Omelie Vangelo 18 Marzo 2011

Venerdì della I settimana di Quaresima

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Forse che io ho piacere della morte del malvagio – dice il Signore Dio – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?

Come vivere questa Parola?
Così leggiamo nel testo del profeta Ezechiele che ci rivela il cuore di Dio: quel suo forte desiderio di un cambiamento che è sempre possibile, sia nella nostra vita che in quella dei nostri fratelli. Si tratta di un cambiamento in funzione della vita! Sì, la conversione è realizzabile: dentro i miei giorni e in quelli del mio prossimo. Perché ognuno, creato a immagine e somiglianza di Dio, può recuperare questa sua identità di fondo che il peccato è venuto sciupando o addirittura devastando. Lo può con la grazia del Signore. È importante che il cuore riposi e prenda respiro di speranza in questa parola sacra. Siamo così facili, spesso, a scoraggiarci! È inutile! – Siamo tentati di pensare: Io non ce la farò mai a cambiare circa questo vizio o difetto. E il cuore, a questo modo, si rinchiude. Invece, pur dovendo sempre fare i conti coi nostri limiti che vanno accettati e offerti in santa pace al Signore, dobbiamo credere che lasciare il male e fare il bene è possibile. Per noi e per i nostri fratelli e sorelle. L’errore è il nostro giudizio freddo e schematico: costui è cattivo, quest’altro è un po’ meglio. Il tale sarà sempre un poco di buono. Li inscatoliamo senza speranza né misericordia, mentre il Signore, dai peccatori pentiti ha tratto dei santi.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi aprirò al Signore, dicendogli che credo all’assoluta sua possibilità di far cose nuove: in me e negli altri. E, ad ogni buon conto, gli chiederò anzitutto che il mio essere in cammino verso la casa del Padre sia nella riconciliazione piena con tutti, in quello spirito di fraternità e solidarietà che facilita lo scorrere in me della grazia – soccorso alla conversione.

Gesù, che hai pagato col caro prezzo della croce la mia vita vera e quella dei miei fratelli, ti prego, dammi di sperare in te e di credere che tutti possono cambiare col tuo aiuto.

La voce di un testimone
C’è un criterio per sapere se Dio sta vicino o lontano da noi: chiunque si preoccupi dell’affamato, del nudo, del povero, dello scomparso, del torturato, del prigioniero, di tutta questa carne che soffre, ha vicino Dio. “Griderai al Signore e ti ascolterà”.
Oscar Romero

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”

Come vivere questa Parola?
Gli scribi e i farisei si distinguevano e si imponevano tra il popolo per la rigida e scrupolosa osservanza delle legge, che li faceva sentire ‘giusti’ e, spesso, li portava a guardare gli altri con disprezzo. Sintomatica, a riguardo, la risposta data alle guardie che erano tornate senza aver catturato Gesù: “Questa gente che non conosce la legge è maledetta” (Gv7,49).
Ebbene, Gesù prende proprio dalla loro presunta giustizia il termine di paragone: il Regno dei cieli esige una giustizia ben superiore alla loro. Ovviamente non si riferisce all’osservanza in cui essi si distinguevano, ma a quell’identificare giustizia e legge.
Egli non nega il valore oggettivo della legge data da Dio a Mosè, ma quel ridurla a giogo opprimente svuotandola del suo significato profondo e rendendo più attenti alla pratica che all’atteggiamento interiore da essa richiesto.
Quel suo dire: “Ma io vi dico”, orienta verso un di più dettato dall’amore. Qui è la radice di quella ‘giustizia’ che ci assimila a Dio.
‘Giusto’ non è colui che osserva alla lettera tutta la legge, ma colui che ama e, di conseguenza, vive anche secondo i dettami della legge, in cui riconosce delle indicazioni concrete per rapportarsi positivamente con Dio e con gli altri.

Liberami, Signore, dal rigido formalismo che incapsula e appesantisce. Donami le ali dell’amore che mi permettono di spaziare nel tuo cielo.

La voce di un dottore della Chiesa
Chi non ama è privo di motivazioni per osservare i comandamenti.
S.Agostino

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
“Se stai presentando la tua offerta all’altare e ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.”

