena prima dell’inizio del grande viaggio che Gesù compie verso Gerusalemme “per essere consegnato nelle mani degli uomini” (Lc.9,44): “mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto…ed ecco, due uomini conversavano con lui. Erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria e parlavano del suo esodo che stava per compiersi a Gerusalemme…” (Lc.9,29-30) Nella preghiera Gesù vive la concretezza della sua vita, l’angoscia di ciò che lo attende, ma vive tutto non ripiegato su se stesso, come se dovesse contare solo sulle proprie forze, vive come figlio che parla, confida, ha l’amore del padre. E il Padre gli dona di sperimentare che la sua fragilità (il suo volto, le sue vesti) è il luogo della gloria. Matteo colloca la Trasfigurazione in un contesto nel quale Gesù sta istruendo i suoi discepoli. Dopo il primo annuncio della Passione, alla reazione di Pietro che gli dice: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”, Gesù risponde con forza: “Va’ dietro a me, Satana, tu mi sei di scandalo…” e poi continua: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Matt.16,21-24). La Trasfigurazione diventa esperienza pedagogica per i discepoli (oggi per noi), perché sappiano bene che cosa significa e non abbiano paura di seguire Gesù per la via che egli ha scelto: la via dell’esperienza filiale dell’ascolto della Parola del Padre, del fare la sua volontà, la via del servo di Dio che dona tutto. E’ la via di Mosè e di Elia, servi di Dio, ma che Dio ha esaltato nella sua gloria. E’ la via attraverso la quale il servo “non ha più bellezza, tanto è stato sfigurato” (Is.52,14) eppure il “suo volto brilla come il sole e le sue vesti diventano candide come la neve”: è la via dell’Amore onnipotente di Dio che passa attraverso la fragile debolezza dell’uomo. La Trasfigurazione è parte essenziale della pedagogia di Dio, perché i discepoli di Gesù vedano che la sua forza sta nella debolezza umana (2 Cor.12,9) e imparino (Pietro per primo), a non pretendere di possedere la gloria di Dio senza sperimentare la debolezza del figlio. A Pietro, alla Chiesa, a noi che oggi riviviamo il mistero nella Liturgia, la Trasfigurazione propone una profonda esperienza di fede: la nube luminosa ci copre con la sua ombra, lo Spirito dell’Amore del Padre ci avvolge, ne sentiamo la forza che ci infonde coraggio, speranza. Ma con Pietro non pretendiamo di cancellare la nube: rimane la “voce” che continua a dire: “Questi è il mio Figlio, l’amato, in cui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. E’ la voce del Padre “che sta nei cieli”: ascoltare la Parola di Dio è la fede. A noi è dato di guardare Gesù, solo, che cammina con noi, è il Figlio, l’amato, nel quale il Padre si compiace perché rende visibile sulla terra, nell’oscurità di ogni giorno, la luce dell’Amore del Padre.
Gesù si accosta a noi (“Io sono con voi tutti i giorni” Matt.28,20) per dirci: “Alzatevi e non temete”. E noi possiamo riprendere il cammino, siamo fragili, possiamo cadere, ma sappiamo che Lui è con noi: anche nella notte più buia, risplende la luce.
La Trasfigurazione è la quotidianità della nostra esperienza di Cristo risorto, ed è il nostro ingresso, con lui, nella libertà della terra promessa.

mons. Antonio Riboldi

Gesù si trasfigura davanti agli Apostoli

Chi di noi ha fatto l’esperienza di un pellegrinaggio in Terra Santa, ricorderà molto bene, credo, il fascino che coinvolge il pellegrino, quando si reca sul monte Tabor, il monte della Trasfigurazione di Gesù. Un monte che pare creato apposta, nella immensa e meravigliosa pianura di Esdrelon, come fosse un tabernacolo posto in alto, vicino a Dio, per accogliere la Sua Gloria, ricevere quelli che Lui invia a trasmettere la Sua Volontà.
A volte, nel silenzio della preghiera, che pare suggerisca questo monte, battuto dal vento che solitamente sibila fuori della Chiesa, posta in cima, a ricordare la Trasfigurazione, il creato stesso sembra un canto interiore, il a.° che si possa udire.
