Omelie vangelo 15 Marzo 2011

Martedì della I settimana di Quaresima

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EQ012 ;
Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Viola 

Movimento Apostolico – rito romano
Padre nostro che sei nei cieliLa verità dell’uomo sulla terra e nel cielo è dalla verità di Dio. Non però in un senso esteriore: sappiamo chi è Dio, sappiamo chi è l’uomo da Lui creato a sua immagine e somiglianza, Lui vive la sua vita nel suo Paradiso e noi la viviamo in questa valle di lacrime della nostra terra. Non è questa la verità di Dio e neanche quella dell’uomo.
La verità di Dio è questa: il Signore è fonte perenne della nostra verità. Noi siamo veri se ci innestiamo nella sua verità allo stesso modo che una gemma tagliata dal suo albero, vive se è innestata su un’altra pianta della sue stessa natura. Noi viviamo se siamo innestati in Dio. La nostra vita è in Lui, non fuori di Lui, con Lui non senza di Lui, per Lui non per noi stessi. Siamo stati creati per la sua gloria.
La preghiera del “Padre nostro” che oggi Gesù insegna ai suoi discepoli pone l’uomo dinanzi a questa verità: si chiede a Dio si creare in noi, ogni giorno, perennemente, la sua verità. Creata la sua verità, da essa noi diveniamo veri. Non siamo veri dalla verità di Dio fuori di noi. Siamo invece veri dalla verità di Dio in noi, non fatta però da noi, ma operata direttamente da Lui dietro nostra invocazione.
È questo che dovrà essere allora il nostro unico desiderio, la nostra fame e sete spirituale: chiedere al Signore con preghiera incessante, diuturna, ininterrotta che formi in noi la sua verità che è carità, misericordia, pietà, compassione, somma giustizia, luce di santità, perdono, infinita pazienza, volontà di amare senza mai venir meno, desiderio di salvezza universale, edificazione del suo regno in ogni cuore.
Poiché è la verità di Dio la fonte della nostra verità, senza la sua creazione nei nostri cuori, l’uomo non potrà mai dirsi vero, mai giusto, mai santo. Vivrà di falsità in falsità e di ingiustizia in ingiustizia. Potrà anche fare qualche opera buona, ma è lui che ancora non è stato fatto bene perché non chiede a Dio che lo faccia bene, cioè verità.
Tutta la storia dell’uomo, nel suo corpo, anima, spirito, presente e futuro eterno deve essere fatta buona da Dio. Cosa chiede in cambio il Signore perché Lui ci possa fare bene ogni giorno? Che anche noi ci disponiamo a fare bene il nostro prossimo. Come? Perdonando agli altri la loro storia che non è di verità. Noi non siamo di verità e neanche i nostri fratelli. Noi perdoniamo tutta la falsità degli altri e Dio ci farà veri, perché cancellerà la nostra falsità e al suo posto metterà la sua verità eterna. È questa una condizione essenziale perché Dio possa operare la sua verità in noi. Chi non la pone, chi vive nell’odio, nella guerra, nelle ingiustizia, nella contrapposizione con il suo prossimo, mai potrà essere fatto vero da Dio. Non può, perché è venuto meno nella condizione che Dio gli ha chiesto. Tu farai l’altro vero nel tuo cuore – è questo il perdono – io ti farò vero nel mio cuore e nel tuo, perché te lo cambierò. Ti farò vero anche nel tuo corpo e nella tua storia perché te li trasformerò.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, aiutaci a farci veri nella verità di Dio per costruire la verità dei fratelli. Angeli e Santi del Cielo, venite in nostro soccorso 

 

don Luciano Sanvito
La forza di una preghieraA forza…
C’è una forza umana delle parole che ci spinge verso Dio.
E questa è la nostra religione.
C’è una forza divina delle parole che ci sospinge a Dio.
E questa è la nostra fede. 

Il passaggio della preghiera da religiosa a preghiera della fede ci è dato nella formula del Padre Nostro.
E’ un riferimento, una “Formula 1” che fa da apripista, da trofeo e da riferimento per ogni altra formula e regola che voglia essere vincente nella proclamazione.
Le preghiere che non rientrano e non rispecchiano questo stile non sono altro che forze di parole umane, pur religiose, ma che non ottengono il riscontro dell’autenticità.
Tutta roba a Dio gradita comunque, ma che non ha riscontro nella validità del percorso umano.

La forza della preghiera, a detta del Padre Nostro, è lo Spirito Santo.

Penso proprio che sia così.
Non ci può essere preghiera autentica e valevole per noi se non diretta dal Padre Nostro, indirizzata e orientata da questa prece fondante e filtrante ogni altra parola e preghiera.

Inoltre, la preghiera del Padre Nostro non è detta solo a Dio, ma da Dio.

 


padre Lino Pedron
Commento su Matteo 6,7-15Gesù ci insegna la preghiera cristiana, che si contrappone alla preghiera dei farisei e dei pagani: il Padre nostro. 