Come vivere questa Parola?
Gesù aveva proclamato che il modo di essere giusti (cioè di mirare alla santificazione) di chi lo segue deve superare quello degli scribi e dei farisei che, con puntigliosa acribia, osservano tutte le prescrizioni della Legge.
Ma in che modo vivono l’osservanza della Legge? Con un’adesione esteriore, formalistica, priva dunque di amore.
Ecco allora che anche qui Gesù fa ‘saltare’ decisamente questo modo di sentirsi a posto, dentro determinate pratiche religiose. Il punto nodale, il parametro di tutto è l’amore di carità. È inutile, anzi dannoso pretendere di offrire sacrifici a Dio, se questi sacrifici sono avulsi dalla pratica della carità che è anzitutto perdonare le offese.
E ciò che sprizza fulgore da questa prescrizione evangelica non è solo l’invito a riconciliarsi ma quell’ingiungermi a fare io il primo passo nei confronti della persona che ha qualcosa contro di me. A volte è davvero cosa ardua ma, in altre pagine del Vangelo, ci è detto che “niente è impossibile a chi crede”. Perché credere è soprattutto aprire il cuore all’impeto della grazia di Dio che c’inonda e ci fortifica proprio a misura del nostro fiducioso spalancarci ad essa.

Credo, Signore! Sì, credo che la fede, senza l’impegno di una sincera fraternità con tutti, è cosa morta.
Credo, Signore! Sì, credo che la devozione rende davvero devoto il cuore impregnandolo di un sentimento profondo e riverenziale per te, se penso bene, dico bene degli altri e voglio loro bene.
Credo, Signore! Sì, credo, col tuo aiuto, che l’acqua della carità che verso nel cuore degli altri zampilla poi, in getto puro e lieto a lode del tuo nome anche dentro di me.

La voce di un dottore della Chiesa
Il tuo cuore è agitato. All’udire l’insulto tu desideri vendicarti: ed ecco ti sei vendicato e… hai fatto naufragio. E perché? Perché in te dorme Cristo. Che vuol dire: “In te dorme Cristo”? Ti sei dimenticato di Cristo. Risveglia dunque Cristo, ricordati di Cristo, sia desto in te Cristo… Ti eri dimenticato ch’egli, essendo crocifisso, disse: «Padre, perdona loro perché non sanno che cosa fanno» (Lc 23,34)? Egli, che dormiva nel tuo cuore, non volle vendicarsi.
Sant’Agostino

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli.

Come vivere questa Parola?
Il “siate santi”, che introduceva il cammino di questa settimana, si va via via delucidando. La santità che ci viene proposta come meta non si identifica con una conoscenza arida e sterile della Parola di Dio, e neppure con una rigida, fredda e puntuale osservanza di tutte le norme prescritte dalla Legge. Il ‘di più’, che qui viene indicato, attinge alle profondità dell’essere, a quel ‘cuore’, di cui ci parla Gesù, da cui nascono i pensieri e i desideri. È di qui che bisogna partire, risanando e raddrizzando, perché, se la radice è ammalata, i frutti saranno necessariamente bacati. Potranno anche avere una bella apparenza, cioè dare e darci l’illusione di ‘essere a posto’, ma prima o poi riveleranno la loro inconsistenza.
Il cammino quaresimale ci invita allora a ‘scavare’ per individuare e rimuovere quanto di negativo si annida dentro di noi e, al tempo stesso, favorire la crescita e la maturazione di quegli impulsi positivi, di quei germi di bene che ci sollecitano ad aprirci al dono autentico.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, scandaglierò le profondità del mio cuore per liberarlo da quanto mi impedisce di portare frutti di santità.

Toglimi, Signore, l’illusione di una santità edificata unicamente sull’osservanza, e splancami all’azione liberante e vivificante del tuo Spirito.

La voce di un apostolo della non-violenza
Una notte, un membro del Sinedrio venne da Gesù perché voleva conoscere che cosa dovesse fare per salvarsi. Gesù non disse: “Guarda, Nicodemo, non devi più mentire”, oppure: “Devi smettere di frodare”. Invece di lasciarsi andare a proibizioni singole, Gesù lo guardò e disse: “Nicodemo, devi rinascere a nuova vita”
Martin Luther King

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Come vivere questa Parola?
È un programma esigente quello che ci propone Gesù nel vangelo di oggi. Egli non vuole una santità fatta di forme esterne e vuote come quella dei farisei.
Gesù indica la via maestra dell’amore al prossimo. Non si tratta solo di riconciliarsi con Dio, ma anche con il fratello, la sorella. E, se è il caso, a dare la priorità a questa intesa, persino sulla celebrazione del sacrificio del Signore.
Il cammino verso la vita nuova inaugurata dalla Pasqua di Gesù c’invita a chiudere vecchi rancori e a percorre la via della riconciliazione.
“Va’ prima a riconciliarti con il fratello”. Non aspettare che l’altro/a venga: fa’ tu il primo passo.
Quanti conflitti, quante incomprensioni subito chiarite all’interno della famiglia, nella cerchia della parentela, nelle comunità se ognuno facesse il primo passo dell’incontro, della mano tesa in segno di pacificazione.
Percorrere le vie della riconciliazione significa liberarsi dal desiderio istintivo di vendicarsi del torto subito, è vincere l’odio, accettare l’errore, rinunciare al proprio diritto, rinnovare la fiducia nella relazione.
Lasciamo spazio a Dio, lasciamo che sia veramente Dio ad amare in noi. Così possiamo, col tempo, imparare a perdonare come Dio. La persona umana è capace dell’impossibile quando si rimette a Lui.

