Omelie giorno 17 Marzo 2011

Giovedì della I settimana di Quaresima

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Viola

Monaci Benedettini Silvestrini
La preghiera che libera e fortifica.

«La regina Ester cercò rifugio presso il Signore». È umile, intensa ed accorata la sua preghiera di cui nella prima lettura di oggi. È piena di fiducia. Prega per se e per il suo popolo: Non consegnare, Signore, il tuo scettro a dèi che neppure esistono. Non àbbiano a ridere della nostra caduta; ma volgi contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare il primo dei nostri persecutori. È in gioco il prestigio di Dio e l’onore del suo popolo. Sappiamo dell’esito di questa preghiera. Il re Assuèro sarà sconfitto dalla umile ancella. Lo scrittore sacro vuole inculcare così l’urgenza e l’efficacia della preghiera. Lo stesso argomento torna nel brano evangelico. Gesù si fa garante come nostro avvocato presso il Padre della efficacia della nostra preghiera. Tutto infatti noi chiediamo nel suo nome come egli stesso ci ha suggerito. La risposta alla nostra preghiera è il vero bene, il Bene, Dio stesso che viene e interviene a nostro favore. Egli ci dà «cose buone». Non sempre quindi quello che noi chiediamo, ma sempre il bene migliore che ci manca, secondo la visione sapiente e provvida dello stesso Signore. È determinante, ai fini del buon esito della preghiera, la nostra perseveranza. Così ci esorta Gesù: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto». L’unica cosa di cui dobbiamo «convincere» Dio e soprattutto convincere noi stessi, è che noi credenti non riponiamo la nostra fiducia in noi stessi, ma solo ed elusivamente in Lui che tutto può. La costanza e l’intensità della nostra orazione serve a creare una intimità di comunione che cresce nella misura in cui cresce il nostro dialogo con il Signore e il nostro ascolto delle sue amorevoli indicazioni crescono in noi. La vita di ogni giorno ci insegna che nelle nostre relazioni umane la comunicazione con la parola fa nascere e accresce i legami di conoscenza, di amicizia e di amore tra di noi. Con la preghiera possiamo raggiungere gli stessi obiettivi con il Signore.

don Luciano Sanvito
Osare senza temere

* Osare.

* Non temere.

* Osare senza temere.
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Ma per questa richiesta occorre una condizione: lo Spirito Santo.
Cercare in Gesù non è abbastanza; occorre cercare in Cristo Gesù.
Questo lo comprendiamo proprio con il riferimento al Padre celeste.

Il cercare nello stile trinitario e nella comunione con la Trinità ci fa essere in grado di superare la logica del cercare e dell’ottenere che soggiace ai nostri meccanismi spirituali e ai limiti terreni: chi cerca in Dio trova sempre, perché non soggiace più al percorso umano, ma lo supera e lo trasfigura nella logica dell’amore della Trinità.

Allora possiamo davvero “osare”, andare oltre, spingerci oltre, cercare con la spinta spirituale, con il desiderio animato dalla sapienza di Dio.

Allora non temiamo più il rapporto e il contraccambio umano, non cerchiamo più il tornaconto terreno, ma intuiamo che il risultato del nostro chiedere è Dio e in Dio.

Anche se siamo cattivi, sapremo dare con Dio sempre le cose migliori.

a cura dei Carmelitani
Commento Matteo 7,7-12

1) Preghiera

Ispiraci, o Padre, pensieri e propositi santi,
e donaci il coraggio di attuarli,
e poiché non possiamo esistere senza di te,
fa’ che viviamo secondo la tua volontà.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

2) Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 7,7-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?
Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

3) Riflessione

• Il vangelo di oggi riporta una parte del Discorso della Montagna, la Nuova Legge di Dio che ci è stata rivelata da Gesù. Il Discorso della Montagna ha la seguente struttura:
a) Matteo 5,1-16: La porta di entrata : le beatitudini (Mt 5,1-10) e la missione dei discepoli: essere il sale della terra e la luce del mondo (Mt 5,12-16).
b) Matteo 5,17 a 6,18: La nuova relazione con Dio: La nuova giustizia (Mt 5,17-48) che non si aspetta la ricompensa nella pratica dell’elemosina, della preghiera e del digiuno (Mt 6,1-18).
c) Matteo 6,19-34: La nuova relazione con i beni della terra: non accumulare (Mt 6,19-21), non guardare il mondo con uno sguardo malato (Mt 6,22-23), non servire Dio e il denaro (Mt 6,24), non preoccuparsi del cibo e delle bevande (Mt 6,23-34).
d) Matteo 7,1-23: La nuova relazione con le persone: non cercare la pagliuzza nell’occhio del fratello (Mt 7,1-5); non gettare le perle ai porci (Mt 7,6); il vangelo di oggi: non aver paura di chiedere cose a Dio (Mt 7,7-11); e la Regola d’Oro (Mt 7,12); scegliere il cammino difficile e stretto (Mt 7,13-14), stare attenti ai falsi profeti (Mt 7,15-20).
e) Matteo 7,21-29: Conclusione; non solo parlare, ma anche mettere in pratica (Mt 7,21-23); la comunità costruita su questa base resisterà alla tormenta (Mt 7,24-27). Il risultato di queste parole è una nuova coscienza dinanzi agli scribi ed ai dottori (Mt 7,28-29)
• Matteo 7,7-8: Le tre raccomandazioni di Gesù. Tre raccomandazioni: chiedere, cercare e bussare: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto!” Si chiede a una persona. La risposta dipende sia dalla persona sia dall’insistenza con cui si chiede. Cercare lo si fa orientati da qualche criterio. Quanto migliore è il criterio, tanto maggiore sarà la certezza di trovare ciò che si cerca. Bussare alla porta si fa nella speranza che ci sia qualcuno all’altro lato della porta, in casa. Gesù completa la raccomandazione offrendo la certezza della risposta: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”. Ciò significa che quando chiediamo a Dio, lui ascolta la nostra richiesta. Quando cerchiamo Dio, lui si lascia incontrare (Is 55,6). Quando bussiamo alla porta della casa di Dio, lui ci apre.
• Matteo 7,9-11: La domanda di Gesù alla gente. “Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?”. Qui spunta il modo semplice e diretto che Gesù ha di insegnare le cose di Dio alla gente. Parlando ai genitori, egli si riallaccia all’esperienza giornaliera. Tra le righe delle domande si indovina la risposta gridata dalla gente: “No!” Perché nessuno dà una pietra al figlio quando costui chiede pane. Non c’è nessun padre e nessuna madre che danno un serpente al figlio quando costui chiede loro un pesce. E Gesù ne trae una conclusione: “Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!” Gesù ci chiama cattivi per accentuare la certezza di essere ascoltati da Dio quando gli chiediamo qualcosa. Perché se noi, che non siamo santi né sante, sappiamo dare cose buone ai figli, quanto più il Padre del cielo. Questo paragone ha come obiettivo quello di togliere dal nostro cuore qualsiasi dubbio sulla preghiera rivolta a Dio con fiducia. Dio ascolterà! Luca aggiunge che Dio ci darà lo Spirito Santo (Lc 11,13)
• Matteo 7,12: La Regola d’Oro. “Fate agli altri tutto ciò che vorreste fosse fatto a voi. In questo consistono la Legge e i Profeti” Questo è il riassunto di tutto l’Antico Testamento, della Legge e dei Profeti. E’ il riassunto di tutto ciò che Dio vuole dirci, il riassunto di tutto l’insegnamento di Gesù. Questa Regola d’Oro non si trova solo nell’insegnamento di Gesù, ma anche in un modo o nell’altro, in tutte le religioni. Risponde al sentimento più profondo e più universale dell’essere umano.

