Omelie 2002 inerenti 1^ Domenica Quaresima

Agenzia SIR
 

A qualcuno non piace l’invocazione del Padre nostro “e non ci indurre in tentazione”, che sembra attribuire a Dio la volontà di tentarci al male. La recente traduzione della Bibbia in lingua corrente traduce l’espressione con le parole: “Fa’ che non cadiamo nella tentazione”. Forse è più accettabile e rende meglio il senso della preghiera. Tuttavia si tratta sempre di una situazione di prova che siamo chiamati ad affrontare più volte nella nostra vita.

GESÙ È TENTATO. Come ogni uomo, anche Gesù è sottoposto alla tentazione. Per questo lo Spirito lo conduce nel deserto “per essere tentato dal diavolo”. Secondo la Bibbia, la storia dell’umanità ha origine con una tentazione e una caduta. Adamo, primo uomo biblico, non resiste alla prova e si lascia sedurre dal serpente, nella illusione di “diventare come Dio”. Anche i costruttori della torre di Babele cederanno alla stessa suggestione, credendo di potersi elevare sino al cielo. Sono entrambe storie emblematiche che esprimono bene la situazione esistenziale dell’uomo, il quale, essendo libero, è chiamato a scegliere tra il bene e il male. Bene è aderire alla volontà di Dio, male è contrapporvisi preferendo a quella divina la propria volontà. Non possiamo escludere che le prove, cui noi siamo chiamati, siano permesse da Dio. Essendo l’uomo libero, Dio stesso come potrebbe altrimenti conoscere la scelta dell’uomo, se non attraverso una prova? Questo è il senso della tentazione: non un dispetto da parte di Dio, ma una sfida, nella quale ogni uomo è chiamato a dare prova di sé, nei confronti del piano di salvezza.

LA TERRA CONTRO IL CIELO. Così si potrebbe sintetizzare il contenuto delle tre tentazioni, secondo Matteo. Il diavolo propone prima a Gesù di cambiare i sassi in pane. Portandolo poi sul pinnacolo del tempio, lo invita a gettarsi giù per essere soccorso dagli angeli. La terza volta, il diavolo fa vedere a Gesù tutti i beni della terra, che potrà ottenere in sua proprietà se, prostrato, adorerà il tentatore. Alla base delle tre tentazioni si legge l’intenzione del demonio di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre: fare miracoli per acquistarsi un prestigio personale, far intervenire Dio nelle imprese più sciocche o banali, infine preferire i beni della terra a quelli del cielo. In ogni nostra tentazione si possono cogliere alcuni di questi elementi. Quasi sempre, siamo tentati di preferire i beni di questo mondo – denaro, potere, successo, benessere – ai valori spirituali, a tutto ciò che ci fa ricchi davanti a Dio come la giustizia e la misericordia, l’amore verso il prossimo e la generosità verso i bisognosi. Il pensare prima agli altri che a noi stessi.

UN SEGRETO PER VINCERE. Come si atteggia Gesù di fronte al tentatore? Qual è l’arma da lui usata per vincere? È la parola di Dio. Per ben tre volte Gesù risponde con citazioni bibliche, dicendo “sta scritto”, intendendo smascherare così l’inganno del diavolo. Questa è la forza che aiuta a vincere ogni tentazione: la parola di Dio che è verità contro menzogna, che ci fa sicuri di agire per il bene. Più si conosce questa “parola” e più si è in condizioni di non cedere agli inganni di colui, che Gesù ha definito “bugiardo sin dal principio”. Sappiamo bene che il male ha sempre un suo fascino perverso. Ci si presenta talvolta anche sotto le apparenze del bene, traendoci in inganno. Il che sarà per noi più difficile se avremo una conoscenza, la più adeguata possibile, della parola di Dio e, quindi, della sua volontà. Certo rimarrà sempre in gioco la nostra volontà. Ma, anche per questo, possiamo essere fiduciosi, poiché non siamo mai soli a lottare contro il male. Lo Spirito che ha condotto Gesù nel deserto, assiste anche noi. Spirito che abbiamo ricevuto nel Battesimo e che, con la Cresima, ci ha confermati nella missione di vincere il male con il bene. Sempre e dovunque.

Commento a cura di don Carlo Caviglione

don Girolamo Capita (giovani)
Che male c’è? 

