Omelie inerenti Vangelo 19 Marzo 2011

Ave,

oh Giuseppe,

uomo giusto,

sposo verginale di Maria e

padre davidico del Messia.

Tu sei benedetto

fra gli uomini

e benedetto è il Figlio di Dio

che a Te fu affidato: Gesù!

San Giuseppe, patrono della Chiesa Universale,

custodisci le nostre famiglie nella pace e nella grazia divina e soccorici nell’ora della nostra morte. Amen!

Monaci Benedettini Silvestrini

Giuseppe, uomo giusto

San Giuseppe è presentato, nel Nuovo Testamento, con pochi ma essenziali tratti. Come personaggio, nei Testi Sacri, non dice neanche una parola e a lui ne sono riservate poche, ma molto profonde. Giuseppe è chiamato, dall’Evangelista ispirato, «uomo giusto»: un uomo di Dio. Il vangelo odierno ce lo presenta in un momento particolare della vita di Cristo, ancora adolescente e smarrito. L’apprensione che traspare dal testo sacro, rivela il suo amore di padre e la fedeltà al suo compito e al suo ruolo speciale, di custode della santa famiglia, ricevuti per volere divino. Anche questo ci aiuta a comprendere il significato reale della definizione della sua giustizia, del suo essere giusto agli occhi di Dio e a quelli degli uomini. Le continue manifestazioni angeliche sono la testimonianza di un rapporto diretto e privilegiato con Dio. Le sue decisioni dipendono da questo rapporto. La sua giustizia non è semplice e severa applicazione di alcune leggi prescritte; egli sa guardare gli avvenimenti da molti punti di vista: alla fine sceglie la visuale di Dio. La sua giustizia è l’applicazione della misericordia, è l’affidamento completo ai progetti divini – anche se sembrano arcani e misteriosi. E’ uomo giusto perché non applica solo criteri terreni ma ha anche altre prospettive. Egli parte, sempre però da valutare serenamente quello che gli accade e pone al primo posto sempre gli affetti familiari. Davanti ad avvenimenti che avrebbero sicuramente sconvolto qualsiasi uomo, San Giuseppe non fugge mai dalle sue responsabilità di sposo prima e padre poi: non rinuncia al suo ruolo di guida terrena – anche esegesi frettolose lo vogliono confinare ad un ruolo secondario nell’economia della Salvezza di Cristo. Tanti insegnamenti, invece abbiamo dal suo comportamento, apparentemente dimesso, ma risoluto, dal suo saper giudicare le cose e le persone, della sua fiducia infinita in Dio e nelle persone a lui vicine. Possiamo capire da dove deriva tutto? Possiamo avere anche noi un insegnamento da quest’uomo giusto? E’ frutto, senz’altro di una preghiera costante, profonda e mai interrotta!

Monaci Benedettini Silvestrini

Uomo giusto: tutto disponibilità e obbedienza

Il papa Paolo VI, il 19 marzo 1965, nell’omelia rivolta ai fedeli durante la sua visita alla parrocchia di San Giuseppe al Trionfale a Roma, parlando ai presenti si espresse così: “Che cosa di più umile, di più semplice, di più silenzioso, di più nascosto ci poteva offrire il Vangelo da mettere accanto a Maria e Gesù?” Troviamo che la figura di san Giuseppe è delineata dai tratti della modestia, la più popolare, la più comune, la più – si direbbe, usando il metro dei valori umani – insignificante, giacché non troviamo in lui alcun aspetto che ci possa dare ragione della reale grandezza e della straordinaria missione che la provvidenza gli ha affidato. Guardandolo nello specchio del racconto evangelico, san Giuseppe si presenta con i tratti più salienti dell’estrema umiltà: un modesto, un povero, un piccolo, un semplice operaio che nulla ha di speciale, che non lascia, nel Vangelo stesso, nessuno accento della sua voce. Oggi la Santa Chiesa ci invita a contemplare questa figura di sposo della Vergine Maria. Uno invito che ci può aiutare molto ad accogliere alcuni doni, virtù e qualità giuste per la nostra missione che ci è stata affidata da Dio e dalla Chiesa. L’evangelista Matteo nel tessere l’elogio di Giuseppe, lo esaurisce sbrigativamente con una frase: “Giuseppe era giusto”, perché si è impegnato ad eseguire la volontà di Dio; non ha mai avanzato la pretesa di rivendicare uno scampo di autonomia personale per attendere a qualcosa di suo. Davvero era un’anima di preghiera, che non si stancava mai di contemplare con meraviglie il grande mistero che viveva ogni giorno nel suo umile lavoro. Davvero Dio si nasconde nelle “cose” piccole del mondo per distogliere l’uomo dalla tentazione della grandezza. Gli evangelisti ci dicono che Maria: “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”: Indubbiamente san Giuseppe stava nella stessa dimensione. L’evangelista Matteo ci presenta Giuseppe, “uomo giusto” che amava e stimava Maria, ma che poi si trovò dinanzi a una situazione molto dolorosa e difficile, che non riusciva, non poteva capire. D’altra parte, vedeva in Maria il segno della maternità, l’attesa di un figlio. Dunque, ha la consapevolezza di trovarsi a tu per tu con un evento misterioso umanamente inspiegabile. L’uomo giusto si abbandonò fiduciosamente al mistero di Dio, e manifestò la sua totale disponibilità. La lettera ai Romani che abbiamo letto è sulla linea del Vangelo. Il Vangelo dice che Giuseppe era un uomo “giusto”, cioè cercava sinceramente la volontà di Dio, non il proprio interesse; la lettera ai Romani osserva che la giustizia viene dalla fede. Chiediamo la stessa fede, la stessa fiducia, la stessa docilità, la stessa generosità e purezza di amore, per noi e per tutti coloro che hanno responsabilità nella Chiesa, affinché le meraviglie di Dio si attuino anche nel nostro tempo.