4) Per un confronto personale

• Chiedere, cercare, bussare alla porta: Come preghi e conversi tu con Dio?
• Come vivi la Regola d’Oro?

5) Preghiera finale

Rendo grazie al tuo nome, Signore,
per la tua fedeltà e la tua misericordia.
Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.
(Sal 137)

Messa Meditazione
Messaggeri di lieti annunzi

Lettura
Nella festa odierna, le letture ci propongono la gioia della missione che nasce dall’annunziare la pace, il bene, la salvezza di Dio. Gli apostoli realizzano la visione di Isaia, predicando ovunque, mai soli o a nome proprio, bensì sempre accompagnati dal Signore e dai suoi prodigi.

Meditazione
“Come sono belli i piedi del messaggero di lieti annunzi”. Talvolta, forse per sottolineare le tante fatiche che la missione comporta, rischiamo di dimenticare le sue ricchezze, la sua bellezza. Aver conosciuto il vangelo, Cristo, la paternità di Dio, il suo amore per l’umanità intera è un bene incommensurabile. E così il poter parlarne, condividendo la stessa gioia. Chi vuole testimoniare l’opera di Dio sicuramente si scontra con due limiti grandi: il suo peccato, che inevitabilmente lo porta a non essere sempre coerente con quanto dice, e il non poter con la parola umana rendere la grandezza di Dio, il suo mistero. La tentazione allora è quella di fermarsi: cosa posso dire io così fragile e limitato? È una grazia avvertire tutta la propria incapacità; è una grazia, a volte, fallire; è una grazia vedersi inutili, perché ci riporta al nostro essere solo messaggeri, e nemmeno indispensabili. La “mentalità produttiva”, purtroppo, colpisce tutti, anche i meglio intenzionati. Abbiamo bisogno di vedere risultati. Ci diciamo che dobbiamo andare oltre, ma poi ricadiamo sempre nella tristezza quando tutto tace, appare fermo, senza luce. Eppure, Dio rimane fedele alla sua chiamata: Egli ci ha voluto, e continua a volerci. Non per la nostra forza, preparazione, capacità, alta spiritualità, ma in base ad un fragile “sì” che un giorno gli abbiamo detto, e che Lui custodisce come tesoro. Dobbiamo allora continuare a porre questo “sì” tra le sue mani, perché lo usi come vuole, sicuri che, come per gli apostoli, il Signore opera con noi – ma non solo: anche in noi e per noi –, grazie al dono che ci fa rendendoci suoi testimoni.

Preghiera
Rendi belli i miei piedi, Signore, per il lieto annunzio che recano. Camminino per te, a favore di ogni uomo, fatichino per portare la gioia del tuo vangelo.

Agire
Sull’esempio dei santi Cirillo e Metodio, cercherò di conoscere a fondo la realtà in cui vivo, la sua cultura, le sue caratteristiche, per calare in essa il vangelo e la mia testimonianza.

Commento a cura di Cristoforo Donadio – P. Antonio Izquierdo, LC

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padre Lino Pedron
Commento su Matteo, 7,7-12

Il cristiano è colui che vuole essere come Cristo. Nella preghiera la vita di Dio diventa la nostra vita. L’unica condizione per riceverla è volerla e chiederla.

San Giacomo scrive: “Se qualcuno manca di sapienza, la domandi a Dio che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare mossa e agitata dal vento, e non pensi di ricevere qualcosa dal Signore un uomo che ha l’animo oscillante e instabile in tutte le sue azioni” (Gc 1,5-8). E aggiunge: “Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male” (Gc 4,2-3).

La preghiera è infallibile se chiediamo ciò che è conforme alla volontà di Dio, con una fiducia che desidera tutto e non ritiene impossibile nulla, con un’umiltà che tutto attende e nulla pretende.

La preghiera non è un importunare Dio per estorcergli ciò che vogliamo, ma l’atteggiamento di un figlio che chiede ciò che il Padre vuole donare.

Chiedete, cercate, bussate sono degli imperativi presenti che ci comandano di continuare a chiedere, a cercare e a bussare, senza stancarci mai (cfr Lc 18,1).