Che male c’è! Questa è una delle frasi che spesso sento dire da quanti cercano di giustificare un comportamento proprio o altrui che contrasta con il normale senso cristiano del vivere. E’ importante considerare che questa frase viene usata per negare, in modo semplicistico, l’esistenza del male e conseguentemente si resta sprovveduti nel lottare contro le tentazioni, perché non le si riconoscono più. In altri termini, dietro l’affermazione giustificatrice suddetta, vi è una concezione soggettivistica della fede, di Dio o al limite si nasconde una sorta di indifferentismo religioso, che è il “male” peggiore. Inoltre la “tentazione” è ormai diventata una tecnica ben conosciuta e diffusa nel campo pubblicitario; in alcuni casi c’è addirittura un “invito” a lasciarsi tentare per usufruire del beneficio indotto da quel tipo di prodotto che si vuole vendere. Per l’indifferente la tentazione non esiste, perché l’essere con Dio o senza Dio, non è importante per la sua vita. Per chi ha una visione soggettivistica di Dio, sarà tentazione solo ciò che è ritenuto male da un largo senso comune condiviso o che l’io non condivide. A me sembra che oggi la negazione dell’esistenza della tentazione, vuole essere una difesa all’incapacità dell’uomo contemporaneo di essere responsabilmente fedele ad alcune scelte di fondo della sua vita. Infatti la tentazione mira ad incrinare i rapporti di fiducia della persona con se stessa, con Dio e con gli altri, provocando come risultato, nel caso di un cedimento verso di essa, la divisione in se stessi, con Dio e con gli altri. Nel vangelo di questa prima domenica di quaresima, lo scopo ultimo del tentatore è quello di incrinare la fiducia e l’amore del Figlio verso il Padre. Infatti, nella prima tentazione egli invita Gesù a fondare la sua vita e la sua missione sul soddisfacimento dei bisogni umani basilari, ma il bisogno ultimo di ogni uomo non è il pane quotidiano, seppur fondamentale, ma il pane che dona la vita eterna, ed è questo il pane che Gesù viene a donare, ed è il bisogno della vita eterna (di comunione e di amore con Dio e con gli uomini) che Gesù viene a soddisfare. Nella secondo caso il tentatore invita Gesù a percorrere una via della rivelazione del regno di Dio e del vangelo, alternativa a quella dell’umiltà e della fedeltà del Figlio al Padre; infatti egli sembra invitare Gesù a rivelarsi come Figlio di Dio non nell’umiltà dell’incarnazione al servizio della volontà del Padre, culminante nella vita donata sulla croce issata sulla cima di un monte, ma nella potenza di un messianismo miracolistico che doveva rivelarsi col volo spettacolare dal pinnacolo del tempio, e nel tentativo di rendere il Padre un servo del Figlio e dunque degli uomini. Nel terzo caso, il tentatore invita Gesù a riporre la sua sola fiducia in lui, cioè nel male! Dunque sembra invitare Gesù non a salvare gli uomini ma a vivere la sua vita in modo eminentemente egoistico disinteressandosi degli altri, e dunque del Padre e degli uomini, amando solo se stesso, il potere e la ricchezza che la logica perversa del male può donare. Attenzione non sto dicendo che il potere e la ricchezza sono dono del male, ma che il potere e la ricchezza ricercati come fini in se stessi e solo per il proprio tornaconto, lo sono! Gesù è capace di riconoscere le tentazioni e di vincerle perché è fortemente unito al Padre. Gesù va nel deserto fortificato nello spirito e dallo Spirito Santo. Il suo costante ascolto della Parola del Padre, la sua relazione intima fatta di preghiera filiale, e il suo amore fedele, incondizionato ed eterno al Padre e agli uomini costituiscono anche la via che il cristiano è chiamato a intraprendere per riconoscere e combattere le tentazioni odierne. Anche oggi rischiamo di ridurre la vita che viviamo, e che ci è donata da Dio, alla sola vita terrena, chiusa in se stessa, e di non riscoprire la bellezza di una vita sì terrena, ma già aperta alla comunione d’amore con la Trinità, da abbracciare e da vivere fin d’ora. La tentazione contemporanea più forte è quella del riduzionismo della vita umana, del vivere a una sola dimensione. Se non viene soddisfatto il bisogno fondamentale della vita aperta a Dio – il bisogno fondamentale di Dio – potremmo soddisfare tutti i nostri bisogni fisici o psicologici ma ci porteremmo sempre un vuoto dentro con il rischio di non sapere neanche il perché. La più grande infedeltà verso se stessi è non riconoscere questo bisogno fondamentale. Cedere alla seconda tentazione potrebbe significare oggi vivere una fede soggettivistica con la quale ci si costruisce un Dio “a modo proprio” o si crede al Dio del largo senso comune. Cedere alla terza potrebbe significare oggi vivere pensando solo al proprio benessere, a scapito degli altri.

don Mario Campisi
La forza della Parola 

E’ sempre tempo di conversione. Ma la Quaresima è un “tempo forte”, un tempo privilegiato offerto alle nostre comunità e alle persone per un cammino penitenziale di autentica conversione. Siamo tutti chiamati a ritrovare noi stessi, riconfrontandoci con Gesù Cristo. Nel messaggio di questa prima domenica di Quaresima, “conversione” significa: prendere coscienza del progetto di Dio sull’uomo e della risposta negativa dell’uomo (1^ lettura); farci solidali con Gesù che ha operato la scelta secondo il progetto di Dio (Vangelo); entrare nella corrente salvifica che ci trasforma da Adamo-uomo peccatore in Adamo fedele (2^ lettura).
Dunque la Quaresima ci propone e ci invita a fare un cammino. Anzi, la Quaresima è essa stessa un cammino: il cammino del popolo di Dio che nella “nube del battesimo” attraversò il deserto; ma è ancora ogni anno il cammino battesimale che la Chiesa, popolo della Nuova Alleanza, propone ad ogni battezzato perché possa ripercorrere e rivivere il sacramento dell’iniziazione cristiana per una rinnovata partecipazione al mistero pasquale.
E’ proprio vero. Infatti, mentre ci mettiamo in cammino per ripensare e rivivere il nostro battesimo nelle sue implicanze impegnative, avvertiamo tutta la fragilità della natura umana ferita dal peccato delle origini (1^ lettura), per cui tutti siamo stati costituiti peccatori (2^ lettura).
Non c’è alcun dubbio. Siamo fragili, deboli, incostanti; siamo, in qualche modo, perfino incapaci di fare il bene, tanto è presente in noi il peccato: “C’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo..” (Rm 7,18ss).
Non diversa, ammettiamolo, è la nostra esperienza. Ne siamo consapevoli. Ma non abbastanza. E’ troppo facile cadere, e le tentazioni sono sempre in agguato. Ma non dobbiamo temere, perché “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze” (1Cor 10, 13).
Ci riferiamo al brano evangelico di oggi. Sono le tentazioni di Gesù; ma quelle tentazioni ci riguardano. In realtà sono le nostre quotidiane tentazioni anche se si vuole escludere il diavolo da esse. Le sue tentazioni sono molto emblematiche per ciascuno di noi. Il nostro primo e fondamentale atteggiamento di cristiani è quello di credere alla tentazione, che, per essere prova della libertà dell’uomo, costituisce un valore per lo sviluppo e la crescita della persona. Certo non bisogna cercare la tentazione, ma piuttosto pregare: “Non ci indurre in tentazione”. A nessuno è lecito esporsi al pericolo.
In particolare, poi, le tentazioni messianiche di Gesù ci interpellano e ci provocano a scegliere continuamente l’autentico cristianesimo e il Vangelo della verità nella vita di ogni giorno.
La tentazione del “pane” ci fa pensare ad un cristianesimo esclusivamente mondano e orizzontale, ad un Vangelo tutto sociale che propone una speranza rinchiusa solo nell’utopia della storia. La tentazione del “pinnacolo del tempio” ci fa scoprire che dentro di noi si annida caparbiamente la ricerca di un cristianesimo miracolistico e di conseguenza esibizionistico che ci spinge verso il sensazionale, lo strepitoso, la novità e lo scoop religioso. La tentazione dei “regni del mondo”, che seduce con la prospettiva del potere politico e della gloria, ci invita a preferire il culto delle cose a quello di Dio.
Queste tentazioni non sono di un momento, ma perdurano nella nostra esistenza.
La vita cristiana è vita di fede. E’ fondata sulla Parola di Dio e si nutre di essa. Esemplare, allora, il ricorso di Gesù alla Parola per vincere le tentazioni. La vittoria consiste nel dare ascolto alla Parola di verità e credere in essa, rifiutando le parole della menzogna.