E’ un testo di grande importanza che ci aiuta a comprendere chi è il cristiano. Il Padre nostro è una parola di Dio rivolta a noi, più che una nostra preghiera rivolta a lui. E’ il riassunto di tutto il vangelo. Non è Dio che deve convertirsi, sollecitato dalle nostre preghiere: siamo noi che dobbiamo convertirci a lui.

Il contenuto di questa preghiera è unico: il regno di Dio. Ciò è in perfetta consonanza con l’insegnamento di Gesù: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33).

Padre nostro. Il discepolo ha diritto di pregare come figlio. E sta in questo nuovo rapporto l’originalità cristiana (cfr Gal 4,6; Rm 8, 5). La familiarità nel rapporto con Dio, che nasce dalla consapevolezza di essere figli amati dal Padre, è espressa nel Nuovo Testamento con il termine parresìa che può essere tradotto familiarità disinvolta e confidente (cfr Ef 3,11-12). L’aggettivo nostro esprime l’aspetto comunitario della preghiera. Quando uno prega il Padre, tutti pregano in lui e con lui.

L’espressione che sei nei cieli richiama la trascendenza e la signoria di Dio: egli è vicino e lontano, come noi e diverso da noi, Padre e Signore. Il sapere che Dio è Padre porta alla fiducia, all’ottimismo, al senso della provvidenza (cfr Mt 6,26-33).

Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà. Il verbo della prima invocazione è al passivo: ciò significa che il protagonista è Dio, non l’uomo. La santificazione del nome è opera di Dio. La preghiera è semplicemente un atteggiamento che fa spazio all’azione di Dio, una disponibilità. L’espressione santificare il nome dev’essere intesa alla luce dell’Antico Testamento, in particolare di Ez 36, 2-29. Essa indica un permettere a Dio di svelare il suo volto nella storia della salvezza e nella comunità credente. Il discepolo prega perché la comunità diventi un involucro trasparente che lasci intravedere la presenza del Padre.

La venuta del Regno comprende la vittoria definitiva sul male, sulla divisione, sul disordine e sulla morte. Il discepolo chiede e attende tutto questo. Ma la sua preghiera implica contemporaneamente un’assunzione di responsabilità: egli attende il Regno come un dono e insieme chiede il coraggio per costruirlo. La volontà di Dio è il disegno di salvezza che deve realizzarsi nella storia.

Come in cielo, così in terra. Bisogna anticipare qui in terra la vita del mondo che verrà. La città terrestre deve costruirsi a imitazione della città di Dio.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Il nostro pane è frutto della terra e del lavoro dell’uomo, ma è anche, e soprattutto, dono del Padre. Nell’espressione c’è il senso della comunitarietà (il nostro pane) e un senso di sobrietà (il pane per oggi). Il Regno è al primo posto: il resto in funzione del Regno.

Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Anche queste tre ultime domande riguardano il regno di Dio, ma dentro di noi. Il Regno è innanzitutto l’avvento della misericordia.

Questa preghiera si apre con il Padre e termina con il maligno. L’uomo è nel mezzo, conteso e sollecitato da entrambi. Nessun pessimismo, però. Il discepolo sa che niente e nessuno lo può separare dall’amore di Dio e strappare dalle mani del Padre.

Matteo commenta il Padre nostro su un solo punto, rimetti a noi i nostri debiti…. Ecco il commento: “Se voi, infatti, perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi…”.

Nel capitolo precedente Matteo aveva messo in luce l’amore per tutti. Ora mette in luce la sua concreta manifestazione: il perdono

 


a cura dei Carmelitani
Commento Matteo 6,7-151) Preghiera 

Volgi il tuo sguardo, Padre misericordioso,
a questa tua famiglia,
e fa’ che superando ogni forma di egoismo
risplenda ai tuoi occhi per il desiderio di te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

2) Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo 6,7-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”.