La condizione dell’efficacia della preghiera non è solo la fede dell’uomo, ma soprattutto la bontà di Dio. Dio è molto migliore di qualsiasi padre. Ciò che vale tra padre e figlio, vale incomparabilmente di più tra Dio e l’uomo che lo invoca.

Il v. 12 è chiamato solitamente “la regola d’oro”. Gesù afferma che la perfezione cristiana consiste nella perfezione dell’amore del prossimo. Tutto l’insegnamento evangelico si riassume nel servizio prestato all’altro, anche a prezzo del proprio interesse, perché l’altro è il proprio fratello. L’imperativo “fate” richiede un amore concreto e operoso.

L’amore cristiano è più di una semplice comprensione o benevolenza verso i bisognosi e i deboli: è considerare l’altro come parte integrante del proprio essere. Per questo il peccato più grande è l’egocentrismo, e la virtù più importante è l’impegno sociale e comunitario.

La “regola d’oro” consiste soprattutto nella “regola dell’immedesimazione” o, più prosaicamente, “nel sapersi mettere nei panni degli altri”, nella capacità di trasferirsi con amore e fantasia nella situazione dell’altro (anche del nemico). La mancanza di fantasia è mancanza d’amore.

Nel processo di Majdanek risultò evidente che questa mancanza di immedesimazione negli altri può avere conseguenze disastrose. Gli accusati di questo orribile campo di concentramento dimostrarono la quasi totale incapacità di trasferirsi nella situazione delle loro vittime.

Paolo Curtaz
Commento Matteo 7,7-12

Chiedete e vi sarà dato: è diventato addirittura un proverbio questa ammonizione del Signore. Riflettendo sul Padre e sulla preghiera, Gesù ci raccomanda di non cadere nell’errore dei pagani che pensano di essere ascoltati a furia di parole. No: è a un Padre che chiediamo e se nessun padre tra noi uomini – che pure siamo sempre tentati dalla parte oscura che c’è in noi – darebbe una pietra al figlio che gli chiede un pane, figuriamoci Dio dal quale deriva ogni paternità! Ma – direte voi – quante volte, pur rivolgendomi al Padre con fiducia, non sono stato esaudito nella mia preghiera, nel mio chiedere cose che ritenevo importanti nella mia vita! Vero: Gesù dice che il Padre dona cose buone a coloro che gliele chiedono. Non sempre ciò che chiediamo è il nostro bene più prezioso, fatichiamo a capire di cosa veramente abbiamo bisogno per essere felici. Mi è successo un sacco di volte: ho chiesto con insistenza qualcosa che – in coscienza – ritenevo indispensabile per la mia felicità salvo restare a bocca asciutta. A distanza di anni, però, guardandomi indietro, mi sono accorto che Dio mi ha esaudito. Non nel senso che mi ha dato ciò che chiedevo, ma che ha indirizzato il mio cammino incontro al desiderio che soggiaceva a quella domanda. Non ho ottenuto quasi nulla di ciò che ho chiesto, ma tutto ciò che desideravo, magari senza saperlo. E’ un rapporto di fiducia e di passione quello che si viene a creare tra Dio e noi, rapporto di chi davvero mette nelle mani la sua vita, sapendo che qualunque cosa accadrà, Dio Padre conosce e interviene. Animo, amici, mettete nel cuore di Dio le vostre richieste, chiedetegli con fede di indirizzare la vostra vita, sapendo che Dio è un Padre buono che interviene nella nostra ricerca di felicità.

Noi ti chiediamo con fede, Padre buono, che conosci ciò di cui abbiamo bisogno: degnati oggi di condurre i nostri passi incontro alla felicità per noi, che tu solo conosci, Dio benedetto nei secoli!

Paolo Curtaz

La preghiera è uno dei capisaldi del periodo quaresimale. Ed è una delle finalità del libretto che hai in mano, cercatore di Dio! Tutti sperimentiamo il fatto che la preghiera quotidiana breve, intensa, autentica, può cambiare la percezione che abbiamo delle vicende umane, personali e collettive. Gesù, però, sa bene che esiste una preghiera stonata, finta, superficiale. Una preghiera che da il peggio di noi come uomini e come credenti, che rischia di trasformarsi in apparenza, esteriorità, che diventa addirittura blasfema e sgradita a Dio! Come ci è stato insegnato nella preghiera del Padre Nostro, è a un padre che sa di cosa hanno bisogno i proprio figli che indirizziamo il nostro pensiero. Se, perciò, non vediamo esaudita immediatamente la nostra preghiera, o è perché ciò che chiediamo non è il nostro bene o perché dobbiamo ancora crescere per potere accogliere fruttuosamente ciò che chiediamo. Se viviamo in uno spirito di preghiera, tra l’altro, raggiungeremo un’essenzialità che ci permetterà di capire che tutta la Legge consiste nell’avere un atteggiamento di identificazione con il fratello. San Paolo, attraverso la sua fortissima esperienza spirituale, è arrivato dritto al nocciolo della questione…

