Omelie Vangelo giorno 16 Marzo 2011

Mercoledì della I settimana di Quaresima

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Viola

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Movimento Apostolico – rito romano
Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona

Dio ha un segno potente, universale, per ogni uomo, ogni tempo, ogni cultura, ogni cuore, ogni mente: la sua Parola che infallibilmente si compie, perché da Lui proferita, detta, rivelata, comunicata. Messa nella storia, la Parola di Dio fa ciò che dice, realizza tutta la verità contenuta in essa. Questa capacità è solo sua e di nessun’altra parola.
Chiedere a Dio un segno potente che sconvolga il cielo e la terra in un istante non ha alcun senso, perché la fede non è nel segno, è sempre nella Parola e la Parola è già il segno che Dio dona all’uomo per la sua conversione, salvezza, vita eterna. La Parola contiene in sé sempre un duplice compimento: immediato e futuro, nel tempo e nell’eternità, in questo istante e nel domani sia terreno che eterno.
Gesù aveva dato tanti segni immediati alla sua generazione. Aveva guarito sordi, lebbrosi, muti, ciechi, storpi, paralitici. Aveva anche risuscitato alcuni morti. Con la sua Parola sempre onnipotente aveva scacciato i demòni. I segni dati erano tutti di parola efficace, creatrice, operatrice. Niente era risultato impossibile a Cristo Gesù. Con una sola sua Parola l’intera creazione era ai suoi ordini, obbediva ad ogni suo comando.
Cristo Gesù si era dimostrato infinitamente superire a Mosè. Questi aveva compiuto in Egitto solo dieci segni e tutti sulla natura visibile. Sull’uomo Mosè non aveva operato alcun prodigio, anche se l’ultima piaga era stata quella della morte dei primogeniti di tutto l’Egitto, sia di uomini che di animali. Mosè però era stato creduto come strumento attraverso cui il Signore operava meraviglie. Cristo Gesù era stato accusato di essere amico del principe dei demòni, dal momento che lui comandava e i demoni obbedivano alla sua voce e lasciavano la loro proda umana.
Gesù oggi ci annunzia la grande verità che dovrà sempre accompagnare i suoi Apostoli ed ogni altro suo discepolo: la salvezza di un uomo, una comunità, un popolo è nella Parola predicata, ascoltata, realizzata, vissuta. La vita è tutta nella Parola. Nella Parola vi è Dio che crea quanto essa dice, realizza quanto promette, compie quanto profetizza. La Parola opera in noi per la nostra fede ma anche per la nostra non fede. Che cediamo, non crediamo, iniziamo a credere, ci ritiriamo dalla fede, la Parola è perennemente efficace, perché quanto in essa è contenuto sempre diviene storia.
Se essa è però condizionata alla nostra fede, allora la fede è necessaria perché essa si possa compiere. Se noi la fede non la poniamo, la Parola mai si potrà compiere, proprio perché noi non abbiamo creduto in essa e non abbiamo fatto quanto da essa ci veniva chiesto. L’obbedienza alla Parola è fondamentale nel cammino cristiano. È nell’obbedienza infatti che la Parola condizionata produce frutti di vita eterna per noi. Un esempio ci chiarirà ogni cosa: Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia. Chi non vive di misericordia non potrà mai sperare di ottenerla. È fuori della Parola.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, ottienici una fede pura in ogni Parola di Cristo Gesù. Angeli e Santi di Dio, fate che tutti i discepoli di Gesù credano nella sua Parola.

don Luciano Sanvito
Ritornare al segno

Apprezzare i segni dei tempi.
Non ne siamo più capaci, perché lo sguardo è malvagio.
La malvagità consiste nel cercare segni appaganti e piacevoli.
Ma nessuno di questi segni sarà dato a questa generazione, no.

Ritornare al segno dei segni: al Cristo, segno che interpreta ogni cosa.

La non accoglienza dei segni richiama anche una constatazione: non c’è ancora conversione al segno: Gesù.
Per questo ogni altro segno è insignificante, è come se non ci fosse, se non venisse dato.

Fare più attenzione a quel segno posto da Dio: a Gesù.
Solo così c’è la possibilità di reinterpretare la storia umana e divina.
Altrimenti, c’è solo la condanna da parte di chi, accogliendo il segno, ci richiama a non essere distratti da esso, pena la morte spirirtuale e morale.

Giona…Ninive…
Una profezia che viene accolta.
Cosa io sto accogliendo della profezia che mi viene donata?