3) Riflessione

• Ci sono due redazioni del Padre Nostro: Luca (Lc 11,1-4) e Matteo (Mt 6,7-13). In Luca il Padre Nostro è più corto. Luca scrive per le comunità che venivano dal paganesimo. In Matteo, il Padre Nostro si trova nel Discorso della Montagna, nella parte in cui Gesù orienta i discepoli nella pratica delle tre opere di pietà: elemosina (Mt 6,1-4), preghiera (Mt 6,5-15) e digiuno (Mt 6,16-18). Il Padre Nostro fa parte di una catechesi per i giudei convertiti. Loro erano abituati a pregare, ma avevano vizi che Matteo cerca di correggere.
• Matteo 6,7-8: I vizi da correggere. Gesù critica le persone per le quali la preghiera era una ripetizione di formule magiche, di parole forti, dirette a Dio per obbligarlo a rispondere alle nostre necessità. L’accoglienza della preghiera da parte di Dio non dipende dalla ripetizione delle parole, ma dalla bontà di Dio che è Amore e Misericordia. Lui vuole il nostro bene e conosce le nostre necessità prima ancora che noi eleviamo a Lui le nostre preghiere.
• Matteo 6,9a: Le prime parole: “Padre Nostro” Abba, Padre, è il nome che Gesù usa per rivolgersi a Dio. Rivela la nuova relazione con Dio che deve caratterizzare la vita delle comunità (Gal 4,6; Rom 8,15). Diciamo “Padre nostro” e non “Padre mio”. L’aggettivo “nostro” mette l’accento sulla consapevolezza di appartenere tutti alla grande famiglia umana di tutte le razze e credo. Pregare il Padre ed entrare nell’intimità con lui, vuol dire anche mettersi in sintonia con le grida di tutti i fratelli e le sorelle per il pane di ogni giorno. Vuol dire cercare in primo luogo il Regno di Dio. L’esperienza di Dio come Padre nostro è il fondamento della fraternità universale.
• Matteo 6,9b-10: Tre richieste per la causa di Dio: il Nome, il Regno, la Volontà. Nella prima parte chiediamo che si ristabilisca la nostra relazione con Dio. Santificare il Nome: Il nome JAVE significa Sono con te! Dio conosce. In questo NOME Dio si fece conoscere (Es 3,11-15). Il nome di Dio è santificato quando è usato con fede e non con magia; quando è usato secondo il suo vero obiettivo, cioè non per l’oppressione, ma per la libertà della gente e per la costruzione del Regno. La Venuta del Regno: L’unico signore e re della vita è Dio (Is 45,21; 46,9). La venuta del Regno è la realizzazione di tutte le speranze e promesse. E’ la vita piena, il superamento delle frustrazioni sofferte con i re ed i governi umani. Questo Regno verrà quando sarà fatta pienamente la volontà di Dio. Fare la Volontà: La volontà di Dio si esprime nella sua Legge. Si faccia la sua volontà in cielo come in terra. In cielo, il sole e le stelle obbediscono alle leggi delle sue orbite e creano l’ordine dell’universo (Is 48,12-13). L’osservanza della legge di Dio sarà fonte di ordine e di benessere per la vita umana.
• Matteo 6,11-13: Quattro richieste per la causa dei fratelli: Pane, Perdono, Vittoria, Libertà. Nella seconda parte del Padre nostro chiediamo che si restauri la relazione tra le persone. Le quattro richieste mostrano come bisogna trasformare le strutture della comunità e della società per fare in modo che tutti i figli di Dio abbiano la stessa dignità. Il pane di ogni giorno: Nell’esodo, ogni giorno, la gente riceveva la manna nel deserto (Es 16,35). La Provvidenza Divina passava attraverso l’organizzazione fraterna, la condivisione. Gesù ci invita a compiere un nuovo esodo, un nuovo modo di convivenza fraterna che garantisce il pane per tutti (Mt 6,34-44; Gv 6,48-51). Perdono dei debiti: Ogni 50 anni, l’Anno Giubilare obbligava a perdonare i debiti. Era un nuovo inizio (Lv 25,8-55). Gesù annuncia un nuovo Anno Giubilare, “un anno di grazia da parte del Signore” (Lc 4,19). Il Vangelo vuole ricominciare tutto di nuovo! Non cadere nella Tentazione: Nell’esodo, la gente venne tentata e cadde (Dt 9,6-12). Mormorò e volle tornare indietro (Es 16,3; 17,3). Nel nuovo esodo, la tentazione sarà superata dalla forza che la gente riceve da Dio (1Cor 10,12-13). Liberazione dal Male: Il Male è Satana, che allontana da Dio ed è motivo di scandalo. Riesce ad entrare in Pietro (Mt 16,23) ed a tentare Gesù nel deserto. Gesù lo vince (Mt 4,1-11). Lui ci dice: “Coraggio, io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).
• Matteo 6,14-15: Chi non perdona non sarà perdonato. Nel pregare il Padre nostro, pronunciamo la frase che ci condanna o ci assolve. Diciamo: “Perdona le nostre colpe come noi perdoniamo i nostri debitori” (Mt 6,12). Offriamo a Dio la misura del perdono che vogliamo. Se perdoniamo molto, Lui perdonerà molto. Se perdoniamo poco, lui perdonerà poco. Se non perdoniamo, lui neanche potrà perdonare.

4) Per un confronto personale

• La preghiera di Gesù dice “perdona i nostri debiti”. In alcuni paesi si traduce “perdona le nostre offese”. Cosa è più facile: perdonare le offese o perdonare i debiti?
• Le nazioni cristiane dell’emisfero nord (Europa e USA) pregano tutti i giorni: “Perdona i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. Ma loro non perdonano il debito esterno dei paesi poveri del Terzo Mondo. Come spiegare questa terribile contraddizione, fonte di impoverimento di milioni di persone?