E si ha come la sensazione di trovarsi sul Monte ‘a faccia a faccia con Dio’, a ricevere le parole dell’Alleanza, ossia il patto di amore sancito tra Dio e noi.
Si avverte quasi la compagnia di Abramo, sul colle dove Dio lo aveva chiamato per immolare suo figlio, Isacco, come prova di fede e di amore.
O ci si sente inondati della luce con cui Gesù venne trasfigurato davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni: “Il Suo volto brillò – narra il Vangelo – come il sole e le sue vesti divennero bianche come la neve’.
Senti che da quelle colline di Dio, nascono le grandi vie dell’amore del Padre verso gli uomini, che Egli tanto ama, anche oggi, anche noi, fino a dare Suo Figlio.
Sono sempre vie meravigliose, ma difficili, se vogliamo, estremamente difficili a volte da accettare. Noi conosciamo lo sbigottimento che provò Mosè di fronte al roveto ardente e soprattutto di fronte alla voce di Dio, che lo mandava al suo popolo: una missione rischiosa, che tutti conosciamo, ma necessaria, come tutte le vie della volontà di Dio.
Dio, quasi per proteggerlo, per dargli autorità, lo fascerà di luce, segno della Sua Presenza e potenza ìn lui. Cosi come è facile intuire il senso dì ‘povertà interiore’, che avrà sperimentato Abramo quando Dio gli chiese di abbandonare ogni affetto, sicurezza: tutto!
Leggiamo il racconto che ci dona la liturgia oggi:
“In quei giorni il Signore disse ad Abramo: ‘Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò.
Farò di te un grande popolo e ti benedirò; renderò grande il tuo nome e diventerai benedizione Benedirò coloro che ti benedicono e maledirò coloro che ti maledicono e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terrà.
Allora Abramo parti, come gli aveva ordinato il Signore”. .(Gen. 12, 1-4)
Attraverso la risposta di Abramo sappiamo che la nostra obbedienza è oggi la nostra redenzione e la nostra storia di salvezza.
Ma Gesù, conoscendo la nostra debolezza, di fronte ad eventi piccoli o grandi, che formano il tessuto della vita di ciascuno, sa dare ciò che genera fiducia illimitata, in modo che, fondando la nostra speranza su una fiducia totale in Lui, non ci lasciamo spaventare.
Così come è da stolti chiedere che la nostra vita sia priva di momenti difficili, che fanno parte della condizione umana di tutti, è anche vero che, se osserviamo bene la nostra storia, troviamo accanto ai momenti difficili, come quelli di Abramo, momenti di gioia profonda, come la provarono i discepoli sul monte Tabor.
Il racconto della Trasfigurazione mette in evidenza la potenza di Dio e la debolezza dell’uomo. Leggiamolo: “Gesù prese con sé tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in luogo solitario. Là di fronte a loro cambiò aspetto: il suo volto si fece splendente come il sole, e i suoi abiti diventarono bianchissimi come la luce. Poi i discepoli videro anche Mosè e il profeta Elia: essi stavano accanto a Gesù e parlavano con lui. Allora Pietro disse a Gesù: ‘Signore è bello stare qui per noi. Se vuoi preparerò tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia. Stava ancora parlando quando apparve una nube luminosa che li avvolse con la sua ombra. Poi dalla nube venne una voce che diceva: ‘Questo è il mio Figlio, che io amo. Io l’ho mandato, ascoltatelo. A queste parole i discepoli furono talmente spaventati, che si buttarono con la faccia a terra. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: ‘Non abbiate paura!: Alzarono gli occhi e non videro più nessuno; c’era infatti Gesù solo. E mentre scendevano dal monte Gesù ordinò loro: ‘Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”. (Mt. 17, 1-9)
Poco prima il Vangelo di Matteo racconta lo scontro tra Pietro e Gesù, riguardo alla sua prossima morte. “Gesù da quel momento cominciò a spiegare ai discepoli ciò che doveva capitare. Diceva: ‘Io devo andare a Gerusalemme. È necessario. Gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e i ministri della Legge, mi faranno soffrire molto, poi sarò ucciso, ma al terzo giorno risusciterò’. Allora Pietro prese in disparte Gesù e si mise a rimproverarlo. ‘Dio non voglia, Signore! Questo non ti accadrà mai!: Ma Gesù si voltò verso Pietro e disse: ‘Va’ lontano da me, Satana. Tu sei di ostacolo per me, perché tu ragioni come gli uomini e non pensi come Dio”. (Mt 16, 22-24)
davvero dura la risposta di Gesù a Pietro, che pretendeva di impedire il prezzo della nostra redenzione. Lo chiama ‘satana’… come a farci capire che la vita non può essere una passerella di piacere continuo, ma si realizza avendo il coraggio di abbracciare il costo della sofferenza per amore. Basta pensare ai martiri o a tanti, ma tanti, che nella vita hanno accolto la sofferenza come un meraviglioso prezzo per entrare nella gloria.