Nella pausa contemplativa di oggi verificherò se ci sono contese ancora aperte con qualche fratello, sorella. Pregherò lo Spirito perché con la dolcezza della sua presenza mi aiuti a fare il primo passo della riconciliazione.

Vieni Santo Spirito suggerisci la parola giusta per rompere il silenzio che blocca e impedisce di ricominciare.

La voce di un testimone dei nostri giorni
Volete essere felici per un istante? Vendicatevi. Volete esserlo per sempre? Perdonate.
Lacordaire

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Come vivere questa Parola?
Nel vangelo odierno Gesù sollecita i discepoli a praticare una giustizia che superi quella degli scribi e dei farisei e pone questo requisito come condizione indispensabile per entrare nel regno dei cieli.
Chiariamo innanzi tutto cosa intende l’uomo biblico per giustizia. Mentre essa ha per noi una connotazione principalmente sociale (giustizia tra gli uomini), nell’ambiente biblico la giustizia è anzitutto rettitudine di rapporti con Dio. Se poi questa giustizia ha a che vedere con il prossimo, è perché del prossimo il credente è responsabile proprio davanti a Dio. I contenuti di questa giustizia, poi, come viene più volte ribadito dalla liturgia nel tempo quaresimale, sono l’elemosina, la preghiera e il digiuno.
Ora chiediamoci: cosa vuol dire veramente Gesù esortando i discepoli a superare scribi e farisei in tali comportamenti religiosi? Di certo non significa fare di più, ma agire con purezza di cuore, non per essere ammirati dagli uomini, ma per essere limpidi davanti a Dio e calamitati totalmente dalle esigenze del Regno, depistando le insidie del vuoto apparire che fa deragliare su percorsi di inautenticità mortifera.
In concreto oggi la Parola ci chiede di spazzar via quanto di farisaico s’annida in noi: pensieri parole ed opere; formalismi ipocrisie e falsità. O, più semplicemente, quel fare superbo che appiattisce le altezze e la dignità del nostro essere uomini e donne del Vangelo.

Nel mio rientro al cuore, oggi chiedo al Signore che mi aiuti sfrondare tutto ciò che in me è giustizia farisaica, culto dell’apparenza, ricerca di consenso e ammirazione.

Liberami, Signore, da ogni forma di gretto sentire e rendimi limpido e puro perché possa entrare nel regno dei cieli con cuore bambino.

La voce di uno scrittore del Novecento
Se il cristianesimo viene spogliato delle sue assurdità per renderlo gradito al mondo, cosa ne rimane? Voi sapete che la ragionevolezza, il buon senso, le virtù naturali esistevano già prima di Cristo e che si trovano anche ora presso molti non cristiani. Cosa ci ha portato Cristo in più? Appunto alcune assurdità. Ci ha detto: Amate la povertà, amate gli umiliati e gli offesi, amate i vostri nemici, non preoccupatevi del potere, della carriera, degli onori, delle cose effimeri, indegne di anime immortali.
Ignazio Silone

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Come vivere questa Parola?
Nel vangelo odierno Gesù sollecita i discepoli a praticare una giustizia che superi quella degli scribi e dei farisei e pone questo requisito come condizione indispensabile per entrare nel regno dei cieli.
Chiariamo innanzi tutto cosa intende l’uomo biblico per giustizia. Mentre essa ha per noi una connotazione principalmente sociale (giustizia tra gli uomini), nell’ambiente biblico la giustizia è anzitutto rettitudine di rapporti con Dio. Se poi questa giustizia ha a che vedere con il prossimo, è perché del prossimo il credente è responsabile proprio davanti a Dio. I contenuti di questa giustizia, poi, come viene più volte ribadito dalla liturgia nel tempo quaresimale, sono l’elemosina, la preghiera e il digiuno.
Ora chiediamoci: cosa vuol dire veramente Gesù esortando i discepoli a superare scribi e farisei in tali comportamenti religiosi? Di certo non significa fare di più, ma agire con purezza di cuore, non per essere ammirati dagli uomini, ma per essere limpidi davanti a Dio e calamitati totalmente dalle esigenze del Regno, depistando le insidie del vuoto apparire che fa deragliare su percorsi di inautenticità mortifera.
In concreto oggi la Parola ci chiede di spazzar via quanto di farisaico s’annida in noi: pensieri parole ed opere; formalismi ipocrisie e falsità. O, più semplicemente, quel fare superbo che appiattisce le altezze e la dignità del nostro essere uomini e donne del Vangelo.