Qual’è il segno della mia conversione?
Solo trovando un segno concreto della mia conversione oggi potrò essere sicuro di aver accolto e non rifiutato il segno di Dio: Gesù.

a cura dei Carmelitani
Commento Luca 11,29-32

1) Preghiera

Guarda, o Padre, il popolo a te consacrato,
e fa’ che mortificando il corpo con l’astinenza
si rinnovi nello spirito
con il frutto delle buone opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 11,29-32
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui.
Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui”.

3) Riflessione

• Siamo in tempo di quaresima. La liturgia ci presenta testi che possono aiutarci a convertirci e a mutare vita. Ciò che maggiormente aiuta nella conversione sono i fatti della storia del popolo di Dio. Nel vangelo di oggi, Gesù riporta due episodi del passato: Giona e la regina di Saba, e lo trasforma in specchio in modo da scoprire in essi la chiamata di Dio alla conversione.
• Luca 11,29: La generazione malvagia che chiede un segno. Gesù chiama malvagia la generazione, perché non vuole credere in Gesù e continua a chiedere segnali che possano indicare che Gesù è inviato dal Padre. Ma Gesù rifiuta di dare questi segni, perché, in definitiva, se chiedono un segno è perché non credono. L’unico segno che sarà dato è quello di Giona.
• Luca 11,30: Il segno di Giona. Il segno di Giona ha due aspetti. Il primo è quanto afferma il testo di Luca nel vangelo di oggi. Giona è stato un segnale per la gente di Ninive mediante la sua predicazione. Ascoltando Giona, il popolo si convertì. Così pure la predicazione di Gesù era un segno per la sua gente, ma la gente non dava segni di conversione. L’altro aspetto è quello che afferma il vangelo di Matteo citando lo stesso episodio: “Così come Giona passò tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così anche il Figlio dell’Uomo passerà tre giorni e tre notti nel seno della terra” (Mt 12,40). Quando Giona fu sputato sulla spiaggia, andò ad annunciare la parola di Dio alla gente di Ninive. Così pure, dopo la morte e risurrezione il terzo giorno, la Buona Novella sarà annunciata al popolo della Giudea.
• Luca 11,31: La Regina di Saba. Gesù evoca a continuazione la storia della Regina di Saba che venne da lontano a trovare Salomone e ad imparare dalla sua saggezza (cf. 1Re 10,1-10). E per due volte Gesù afferma: “Ed ecco ben più di Salomone c’è qui”. “Ed ecco ben più di Giona c’è qui”.
• Un aspetto molto importante presente nella discussione tra Gesù e i capi del suo popolo è il modo diverso in cui Gesù ed i suoi avversari si pongono dinanzi a Dio. Il libro di Giona è una parabola, che critica la mentalità di coloro che volevano Dio solo per i giudei. Nella storia di Giona, i pagani si convertirono ascoltando la predicazione di Giona e Dio li accolse nella sua bontà e non distrusse la città. Quando vide che Dio accolse la gente di Ninive e non distrusse la città «Giona ne provò grande dispiacere e ne fu indispettito. Pregò il Signore: “Signore non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per ciò mi affrettai a fuggire a Tarso; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere”!» (Giona 4,1-3). Per questo, Giona era un segno per i giudei del tempo di Gesù e continua ad esserlo per noi cristiani. Poi, in modo impercettibile, così come in Giona, anche in noi spunta una mentalità secondo cui noi cristiani avremmo una specie di monopolio su Dio e tutti gli altri devono diventare cristiani. Questo sarebbe proselitismo. Gesù non chiede che tutti siano cristiani. Lui vuole che tutti siano discepoli (Mt 28,19), cioè, che siano persone che come lui irradino ed annuncino la Buona Novella dell’amore di Dio per tutti i popoli (Mc 16,15).

4) Per un confronto personale

• Quaresima, tempo di conversione. Cosa deve cambiare nell’immagine che ho di Dio? Sono come Giona o come Gesù?
• Su che cosa si basa la mia fede? Sui segni o sulla parola di Gesù?

5) Preghiera finale

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. (Sal 50)

Messa Meditazione
Il segno di Giona

Lettura
La folla richiede un miracolo strepitoso da parte di Gesù. Non le bastano le parole del Maestro, né i suoi numerosi gesti significativi. Pur avendo visto le tante opere, non hanno accolto la parola; invece di dare segno di obbedienza, hanno addirittura preteso che lui obbedisse loro, esibendosi con ulteriori segni. E Gesù rifiuta di darne, perché egli stesso è un segno come lo fu Giona: segno della misericordia di Dio per tutti, tanto efficace che perfino i niniviti si convertirono al suo annuncio.