Monastero Janua Coeli
Nel deserto 

Deserto…
solitudine…
Parola di Dio…
Spirito…
diavolo…
pane quotidiano…
fede…
potere…
Parole da declinare. Ognuno può farlo scrivendo sui puntini di sospensione cosa è il suo deserto, la sua solitudine, cosa dice a lui la Parola di Dio, cosa agisce nella sua vita lo Spirito e cosa il diavolo insidia, quale il pane che mangia e che invece si aspetta, alla luce di quale fede legge gli eventi, quale potere desidera…
Buon lavoro

Nel deserto

MEDITAZIONE

Domande
Perché fuggi il deserto? Lascia tutto e vai… incontrerai il tuo Dio.

Chiave di lettura
Perché Gesù si lascia “condurre” dal diavolo? Sconcerta questa sua docilità. Qui è il segreto di come affrontare il nemico della pace dell’uomo. Non aver paura. È naturale aver paura di un leone che gironzola attorno. Ma non si ha più paura se il leone è legato o in gabbia. Il diavolo altro non è che un leone in ceppi, fa paura per il ruggito che fa’, ma non per ciò che può arbitrariamente compiere a nostro danno. Gesù docilmente si lascia condurre, prima dallo Spirito, poi dal diavolo. Questo suo accondiscendere è voluto, non necessario. Va perché vuole non perché deve o perché sia costretto. La libertà del suo silenzioso seguire è incredibile. Lo Spirito conduce Gesù nel deserto, lì dove non c’è vita e le possibilità di sussistenza sono poche. Il deserto, la terra dell’esodo, il luogo della peregrinatio esistenziale, l’attrazione di ogni amante del Dio vivente… Lo Spirito sa che nel deserto Gesù è atteso dal diavolo. E lui lo accompagna. Cosa vuol dire? Che nel deserto Gesù non va solo. Si può abitare l’abbandono degli uomini e lo spegnersi di tutto ciò che fa bella la vita solo se in compagnia dello Spirito, per non inasprirsi nella privazione e nella lontananza da cose o persone. La tentazione non sta lasciarsi condurre, ma nel rispondere agli eventi con la chiarezza del volere di Dio. Gesù si fa condurre nel deserto; qui dopo quaranta giorni di purificazione nel digiuno e nel silenzio di tutto, sente la fame: ed è nel bisogno che il demonio lo accosta e lo insidia provocandolo: Procurati da mangiare se hai fame. Qui non c’è niente, ma se vuoi anche i sassi possono sfamarti. Quanta fame soddisfiamo scambiando i sassi per pane in nome della nostra “onnipotenza”, del fare da noi… Gesù risponde alla fame con l’unico pane che sfama e dà vita: la Parola di Dio. Puoi mangiare di tutto per placare i morsi della tua inquietudine, ma si riveleranno sassi di deserto se non ascolti l’unico che ti ama veramente, il tuo Signore. Il diavolo lo conduce con sé nella città santa, lo depone sul pinnacolo del tempio.. La grandezza di Gesù sta nel non resistere per poi arrestare il diavolo lì dove l’altezza della caduta è vertiginosa. Gesù non teme il demonio non perché è sicuro di sé, ma perché ha già scelto da che parte stare, dalla parte di Dio, costi quello che costi! Vivi fino in fondo ciò che ti è dato di vivere, ma non lasciarti confondere dalla sfida. Il buon senso ti dice che Dio passa nell’ordinario; perché cerchi il magico? Perché ti aspetti di diventare meravigliosamente santo da un momento all’altro e non ti impegni a costruire la tua santità nell’umile fatica delle ore che vanno? Non bastava l’altezza del pinnacolo del tempio, ora il diavolo lo conduce alle vette del comando: Vedi tutto questo? È tuo se ti abbassi a me. Quante prostrazioni per ottenere successi umani… La tua dignità di uomo non vendertela! Non chinarti di fronte ai prestigiatori di illusioni; l’amore ti pone ai piedi di tutti per servirli, e questo ti fa potente. Adora il tuo Dio e avrai parte all’eredità regale. Non c’è signoria al di fuori di Lui. E infatti quando l’angelo ammantato di tenebre lascia Gesù, giungono gli angeli di luce a servire il Figlio di Dio. Gesù nella sua fame umana è sazio di divinità.

PREGHIERA
“Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi” (salmo 90).

CONTEMPLAZIONE
Signore, donami la docilità interiore per entrare nel deserto e far tacere ogni altra voce che non sia la tua. Che io non ascolti la mia fame, ma contempli il tuo Pane. Che io non ascolti ciò che mi manca, ma desideri unicamente la tua presenza come pace di tutto il mio essere. Che io non pieghi le ginocchia di fronte alle scintille delle promesse umane, ma sappia chinarmi davanti a te per riempire la brama del dominio dell’abisso del servizio amante. La tua Parola sia il mio deserto!