E’ vero, guardandoci attorno, scopriamo tanti che ‘scomunicano’ la sofferenza come ‘maledizioné, inneggiando al piacere e ad un’allegria smodata – che non è gioia – e… hanno tanto seguito! Ma sono altrettanti coloro che, nella fede, non si sottraggono al dolore, come prezzo dell’amore. Dio non gode e non vuole la nostra sofferenza, anzi ha mandato su di noi il Consolatore, lo Spirito Santo, per infonderci coraggio e donarci la forza che fa superare dolore e contrarietà.
Così Calvario e Paradiso si incontrano sul Monte Tabor, dove poco prima della Trasfigurazione, Gesù aveva preannunciato la Sua Passione e duramente risposto a Pietro, che pretendeva di impedirla, ma sul Tabor è scritta anche la nostra storia di credenti:, che non si sottraggono al dolore, ma lo vivono come prezzo dell’amore, nella fede in Gesù, nostro Redentore.
Così commentava Paolo VI la Trasfigurazione:
“Ecco il senso del racconto evangelico della trasfigurazione. Bisogna che gli occhi della nostra anima siano come rischiarati, abbagliati, da tanta luce, così che la nostra anima prorompa nell’esclamazione di Pietro. Come bello stare davanti a Te, o Signore, e conoscerti!
Gesù ha due aspetti: quello ordinario che il Vangelo presenta e la gente del tempo vedeva: un uomo vero. Ma, pur a guardarlo sotto questo aspetto umano, c’è qualche cosa, in Lui, di singolare, unico, caratteristico, dolce, misterioso: al punto che – come racconta il Vangelo – coloro che hanno visto Gesù hanno dovuto confessare ‘nessuno è come Lui, e nessuno si è mai espresso nella sua manierà.
unico, c’è nessuno che può paragonarsi a Lui per candore, purità, sapienza, carità, grandezza d’animo, eroismo, per capacità di arrivare ai cuori.
I tre apostoli sono rimasti a fissare la visione ed hanno notato la trasparenza: nella Sua Persona c’è un’altra natura, oltre quella umana.
Davvero Gesù è come un tabernacolo in moto: è l’uomo che porta dentro di sé l’ampiezza del cielo: è il Figlio di Dio fatto uomo; è il miracolo che passa sui sentieri della nostra storia.
E tutti sappiamo che non si tratta di un uomo che passa e si spegne: è la mia vita, il mio destino, la mia definizione, perché anch’io sono cristiano, anch’io sono figlio di Dio”. (aprile 1965) Non resta, in questa Quaresima, come fece la Veronica, saper imprimere nel velo della nostra anima la Sua immagine e farla nostra.
Con Madre Teresa di Calcutta rivolgiamoci a Gesù con questa semplice preghiera:
“O Signore, non parlare che di Te e di Te crocifisso;
che non cerchi cose grandi,
fa’ solo che possa compiere piccoli gesti,
ma trasfigurati da un grande amore’.

Published in: on marzo 20, 2011 at 6:42 pm  Lascia un commento  
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