Meditazione
Come la regina del sud venne a Gerusalemme per sentire Salomone, così Giona fu mandato presso la città pagana di Ninive perché si convertisse. Due episodi tratti dall’Antico Testamento sono riportati nella liturgia odierna. Lo stesso Gesù usa questi due esempi per dimostrare come la Sapienza divina può usare qualsiasi strumento per la conversione dei cuori. La salvezza non arriva più tramite un profeta ma con il vero Profeta; la salvezza stessa non è più solo annunciata ma si realizza concretamente e si presenta in un uomo, nel Figlio di Dio, Gesù Cristo. Quale reazione allora ci si poteva aspettare dai contemporanei di Gesù? Soprattutto ricordando la sollecitudine degli abitanti, pagani, di Ninive? Proprio perché Gesù annuncia il Regno con la sua Persona, era logico supporre un’accoglienza diversa da quella che Gesù stesso ha sperimentato. Nel rimprovero di Gesù verso la sua generazione leggiamo proprio il desiderio profondo che Egli venga accolto come il vero Messia. Gesù, rivelatore dell’Amore del Padre, è pronto ad indicare l’abbraccio misericordioso verso tutti quelli che si dimostrano pronti alla conversione. La durezza dei cuori dimostratagli significa la non accoglienza del Gesù Salvatore, figlio di Dio e figlio dell’uomo; significa non credere all’Amore del Padre. La generazione di Gesù, in definitiva, crede che per la loro salvezza Gesù non sia utile e preferisce affidarsi alla propria sapienza ed alla propria intelligenza. Potremo allora farci la vera domanda che riguarda il nostro cuore. Di chi ci fidiamo? Solo delle nostre forze? Ci riteniamo autosufficienti? Accogliamo il vero segno di Giona nell’accoglienza del Mistero Pasquale di Cristo come Mistero d’Amore e di redenzione?

Preghiera
Concedimi, Signore, di vivere nella tua libertà, che è pienezza di amore ed espansione piena dell’essere in te, solo e unico bene.

Agire
Mi impegno ad affrontare la giornata affidandola a Dio ogni mia debolezza, ogni preoccupazione o ansia, esercitando così la virtù della fede.

Commento a cura di Cristoforo Donadio – P. Antonio Izquierdo, LC

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padre Lino Pedron

padre Lino Pedron
Commento su Luca 11,29-32

Non dobbiamo invidiare la generazione dei contemporanei di Gesù. Egli stesso la definisce “generazione malvagia” perché è ancora sotto lo spirito del maligno e chiede dei segni invece di convertirsi all’annuncio della sua parola. Egli si rifiuta di dare dei segni “fuorché il segno di Giona”. Gesù sarà il segno della misericordia di Dio per tutti. Invece di chiedergli segni, bisogna convertirsi all’annuncio della sua morte e risurrezione. Se la fede è obbedire a Dio, il contrario della fede è la pretesa che Dio obbedisca a noi. E questo avviene quando si instaura con Dio un rapporto di ricatto, chiedendo sempre prove nuove e più grandi, senza decidersi a credere al suo amore. Dio ci concede dei segni per farci arrivare alla fede. Ma chi ne cerca ancora dopo essere arrivato alla fede, instaura con Dio un rapporto di ricatto invece che di fiducia. I segni che Dio ci dà rispettano sempre la nostra libertà, ossia non ci costringono mai a credere. Tutti i segni che Dio concede in Gesù si riassumono nel segno di Giona: egli fu segno di un Dio misericordioso e clemente, di grande amore, che si lascia impietosire (Gio 4,2).

Gesù è il maestro di sapienza al quale i credenti possono rivolgersi sicuri di trovare maggior conforto di quanto ne ebbe la regina di Saba nell’ascoltare i responsi di Salomone. La salvezza dipende dalla nostra risposta all’annuncio di misericordia di colui che è più di Salomone e di Giona, al di sopra dei sapienti e dei profeti.

Non dobbiamo invidiare la generazione dei contemporanei di Gesù. Egli stesso la definisce “generazione malvagia” perché è ancora sotto lo spirito del maligno e chiede dei segni invece di convertirsi all’annuncio della sua parola. Egli si rifiuta di dare dei segni “fuorché il segno di Giona”. Gesù sarà il segno della misericordia di Dio per tutti. Invece di chiedergli segni, bisogna convertirsi all’annuncio della sua morte e risurrezione. Se la fede è obbedire a Dio, il contrario della fede è la pretesa che Dio obbedisca a noi. E questo avviene quando si instaura con Dio un rapporto di ricatto, chiedendo sempre prove nuove e più grandi, senza decidersi a credere al suo amore. Dio ci concede dei segni per farci arrivare alla fede. Ma chi ne cerca ancora dopo essere arrivato alla fede, instaura con Dio un rapporto di ricatto invece che di fiducia. I segni che Dio ci dà rispettano sempre la nostra libertà, ossia non ci costringono mai a credere. Tutti i segni che Dio concede in Gesù si riassumono nel segno di Giona: egli fu segno di un Dio misericordioso e clemente, di grande amore, che si lascia impietosire (Gio 4,2).
Gesù è il maestro di sapienza al quale i credenti possono rivolgersi sicuri di trovare maggior conforto di quanto ne ebbe la regina di Saba nell’ascoltare i responsi di Salomone. La salvezza dipende dalla nostra risposta all’annuncio di misericordia di colui che è più di Salomone e di Giona, al di sopra dei sapienti e dei profeti.