Movimento Apostolico – rito romano
Questa infatti è la Legge e i Profeti

Gesù oggi pone il cuore dell’uomo come misura di ogni carità, amore, compassione, pietà, giustizia, solidarietà. Non però secondo il pensiero vigente allora nel mondo pagano: “Ciò che non vuoi sia fatto a te, non lo fare neanche agli altri”. Va persino oltre lo stesso dettato del Levitico: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Uno si potrebbe anche non amare e porre il suo non amore come metro per relazionarsi con i fratelli. Gesù è infinitamente oltre il mondo pagano e lo stesso Antico Testamento. La Legge di Gesù è di una novità sorprendente.
Gesù vuole che ognuno di noi si metta al posto dell’altro. Non però nei suoi panni, nella sua vita, nelle sue difficoltà, o bisogno e urgenze, restando sempre un altro, anche se pieno di commiserazione e di pietà, di compassione e di carità. Questa non è la Legge di Cristo Gesù. Gesù chiede che noi ci “incarniamo” nell’altro così come Lui si è incarnato in noi, divenendo realmente, fisicamente, umanamente, uno di noi e non solamente in modo spirituale, nella carità, misericordia, compassione.
L’incarnazione abolisce la distanza, la separazione, l’alterità. L’altro diventa me stesso. Tutto ciò che faccio all’altro lo faccio a me stesso. La sua fame è la mia fame e la sua povertà è la mia povertà. Anche il suo peccato è mio e lo espio come mio personale peccato, anche se non l’ho commesso nel mio personale corpo, perché commesso nel corpo che ho assunto come mio. Secondo questa modalità di incarnazione ha amato Cristo Gesù l’umanità intera e l’amerà fino alla consumazione dei secoli.
A volte però l’uomo si rifiuta di vivere la legge dell’amore che nasce dal nuovo comandamento di Cristo Gesù. Se il mondo intero, del Cielo e della terra, degli Angeli e degli uomini, dovesse venire meno alla Legge dell’amore, noi sappiamo che una sola Persona mai verrà meno a quest’amore. È Lui stesso a rivelarci questa verità: “Giubilate, o cieli, rallégrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore consola il suo popolo e ha misericordia dei suoi poveri. Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato, le tue mura sono sempre davanti a me. I tuoi figli accorrono, i tuoi distruttori e i tuoi devastatori si allontanano da te. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si radunano, vengono a te. «Com’è vero che io vivo – oracolo del Signore -, ti vestirai di tutti loro come di ornamento, te ne ornerai come una sposa». (Is 49,13-18).
Dio mai dimenticherà l’uomo. L’uomo però mai dovrà dimenticarsi del suo Dio. Lui dovrà invocare, pregare, ascoltare, benedire, ringraziare. A Lui si dovrà rivolgere per chiedere ogni cosa. Chi avrà Dio come Padre non mancherà di niente, perché il Signore sarà il suo Pastore, la sua ricchezza, il suo nutrimento, il suo tutto. Per questo Gesù è venuto sulla nostra terra: per darci il Padre suo come nostro vero Padre, nostra Provvidenza, nostra Carità, nostro Amore, nostro tutto.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, aiutateci a ritrovare il Padre.

Monaci Benedettini Silvestrini
Chiedete, bussate…

Non è umiliante per noi qualificarci nei confronti di Dio come dei poveri mendicanti. Non possiamo fare a meno infatti di confrontare la sua onnipotenza con la nostra estrema povertà. Guidati dalla fede, lo riconosciamo come nostro creatore e Signore, come la fonte inesauribile di ogni bene e come norma sicura per ogni nostro comportamento. La nostra esperienza di credenti ci convince che egli è Padre e che ci ama di un amore senza limiti, reso visibile dalla persona di Cristo. La sua presenza tra noi, la sua passione, la sua morte e la sua risurrezione, hanno reso evidente la misericordia divina per noi. È da questi principi che traiamo i motivi della nostra fiducia e della nostra preghiera verso il buon Dio. Siamo certi che egli ci ascolta e si prende cura di ciascuno di noi con amore di Padre. Gesù viene a confermarci in questa nostra fede: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto». Vuole inculcarci innanzitutto la perseveranza nella preghiera e non farla diventare soltanto grida isolate in momenti di emergenza e di estremo bisogno. Dobbiamo pregare sempre, senza stancarci mai, nella consapevolezza che tutta la nostra vita può e deve diventare preghiera, sia quando sediamo comodamente nei banchi di chiesa, sia quando siamo intenti a svolgere le nostre diverse mansioni. Alla preghiera delle labbra e del cuore fa seguito quella delle nostre braccia, ancora protese verso Lui. Possiamo e dobbiamo chiedere «qualsiasi cosa» al Signore, ma non dobbiamo mai dimenticarci che egli, sapientemente vuole darci solo «cose buone», proprio come farebbe un buon padre terreno nei confronti dei propri figli. Nella preghiera ci deve perciò accompagnare costantemente un umile fiducia e un legittimo sospetto che forse non siamo sempre in grado di chiedere cose buone secondo la visione di Dio e di conseguenza, può capitare, e capita che la risposta di Dio alle nostre preghiere non coincida con le nostre richieste. Del resto il primo motivo della nostra preghiera è sempre quello che Gesù stesso ci ha suggerito nel Padre Nostro, che si compia cioè in noi la santissima volontà di Dio. Lo stesso Gesù nel dramma della sua agonia nel Getsèmani così invoca il Padre: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Quel «come vuoi tu», riferito a Dio, dovrebbe risuonare fiduciosamente al termine di ogni nostra richiesta, anche la più urgente!

Monaci Benedettini Silvestrini
Chiedete e vi sarà dato

“Mio Signore, nostro Re, tu sei l’unico! – leggiamo oggi nella prima lettura – Vieni in aiuto a me che sono sola”. È una preghiera di supplica e di fiducia che sgorga dal cuore della regina. La regina Ester è sola e vive un momento di estrema angoscia per il suo popolo. Ma sa dove cercare rifugio. È davanti a Dio, è debole, senza armi ma ha la preghiera. E in questa supplica Dio, ricordando la promessa fatta al suo popolo la colma dei benefici e dei suoi doni. La regina ci presenta un vero modello di preghiera da seguire, quando rivolgiamo o presentiamo al Signore le nostre suppliche. Quante volte invece noi le preghiere le fondiamo sulle nostre qualità, sui nostri calcoli umani o progetti, quante volte ricordiamo al Signore i nostri meriti che pensiamo di avere. “Rendo grazie al tuo nome, Signore, per la tua fedeltà e la tua misericordia. Nel giorno in cui t’ho invocato – canta il salmista – mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza”. E anche il vangelo ci dà una lezione di fiducia profonda: il Padre che è nei cieli è buono e ci dà cose buone se gliele domandiamo. Che cosa impariamo oggi dalla Liturgia della parola. Ma forse che la preghiera si eleva a Dio in intimità del nostro cuore, umile che chiede. Ma quando chiede, quando domanda lascia a lui la risposta e non gliela presenta pronta in anticipo. Quando esiste un rapporto di fiducia tra due persone, in seno ad una famiglia o in una relazione di amicizia in comunità, si può parlare con libertà, si può chiedere con libertà e si può dare in libertà. Ecco come dev’essere la nostra amicizia con Cristo: “Io gli chiedo e lui mi dona. Lui mi chieda e io gli do”. Non sempre è facile ma sempre è utile. Perché anche quando è difficile non ci mancherà mai la sua grazia. Con lui vinciamo il mondo