Per i piccolo
Si va nel deserto oggi. Sei pronto? Chi sa la strada? Lo Spirito Santo. Se ti lasci portare non ti perdi, se vai da solo non ne uscirai più. Chi c’è nel deserto. Nessuno. Lo Spirito che ti porta, tu, il deserto e… il diavolo. Bella compagnia. Quando hai fame, cioè quando sei debole debole, arriva il diavolo che vuole fare di te un bel boccone saporito. Se ascolti lo Spirito sai cosa rispondergli e lui andrà via, se rispondi da te lui è più forte e ti batte. Proviamo? Lui ti dice: ti ho portato un sasso, facciamo una preghiera e il tuo amico Gesù lo fa diventare pane, non ti farà torto. Tu credi a Gesù, sai che è tuo amico. E pensi. È vero. Provi… e il sasso rimane un sasso, tu sei deluso e pensi che Gesù non ti è amico. Hai visto che sei diventato un bel boccone per il diavolo? Ti ha separato da Gesù, ti è rimasta la fame, e tu sei scontento. Se invece quando ti porta il sasso, tu glielo tiri, e gli dici: Io ho Gesù per amico e mangio solo quello che mi dà lui perché mi fido, quello scappa. E tu hai vinto. Allora arriva Gesù e ti porta il suo amore. Seconda battaglia. Arriva il diavolo, e ti dice: Vieni con me. Tu vai. Ti porta in un posto molto alto e poi ti dice: se Gesù è tuo amico, ti puoi anche buttare, lui ti manderà gli angeli. Tu lo ascolti, ti butti, ti rompi la testa e gli angeli li vedi… in cielo! Se invece tu gli dici subito: Fossi matto a buttarmi… Gesù mi ha dato l’intelligenza per pensare bene cosa o no è utile fare. Questa cosa non serve. Se vuoi, buttati tu! Terzo round. Ti porta su un monte e ti dice: Se tu mi adori come Dio, io ti do il potere su tutto il mondo. Se tu ci credi, diventi servo del diavolo. Se non ci credi, gli rispondi per bene: Senti, io servo un Dio speciale che mi ha insegnato non a comandare ma a servire come serve lui. Tu mi vuoi solo confondere. Addio! Allora il diavolo se ne andrà, sconfitto, e da te verrà Gesù a portarti da mangiare.

don Bruno Maggioni
Quel potere dato per imparare ad amare 

Sostanzialmente il diavolo suggerisce a Gesù di percorrere una via messianica conforme alle attese popolari. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio racconta – ad esempio – che uomini fanatici sobillavano il popolo invitandolo a recarsi nel deserto perché là Dio avrebbe ripetuto il prodigio della manna, o a recarsi sulla spianata del tempio dove Dio sarebbe prodigiosamente disceso dal cielo, e assicuravano che il Messia avrebbe assunto la sovranità sul mondo intero. Conformarsi alle attese del popolo (per essere in tal modo accettato e popolare) o attenersi alla parola di Dio? Ecco la prova.
Prima tentazione: «Se sei Figlio di Dio dì a questi sassi che diventino pane». Non si tratta semplicemente di soddisfare la fame, ma di usare la potenza di Dio a proprio vantaggio. Gesù più tardi moltiplicherà i pani, ma per la folla, non per sé. Egli non ha mai sfruttato la sua condizione di Figlio di Dio a proprio vantaggio, come riconosceranno – sia pure ironicamente – i notabili e i soldati sotto la Croce: «Ha salvato altri, salvi se stesso se davvero è il Messia».
Seconda tentazione: «Se sei Figlio di Dio buttati giù». Buttarsi dal tempio può apparire un gesto che manifesta la grandiosità della potenza di Dio: un gesto che rivela la sua gloria. Certo soddisfa il discepolo, che in tal modo può vantarsi della potenza del proprio Dio. Ma nulla, o ben poco, dice dell’identità del vero Dio, che è amore. Buttarsi dal tempio è spettacolo, non rivelazione.
Terza tentazione: Satana «Gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e disse: se ti prostrerai davanti a me sarà tutto tuo». È la via del potere, inteso come volontà di dominio che si impone con la forza: una via per molti efficace e risolutiva, tanto da tentare anche spiriti religiosi. Invece passa necessariamente per l’adorazione di Satana. In questa terza proposta del tentatore sono da notare il vocabolo gloria e l’insistenza sull’universalità: «tutti i regni… tutte queste cose». I regni della terra non appartengono a Satana. Ma la loro arroganza sì. Desiderare di dominare il mondo è idolatria. Su questo il diavolo è sincero: «Se ti prostrerai davanti a me».
Quanto abbiamo detto non impedisce di ritrovare nella triplice prova di Gesù anche la dimensione morale, personale e quotidiana, interna a ciascuno: quella di servirsi persino della potenza di Dio per avere o potere o farsi valere. Atteggiamenti questi che corrispondono ai canoni del mondo, ma non al Vangelo. La potenza di Dio è donata per amare e servire, non per avere, potere e farsi valere.

don Bruno Maggioni
Quel potere dato per imparare ad amare 

Sostanzialmente il diavolo suggerisce a Gesù di percorrere una via messianica conforme alle attese popolari. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio racconta – ad esempio – che uomini fanatici sobillavano il popolo invitandolo a recarsi nel deserto perché là Dio avrebbe ripetuto il prodigio della manna, o a recarsi sulla spianata del tempio dove Dio sarebbe prodigiosamente disceso dal cielo, e assicuravano che il Messia avrebbe assunto la sovranità sul mondo intero. Conformarsi alle attese del popolo (per essere in tal modo accettato e popolare) o attenersi alla parola di Dio? Ecco la prova.
Prima tentazione: «Se sei Figlio di Dio dì a questi sassi che diventino pane». Non si tratta semplicemente di soddisfare la fame, ma di usare la potenza di Dio a proprio vantaggio. Gesù più tardi moltiplicherà i pani, ma per la folla, non per sé. Egli non ha mai sfruttato la sua condizione di Figlio di Dio a proprio vantaggio, come riconosceranno – sia pure ironicamente – i notabili e i soldati sotto la Croce: «Ha salvato altri, salvi se stesso se davvero è il Messia».
Seconda tentazione: «Se sei Figlio di Dio buttati giù». Buttarsi dal tempio può apparire un gesto che manifesta la grandiosità della potenza di Dio: un gesto che rivela la sua gloria. Certo soddisfa il discepolo, che in tal modo può vantarsi della potenza del proprio Dio. Ma nulla, o ben poco, dice dell’identità del vero Dio, che è amore. Buttarsi dal tempio è spettacolo, non rivelazione.
Terza tentazione: Satana «Gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e disse: se ti prostrerai davanti a me sarà tutto tuo». È la via del potere, inteso come volontà di dominio che si impone con la forza: una via per molti efficace e risolutiva, tanto da tentare anche spiriti religiosi. Invece passa necessariamente per l’adorazione di Satana. In questa terza proposta del tentatore sono da notare il vocabolo gloria e l’insistenza sull’universalità: «tutti i regni… tutte queste cose». I regni della terra non appartengono a Satana. Ma la loro arroganza sì. Desiderare di dominare il mondo è idolatria. Su questo il diavolo è sincero: «Se ti prostrerai davanti a me».
Quanto abbiamo detto non impedisce di ritrovare nella triplice prova di Gesù anche la dimensione morale, personale e quotidiana, interna a ciascuno: quella di servirsi persino della potenza di Dio per avere o potere o farsi valere. Atteggiamenti questi che corrispondono ai canoni del mondo, ma non al Vangelo. La potenza di Dio è donata per amare e servire, non per avere, potere e farsi valere.

don Nazareno Galullo (giovani)
Ce l’hai il coraggio? 

“Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”. Chissà quante volte l’ho detta questa frase. Nella preghiera del Padre Nostro. Eppure…sono sempre in preda alle tentazioni. Ho tentazioni di ogni genere: le più disparate. E, considerando che sono prete, le tentazioni si moltiplicano. E tu, che tentazioni vivi? Quando le tentazioni sono forti, non posso non ricordare che anche Gesù ha vissuto delle tentazioni. Oggi viviamo in un mondo che ha trasformato le tentazioni in desideri: ti sembra che non ti manchi niente? E invece ti manca l’ultimo modello di cellulare che fa le foto, i film, i flash, gli mp3…ed il caffè! Giusto, mi manca il cellulare che mi faccia anche il caffè…e mi faccio tentare dalle offerte, come al supermercato: prendi 2 paghi 1!! Se dico fesserie, correggetemi. Ma, oggi troppe tentazioni di possesso ci circondano. Anche se non hai un bisogno reale di quell’oggetto…tutta una pubblicità ed una mentalità, te lo fanno venire! Altro che crisi dell’Euro! Gesù risponde con la parola di Dio alle tentazioni. Gesù ha Dio nel cuore. Gesù è Dio, e Dio guarda alla sostanza, non all’apparenza. Ecco come si vincono le tentazioni: ritornando ad essere semplici, ad essere veri uomini e vere donne. E perché mi dovrebbe mancare qualcosa, se ho tutto, se sto bene con me stesso? Io ho bisogno di Dio, tu hai bisogno di Dio? Io si, tantissimo. Forse è proprio questo bisogno che non fa più capire quali sono le tentazioni vere e quali quelle false. Una grande sete e fame di Dio mi prende, soprattutto oggi, quando tutto sembra parlare male o non parlare affatto di Dio. Una indifferenza grande nei confronti di Dio e di ciò che Gli riguarda, sembra essere normale. E non è così. Non è normale dimenticarsi di Dio. Non è normale ricordarsene solo nel bisogno. Di Dio ci si nutre, di Dio si vive…o non si vive affatto! Questa pagina ti può dare uno spunto importante: sei tentato, sei sempre immerso nel male. E’ la tua libertà che ti farà vincere ogni tentazione, che ti farà grande. Chi è più grande? Chi soddisfa tutti i suoi bisogni, o chi sa dire anche no? Bisogna imparare a dire no alle tentazioni di oggi, alla grande tentazione del fare “come fan tutti”, alla grande tentazione di mandare a quel paese Dio e la fede. Bisogna saper dire no, con coraggio. Forse è quello che manca oggi: il coraggio di essere di Dio. Solo chi ha coraggio è grande…, o come si dice oggi: c’ha le palle! Tu vuoi essere grande? Sappi dire tanti no…e pochi e importanti sì nella tua vita. Scoprirai una felicità grande, forse proprio quella che cercavi da tanto e non sapevi dove trovare. Un abbraccio a tutti. d. Naza http://www.vangelogiovane.it

Eremo San Biagio
 

Dalla Parola del giorno
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi. (Gen 3,5-7)

Come vivere questa Parola?
In questa prima domenica di quaresima la prima lettura, tratta dalle prime pagine della Bibbia, è un chiaro invito a considerare le nostre origini. Siamo “terrestri” (il nome Adam è imparentato con “adama”: il suolo); siamo polvere, ma che da Lui ha ricevuto un soffio divino. Egli ci ha plasmati a “sua immagine e somiglianza”. Siamo “viventi” a motivo della sua Parola che ci ha dato vita e ci mantiene in quella vita che conta: illuminata dalla rivelazione e avendo per destinazione la vita eterna. Ma nella pericope c’è una “contro-parola”: quella del serpente, significazione di satana. Di Lui Gesù ha detto che è “bugiardo e padre della menzogna” (Gv 8,44). Quando la donna si consegna a questa “contro-parola”, dando fiducia al grande mentitore, la luce si spegne. Non c’è più l’attrattiva per le realtà spirituali, ma la concupiscienza (un forsennato desiderio malato di possesso egoico) per le cose della vita mortale. “Così gli occhi della donna e dell’uomo si aprono non come aveva detto Satana a una divina acutezza d’intelligenza, ma alla percezione della loro nudità”. Così Procopio, un antico Padre. Interessante anche l’interpretazione di antichi rabbini circa quell’accorgersi di essere nudi, ossia di essere stati spogliati di quella “gloria di Dio” di cui l’uomo e la donna, nati dalla sua volontà d’amore, erano rivestiti.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, rileggerò con calma questa pericope densissima, troppo spesso insabbiata nelle vaghe reminiscenze da… “catechismo della prima comunione”. Mi chiederò se la mia vita sempre più si lascia illuminare nell’obbedienza alla sua Parola, o se spesso scivolo nell’illusionismo della “contro-parola”, che sono le più svariate suggestioni di Satana.

Signore Gesù, tu che hai voluto rivestire questa nostra natura denudata della gloria di Dio per riscattarla dal peccato e dalla morte, fa’ che le mie scelte siano, in te e per te, scelte di obbedienza alla volontà del Padre e assidua ricerca della sua gloria.