Paolo Curtaz

La gente chiede un segno, allora come oggi. Hanno il Cristo di fronte e chiedono un ulteriore segno, come se non bastassero i segni che hanno avuto, i miracoli, le guarigioni, la tenerezza! Chiedono ancora segni, come facciamo noi oggi, che corriamo dietro ai veggenti di turno, che cerchiamo i santi che fanno prodigi strabilianti e non vediamo i tantissimi miracoli che capitano davanti ai nostri occhi! E il Signore, a loro e a noi, ancora dice di guardare alla predicazione dei profeti, come gli abitanti di Ninive, pagani e idolatri, violenti e senza scrupoli, seppero convertirsi alla predicazione del pavido Giona. Giona profeta da strapazzo, che fugge quando è chiamato da Dio, che sa bene cosa significa avere a che fare col Dio misterioso di Israele e se la batte a gambe. Poco importa se i profeti che ci stanno accanto sono fragili e deboli, come sperimenta bene san Paolo, la potenza di Dio, spesso, si manifesta pienamente nella debolezza degli uomini. L’acqua della sorgente giunge a noi limpida, anche se la fontana è arrugginita. Accogliamo, oggi, la Parola che viene dalla Bibbia, la Parola che ci giunge attraverso gli eventi. Ecco, ben più di Giona c’è qui!

Paolo Curtaz

Il segno di Giona, Gesù dona solo il segno di Giona alla sua incredula generazione. Lo incontriamo oggi, Giona, nella prima lettura: chiamato da Dio ad annunciare la distruzione di Ninive, pavido profeta, vista l’aria che tira, fugge verso il mare e si imbarca incorrendo in una serie di disavventure degne da film. Ripescato da Dio dopo essere stato buttato a mare dai superstiziosi marinai che a lui attribuiscono la tempesta in cui sono incappati, accetta di malavoglia il compito affidatogli. La predicazione di Giona a Ninive susciterà l’effetto sperato: tutti si convertono e fanno penitenza e Giona, scocciato per tutta la fatica fatta, se la prende con Dio che – al solito – si lascia intenerire e cambia idea rispetto alla distruzione minacciata… Ci è dato solo il segno di Giona: la predicazione che Gesù fa deve essere sufficiente al popolo ebraico per riconoscere in lui l’inviato di Dio. Ma così non accade: bisognosi di miracoli e segni, gli uomini pongono continuamente delle condizioni a Dio. Sappiamo sfruttare la Parola che abitualmente ascoltiamo, non poniamo sciocche condizioni a Dio e non lasciamoci passare davanti da tutti coloro che – non avendo un’esperienza di fede – con entusiasmo si lasciano convertire dalla Parola. Ma, ahimé, non c’è nessuno più difficile da convertire di un presunto pio credente che crede di credere. Monito bruciante per noi a non abituarci mai al messaggio del Signore, invito pressante a lasciarci scuotere e convertire dai tanti Giona che oggi incontreremo.

Monaci Benedettini Silvestrini
Il vero segno di Dio.