Monaci Benedettini Silvestrini
La missione degli Apostoli

Gesù ascende al cielo e siede alla destra del Padre. Questo episodio della vita di Gesù, che conclude la sua missione terrena, è narrato in modo semplice dall’evangelista San Marco che lo tratteggia con il suo stile veloce ed efficace. L’evangelista non è interessato a fornirci dei dettagli come di un qualsiasi avvenimento di cronaca; egli inserisce questo episodio nella contemplazione nel Mistero di Cristo nel quale brilla il mistero della chiesa. Gesù, con l’Ascensione in cielo, mostra agli apostoli il suo essere divino e la completezza della missione del Padre. La presenza di Gesù accanto al Padre non significa il suo distacco da noi. L’Incarnazione ed il Battesimo di Gesù hanno aperto i Cieli come segno della presenza di Dio nella nostra vita. In questo ponte gettato dal mistero di Cristo poniamo il mandato degli apostoli che rendono sempre vivo il mistero di Cristo risorto nella Chiesa. È una presenza viva che redime e che salva. Il mandato della chiesa nel mondo si realizza nella consapevolezza che la chiesa è di Cristo, Figlio di Dio, vero uomo e vero Dio. La riflessione per noi diventa spunto di preghiera e di supplica perché la chiesa possa sempre vivere in questa realtà soprannaturale che non le appartiene e che la nutre abbondantemente con i doni infiniti della grazia di Cristo.

Monaci Benedettini Silvestrini
Abbi pietà e salvami

Ester, di etnia ebraica, regina di Persia, supplica Dio a favore dei suoi connazionali, con un atto di fede: “Tu sei l’Unico”; in confronto “Sono sola” (l’autore sacro utilizza lo stesso aggettivo prima riferito a Dio, poi alla regina medesima). Sostenuta dalla fede nel Dio che ha scelto il popolo di Israele, e confortata dalla penitenza, Ester si sente capace di svolgere una missione di intercessione. “Salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto, perché sono sola e non ho altri che te, Signore che tutto conosci”. Dopo questa lettura, con il salmo 137, si canta: “Ascolta, o Dio, il povero che ti invoca”. Matteo riferisce alcune frasi di Gesù: la preghiera di domanda è necessaria: corrisponde al comportamento di un mendicante fiducioso e umile, o di un figlio che chiede qualcosa al proprio padre. Inoltre l’evangelista ricorda una proposta positiva: essere sempre attenti al bene altrui: questa è la vera conversione. “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti”. Ogni incontro è positivo, e riassume pienamente l’insegnamento biblico: il riferimento alla Sacra Scrittura è una garanzia di autenticità.

Monaci Benedettini Silvestrini
Chiunque chiede, riceve

La triplice formula “chi chiede riceve, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto” mira a qualificare la vera preghiera, oltremodo fiduciosa, quella che nasce da un cuore credente e si rivolge a Colui che tutto può. Non è un importunare Dio per estorcergli ciò che vogliamo. E’ l’atteggiamento del figlio, cosciente di essere alla presenza del Padre, perciò non ha timore di chiedergli qualunque cosa, pur rimettendosi alla sua volontà. Ciò non toglie che bisogna continuare a chiedere, senza mai stancarsi. Non perché Dio non doni, ma perché in noi si rafforzi la fiducia nella sua magnanimità. Speranza e desiderio quindi, rivolti in Lui, non per un dono da ricevere, quanto per far nascere la consapevolezza del suo esserci Padre nel nostro essergli figli e fratelli tra noi. Ma non è tutto. Gesù ci svela quanto il Padre vuole fare, infatti “A voi è dato di conoscere il mistero del Regno dei cielo.” Se dunque voi che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro darà cose buone a quelli che gliele domandano. Con umiltà dobbiamo riconoscere di dover imparare a pregare. Non per nulla Gesù ce lo insegnò con la preghiera che più volte al giorno diciamo e con la quale ci rivolgiamo al Padre. Ma se non siamo attenti, è molto facile che non chiediamo ciò che Dio desidera; allora ciò che chiediamo non è buono per noi. Non è male chiedere tutto, specialmente in certi momenti critici, ma è essenzialmente necessario rimettersi alla sua volontà, sicuri che non ci farà mancare la sua paternità. Cercheremo, busseremo, chiederemo di accogliere quanto la Provvidenza ci manda per il nostro vero bene e di fare agli altri quanto desideriamo venga fatto a noi.

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Quanto a noi, salvaci con la tua mano e soccorri me, che sono sola e non ho altro aiuto fuori di te, Signore che tutto conosci.

Come vivere questa Parola?
È un tratto dell’invocazione sgorgata dal cuore della regina Ester che vive un momento “d’angoscia mortale” non tanto per sé quanto per il suo popolo. Nel suo gridare a Dio già gli ha detto: “Tu sei l’unico, vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, mentre sto per espormi al pericolo”.
Ciò che emerge dal suo pregare è la piena, umile consapevolezza d’essere inerme, sola, senz’altra protezione che quella di Dio. D’altro canto si rivela pure la sua volontà decisa d’assumere con audacia la propria responsabilità dentro la certezza che Dio l’aiuterà. Per la salvezza del suo popolo, infatti, Ester sta per esporsi alle ire di Assuero, senz’altra sicurezza che la sua grande fede in un Dio che risponde a chi gli si consegna con illimitata fiducia.