La voce di un Padre della Chiesa
«E non c’indurre in tentazione». C’insegna forse il Signore a pregare di non essere mai tentati? Entrare in tentazione non è farsi sommergere dalla tentazione. Infatti la tentazione sembra come un torrente di difficile passaggio. Alcuni, che nelle tentazioni non si lasciano sommergere, l’attraversano. Sono bravi nuotatori che non si fanno trascinare dal torrente. Gli altri, che tali non sono, entrati ne vengono sommersi.
Cirillo di Gerusalemme

Comunità Missionaria Villaregia (giovani)
Nuovo sapore e nuova luce 

Attenzione, attenzione, un grande cambiamento ci attende! Sei stato a Messa? Se ci andrai non ti spaventare vedendo il sacerdote e con lui tutto l’ornamento dell’altare di un nuovo colore, quello viola. Semplicemente è iniziata la QUARESIMA. Questo cambiamento è iniziato mercoledì 9 febbraio (il cosiddetto mercoledì delle ceneri) data in cui inizia ufficialmente questo tempo liturgico “forte”. Siamo tutti invitati a partecipare…
“Forte” perché grande è il mistero che ci viene ricordato, la morte-resurrezione di Cristo; “forte” perché è un tempo di grazia speciale per incontrarci con l’amore di Dio, “forte” quindi per l’impegno maggiore che ci è richiesto nella lotta contro il male e soprattutto per costruire il bene.

Insomma direi che è il tempo proprio dei giovani perché è il tempo più opportuno per costruire la propria vita, per crescere per chi già sta camminando, per ricominciare a battere le ali per chi… ha intrapreso strade strane.
Il Vangelo di questa domenica, da questo punto di vista è eccezionale perché ci obbliga a chiederci: su che cosa sto poggiando la mia vita? Qual’è il fondamento che muove la mia vita?
Una curiosità: sapete qual è la caratteristica delle ragnatele? Esse hanno tanti punti di aggancio alle pareti dei muri, però c’è un filo centrale che, se tu lo individui e lo tagli fa cadere la ragnatela all’istante, è il suo tallone d’Achille. Provate!! La Parola, attraverso il Vangelo, tramite le tentazioni che il diavolo fa a Gesù, ci mostra qual è il filo magico che il diavolo vuole recidere nella nostra vita per farci cadere come sacchi di patate. Ed una volta caduti è faticoso rialzarci.
Provate a leggere attentamente il testo, notate qualcosa di particolare nel modo di esprimersi del diavolo? Quale dubbio fondamentale vuole mettere in Gesù?
ATTENZIONE: quando il diavolo si rivolge a Gesù usa queste parole: “Se sei figlio di Dio…”, per ben due volte parla con Gesù e usa queste parole. Ed ogni tentazione mira a scardinare questa verità con la quale Gesù ha cominciato il suo ministero, la sua attività. Ricordate le parole di Dio nel battesimo di Gesù? Le abbiamo ascoltate due settimane fa:“Questi è il Figlio mio prediletto”. Non gli dice ti darò tanti doni, ti renderò grandioso,… gli dice semplicemente tu sei mio figlio. Perché è la verità fondamentale, la certezza dell’amore del Padre, della sua presenza nella sua vita, è quella certezza che gli farà affrontare tutto e tutti, che gli darà il coraggio di esporsi, di fare miracoli, di dare la vita per i fratelli senza riserve sino alla croce… perché dietro c’è l’amore del Padre, la certezza cioè che anche nei momenti più difficili è in rapporto col Padre, anzi quelli sono i momenti in cui la sintonia è totale. Questo è il fondamento che guida e sostiene tutta la vita di Gesù.
Il diavolo vuole intaccare questa certezza perché, lui che è astuto sa che la forza di Gesù sta nel rimanere sempre sotto lo sguardo del Padre, perché lui è il figlio quindi ha bisogno assoluto di questa relazione.
Pensate: nella prima tentazione pone il Figlio di fronte alla illusione della autonomia dal Padre, invogliandolo a fare la propria volontà; nella seconda tentazione cerca di porre il dubbio sull’amore del Padre verso di lui (prova se veramente manderà i suoi angeli a salvarti? Come dire: metti alla prova il suo amore per te); nella terza senza mezzi termini, il diavolo apertamente mostra il suo scopo: adora me e non il Padre.
E se Gesù avesse perso questo fondamento cosa sarebbe stato della sua vita? Se ad una pianta togli le radici stai sicuro che muore, così il rapporto con il padre sono le nostre radici, se per caso vengono tagliate chissà dove va a finire la nostra vita.

In Africa abbiamo conosciuto un giovane di nome Fredric. Non ha mai conosciuto la madre e il padre lo ha affidato ad una zia poi ad una cugina e ad altre persone che non lo hanno mai accolto. È cresciuto sempre cercando un affetto materno, l’ha cercato disperatamente. Ad un certo punto addirittura ha lasciato il villaggio per andare dal fratello ad Abidjan. E qui ha continuato a cercare questo affetto ed ha provato di tutto: alcool, droga, ragazze facili, il fumo, le bande di quartiere. Poi un giorno, era tempo di quaresima, una ragazza lo ha invitato ad una via crucis. L’incontro con il Cristo morto in croce gli ha sconvolto la vita. Frédéric disse: “Quando ho visto che Lui, giusto e innocente, moriva per me, non ho più resistito e sono scoppiato a piangere, perché nella mia solitudine e povertà, ho capito che c’è qualcuno che mi ama e mi ama sul serio.” A questo punto, le lacrime di Frédéric erano inarrestabili. Tra un singhiozzo ed un altro ha detto: “Da oggi, Signore, voglio darti la mia vita per andare ad incontrare le migliaia di giovani disperati come me che hanno vissuto un’infanzia senza affetto e che ora sono nell’alcool, nella droga, nel vagabondaggio sessuale. A tutti voglio dire che Tu ci ami e ci salvi”. Ed ha iniziato una vita nuova.

La vita di Fredric e ogni sua scelta è cambiata dal momento che l’amore di Dio-Padre è divenuto il fondamento della sua vita. Qual’è il fondamento della nostra vita? Cosa muove le nostre azioni? Se le fondamenta della casa non sono buone che ne sarà di questa casa?
Questo è il tempo che Dio ci offre per riscegliere il vero fondamento su cui costruire la nostra vita. Approfittiamone!
Gesù ci indica la strada per rimanere in rapporto con il Padre, per averlo come fondamento della nostra vita. Ogni volta al diavolo risponde: “Sta scritto” La Parola è la nostra arma vincente. Se ci abbeveriamo alla Parola non dobbiamo temere perché essa ci indica la volontà del Padre.