I nemici del Signore gli hanno lanciato contro ancora una volta, una pesantissima accusa chiaramente blasfema: egli avrebbe scacciato il demonio in nome di Beelzebùl, prìncipe dei demòni. Poi pretenderebbero un segno atto a confermare che egli è invece il messia, l’inviato di Dio. Il Signore definisce malvagia quella generazione, perché, accecata nei suoi pregiudizi, non vede e non vuol vedere nella persona del Cristo e neanche nelle sue opere, il segno vivente della presenza di Dio. Dovranno perciò attendere la sua morte per vedere in modo inconfutabile il segno di Giona, realizzato in pienezza in Cristo nella sua gloriosa risurrezione. Perfino dal mondo pagano arriverà un giudizio e una condanna contro quei nemici increduli e presuntuosi. L’atteggiamento peggiore che possiamo assumere nei confronti di Dio è proprio la sfida alla sua onnipotenza; la pretesa assurda che per credere Egli debba operare prodigi e segni su nostra richiesta, secondo i nostri schemi mentali, minacciando poi l’incredulità quando le nostre richieste e le nostre attese restassero deluse. È un tentativo di assoggettare il Signore alle nostre più stupide esigenze, illudendoci magari di pregarlo. Anche gli astanti ai piedi della croce e uno dei ladroni lanceranno a Gesù, inchiodato e morente sulla croce, la stessa sfida: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». È difficile per noi comprendere che l’onnipotenza divina non ha le stesse caratteristiche della potenza e prepotenza degli uomini: quella di Dio è guidata dal suo infinito amore e dalla sua infinita sapienza, quella nostra è spettacolo, sopraffazione, vendetta e perfino violenza verso i più deboli. Sicuramente non possiamo chiedere segni speciali a Dio a certificazione della nostra fede, quasi a voler avere certezza piena sui suoi misteri. Egli già ci ha detto e dato tutto quanto ci occorre per credere il Lui e amarlo con tutte le nostre forze.

Monaci Benedettini Silvestrini
I segni di Dio

Verranno da oriente e da occidente e ci passeranno avanti nel regno dei cieli… Già per la generazione di Gesù la salvezza è perenne, ma tanti non la vogliono riconoscere. Ed egli ha un nome proprio per loro: “generazione perversa e malvagia” che non coglie i veri segni della manifestazione di Dio pur così chiari. È Cristo stesso il segno per eccellenza del Padre, con la sua vita, la sua passione e la sua risurrezione. La cecità dinanzi alle manifestazioni di Dio è resa ancora più evidente dal fatto che i “lontani” invece sanno riconoscere la grandezza di quei segni i vicini invece no. L’evangelista Luca ci dimostra le grandi mancanze del popolo di Israele. È un popolo cieco, sordo, muto…, un popolo che sta camminando nelle tenebre, nel buoi. Guarda ma non vede, sente ma non ascolta, parla ma non dice, chiede ma non sa che cosa… Sembra rappresentare una vera confusione, un disordine. Chiede un ulteriore segno, vuole portare Gesù a livello dei maghi per, un’altra volta, illudersi e non per fidarsi, non per credere. Tanti oggi cercano questa illusione. E spesso la trovano. Nella ricchezza pongono lo scopo della loro vita. Nella droga tanti giovani si fidano… L’alcool e il sesso diventino i segni chiari di ricerca ma sbagliata, di illusione, di non vita ma di morte. Dio ha dato ad ogni uomo un segno di vita indelebile, un soffio di vita. Con questo dono l’uomo è chiamato a collaborare, a lavorare, a costruire il regno di Dio, a portare la buona notizia ovunque per salvare le anime lontane o smarrite. Dio non vuole la morte dell’uomo ma ch’egli si converta e viva. Il rifiuto, la fuga, la disobbedienza, l’egoismo, la chiusura di Giona, della prima lettura di oggi, è stato trasformato dalla misericordia del Padre al suo perdono. “Dio vide le loro opere che cioè si erano convertiti e si impietosì”. La Quaresima è il tempo favorevole, il tempo di conversione, della confessione. E’ il momento di lasciarsi interpellare da Dio, che spesso trova in noi una risposta indifferente, mediocre, dinanzi alla grandezza del suo amore. È il tempo di cogliere appieno “il segno di Giona”, cioè il passaggio di Dio, misericordioso, che vuole trasformare la nostra vita e portarla definitivamente verso la strada della santità e della piena realizzazione.

Monaci Benedettini Silvestrini
Il segno di Giona

Nel brano del Vangelo di oggi il contrasto che suscita Gesù nella sua missione terrena comincia a rendersi sempre più evidente. I miracoli che compie sembrano dimostrano che Egli è veramente il Messia atteso. L’entusiasmo che suscita con la sua popolarità è grande. È ormai conosciuto in tutta la Palestina. Molti lo vogliono eleggere re; ma egli sfugge da quel ruolo di liberatore al quale sembrava essere predestinato. Alcuni, anche tra quelli che subito avevano seguito Gesù, cominciano a farsi delle domande sulla reale figura di questo Messia. Gesù però, in questo momento così determinante, non cede alle lusinghe e rimane coerente al suo messaggio. L’incomprensione che comincia a serpeggiare non è voluta da Gesù e deriva dall’incapacità di fondo di accettare il suo mandato, dall’essere legati troppo fortemente alle aspettative puramente terrene. Possiamo chiederci allora come viviamo la nostra esperienza di cristiani. Siamo invitati a riconoscere la presenza di Cristo nella nostra vita e nell’avere la fiducia che solo in Lui possiamo riporre le nostre speranze. Siamo pronti allora a riconoscere i segni della presenza di Cristo i mezzo a noi perché siano da guida nella nostra vita; soprattutto nell’eucaristia troviamo la fonte vera di amore che alimenta la nostra vita.