5) Preghiera finale

Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato. (Sal 33)

 

Messa Meditazione
Non sprecate paroleLettura
Il vangelo di oggi è tratto dal discorso della montagna. Gesù parla della preghiera, svelando gli atteggiamenti che ne impediscono il fiorire, come la vanità e la prolissità. Nei nostri versetti chiede il coraggio di una preghiera semplice, filiale, al plurale, che si unisce alla sua, rivolgendosi all’unico Padre di tutti. 

Meditazione
“Non sprecate parole”: l’esagerazione delle parole nella nostra preghiera è sintomo di un cuore che ancora non si è liberato dall’ego, che non si vive come figlio, conosciuto e accolto nel suo bisogno dal Padre. Come quando un bambino cerca di persuadere il proprio genitore con tanti ragionamenti, affinché faccia quel che lui desidera, convinto che la quantità o la logicità delle parole possano produrre l’effetto sperato. Il muoversi della preghiera è molto diverso, perché parte da presupposti differenti. Essa non è solo “cosa nostra”, opera dell’uomo, coronamento dei nostri sforzi, ma è dono di Dio, spazio in cui lo Spirito parla in noi, per noi e di noi al Padre. È lo Spirito Santo che suscita, guida, sostiene la preghiera, ne mantiene vivo il desiderio. È Lui a darci la forza quando ogni gratificazione sensibile viene a mancare. Il cammino di preghiera è un cammino di desiderio, che ci porta a condividere la stessa preghiera dello Spirito in noi e ci unisce alla preghiera di Gesù. Ecco perché è così importante imparare il silenzio interiore della preghiera. Tacere significa lasciare posto ad un Altro che parla, significa mettersi sulla lunghezza d’onda del Signore e non delle nostre richieste. Le troppe parole confondono la preghiera, la chiudono in se stessa, la soffocano, le impediscono di scoprire la paternità di Dio, che tutto conosce. Ecco perché Gesù dopo questo invito ci prende per mano e ci invita a dire “Padre”. Vuole farci conoscere l’identità profonda di Colui al quale ogni giorno ci rivolgiamo. Se è Padre, fidati, se è Padre, sei perdonato, accolto. Tu poi fai altrettanto con chi incontri.

Preghiera
Signore, tu sei nostro rifugio di generazione in generazione; tu sei da sempre, Signore, e per sempre (dal Sal 89).

Agire
Proverò a vivere il tempo della mia preghiera in ascolto, lasciando parlare la Parola, nel silenzio delle mie parole, dopo aver invocato il dono dello Spirito Santo.

Commento a cura di Cristoforo Donadio – P. Antonio Izquierdo, LC

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Monaci Benedettini Silvestrini
Voi dunque pregate così…È frequente sentire persone che affermano di non saper pregare; effettivamente non è facile scoprire le vere dimensioni della preghiera. Per praticarla nel modo migliore si richiedono tante e tali virtù e una tale intensità di amore, per cui è facile dover costatare di esserne, almeno parzialmente, privi. È anche vero però che il modo migliore per imparare a pregare consiste nell’esercitarsi in questa arte con la migliore perseveranza. Gesù ci offre oggi un modello sublime di preghiera, il Padre Nostro. È la preghiera di Gesù che è diventata la nostra preghiera per eccellenza, a cui si ispirano tutte le preghiere, sia quelle della chiesa, sia quelle dei singoli fedeli. Non è fatta di molte parole, non arrivano a trenta, ma ci offre la via diritta per giungere fino al cuore di Dio per riconoscerlo come Padre e smuovere immediatamente il nostro amore filiale verso di lui e verso i nostri fratelli. Indirizza poi le nostre intenzioni agli ideali più sublimi che riguardano la santificazione del nome di Dio, l’avvento del suo regno tra noi e la piena realizzazione del suo volere, con la stessa perfezione con cui è vissuta e realizzata in cielo. Tutto ciò richiede e implica l’affermazione, con tutta la nostra vita, del primato assoluto di Dio, la nostra umile sudditanza, il nostro amore incondizionato per lui. Nella seconda parte rivolgiamo al Padre celeste le nostre richieste, quelle legate alla nostra esistenza terrena e derivanti dalla nostra umana fragilità: chiediamo infatti: «Il nostro pane quotidiano», tutto ciò che ci occorre per vivere dignitosamente, affidandoci poi alla sua misericordiosa bontà imploriamo: «Rimetti a noi i nostri debiti» e di conseguenza ci assumiamo doverosamente le nostre responsabilità e il nostro personale impegno a usare a nostra volta misericordia verso il nostro prossimo: «come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Consapevoli poi, per quotidiana esperienza delle insidie del male e delle trame del maligno, chiediamo a Dio che ci liberi e non permetta che cediamo alla tentazione. Dalla preghiera di Gesù emerge anche un’altra bella realtà: la preghiera quando è vera, quando e modellata su quella si Cristo, ci offre, tra l’altro, il miglior programma di vita da realizzare in noi. 