Per questa settimana, almeno per iniziare, possiamo prenderci questo impegno, ogni giorno dare almeno 5 minuti alla Parola di Dio (leggerla, rileggerla e scegliere di vivere una parola), la troviamo nel sito. Anche noi allora come Gesù saremo capaci di rispondere alle scelte della vita, con la luce della Parola, saremo cioè capaci di vagliare le diverse alternative che ogni scelta comporta secondo la volontà di Dio così da non rimanere confusi di fronte a tante luci illusorie che il mondo ci offre. Ricordiamoci: “Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio”. E ricordiamoci ancora il diavolo prima di tentare Gesù, ci aveva già provato con Adamo ed Eva, riuscendo nel suo intento. Cosa dite ci proverà con noi?

Buona Quaresima.

LaParrocchia.it
Ascoltare la Parola di Dio 

Sappiamo ascoltare la Parola di Dio? Nella sua risposta a Satana, Cristo ci dice che di questa Parola dobbiamo vivere, come viviamo di pane. La quaresima ha anche lo scopo di renderci più attenti a questa Parola di vita.

La “Parola” ci fa prendere coscienza della nostra condizione di peccatori. La nostra eredità di peccato, i nostri peccati personali sono purtroppo una dolorosa realtà; sono frutto di quella superbia che ha portato i progenitori, e al loro seguito tutti gli uomini, a mettersi contro Dio, a rifiutarsi di dipendere da lui, nella stolta pretesa di organizzare la propria vita senza tener conto della sua volontà.
Di qui tutti i mali che si sono abbattuti sull’umanità; di qui la perenne tentazione di voler agire a nostro talento, preoccupati solo di soddisfare la nostra sete di piacere e di dominio.

– La “Parola” ci insegna a porre la nostra speranza solo nella salvezza portata da Cristo. La presa di coscienza della nostra innata miseria potrebbe anche portarci allo scoraggiamento: non c’è niente da fare, siamo perduti senza scampo! Non sia mai! Dio nella sua infinita misericordia ci ha mandato il Salvatore nella persona del Figlio suo per liberarci dalla schiavitù del peccato, per aiutarci a resistere alla tentazione, per dissipare le nostre tenebre, per sollevarci dopo la caduta e restituirci l’amicizia del Padre. Cristo stesso ha detto: “Io sono la via, la verità, la vita”.
Grandi benefici ci porterà la quaresima, se vissuta come vuole la Chiesa: nell’ascolto della Parola di Dio.

padre Paul Devreux
 

Gesù, con l’aiuto dello Spirito Santo, decide di andare un periodo nel deserto per pregare. Deve decidere che tipo di messia vuole essere. Ha tante idee in testa e deve capire quali sono buone e quali cattive. Il deserto, la precarietà, la fame e la sofferenza aiutano a capire ciò che è utile, ma fanno anche emergere la tentazione di provare a costruire una vita in cui non ci sia mai esperienza di deserto. Sono proposte che sembrano buone, ma che in realtà non lo sono, perché allontanano dalla comunione con Dio e con i fratelli.

Gesù vuole costruire una vita che sia di comunione e di condivisione con l’uomo, e in particolare con l’uomo che soffre, per manifestare la solidarietà di Dio con l’uomo, ed è bellissimo vedere che viene tentato, perché questo è la prima prova del fatto che è venuto veramente a condividere tutta la nostra condizione umana e che ha dovuto anche lui fare la fatica di scegliere e discernere tra ciò che è bene e opportuno e ciò che è male.

Le scelte che ha fatto nel deserto sono di comunione e di ubbidienza al Padre, rinunciando ad usarlo per fare di testa sua. Rinuncia ad un messianismo glorioso, conforme alle aspettative dell’uomo, per essere vicino all’uomo, come vuole essere il Padre. Il risultato di ciò è che angeli gli si accostano e lo servono.

E io, che tipo di uomo voglio essere per me e per gli altri quest’anno?

Signore aiutami ad usare bene questo tempo della quaresima per poterne trarre il massimo profitto, nel nome di Gesù Signore nostro.

padre Antonio Rungi
Quaresima, tempo di conversione e lotta ad ogni devastazione morale e personale 