Monaci Benedettini Silvestrini
Convertitevi e credete nel Vangelo

L’episodio della predicazione efficace di Giona agli abitanti di Ninive, città pagana, illustra l’opportunità della penitenza accompagnata dalla preghiera. La salvezza è offerta a tutti; i Niniviti credettero in Dio (stesso verbo utilizzato per designare le fede di Abramo, in Genesi 15,6). Ormai anche i pagani, e non più esclusivamente i discendenti del popolo dei patriarchi, si sono disposti ad accogliere il Dio misericordioso che invitava alla penitenza: tutti accettarono, dal re al più piccolo, anche agli animali fu imposto di non mangiare e di non bere”. Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì”. A chi si impegna, tutto è possibile; ogni preghiera è esaudita, perché sostenuta da una condotta rinnovata. Per Luca, il “segno di Giona” è sempre valido; anzi “ben più di Giona c’è qui”. A chi sollecita un segno dal cielo, il Signore precisa che il suo esempio e la propria predicazione sono un richiamo continuo alla conversione, più stimolante degli antichi segni orali comunicati agli abitanti di Ninive e alla regina del sud (per il tramite di Salomone). I pagani furono capaci di riconoscere in Giona un inviato di Dio; ma la presente generazione rimane indifferente, e non riflette sul significato della presenza di Cristo. La nostra Quaresima ci stimoli ad accettare coraggiosamente un impegno di penitenza e di preghiera. Il ritornello del salmo 50, che precede la proclamazione del Vangelo, è incoraggiante: “Tu gradisci, Signore, il cuore penitente”

Monaci Benedettini Silvestrini
A questa generazione sara’ dato il segno di Giona

“Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno, fuorché il segno di Giona”. Il Signore giudica severamente i suoi contemporanei perché cercano da lui un segno per avallare la loro fede e quindi convertirsi alla sua predicazione. Gesù non scende a compromessi con nessuno, neppure con gli apostoli. “Volete andarvene anche voi?” dirà un giorno ai suoi discepoli. “Da chi andremo, tu solo ai parole di vita eterna”, rispose Pietro. La conversione non è questione di intelligenza, ma di cuore. Non è un’opera umana, ma divina. Non siamo in una palestra dove possiamo presumere di strutturarci nel nostro spirito. E’ ascolto senza pregiudizi del Vangelo, è lettura di quanto avviene attorno a noi sempre sotto la luce della Sua parola. Ciò che non avviene per gli interlocutori di Gesù. Per loro non è il Messia, è molto lontano dalle attese. Ne abbiamo perfino un’eco nel triste lamento dei discepoli di Emmaus a vita compiuta. “Speravamo che fosse lui a liberare Israele”. Qui nasce per loro la richiesta, non giustificata, del segno, come per noi. Tra Gesù e i suoi avversari si apre un abisso. Non solo Gesù da il segno di Giona, che tocca il cuore dei Niniviti, popolo estraneo alle promesse, ma afferma che qui c’è più di Giona, più di Salomone. Qui, ora: è presente Dio stesso. E’ molto facile che anche noi cerchiamo dei segni, che non sono i segni che ci da il Signore: quello del suo amore senza limiti. Quale segno più meraviglioso del Crocefisso? L’abbiamo dappertutto anche per una legge civile. Ci specchiamo in esso per ritrovare i tanti segni d’amore, come facevano tante anime sante?

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
“Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: «Alzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico»”