 

Monaci Benedettini Silvestrini
Pregate così…Ecco una delle dimensioni fondamentali di questo periodo di preparazione alla Settimana Santa e alla Pasqua, e di ogni impegno serio di crescita spirituale: la preghiera. San Benedetto diceva: la preghiera è L’Opus Dei, l’opera per eccellenza di Dio. Sant’Agostino: la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui. Santa Teresa di Gesù Bambino diceva che la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia. Nel vangelo di oggi il Signore ci offre la preghiera più bella. Lui, il Maestro, ci insegna la preghiera. Ci dice: pregate così: Padre nostro… Ma ci insegna anche che non è il numero delle nostre parole che farà sì che Dio ci ascolti, ma la disponibilità e l’apertura alla sua volontà e all’amore vicendevole, che si concretizza anche nel perdono. La preghiera è la via sicura che ci aiuta, per la grazia di Dio, a liberarci dai peccati: dall’egoismo, dall’ingiustizia, dall’orgoglio, dalla superbia, e a seguire la via giusta nell’accogliere il prossimo, di vivere e di pregare con Cristo e con gli altri. Con la preghiera il cristiano conferma la virtù della fede che è dono di Dio. Essa ci spalanca le porte del cuore di Dio per celebrare degnamente i santi misteri e di ricevere il perdono del Padre. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, è l’unico momento, il momento per eccellenza per chiedere a Dio una comunione intima e profonda. Il pane è anzitutto la Parola di Dio, la parola d’amore e che si è fatta carne per noi. Cristo, Pane del Padre, si è offerto gratuitamente per la remissione dei peccati. Il Cristo è il sacramento della riconciliazione e della nuova Alleanza. Il Padre nostro è una preghiera che ci invita alla comunione con Dio per mezzo di Gesù Cristo. La preghiera è allora un dialogo, dialogo d’amore con un Padre buono che ci ascolta, è la scoperta e l’approfondimento del fatto di essere amati d’un amore infinito: “Ti ho amato di amore eterno”. Chi prega comincia pian piano a sperimentare questo amore e viene riempito da una grande fiducia verso il Padre. E man mano prega tanto più si fida… È per questo che il salmista oggi ci fa cantare: “Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato”. Chiediamo oggi perché possiamo capire sempre più che la preghiera è l’alimento che ci sostiene nel nostro cammino e la luce che ci guida sulla strada verso Lui. 

 

Monaci Benedettini Silvestrini
Il Padre nostroLa preghiera del Padre Nostro è la preghiera del Signore perché Lui stesso ce l’ha insegnata. Con questa preghiera possiamo rivolgerci a Dio Padre con la stessa Parola di Dio e usiamo la Parola insegnata da Cristo, Figlio di Dio e Verbo del Padre. Proprio il Figlio, che ci vuole tutti figli, – possiamo dirlo – ci autorizza a chiamare Dio come Padre. Il Figlio di Dio, nel suo mistero, ci scopre la vera identità del Volto di Dio, volto di amore e di misericordia. La preghiera del Padre Nostro è il dono di Gesù che ci rende tutti fratelli. Il Padre Nostro è una preghiera ricchissima, compendio del Vangelo delle Beatitudini e può essere motivo di molte riflessioni. Facciamola nostra questa parola, così bella, ma anche impegnativa; serbiamola nel cuore per averla sempre sulle labbra, ma per quello che è: una preghiera, anzi la Preghiera. Nella preghiera del Padre Nostro scopriamo Dio Padre e in essa riconosciamo la nostra inadeguatezza di creature che vedono nel Dio creatore il Padre provvidente e previdente. Nel Padre nostro possiamo riconoscere la nostra vera realtà e unirci a Dio con sincerità. Preghiamola sempre con le nostre labbra, facendo corrispondere ad essa la sincerità di cuore che si realizza in un vita piena d’amore. 

 

Paolo Curtaz
La quaresima è un tempo in cui seguire Gesù nel deserto interiore e lasciare che la nostra anima, infine, ci raggiunga. Ma, per farlo, abbiamo bisogno di recuperare lo spazio dell’interiorità, del silenzio, della preghiera. Gesù stesso, oggi, ci insegna a pregare senza sprecare parole, senza contrattare con un Dio sordo e insensibile, ma rivolgendoci ad un Padre che sa di cosa abbiamo bisogno. Forse è questa la ragione per cui la nostra preghiera, troppo spesso, non viene ascoltata: non è ad un Padre che ci rivolgiamo, ma a un despota, a un politico potente da convincere, a qualcuno da corrompere. Gesù, nella straordinaria preghiera del Padre nostro, ci insegna chi è Dio, un Padre che vuole il bene dei suoi figli, e chi siamo noi, dei fratelli a cui è affidato il mondo. Ci insegna cosa è necessario alla nostra vita (il pane senza accumulo), cosa ci rende liberi (il perdono), cosa dobbiamo temere (la parte oscura, il demonio). In questo tempo di desertificazione riprendiamo in mano la preghiera del Maestro, la più preziosa, riscopriamone il sapore, la forza devastante, l’audacia, la tenerezza. Nessuno, nella storia dell’umanità, ha mai osato dire tanto di Dio… 

