Omelie inerenti Vangelo 19 Marzo 2011

Festivita’ di san Giuseppe

Preghiera:

Ave, oh Giuseppe, uomo giusto, Sposo Verginale di Maria e Padre Davidico del Messia, Tu sei benedetto fra gli uomini e benedetto è il Figlio di Dio che a Te fu affidato: Gesù!

San Giuseppe patrono della Chiesa universale, custodisci le nostre famiglie nella pace e nella grazia divina e soccorrici nell’ora della nostra morte. Amen!

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
“Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, […E] gli fu accreditato come giustizia”.

Come vivere questa Parola?
Qui S. Paolo, scrivendo ai Romani del suo tempo, fa memoria di Abramo la cui fede fu messa talmente a cimento da sembrare che Dio smentisse le promesse a lui fatte circa la moltitudine di suoi discendenti. Certo, che popolo poteva venire da lui se Dio gli chiedeva di sacrificargli, in vecchiaia, l’unico figlio avuto da Sara, vecchia e sterile. Ebbene, Abramo ebbe il coraggio di consegnarsi a Dio con assoluta fiducia in lui. Sì, il suo credere fu ardimento di speranza contro e sopra ogni aspettativa umana. Proprio a motivo di ciò, egli, ancora oggi, è nostro padre nella fede.
Che c’entra con l’umile figura di S. Giuseppe che oggi festeggiamo?
Il falegname di Nazareth fu scelto dal Signore per diventare custode casto della Vergine Maria ed anche in qualche modo l’ombra del Padre celeste presso Gesù bambino e adolescente.
Anche a lui fu chiesta una fede che fosse pieno affidamento a Dio e umilissima collaborazione al suo progetto di redenzione.
Non fu un’avventura facile. Si pensi solo all’ordine dell’Angelo circa il mettere in salvo il Bambino da Erode, con il viaggio in Egitto, portando con sé una puerpera e un bimbo tanto piccolo!
Non trova scuse, non spreca parole Giuseppe ma è tutto nell’assenso obbediente a Dio.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, sosto accanto a questo santo lontano nel tempo, ma tanto attuale. Non è vero che, proprio ai nostri giorni, il silenzio pervaso da un “sì” pieno di amore a Dio, è la radice sana per un nuovo modo di essere, di dialogare e di agire?

Signore, per intercessione di S. Giuseppe, fa’ che io ami il silenzio (non il mutismo) da cui nasce la parola vera e l’azione giusta, costruttiva.

Le parole di un grande Padre della Chiesa
San Giuseppe è servo fedele che Gesù ha costituito come sostegno di sua madre e padre nutrizio della sua carne, cooperatore fedelissimo, in terra, del grande piano dell’incarnazione.
San Bernardo

Eremo San Biagio Commento su Rm 4,18.22

Dalla Parola del giorno
Abramo ebbe fede sperando contro ogni speranza […]. E gli fu accreditato come giustizia.”

Come vivere questa Parola?
Nella prima lettura della liturgia di questo giorno dedicato a S.Giuseppe, incontriamo Abramo che S. Paolo chiama “nostro padre nella fede”. Effettivamente Giuseppe, il custode di Maria e di Gesù, si accosta molto alla figura di Abramo proprio in ordine alla fede.
Ad Abramo Dio chiese prima di lasciare la sua terra e tutto il suo mondo, promettendogli un figlio che sarebbe diventato capostipite di un popolo da lui benedetto. Però poi, quando finalmente la moglie Sara ebbe Isacco, Dio pose Abramo di fronte a un’incredibile obbedienza: quella di sacrificargli proprio quell’unico figlio. È qui che Abramo credette a Dio, alla sua onnipotenza d’amore. Credette al mistero “sperando contro ogni speranza” che fosse legata a ragionamenti solo umani.
E a quel credere sperando tutto dall’amore di Dio, il Signore rispose non solo conservandogli il figlio ma benedicendo in lui tutte le genti della terra.
Così Giuseppe, di cui il vangelo dice che era “uomo giusto”, credette sacrificando il suo diritto a consumare le nozze con Maria e ad avere da lei una sua prole. Credette! E silenziosamente divenne l’ombra del Padre Celeste nella casa di Nazareth, solo dedito a ‘servire’ la divina maternità di Maria presso il Verbo di Dio fatto bambino.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, cercherò di contattare, in silenzio orante, il silenzioso S.Giuseppe. Gli chiederò di far tacere tante pretese che a volte m’insorgono dentro, perché cresca sempre più in me la fede.

Per intercessione di San Giuseppe, donami Signore Gesù un fiducioso abbandono nell’amore del Padre, la certezza che sempre la Sua volontà è amore verso di me e il mondo intero.

La voce di un grande vescovo
Maria ha puntato tutto sull’onnipotenza del Creatore. Tu, Giuseppe, hai scommesso tutto sulla fragilità di una creatura. Lei ha avuto più fede, ma tu hai avuto più speranza. La carità ha fatto il resto, in te e in lei.
Tonino Bello

Dalla Parola del giorno
…ecco che gli apparve in sogno un angelo e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”.