Come vivere questa Parola?
Giona viene inviato a una nazione pagana e depravata per annunciare il giudizio di Dio su di essa. Secondo le vedute del profeta ciò equivaleva a decretarne la definitiva rovina, secondo i progetti di Dio, invece, vuole essere una mano tesa a promuoverne la conversione.
Quanto le nostre vedute sono lontane dalle sue! Noi innalziamo steccati che mantengano le distanze tra “noi” e “loro”. Basta poco: nazionalità e religioni diverse, ideologie contrapposte, modi di vedere e di fare che non condividiamo… Tutto può essere causa di penose rotture.
Per Dio, invece, non esistono “figli” e “figliastri”. Di tutti si prende cura con lo stesso immenso amore.
Se qualcuno viene scelto e chiamato a una maggiore vicinanza con lui, non è per un privilegio ma per una missione particolare da compiere. Proprio come avviene per Giona, il profeta di YHWH, inviato a Ninive, in un momento particolarmente grave per il dilagare del male che rischia di travolgere la città. “Va’ e annuncia”, si sente dire da Dio. “Va’ e annuncia” non al popolo eletto, ma a quei pagani disprezzati e allontanati dagli ebrei, a quel popolo di peccatori.
“Va’ e annuncia”, dice a noi, cristiani di oggi. Va’ da chi sembra rifiutare ogni legge morale, rigettare ogni freno alle proprie passioni sregolate. Va’ in mezzo a tanto disorientamento e “annuncia”.
No, non possiamo tenere per noi la luce che ci è donata, non possiamo ignorare l’appello che si leva dalle tenebre che ci avvolgono. Non sta a noi giudicare e condannare, ma sta a noi proporre uno stile di vita più consono alla nostra dignità di figli di Dio.

Signore Gesù, mentre ti ringrazio per il dono della fede, ti chiedo la forza di una testimonianza luminosa che apra gli occhi di quanti ancora ignorano la luce.

La voce di una testimone dei nostri tempi
Dio ci ha fatti alleanza. È per tutti che ciascuno riceve la fede. Una volta che la Parola di Dio è incarnata in noi, non abbiamo il diritto di conservarla per noi: noi apparteniamo, da quel momento, a coloro che l’attendono
Madeleine Delbrêl

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Come vivere questa Parola?
Ninive, la città corrotta di ieri e di oggi, la città che vive ignorando Dio e crogiolandosi in una vita dove i confini tra il bene e il male sfumano in un desolante appiattimento. Ma anche la ‘Ninive’ di cui ognuno di noi può rintracciare qualcosa dentro di sé. Una situazione, magari, non decisamente di peccato, ma di pesantezza, in cui ci trasciniamo ‘lasciandoci vivere’. E Dio ci manda Giona che, sia pur riluttante, viene a scuoterci dal nostro torpore: sarà una circostanza imprevista, un incontro, una parola letta che viene a ‘importunare’ il nostro quieto tran tran.
Non sorvoliamo, non rimandiamo a più tardi: “Ecco il tempo favorevole!”. Sì, oggi stesso, ora, adesso Dio ti interpella, richiamandoti a quel ‘di più’ che solo può dare sapore alla vita, perché permette al tuo essere di espandersi in pienezza.
‘Volgiti a Lui’, come dice il termine ‘conversione’, e intraprendi con coraggio il cammino della santità. Non all’insegna della paura di chi sa quali tremendi castighi che potrebbero piombarci addosso, ma all’insegna di un amore da cui ci si sa avvolti: Dio ci richiama per colmarci di gioia non per schiacciarci. Ci mostra il baratro verso cui ci stiamo avviando, ma per fermarci in tempo.
È Padre anche quando ci riprende con forza. Fidiamoci del suo amore!

Oggi, nella mia pausa contemplativa, sentirò rivolte a me le parole di Giona. Mi lascerò scuotere, per intraprendere con decisione il cammino di una vera conversione.

Apri i miei occhi, Signore, perché non mi adagi nella tiepidezza di una vita che si accontenta di “non fare il male”, ma ogni giorno mi riscuota per riprendere il cammino con più slancio e amore.

La voce di un grande vescovo
Cenere in testa e acqua sui piedi. Tra questi due riti si snoda la strada della quaresima. Una strada lunga, apparentemente, poco meno di due metri. Ma in verità molto più lunga e faticosa, perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, e il tempo quaresimale è un tempo privilegiato.
Don Tonino Bello

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui.

Come vivere questa Parola?
La smania di vedere “segni” e prodigi non sembra legata a nessun’epoca né cultura. Era così ai tempi di Gesù ed è così oggi. Si va a caccia di notizie sensazionali, senza preoccuparsi di “leggere” i “segni”. Ed ecco il richiamo forte di Gesù: c’è chi affronta i disagi di una sofferta ricerca, interrogandosi e interrogando. Persone assetate di verità che cercano la luce. Forse nostri vicini di casa che attendono da noi una testimonianza limpida di vita che convalidi quanto diciamo di credere e convinca. Forse giovani che disturbano il nostro “quieto vivere” con le loro trasgressioni. Forse proprio chi si proclama ateo convinto… Persone che nascondono in sé un’insospettata disponibilità ad accogliere la Parola che salva. E noi che ci siamo trovati tra le mani, fin da bambini, il dono incalcolabile del Battesimo e forse, proprio per questo, non lo apprezziamo abbastanza. È un dato scontato, come un dato scontato è l’aria che respiriamo. Viviamo di esso, ma non sempre possiamo dire che “lo” viviamo, che lo assumiamo consapevolmente cercando di assumerne tutte le esigenze. Diciamo che Gesù è in mezzo a noi, percorre le nostre strade, condivide la nostra storia, ma quanto tutto ciò incide sulla nostra vita? Le nostre parole, le nostre scelte, le nostre opere lo rivelano? È qui che ci raggiunge il richiamo di Gesù.