 

Paolo Curtaz
La preghiera è il polmone che ci permette di restare in profonda comunione col Signore e con noi stessi, è lo sguardo che rivolgiamo verso Dio per cogliere il senso profondo della nostra vita. Il rapporto tra Gesù e la preghiera ci insegna molte cose su questa realtà. Siamo abituati a pensare che la preghiera sia una lista di richieste da fare a Dio, sperando in un suo intervento, specialmente nei momenti difficili della nostra vita. Gesù ci ricorda due elementi fondamentali: il primo è che, quando preghiamo, ci rivolgiamo ad un Padre, non a un despota. Un Padre che sa ciò di cui abbiamo bisogno, che non si fa “pregare” per esaudirci! Se ciò che chiedo non sempre viene esaudito è perché non è immediatamente e totalmente il mio bene, qui e ora. Fidarsi di Dio non è semplice, abbandonarsi completamente a lui, lasciandogli fare il suo mestiere, mai scontato. Il secondo aspetto della preghiera riguarda la sua concretezza: Gesù chiede di perdonare, visto che si è chiesto perdono. La preghiera non può non cambiare la nostra vita, né lasciarci indifferenti. Se usciamo dalla preghiera quotidiana come vi siamo entrati, è perché non è salita verso Dio ma è rimasta nel limitato orizzonte delle mie necessità. Prendiamo a cuore, oggi, la recita dell’unica preghiera che Gesù ci ha insegnato, recitiamo col cuore aperto il Padre Nostro come un tesoro prezioso, come un bene scoperto ed inatteso, e consapevoli della nostra fragilità, anche noi come gli apostoli chiediamo: «Maestro, insegnaci a pregare». 

 

Paolo Curtaz
Commento Matteo 6,7-15La preghiera è il polmone che ci permette di restare in profonda comunione col Signore e con noi stessi, lo sguardo che rivolgiamo verso Dio per cogliere il senso profondo della nostra vita. Il rapporto tra Gesù e la preghiera ci insegna molte cose su questa realtà. Troppe volte siamo abituati a pensare che la preghiera sia una lista di richieste da fare a Dio, sperando in un suo intervento, specialmente nei momenti difficili della nostra vita. Gesù ci ricorda due elementi fondamentali: il primo è che è a un Padre che ci rivolgiamo, non a un despota. Un Padre che sa ciò di cui abbiamo bisogno, che non si fa – scusate il bisticcio – “pregare” per esaudirci, no. Se ciò che chiedo non sempre viene esaudito è perché non è immediatamente e totalmente il mio bene, qui e ora. Fidarsi di Dio non è semplice, abbandonarsi completamente a lui, lasciandogli fare il suo mestiere, mai scontato. Il secondo aspetto della preghiera riguarda la sua concretezza: Gesù chiede di perdonare, visto che si è chiesto perdono. La preghiera non può non cambiare la nostra vita, né lasciarci indifferenti. Se così accade è perché non è salita verso Dio ma è rimasta nel limitato orizzonte delle mie necessità. Prendiamo a cuore, oggi, la recita dell’unica preghiera che Gesù ci ha insegnato, recitiamo col cuore aperto il Padre Nostro come un tesoro prezioso, come un bene scoperto ed inatteso, e consapevoli della nostra fragilità, anche noi come gli apostoli chiediamo: “Maestro, insegnaci a pregare” . 

Sì, Maestro, insegnaci a pregare, a dire con verità “Padre Nostro”.

 

Eremo San Biagio
Dalla Parola del giorno
“Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. 

Come vivere questa Parola?
Leggendo questo passo di Isaia viene in mente la parola da cui tutto ha tratto origine all’alba della creazione. “Dio disse” ed ecco emergere dal nulla ciò che viene chiamato per nome. Un’immagine carica di afflato poetico, certo, ma non solo. Quella parola che rompe il silenzio e accende fremiti di vita, è una parola che “chiama”. Sì, soprattutto chiama. Crea relazioni. È l’impronta trinitaria impressa nella natura, anche quella inanimata che, comunque, obbedisce a delle leggi che la mettono in relazione con il resto. Questa impronta assurge al massimo livello nell’uomo, data la sua capacità di accogliere e rispondere liberamente all’appello divino.
In fondo, quella che noi chiamiamo santità non è altro che il libero e gioioso espandersi nella relazione con Dio e con gli altri, e, quindi, la nostra piena realizzazione.
Una meta ambita, ma di cui conosciamo la scabrosità. Si corre il rischio di lasciarsi andare sfiduciati, quasi che la santità sia un lusso riservato a pochi eletti mentre è una chiamata rivolta a tutti. A rilanciarci in questa avventura, ci viene incontro consolante l’oracolo di Isaia: la parola di Dio non ritorna a lui senza effetto. Quando ha pronunciato il mio nome, chiamandomi a una relazione di amore con lui e con gli altri, in quella parola era la premessa e la promessa della sua realizzazione, a una sola condizione: che io lo voglia.