Come vivere questa Parola?
Giuseppe, il giusto, ha intuito in Maria il segreto, che sì è compiuto in lei, divenuta grembo per la venuta del Figlio di Dio, e non vuole svelarlo. Sente pure che deve farsi da parte, per lui non c’è più posto accanto alla giovane donna che doveva essere sua e che ora appartiene interamente allo Spirito Santo, che l’ha resa ma-dre. Decide dunque di “rimandarla in segreto”, non vuole andare per vie legali, che finirebbero per proclama-re Maria adultera sottoponendola, di conseguenza, alla lapidazione. Giuseppe è angosciato, preso da molti dubbi, ma quella notte, in sogno, un angelo del Signore lo chiama Figlio di Davide. E gli affida la custodia di questo figlio a cui darà il nome. Sarà lui, infatti, il falegname di Nazaret, a garantire l’anagrafe umana del Figlio di Dio.
Il suo non è compito facile. L’umile artigiano di un piccolo villaggio della Galilea vede la sua vita sconvolta dall’ intervento divino. Avvolto dal mistero, prende sempre più coscienza della sua inadeguatezza. Vorrebbe sottrarsi a questo nuovo destino. Come conciliare il ritmo lento e povero del lavoro di bottega con l’irrompere del divino nella sua casa? Come guardare a questo figlio non suo, come farlo crescere, come es-sergli padre senza averlo generato? Come gestire la semplicità del quotidiano con questa nuova sacra realtà? Ma è proprio il quotidiano che diventa la casa del senso. E’ lì che avviene il miracolo dell’incarnazione.
Spesso, “anche noi – afferma il teologo K. Rahner- siamo chiamati ad essere i custodi di una realtà sacra in noi stessi, nella nostra vita, nel nostro lavoro. Apparentemente accadono attorno a noi cose irrilevanti, che non sembrano avere a che fare con la storia santa del regno di Dio e della salvezza del mondo. Apparente-mente non facciamo che stringere i tenui legami e le relazioni della vita, delle nostre conoscenze, della nostra professione, ma è proprio in queste cose che Dio ci chiama ad essere i custodi di ciò che è sacro, di ciò che è grande, della grazia di Dio dentro di noi e attorno a noi”

Oggi mi rivolgerò a Giuseppe, il giusto, con questa preghiera:

Aiutami a entrare, con semplicità e abbandono, nel disegno di Dio sulla mia vita affinché diventi segno dell’amore del Padre.

La voce di uno scrittore cattolico
Giuseppe è con Maria e Maria è con il Padre, e il Padre con noi, perché finalmente ci sia aperta la strada a Dio, le cui opere superano la nostra ragione, perché la sua luce non venga spenta dalla nostra lampada e la sua parola dal nostro rumore, perché l’uomo cessi e venga il regno di Dio e perché la sua volontà si compia, perché noi troviamo la nostra origine con profonda gioia.
P. Claudel

Eremo San Biagio Commento Matteo 1,16.18-21.24

Dalla Parola del giorno
Sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.

Come vivere questa Parola?
La letizia di questo giorno si rannoda a quello che deve essere stato, per S.Giuseppe, vivere in intimità con Gesù e con Maria. D’altro canto anche la sua vita fu segnata dal mistero pasquale che, prima di essere resurrezione è, in noi come in Gesù, patimento e morte. Il mistero che attraversa l’esistenza di Giuseppe è questo: Maria è sua sposa e non lo è pienamente; Gesù è suo figlio ma non è stato generato da lui. Nella persona di Giuseppe troviamo dunque la chiamata a una rinuncia molto profonda. Ciò avrebbe potuto soffocare, sopprimere l’amore, se fosse stata vissuta con l’amarezza di chi è centrato nel proprio “ego”. Al contrario assistiamo al dispiegarsi dell’amore più delicato, al suo potenziamento. Quando i segni della gravidanza di Maria sono palesi, Giuseppe, poiché è “uomo giusto”, cerca la volontà di Dio e non rivendicazioni e interessi personali. Quanto rispetto, quanta delicatezza nella decisione di rimandare Maria a casa, ma in segreto! Poi, quando gli è svelato dal Signore che il frutto del grembo di Maria viene dall’Alto, tutto in lui è disponibilità a servire la vocazione di Maria e la persona di Gesù, tutto è silenzioso amore operante nel solco del progetto di Dio.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, sosterò a entrare, con umile stupita attenzione, nel cuore di Giuseppe. A contatto con la sua profonda fede, mi chiedo quanto nelle mie relazioni familiari e amicali c’è di fermo desiderio di giovare a quelli che amo, di pormi a servizio della loro crescita umano-spirituale, anche a costo di mie rinunce.