Nel mio rientro al cuore, oggi chiedo al Signore che mi aiuti sfrondare tutto ciò che in me è giustizia farisaica, culto dell’apparenza, ricerca di consenso e ammirazione.

Liberami, Signore, da ogni forma di gretto sentire e rendimi limpido e puro perché possa entrare nel regno dei cieli con cuore bambino.

La voce di uno scrittore del Novecento
Se il cristianesimo viene spogliato delle sue assurdità per renderlo gradito al mondo, cosa ne rimane? Voi sapete che la ragionevolezza, il buon senso, le virtù naturali esistevano già prima di Cristo e che si trovano anche ora presso molti non cristiani. Cosa ci ha portato Cristo in più? Appunto alcune assurdità. Ci ha detto: Amate la povertà, amate gli umiliati e gli offesi, amate i vostri nemici, non preoccupatevi del potere, della carriera, degli onori, delle cose effimeri, indegne di anime immortali.
Ignazio Silone

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Come vivere questa Parola?
Inserito nel discorso della montagna, questo perentorio invito a non coniugare il culto a Dio con la memoria dei torti ricevuti, dice quanto l’insegnamento di Gesù, il suo vangelo, esprime un enorme salto di qualità rispetto al Primo Testamento. Gesù infatti dice: “Avete udito quel che fu detto agli antichi: non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira contro il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio”. Il discorso non mira a brandire con più forza la spada del castigo, da parte di Dio. E’ invece tale da scandire con energia l’esigenza di una grande “pulizia” in fatto di amore reciproco. E poiché san Giovanni ha scritto: “non ami Dio che non vedi se non ami il fratello che vedi”, questa esigenza della massima attenzione a tenere limpida la memoria del cuore nei confronti del fratello, è – in definitiva – attenzione a Dio: una risposta di amore all’infinito suo amarci per primo. Non pare, ma è un fatto che questa Parola risplende come diamante, ma pure come diamante taglia ogni filo anche sottile di rivendicazione personale e di ipocrito acquietare la coscienza con un culto a Dio dissociato dalla fatica di amare. Non dice infatti: se tu hai qualcosa contro qualcuno, riconciliati; ma se l’altro ha qualcosa contro di te. Come a dire: fa’ tu il primo passo, non aspettare che sia l’altro a cercare la concordia. Sii tu, sempre, l’iniziativa del volere la pace ad ogni costo perché solo così la tua preghiera sarà accetta a Dio.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiederò al Signore di effondermi in cuore luce e fuoco di Spirito Santo. Bisogna infatti che la sua luce faccia chiarezza nella memoria del mio cuore perché io non vi lasci allignare pensieri negativi, astiosi ricordi di suscettibilità offesa. E mi occorre la sua forza per fare io il primo passo verso chi mi è ostile.

Signore, io da solo non arrivo a tanto, ma Tu hai detto: “chiedete e otterrete”. Sono qui a chiederti la pulizia del cuore, lo sgombro di tutto ciò che non amore. Ottienimelo, Signore!

La voce di un Profeta dei nostri giorni
Più invecchio, più mi convinco che nella vita ci sono due cose essenziali a cui non si può rinunciare: amare e morire.
Abbé Pierre

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Così dice il Signore Dio: “Se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutti i miei precetti e agisce con rettitudine, egli vivrà. Nessuna delle sue colpe sarà ricordata (…). Forse che io ho piacere della morte del malvagio, o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?”.

Come vivere questa Parola?
Dio, il Vivente, l’Autore della vita, l’Amante della vita (così si esprime la Bibbia) non può volere in noi che il trionfo della vita. E’ una vita di piena qualità, che va oltre il valico della morte. Sul cammino dunque di conversione quaresimale il soffio di questa Parola è come un alito di primavera. Vi respiriamo la promozione di quella vita che ci connota come creature di Dio e più ancora come figli suoi: figli, nel Figlio Gesù.
Allora il Vangelo odierno, con l’invito a portare più a fondo il nostro impegno di giustizia, di rispetto per l’altro, di perdono e di benevolenza, sostanzialmente è un invito a intensificare e approfondire la vita: quella di cui Gesù ha detto: “Sono venuto perché l’abbiano in pienezza” (cfr. Gv.10,10). Ed è Gesù che, essendo il Volto della misericordia del Padre, ci indica percorsi esigenti, ma in cui risplende una vita che è soprattutto capacità d’amore, vera realizzazione di noi verso il “sole” del “giorno senza fine”.

Oggi mi eserciterò nell’ascoltare la vita nel mio cuore: vita dei miei sentimenti che, in un momento di preghiera, consegnerò a Gesù.

La voce di un poeta
La canzone che giammai dirò
s’è addormentata sulle mie labbra:
canzone di stelle vive
su un giorno senza fine.
F. Garcia Lorca

Published in: on marzo 18, 2011 at 11:16 am  Lascia un commento  
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