Manda, Signore, la tua Parola su di me, sulla mia famiglia, sull’intera umanità, perché, grazie ad essa, si realizzi il tuo sogno di una fraternità universale.

La voce di un testimone
Se la Parola di Dio è presso di me, anche fuori della patria trovo la mia via, nell’ingiustizia trovo il mio diritto, nell’incertezza il mio sostegno, nel lavoro la forza, nel dolore la pazienza
Dietrich Bonhoeffer

 

Eremo San Biagio
Dalla Parola del giorno
La parola uscita dalla mia bocca non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata. 

Come vivere questa Parola?
La liturgia di ieri ci richiamava alla nostra vocazione alla santità e ce ne indicava le modalità concrete. Un quotidiano così impregnato di amore che ogni pensiero, parola, opera, sentimento ne reca l’impronta. Una via che può sembrare ardua per chi conosce la propria debolezza. Ed ecco incoraggiante la liturgia odierna: la parola di Dio opera ciò che annuncia.
Quindi, quel “siate santi”, mentre ci sollecita a non abbassare il tiro, accomodandoci nella mediocrità, ci assicura che Dio è già all’opera per portare a termine il suo ‘capolavoro’. Attende solo il nostro consenso e la nostra libera e gioiosa collaborazione.
Spesso, però, noi ci lasciamo bloccare dal nostro ‘non fidarci’ né di noi stessi, né di Dio. Stentiamo a prendere sul serio il fatto che siamo dei ‘capolavori’. Magari ci arrocchiamo dietro la nostra superbia, ma sul fragilissimo fondamento di un’insicurezza abissale che cerchiamo inutilmente di negare, nascondendola ai nostri stessi occhi e scadiamo in una vita vuota, insignificante e quindi inappagante. Ecco allora il grido del nostro ‘io’ più profondo e più vero, che reclama la propria grandezza. Scontento, depressione, insofferenza… non sono che sintomi di questa situazione.
“Chi mi libererà?” viene da chiedersi con Paolo. L’apostolo risponde con sicurezza, passando direttamente al ringraziamento a Dio. Ma è proprio qui che fa capolino l’antica diffidenza: come Adamo ed Eva dubitiamo di Dio. E come in loro serpeggia strisciante l’orgogliosa pretesa di gestirci in totale autonomia.
“Ecco il tempo favorevole” per riprenderci in mano e dare credito a Colui che infinitamente ci ama e non si rassegna a vederci languire nella mediocrità.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, proverò a specchiarmi in Gesù: è Lui la misura di ciò che sono chiamato ad essere. Ci credo?
Consapevole dell’infinita distanza che mi separa da lui, prego:

Effondi su di me il tuo Spirito, Signore, perché fecondi la Parola che tu oggi hai seminato in me, così che produca quel frutto di santità per cui tu me l’hai donata.

La voce di un Padre apostolico
Questo è un mondo senza misura e senza gloria, perché si è perso il dono e l’uso della contemplazione… civiltà del frastuono. Tempo senza preghiera. Senza silenzio e quindi senza ascolto… E il diluvio delle nostre parole soffoca l’appassionato suono della sua Parola.
David Maria Turoldo

 

Eremo San Biagio
Dalla Parola del giorno
Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata. 

Come vivere questa Parola?
La breve pericope di Isaia trasuda fiducia piena, speranza fondata sulla irrevocabilità della Parola di Dio. Nelle culture antiche, alla parola veniva attribuita un’efficacia che permaneva nel tempo. Qui, e in altri passi della Bibbia, essa è quasi personificata. Nel Nuovo Testamento, poi, si identifica con la stessa persona divina di Gesù, definito da Giovanni il “Logos”, la “Parola”. Proprio per questi tratti che la accomunano al trascendente, quanto la parola annuncia è già realtà. Potranno essere dilazionati i tempi di attuazione, ma nulla potrà fermarla o deviarne il corso. Sarà così anche per la “Parola” incarnata, il “Verbo”: verrà contrastato, perseguitato, catturato, crocifisso, ma ciò per cui il Padre l’ha inviato si realizzerà puntualmente. La stessa morte non riuscirà a soffocarla, anzi proprio in essa la Parola rivelerà tutta la sua potenza dirompente. Una certezza di fede che alimenta la speranza cristiana. Purtroppo tale certezza sembra che oggi venga un po’ accantonata. Forse si abusa troppo della parola, svuotandola dei suoi contenuti, riducendola a “voce”, “suono”. Si parla tanto e non si dice più nulla. C’è bisogno di riscoprire il silenzio perché in esso la Parola possa tornare a echeggiare. C’è bisogno di ritrovarsi con se stessi, a tu per tu con Dio, fuori da tutte le pseudo-sicurezze, perché l’umile pianticella della speranza possa attecchire nel nostro cuore, affondando le radici nell’humus fecondo della Parola.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, cercherò di immergermi nel silenzio. Lentamente, senza farmi violenza, porterò la mia attenzione sul ritmo del mio respiro che cercherò di rendere sempre più calmo. Mi raccoglierò, quindi, nel mio cuore in atteggiamento adorante: qui dimora Dio. Sussurrerò: Parla, o Signore, il tuo servo ti ascolta.