Oggi, nel mio rientro al cuore, mi lascerò interpellare da Gesù che mi invita a dargli credito, a lasciarmi “convertire” dalla sua Parola.

Concedimi, Signore, una fede che non si alimenti di “segni” ma sia fondata unicamente in Te, Parola di vita.

La voce di un martire di oggi
Uno sguardo di contemplazione coglie segni del Vangelo negli avvenimenti più semplici. Discerne la presenza del Cristo anche nel più abbandonato fra gli uomini. Scopre nell’universo le radiose bellezze della creazione.
frère Roger Shutz

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani.

Come vivere questa Parola?
Il re di Ninive, dopo la sferzante predicazione di Giona che profetizza la prossima distruzione della città, bandisce per tutto il popolo, dai più piccoli ai più grandi, un tempo di penitenza e di digiuno. Il decreto regale porta in sé la speranza che il giudizio di Dio non sia definitivo e il suo “ardente sdegno” non sia irrevocabile. Che si possa, cioè, tornare a Dio con tutto il cuore ed essere da Lui riaccolti a braccia aperte. E così sarà, infatti, perchéil giudizio di Dio non è per la morte, ma per la vita, non per la condanna, ma per la giustificazione.Quale forma di penitenza e di digiuno, però, arriva fino alle viscere materne di Dio, tanto da farlo “impietosire” per le sue creature? Senz’altro la penitenza e il digiuno hanno un’accezione al negativo: è l’astensione, la privazione, la volontaria rinuncia al cibo (nel caso del digiuno fisico), o a qualsivoglia altra realtà alla quale ci sentiamo fortemente ancorati. Ma questa spoliazione rimarrebbe vuoto e orgoglioso atto volontaristico se non si aprisse al versante positivo di ogni penitenza: raccogliere tutte le energie vitali, concentrare tutte le forze nell’invocazione di Dio. Solo in quell’atteggiamento del cuore che continuamente chiama Dio in ogni circo-stanza della vita, risiede infatti la forza per la conversione, per il cambiamento esistenziale: abbandonare il male e la violenza, operare scelte di bene e di pace.

Oggi chiederò al Signore di aprire la mia vita, in questo tempo di quaresima, a impegni di penitenza realmente santificanti e non solo mortificanti. Verbalizzerò:

“Vieni, Signore Gesù. Dammi di appartenere a te solo e di fare frutti degni di penitenza”.

La voce di un grande penitente
“Il Signore dette a me di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi condusse tra i lebbrosi e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo”
S. Francesco d’Assisi

Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Ben più di Salomone c’è qui! (…) Ben più di Giona c’è qui.

Come vivere questa Parola?
In questo inoltrarci nella Quaresima la 1^ Lettura e il Vangelo fanno appello alla conversione. Nella prima quelli di Ninive, alla predicazione di Giona, si convertono. Nel Vangelo Gesù si rammarica con la sua generazione che non si converte. E’ il cuore che resta chiuso: non sa vedere in Gesù la Sapienza che supera quella stessa di Salomone, la forza dell’annuncio ben più potente di quello di Giona.
Convertirmi significa convergere con tutto il mio vissuto verso la persona di Cristo e farne il centro vivo della mia giornata.
Egli è qui, è con me nelle profondità del mio cuore; perfino con la sua umanità è nella misteriosa ma reale presenza Eucaristica, è nella persona del prossimo; con la sua Parola m’illumina e mi plasma, se lo assecondo col mio “sì”.
Oggi più volte mi rivolgerò a Gesù nel cuore dicendogli: “Tu sei qui, Tu ben più grande di tutti. Tu: Amore”.
Potendo, sosterò in silenziosa adorazione davanti a Gesù Eucaristico.

La parola di un vescovo attento a Dio e alla sua gente
Il nocciolo è sempre porre Dio al primo posto e riconoscere il Risorto dentro le pieghe e le piaghe della storia. Allora è decisivo sapersi fermare ai piedi del Cristo, seduti ad ascoltarlo.
Mons. GianCarlo Bregantini, Vescovo di Locri-Gerace

 

 


Published in: on marzo 16, 2011 at 7:44 am  Lascia un commento  
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