Signore, non c’è albero che dia frutto senza essere potato, non c’è affetto che sia vero, profondo e duraturo senza essere purificato da esigenze egoiche. Dammi la grazia di comprenderlo e viverlo con pace

La voce di un pastore
Io penso, Giuseppe, che hai avuto più coraggio tu a condividere il progetto di Maria, di quanto ne abbia avuto lei a condividere il progetto del Signore. Lei ha puntato tutto sull’onnipotenza del Creatore. Tu hai scommesso tutto sulla fragilità di una creatura. Lei ha avuto più fede, ma tu hai avuto più speranza. La carità ha fatto il resto, in te e in lei.
Don Antonio Bello

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Abramo ebbe fede sperando contro ogni speranza […]. E gli fu accreditato come giustizia. (Rm 4,18.22)

Come vivere questa Parola?
Nella prima lettura della liturgia di questo giorno dedicato a S.Giuseppe, incontriamo Abramo che S.Paolo chiama “nostro padre nella fede”. Effettivamente Giuseppe, il custode di Maria e di Gesù, si accosta molto alla figura di Abramo proprio in ordine alla fede. Ad Abramo Dio chiese prima di lasciare la sua terra e tutto il suo mondo, promettendogli un figlio che sarebbe diventato capostipite di un popolo da lui benedetto. Però poi, quando finalmente la moglie Sara ebbe Isacco, Dio pose Abramo di fronte a un’incredibile obbedienza: quella di sacrificargli proprio quell’unico figlio. È qui che Abramo credette a Dio, alla sua onnipotenza d’amore. Credette al mistero “sperando contro ogni speranza” che fosse legata a ragionamenti solo umani. E a quel credere sperando tutto dall’amore di Dio, il Signore rispose non solo conservandogli il figlio ma benedicendo in lui tutte le genti della terra. Così Giuseppe, di cui il vangelo dice che era “uomo giusto”, credette sacrificando il suo diritto a consumare le nozze con Maria e ad avere da lei una sua prole. Credette! E silenziosamente divenne l’ombra del Padre Celeste nella casa di Nazareth, solo dedito a “servire” la divina maternità di Maria presso il Verbo di Dio fatto bambino.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, cercherò di contattare, in silenzio orante, il silenzioso S.Giuseppe. Gli chiederò di far tacere tante pretese che a volte m’insorgono dentro, perché cresca sempre più in me la dimensione di una fede che diventi continuamente speranza nel “tutto” dell’amore di Dio verso di me e verso ogni mio fratello e sorella.

Converti il mio cuore a Te, Signore. Dammi pause di quieta contemplazione alla tua ombra che è tenerezza e misericordia. Che io, amato immensamente da Te, ami Te, servendoti nei miei fratelli, sempre più attento al tuo progetto d’amore.

La voce di un pastore del XX secolo
Maria ha puntato tutto sull’onnipotenza del Creatore. Tu, Giuseppe, hai scommesso tutto sulla fragilità di una creatura. Lei ha avuto più fede, ma tu hai avuto più speranza, La carità ha fatto il resto, in te e in lei.
Antonio Bello

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”.

Come vivere questa Parola?
Di S.Giuseppe il Vangelo, oltre che dirlo un discendente del re Davide, dà una sola qualifica: era “uomo giusto”. Queste due sole parole esprimono tutta la sua santità. E che cos’è santità, sostanzialmente, se non entrare con docile amore nel progetto che Dio ha su di noi? E’ un progetto che di solito non subito ci è tutto svelato. Bisogna scoprirlo negli eventi del nostro vivere. E’ stato così anche per Giuseppe. Aveva “sognato” di avere per sposa Maria, di incantarsi di lei e dei figli che lei le avrebbe dato. Ma un terribile dubbio sul suo conto (attraverso quello che il suo grembo rivela) insorge nel cuore di Giuseppe. No, non consegnerà Maria a quanti, detentori del potere religioso e giuridico, la condannerebbero alla lapidazione per adulterio. Lui pensa di rimandarla di nascosto. Che rassicurazione invece, che gioia, che conforto dunque quello che l’Angelo gli fa sapere! Però anche quali distacchi comporta! Maria sarà sua sposa, ma egli non potrà consumare con lei le sue nozze; Gesù troverà in lui un custode, ma non ne sarà padre.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, aprirò gli occhi del cuore sulla silenziosa e pacificata figura di S. Giuseppe. Gli chiederò di essermi intercessore perché anch’io non cerchi il mio interesse, i miei progetti d’individualistiche brame, ma entri sempre più nel progetto di Dio, così come si viene svelando. Verbalizzerò:

O S.Giuseppe insegnami a credere e a fidarmi pienamente di Dio; dammi la tua generosità e il tuo amore libero da pretese egoistiche.

La voce del papa buono
Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente ed ha pensato a tutto. Io l’ho lasciato fare e mi sono lasciato condurre in perfetta conformità alle disposizioni della Provvidenza. Veramente “nella volontà di Dio è la mia pace”.
Giovanni XXIII


Published in: on marzo 19, 2011 at 4:51 pm  Lascia un commento  
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