Oggi, vivrò la mia pausa contemplativa chiedendo al Signore di rendermi autentico nel mio pregare. Non sia per me un declinare le mie responsabilità, un rifugio a sentimenti paurosi e vili. Dio mi dia di riscoprirLo oggi e sempre come l’unico Signore della mia vita: nei giorni facili e in quelli difficili. E mi dia anche di non fare della preghiera un “precettare” Dio su quanto deve darmi. Il Vangelo odierno dice: “Chiedete e vi sarà dato”. Sempre mi è dato il bene, il meglio per me. Anche quando quello che Dio mi dà non coincide con quello che io desidero.

Aiutami Signore a dire con Maria tua Madre: Eccomi! Amen!

La voce di una grande scrittrice
Oggi il coraggio è una merce di lusso, una stravaganza che viene derisa e considerata follia. La viltà è invece un pane che per pochi soldi si vende in ogni bottega.
Oriana Fallaci

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
“Mio Signore, nostro Re, tu sei l’unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso fuori di te, mentre sono sul punto di espormi al pericolo”

Come vivere questa Parola?
Il versetto è l’inizio di una bellissima preghiera che la regina Ester, di origine ebraica, rivolge a Dio, prima di esporsi al pericolo nel tentativo di salvare il proprio popolo, minacciato di morte.
Nonostante che la sua posizione di sposa del re Assuero la porrebbe al riparo dalle macchinazioni ostili di chi vorrebbe annientare il nome ebraico, ella non esita a solidarizzare con i suoi compatrioti. Il loro pericolo è il suo pericolo, la loro sorte è la sua sorte.
Sa che le leggi persiane non consentono a nessuno di apparire dinanzi al re se non da lui convocato, e che la loro trasgressione comporta la pena di morte. Ma il popolo è in pericolo ed Ester, nella sua generosità, non può non sentirsi interpellata, ed eccola prendere la decisione fatale.
La situazione potrebbe sembrare non aver nulla a che fare con l’oggi. Ma letta in profondità, rivela una non indifferente affinità.
Non mancano, anche oggi, intere etnie minacciate dall’ambizione economica e politica di pochi, anzi l’intero globo terrestre è a rischio. Non possiamo poi minimizzare la strage che va facendo la diffusione di ideologie prive di orizzonti e quindi incapaci di trasmettere valori e di infondere fiducia nella vita.
È la famiglia umana di cui siamo tutti membra che è a rischio. Il cristiano si sente interpellato, come Ester. Non può rimanere passivo, o limitarsi a recriminare. La sua vocazione lo impegna a levare a Dio il grido di un’umanità privata del senso stesso della vita, di farsene voce e, per quello che gli è possibile, di operare perché possa risollevarsi dalla sua situazione. E questo anche se richiedesse di dover pagare di persona.

Liberami, Signore, dalla tentazione di chiudermi in un rapporto intimistico con te. Che io senta vive sulla mia pelle le ansie, le angosce dei miei fratelli e mi faccia voce del loro dolore, per impetrare per loro consolazione e per me coraggio di impegnarmi.

La voce di un vescovo martire
C’è una spiritualità pericolosa nel nostro tempo che dice alla Chiesa: tu devi predicare solo un mondo spirituale, devi parlare solo di Dio, del regno dei cieli e non ti devi preoccupare della terra. Così stiamo dividendo il Vangelo: Cristo è venuto a salvare gli uomini facendo attenzione anche ai loro corpi. Perciò non ci può essere una dicotomia fra i diritti di Dio e i diritti dell’uomo. Quando parliamo dei diritti dell’uomo, stiamo pensando all’uomo immagine di Dio, stiamo difendendo Dio.
Oscar Romero

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
“Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!”

Come vivere questa Parola?
Di nuovo un insegnamento sulla preghiera profondamente inserito in quel ‘sentire umano’ che è tipico di Gesù: il Figlio dell’Altissimo ma uomo fino in fondo.
Qui tocca le corde più profonde della paternità con una domanda volutamente retorica che mette KO ogni possibilità di fraintendere. Tu a un prossimo (così prossimo da essere tuo figlio!) ti guarderesti bene dal non dare quel che ti chiede per il suo elementare benessere. E dunque, quel Padre, che è anche Madre, che è il TUTTO-AMORE della creazione e della redenzione, assolutamente non può trattenersi dal dare quel che è più necessario per il bene di noi, sue creature e figli nel Figlio.
Nella registrazione dell’evangelista Luca la promessa è ancora più completa e incoraggiante.“Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli quanto più il Padre vostro darà lo Spirito Santo a chi glielo chiede”.
Ecco, qui tocchiamo la profondità del tema riguardante la preghiera. In effetti, non solo per pregare veramente ma per vivere la nostra fede cristiana e amare anche quelli che a volte pare ti trattino proprio male, non basta assolutamente lo sforzo del nostro piccolo amore umano. Occorre la forza di Colui che è Amore-Persona.

E dunque, in questo quieto raccogliermi pur col cuore forse ferito, la consolazione è sapere che posso chiedere lo Spirito Santo e che, se lo chiedo con fede (che è vera fiducia), l’otterrò sicuramente. E mi è gioia riposare in questa certezza.

Signore, a questa tua promessa mi appoggio. Concedimi lo Spirito Santo. Con Lui e in Lui sarò nuovo e sereno e coraggioso nelle difficoltà del vivere relazionandomi con chi è tanto diverso da come lo vorrei.

La voce di un filosofo
Il punto di appoggio di Archimede per questo mondo è una cella di preghiera, dove un vero orante prega in tutta sincerità; ed egli solleverà la terra. Sì, se esistesse questo orante e la sua vera preghiera, quando chiude la porta, è incredibile quello che egli potrebbe fare.
Soren Kierkegaard

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Le tue sentinelle alzano la voce, insieme gridano di gioia, poiché vedono con i loro occhi il ritorno del Signore in Sion.