Manda, o Signore, la tua Parola. Che essa torni a echeggiare nel mio cuore, operando ciò per cui tu la invii.

La voce di un sacerdote e poeta
Questo è un mondo senza misura e senza gloria, perché si è perso il dono e l’uso della contemplazione… civiltà del frastuono. Tempo senza preghiera. Senza silenzio e quindi senza ascolto… E il diluvio delle nostre parole soffoca l’appassionato suono della sua Parola.
David Maria Turoldo

 

Eremo San Biagio
Dalla Parola del giorno
Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata. 

Come vivere questa Parola?
Soprattutto in periodi come questo: di forte siccità, quando non stilla acqua dal cielo e la terra stenta a farsi rorida di rugiada, si capisce a fondo quanto sia prezioso il dono di Dio. E’ la stessa cosa, a livello spirituale, per quello che concerne la Parola di Dio. Davvero è all’accoglienza personale e fiduciosa di questa Parola, “acqua viva”, che è legata la nostra fecondità spirituale. Anche durante la Quaresima. La carta da giocare è la certezza che possiamo pienamente fidarci della Parola! E il Vangelo odierno ci indica una pista importante da percorrere. Gesù, dissuadendo i suoi dall’essere “parolai” nella preghiera, insegna loro (e a noi) la semplice e profonda preghiera del Padre nostro. Attenzione! Ce l’insegna Lui. E’ dunque Parola di Dio! Tenendomi ben salda nella certezza che “il Padre sa già quello di cui ho bisogno” (cf Mt 6,8), mi do a “centellinare” il Padre nostro: Parola insegnata da Dio all’uomo e pronunciata dall’uomo a Dio; dunqueParola che feconda il mio vissuto, come la pioggia e la neve.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, pronuncerò molto lentamente e con tutto il cuore il “Padre nostro”. Mi soffermerò su quanto è collaborazione del tutto mia a questa Parola di Dio, quando dice: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo”. Davvero m’impegno al perdono facile: condizione di fondo perché il mio cuore possa accogliere ed essere fecondato da questa preghiera – Parola del Signore?

La voce di un maestro spirituale vivente
Il “Padre nostro” sarà pronunciato in maniera degna solo nella CASA del Padre celeste. Ma ora questa nostra preghiera serve a costruire il mondo, affidandolo alle mani di Dio.
(Tomas Spidlik)

 

Eremo San Biagio
Dalla Parola del giorno
Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato e fatto germogliare la terra, cosi sarà della Parola uscita dalla mia bocca; non ritornerà a me senza effetto. 

Come vivere questa Parola?
Per esprimere la forza vivificante della Parola, la Bibbia ha anche altre immagini. E’ come il fuoco e come ill martello che spacca la roccia (cfr. Ger.23,29), come il seme che attecchisce e fruttifica nel cuore in ascolto (cfr. Mc.4,13-20), come spada a doppio taglio che penetra a fondo nel cuore e mette a nudo i sentimenti più reconditi (cfr. Eb.4,12), come luce ai nostri passi (cfr. Sl. 118).
Accedono alla beatitudine del cuore quelli che non solo ascoltano, ma mettono in pratica la Parola (cfr. Lc.11,28).

Oggi mi eserciterò nel trovare un momento di ascolto silenzioso della Parola di Dio dentro un atteggiamento dii grande apertura disponibilità e umiltà, perché la Parola di Dio illumina e dona saggezza ai semplici di cuore (cfr. Sl.118,103). Posso ascoltare in profondità e pregare il Sl.1.

La parola di un Dottore della Chiesa
La Parola di Dio coi suoi misteri provoca sia le persone colte, sia quelle che non lo sono. Nel suo senso manifesto è in grado di nutrire i più piccoli, nelle sue profondità custodisce ciò che può stimolare gli spiriti più elevati. Oserei dire che è come un fiume dalle acque ora guadabili ora profonde, tali che un agnello possa guardarvi e un elefante nuotarvi.
S. Gregorio Magno

 



Published in: on marzo 15, 2011 at 8:09 am  Lascia un commento  
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