Monaci Benedettini Silvestrini

Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo

La nascita di Gesù è descritta dagli evangelisti Luca e Matteo. Da quest’ultimo possiamo apprezzare con miglior completezza la personalità bellissima di San Giuseppe. La sua figura si staglia alle nostre coscienze perché possiamo comprendere, seguendo il suo cuore, la profondità dell’amore di Dio. Le scelte di Dio infatti sono imperscrutabili alla nostra intelligenza. Dio guarda al cuore e non all’apparenza. Davanti alla sua opera l’uomo rimane stupefatto in contemplazione. Non è la passività di chi rinuncia alla propria volontà ma la lode di chi riconosce nell’opera di Dio la realizzazione completa dei propri desideri. Dio per la salvezza dell’uomo ha scelto l’umiltà di Maria e la sua disponibilità di servizio. Ha scelto anche Giuseppe come sposo di Maria, certo, ma come figura del vero giusto, capace di affidarsi completamente alla volontà di Dio. Davanti all’umanamente incomprensibile e all’inaccettabile, Giuseppe non reagisce con sprezzo ed alterigia. Egli si pone all’ascolto di Dio ed accoglie la sua parola. Accoglie Maria per accudire quello che ella portava nel grembo. Questa è la vera contemplazione, dalla quale nasce il vero agire dell’uomo. L’agire che va oltre i pregiudizi e che ha il coraggio di andare anche oltre le condanne sommarie… l’agire che realizza la giustizia vera. San Giuseppe è per noi guida ispiratrice per affidare la nostra vita al Signore. È modello di santità che insegna la vera giustizia. È un Santo che parla continuamente ai nostri cuori, anche in una società dove sembrano smarriti i valori di paternità e responsabilità. Parla ai padri per insegnare il rispetto e l’accoglienza, parla ai figli per inculcare loro l’obbedienza.

Monaci Benedettini Silvestrini

Giuseppe, servo fedele.

La personalità di S. Giuseppe merita un’attenzione particolare che le letture bibliche aiutano ad interpretare facilmente. Il profeta Natan annunzia la venuta di un Messia, di un salvatore, che sarà inserito in una genealogia consistente, nella discendenza di Davide: un discendente privilegiato (che non è Salomone) sarà oggetto della predilezione divina. “Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio… Il suo trono sarà reso stabile per sempre”. Gesù appartiene alla discendenza di Davide. Per S.Paolo, la giustizia di Abramo deriva dalla sua fede; lo stesso Abramo è antenato di Davide. Come Abramo, S. Giuseppe ha creduto alla Parola ed ha accettato di accogliere il frutto della Promessa comunicata a Maria. In un qualche modo, lo stesso Giuseppe è “padre dei credenti”, sull’esempio di Abramo. Per l’evangelista Luca, Gesù, pur partecipando agli atti pubblici di culto, è sottomesso ai genitori, ai quali egli annunzia la sua missione: “devo occuparmi delle cose del Padre mio”. Giuseppe, da allora, avrà capito meglio il proprio compito di educatore. In S.Matteo, il nucleo centrale del racconto è la disposizione “Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Da questo particolare, risulta che Giuseppe è stato bene informato sul “mistero” di Gesù fin dall’inizio, dal concepimento. Egli è un esempio di fede semplice, di accoglienza e di ascolto della Parola, di obbedienza disinteressata e fiduciosa; con la cooperazione silenziosa di Giuseppe, Dio ha realizzato sulla terra una parte importante della storia della salvezza.

Monaci Benedettini Silvestrini

Dare il nome a Gesu’.

“Non temere di prendere con te Maria”, dice l’angelo a Giuseppe. Da lei infatti riceverà Gesù, il Figlio generato dallo Spirito. Questo racconto risponde con chiarezza alle due domande: chi è il Padre di Gesù, e come Giuseppe entra nella sua parentela. Il Cristo è il Figlio stesso di Dio, generato per opera dello Spirito e nato dalla Vergine Maria. Giuseppe diventa suo genitore sposando Maria. In lui vediamo i dubbi e le resistenze dell’uomo ad aprirsi a ciò che è ben più grande di lui. “Giuseppe che era giusto… voleva licenziarla”. La fede nella Parola – per Giuseppe l’angelo – stabilisce la parentela tra noi e Dio. Per essa, come Giuseppe, accogliamo colui che ha il potere di farci figli “a quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Tutto è lasciato alla nostra responsabilità che ci offre la possibilità di accoglierlo, di ascoltarlo e di rispondergli. L’annuncio a Giuseppe, come quello a Maria, ci dice come Dio entra nella nostra storia. L’accoglienza di Maria, come quella di Giuseppe, ugualmente ci dice come noi entriamo in quella di Dio: lui assume la nostra carne così com’è, noi assumiamo lui così come si offre in Maria. Giuseppe è il discendente di David, cui Dio promise il Messia. Il Figlio di David sarà non solo il Messia promesso, ma lo stesso Signore che promette. Il figlio non nasce da noi: viene dallo Spirito, perché Dio è Spirito. Giuseppe pensa di farsi indietro per discrezione e indegnità. Ma è incoraggiato dall’angelo a prendere la Madre e il figlio. Deve perfino dare il nome a colui che non è suo. E’ l’Altro – Cristo Signore – che attende il suo sì per essere suo figlio, il Dio con lui. Giuseppe è presentato d’ora innanzi come colui che ascolta ed esegue la Parola. Giuseppe, ogni credente, – il sognatore – realizza il sogno di Dio: in silenzio adorante, attraverso la fede accoglie il dono del Figlio


Published in: on marzo 19, 2011 at 4:05 pm  Lascia un commento  
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