Come vivere questa Parola?
Israele è disperso lontano dalla propria patria, mentre il cuore pulsante della Nazione, il tempio, è ridotto a un cumulo di rovine. Alla gloria di YHWH si è sostituito il più desolante abbandono. Agli esuli non resta che lasciarsi andare, preda della delusione e dello scoraggiamento.
Su questo triste scenario si leva incoraggiante la voce del profeta che prospetta il gioioso ritorno del Signore in Sion, il riaffermarsi della sua signoria.
Ma chi è questo profeta, chi sono queste sentinelle che, nelle ombre ostinatamente persistenti, sanno cogliere l’annuncio di un nuovo giorno dal flebile bagliore che va accennandosi all’orizzonte e se ne fanno gioiosi banditori?
Ai loro tempi sono stati Isaia, e poi, secoli più tardi, Cirillo e Metodio con il loro instancabile spendersi per la fede e per l’unità, già allora tanto minacciata.
Ed oggi, in questo travagliato trapasso epocale, in cui si coglie tanto smarrimento e confusione, in cui si è tentati di abbandonarsi allo scoraggiamento, Dio non manda i suoi profeti? Non suscita ‘sentinelle’ vigili ed entusiaste?
Nel libro di Isaia leggiamo: “Udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». Risposi: «Eccomi, manda me!» (6,8).
Quella domanda, oggi, è rivolta a me, a te, a ogni cristiano, consacrato ‘profeta’ nel Battesimo. A noi è affidata questa missione. Che attendiamo a rispondere generosamente: «Eccomi, manda me!»?

Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi lascerò mettere in questione dalla domanda del Signore e chiederò il coraggio di rispondere: «Eccomi, manda me!».

Rendimi, Signore, profeta di speranza e di gioia, e, in una società che sembra avviata inesorabilmente verso il disfacimento, aiutami a cogliere e a custodire i germi di bene che timidi si accennano.

La voce di un grande Papa
Ora più che mai è urgente che voi siate le “sentinelle del mattino”, le vedette che annunciano le luci dell’alba e la nuova primavera del Vangelo, di cui già si vedono le gemme.
Giovanni Paolo II

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?

Come vivere questa Parola?
Entriamo nel cuore di una grande tentazione che fa capolino nell’intricato ragionare di non pochi cristiani: che senso ha pregare per chiedere, cercare e bussare al cuore di Dio se Lui sa già di cosa abbiamo bisogno? Forse Dio ama ‘farsi pregare’? Come mettere insieme la generosità del Signore con la necessità di ‘doverlo’ ciononostante supplicare?
Per rispondere a questa domanda senza perdersi in troppi arzigogoli, forse bisognerebbe tornare alle sorgenti del nostro essere figli di Dio e chiederci: qual è, in radice, il desiderio del Padre su di noi? Noi, quando preghiamo, siamo interessati alle cose da chiedergli, Lui invece è interessato a noi! Potremmo quasi dire che le cose da chiedere siano solo ‘il pretesto’ per entrare in dialogo con Lui. Sì, perché è questo ciò che gli sta più a cuore: le parole, poche o tante, sono secondarie, così come le cose da chiedere, anche le più urgenti. Ciò che conta è considerare la preghiera come opportunità d’incontrarlo e di lasciarsi incontrare, cuore a cuore. Per puro amore. Perché Dio è Dio.
Se così è, allora bisogna avere il coraggio di prendere le distanze da una certa religiosità ‘commerciale’: tot preghiere e si ottiene la grazia che si desidera, coltivando la presunzione di dover essere esauditi in quello che si chiede avendo pagato fino all’ultimo spicciolo la cosa desiderata. No, “chiedete…, cercate…, bussate” sono gli imperativi di un Padre affettuoso, di uno Sposo innamorato che sta alla porta, pronto ad accoglierci in casa, nell’intimità profonda della comunione con Lui.

Oggi, nel mio rientro al cuore, vivrò questa esperienza filiale e nuziale a un tempo, concedendomi a Dio nella quiete contemplativa. Il mio chiedere, cercare, bussare sarà una risposta d’amore, gratuita e semplice, mentre ripeterò nel ritmo del respiro:

Abbà, Padre!

La voce di un maestro di spiritualità
La preghiera cristiana non nasce in primo luogo da un bisogno che l’uomo avrebbe di rivolgersi a Dio, ma deriva piuttosto dal fatto che Dio si è rivolto all’uomo.
André Louf

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Gesù disse ai suoi discepoli: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”.

Come vivere questa parola?
Chiedete, cercate, bussate: Gesù scandisce così il dinamismo interiore della preghiera di domanda che scaturisce fiduciosa dalla nostra relazione filiale con il Padre sul fondamento di una fede perseverante, tutta protesa ad accogliere la provvida benevolenza di Dio.
Il mistico russo Giovanni di Kronstadt, nel suo diario spirituale, annota: “Ricordati che, quando preghi, Dio aspetta che tu risponda affermativamente alla domanda che ti pone interiormente: “Credi tu che io possa fare questo?” A questa domanda devi rispondere dal profondo del cuore: “Sì, Signore!”.
Grembo della fede è infatti il cuore. E’ dalle sue profondità, come da sorgiva limpida, che matura e feconda la preghiera fiduciosa a misura della nostra piena consegna a Lui nella quiete ordinaria dei giorni, al di là di ogni legittima aspettativa, oltre i nostri stessi desideri.
Una certezza ci sostiene: “il Padre vostro – dice Gesù – dà sempre cose buone a quelli che gliele domandano”. Ecco perché ciò che conta non è l’essere esauditi in quel che chiediamo, ma il coltivare e il custodire occhi limpidi che sappiano vedere tutte quelle cose buone sparse a piene mani da Dio che opera meraviglie tra le pieghe nascoste dell’ordinarietà, oltre le apparenze.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi affiderò al Signore consegnandogli i miei pensieri e i moti più profondi del cuore. Confesserò la mia fede in Lui, ripetendogli con umile amore:

Sei Tu Signore l’unico mio bene, il solo necessario.

La voce di un maestro di spiritualità
La fede non è soltanto qualcosa di puramente spirituale, ma anche una modalità concreta di vivere, un’arte di vivere in modo sano, un cammino verso la libertà che nessuno ci può togliere perché ci è stata donata da Dio.
Anselm Grün

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto”.

Come vivere questa Parola?
La bellissima pagina del Vangelo di oggi ci riporta con forza alla necessità della preghiera. Chiedere, cercare, bussare – in una parola pregare -, è necessario per vedere esauditi i desideri profondi del cuore, per ricevere nella propria vita le benedizioni di Dio, i suoi doni, per poter contemplare le meraviglie del Suo amore nella nostra storia. Tutti i malati, i ciechi, i paralitici del Vangelo che hanno pregato il Cristo di guarirli sono stati guariti, e nessuno è stato rifiutato tra coloro che hanno creduto in Lui e a Lui hanno chiesto. E questo non perché il Padre non conosca già in anticipo le necessità della nostra vita fisica, psichica e spirituale (cf Mt 6,32: “Il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno”), quanto piuttosto perché è soltanto nella preghiera che la nostra volontà incontra la Sua, ad essa aderisce e si conforma. Ora, la volontà di Dio ha per oggetto fondamentale la nostra salvezza e il nostro rinnovamento e nulla al mondo può farla fallire, se non il rifiuto e la dimenticanza di questa Sua volontà di bene per noi. Nella preghiera fedele scopro che se io sto cercando Dio, Egli dall’eternità sta cercando me: il Padre chiede dei “veri adoratori che adorino il Padre in spirito e verità” (Gv 4,23). Dio “cerca tali adoratori”. Dio cerca! Dio cerca la preghiera dell’uomo (perché essa è via di salvezza) e interviene per rendere favorevoli le condizioni, le possibilità e la riuscita di questa preghiera.

Oggi, nella mia pausa meditativa, mi rammenterò nel profondo che Dio chiede la mia adorazione e aspetta l’ora della mia preghiera.

La voce di un grande uomo dello Spirito
“Non è a motivo delle nostre domande che Dio c’invia i suoi doni e le sue grazie, ma Egli fa delle nostre domande un mezzo che ci porta a percepire la Sua sollecitudine verso di noi”
Isacco il Siro

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Gesù disse ai suoi discepoli: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”.

Come vivere questa parola?
Chiedete, cercate, bussate: Gesù scandisce così il dinamismo interiore della preghiera di domanda che scaturisce fiduciosa dalla nostra relazione filiale con il Padre sul fondamento di una fede perseverante, tutta protesa ad accogliere la provvida benevolenza di Dio.
Il mistico russo Giovanni di Kronstadt, nel suo diario spirituale, annota: “Ricordati che, quando preghi, Dio aspetta che tu risponda affermativamente alla domanda che ti pone interiormente: “Credi tu che io possa fare questo?” A questa domanda devi rispondere dal profondo del cuore: “Sì, Signore!”.
Grembo della fede è infatti il cuore. E’ dalle sue profondità, come da sorgiva limpida, che matura e feconda la preghiera fiduciosa a misura della nostra piena consegna a Lui nella quiete ordinaria dei giorni, al di là di ogni legittima aspettativa, oltre i nostri stessi desideri.
Una certezza ci sostiene: “il Padre vostro – dice Gesù – dà sempre cose buone a quelli che gliele domandano”. Ecco perché ciò che conta non è l’essere esauditi in quel che chiediamo, ma il coltivare e il custodire occhi limpidi che sappiano vedere tutte quelle cose buone sparse a piene mani da Dio che opera meraviglie tra le pieghe nascoste dell’ordinarietà, oltre le apparenze.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, mi affiderò al Signore consegnandogli i miei pensieri e i moti più profondi del cuore. Confesserò la mia fede in Lui, ripetendogli con umile amore:

Sei Tu Signore l’unico mio bene, il solo necessario.

La voce di un maestro di spiritualità
La fede non è soltanto qualcosa di puramente spirituale, ma anche una modalità concreta di vivere, un’arte di vivere in modo sano, un cammino verso la libertà che nessuno ci può togliere perché ci è stata donata da Dio.
Anselm Grün

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
La Regina Ester, presa da angoscia mortale per il pericolo che incombeva su di lei e sul suo popolo, cercò rifugio presso il Signore. Supplicava Dio, dicendo: “Mio Signore, nostro Re, tu sei l’unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso fuori di Te, mentre sto per espormi al pericolo.

Come vivere questa Parola?
Questa di Ester è una preghiera esemplare che sgorga da una situazione di pericolo per lei e per il suo popolo. Da sola, con grande coraggio, ha assunto la responsabilità di un’impresa rischiosissima, pur di salvare il popolo. Tuttavia è nelle strette di un’angoscia mortale. Proprio in questa situazione-limite, il suo avere coscienza d’essersi imbarcata per un’avventura d’enorme costo esistenziale diventa grido di preghiera.
E’ una donna sola, ma non schiacciata dall’isolamento, perché la sua diventa solitudine consegnata a Dio in cui trova risposta di salvezza.

Oggi troverò un momento per guardare in faccia quel fatto umano ineliminabile che è la mia solitudine esistenziale. Sia nella vita coniugale che in quella consacrata c’è una zona profondissima di noi che non può comunicare né appoggiarsi su nessuno tranne che su Dio. Capirlo e accettare che sia Dio il sostegno l’aiuto e il patner del mio cuore profondo, è sorgente di pace e di comunione.

La voce di un pensatore contemporaneo
L’isolamento ci allontana dagli altri, ci rende duri e alteri, chiudendoci in noi stessi. La solitudine cosegnata a Dio ci unifica e ci unisce; fa cessare il rumore di un modo falso di amarci e crea comunione.
Jean Guitton

 

Published in: on marzo 17, 2011 at 6:06 pm  Lascia un commento  
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