Con il Mercoledì delle Ceneri siamo entrati “ufficialmente” nel lungo periodo di preparazione spirituale alla Pasqua, che è la Quaresima. L’imposizione delle ceneri sul nostro capo ci ha indicato il percorso da fare in questi giorni: “Convertitevi e credete al Vangelo”. Quaresima è tempo di conversione della mente e del cuore a Dio, per distanziarci dalle creature, perché la vera conversione consiste in una sincera e sentita avversione a tutto ciò che non è Dio ed una piena immersione in ciò che è manifestazione di Dio in noi ed intorno a noi.
Questa prima domenica di Quaresima si colloca quindi nel solco di tale itinerario spirituale, facendo tesoro della Parola di Dio, che vede risuonare maggiormente nel nostro cuore durante questo periodo penitenziale, di incidenza spirituale, come sottolinea la colletta di questa giornata: “O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”. Ma la ricchezza ed il tesoro di quanto la Parola di Dio vuole trasmetterci in questa “Pasqua settimanale”, li troviamo nelle letture bibliche che costituiscono la liturgia della Parola della Prima Domenica di Quaresima.
Il richiamo del peccato originale, di cui ci riferisce il testo della Genesi, prima lettura odierna, ci fa capire la nostra debolezza costituzionale, che nonostante la redenzione operata da Cristo, nel mistero della sua Pasqua, rimane non completamente superata. Abbiamo bisogno di cure e terapie continue per elevare il grado di risposta agli stimoli esterni, ai virus infettanti, le tentazioni, i peccati, che minano continuamente la nostra struttura spirituale. Tali cure consistono nell’ascolto della Parola di Dio, nella preghiera, nella frequenza ai sacramenti, che sono i mezzi indispensabili per avere la grazia santificante. Senza tali cure a lungo termine, facilmente possiamo ricadere nella fragilità del peccato e della colpa volontaria. E se questo dovesse persistere nel tempo, abbiamo bisogno di cure più intensive e mirate. La Quaresima è questo periodo speciale per cure spirituali che, se ben seguite, possono portare a risultati insperati. La guarigione della nostra anima potrebbe essere un fatto certo. Ma si tratta di partire dalla convinzione di essere di fatto peccatori e, a volte, anche incalliti nei nostri mali. Da qui la preghiera che eleviamo al Signore, con il Salmo responsoriale di questa Domenica: “Perdonaci, Signore: abbiamo peccato. Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, l’ho fatto”.
La seconda lettura, tratta dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani, ci riporta alla tematica centrale di questa Domenica, quella del mistero dell’umana redenzione che Cristo porta a termine nella sua e nostra Pasqua di Passione, Morte e Risurrezione: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”.
Il Vangelo ci presenta, invece, l’esperienza di Cristo nel deserto, ove fu tentato e come egli resistette a Satana. La triplice tentazione, ognuna con un significato ed un valore morale diverso, ci fa capire la professione del male nella nostra vita, se ci abbandoniamo alle tentazioni, da quelle più semplici a quelle più complesse. La tentazione della materia, quella dell’orgoglio e del potere. Cose su cui facilmente anche noi veniamo tentati e forse anche cediamo. Cristo ci educa alla pedagogia della risposta personale e libera da ogni tentativo di distruzione della nostra piena libertà e della nostra interiorità. Penitenza, digiuno, deserto, preghiera sono le armi che ci corazzano ogni giorno contro il male. Il fascino del male può catturare anche chi è fortificato. Per cui, è necessario un supplemento di preghiera, penitenza, riservatezza, solitudine, per ritemprarsi e fortificarsi al fine di fronteggiare le continue tentazioni della vita. Oggi soprattutto che tali tentazioni ci rincorrono ovunque. Il Dio denaro, la potenza della tecnica e dell’economia, la scienza che avanza senza valutazione morale, il culto dell’immagine, dell’apparire, la potenza militare, politica, economica, possono produrre in noi una terribile devastazione dell’anima, che, attratta da simili apparenti beni, diventa incapace di cogliere il bene al di fuori di tali orizzonti terreni e prospettive del tempo.
Facciamo nostra la preghiera che eleviamo al Signore con il Prefazio odierno, avendo come modello del nostro essere ed agire da cristiani proprio il Divino Maestro delle nostre anime: “Egli consacrò l’istituzione del tempo penitenziale con il digiuno di quaranta giorni, e vincendo le insidie dell’antico tentatore ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato, perché celebrando con spirito rinnovato il mistero pasquale possiamo giungere alla Pasqua eterna”.
Siamo invitati a consacrare questi giorni di Quaresima ad una vita più penitente, più riflesso dell’immagine di Dio che ci portiamo dentro, più distaccati dai beni della terra e capaci di grandi gesti di bontà e tenerezza verso tutti, con uno stile di carità operosa, che trasformi il tempo quaresimale in un vero itinerario di conversione e rinnovamento spirituale.

don Roberto Rossi
Adorerai il Signore Dio tuo e Lui solo servirai! 

La Quaresima, che abbiamo appena iniziato, è un cammino con Cristo per accogliere e sperimentare la grazia della salvezza che ci ha meritato con la sua vita, morte e resurrezione.

Il vangelo ci riporta oggi le tentazioni che Gesù subisce dal maligno, nei quaranta giorni di preghiera nel deserto. Gesù è un esempio nella sua lotta contro il maligno.

Anche la nostra vita è piena di tentazioni che vogliono allontanarci da Dio per farci prendere una direzione sbagliata. Le tentazioni esprimono la situazione dell’uomo: ogni uomo vive la fragilità, la debolezza, la tentazione; ogni uomo deve lottare contro il male; ogni uomo con Cristo può vincere il male che è in lui e attorno a lui. Cristo ci aiuta sempre a prendere la direzione giusta.

Il cristiano è colui che lotta contro il male e il peccato e, unito a Cristo, ottiene la vittoria. Questa è la grazia del nostro battesimo. Oggi l’accento è posto sulla lotta, a Pasqua sarà posto sulla vittoria di Cristo e dei redenti. Come S. Paolo che era stato un grande peccatore, ma che ora può testimoniare che la grazia vince, perché la grazia è più grande di ogni peccato.

Il racconto del peccato di Adamo ed Eva vuole ricordarci che tutti nasciamo e viviamo nella debolezza, nel peccato, nel male. Ma la Bibbia è sempre “buona notizia, annuncio di salvezza”. Cristo è il nostro Salvatore; per la sua grazia possiamo avere il perdono, la pace, la vita nuova che ci esprimono tutto l’amore di Dio.

Cristo Gesù si è fatto solidale con gli uomini, in tutto simile a noi, anche nell’esperienza più terribile della tentazione e della prova, “fuorché nel peccato”, cioè ha affrontato il maligno e lo ha vinto. “Egli sa compatire le nostre infermità, essendo lui stesso provato in ogni cosa – così dice la lettera agli Ebrei – accostiamoci allora con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia ed essere aiutati al momento opportuno”.

Dove avvengono le tentazioni di Cristo? Nel deserto durante la sua ricerca di preghiera. Il deserto nella Bibbia è il luogo dell’incontro con Dio, ma è anche il luogo della prova; così era stato per tutto il popolo nel suo cammino dall’Egitto alla terra promessa. Dice la Bibbia: “Figlio se ti presenti a servire il Signore, preparati alla tentazione”, cioè alla prova. Ma ci dice, attraverso S. Paolo: “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione darà anche la via d’uscita”.

Le tre tentazioni non sono tre prove qualsiasi, ma sono rappresentative di tutte le tentazioni o prove cui Gesù si è sottoposto nella sua vita e specialmente di quelle che lo colpiranno sulla croce. Sono anche il modello di tutte le tentazioni alle quali è sottoposto il credente.

La prima tentazione riguarda il pane, cioè i problemi della sussistenza quotidiana: il cibo, gli affetti, il lavoro. Gesù viene tentato di vivere la figliolanza di Dio in modo egoistico, usandola come potenza che risolve miracolosamente i problemi quotidiani. E’ la tentazione a fare meno di Dio, come era stato per Adamo. Ma Gesù vive un’esistenza in cui non c’è altro cibo che fare la volontà del Padre.

La seconda tentazione è nella Città Santa e il diavolo si serve di una parola di Dio, interpretata a suo modo. Si propone una manifestazione spettacolare che pieghi Dio ai desideri dell’uomo, anziché far intraprendere il cammino della vera fede, quella che si affida al Dio fedele, rimanendo saldi nella prova.

La terza tentazione riguarda la sete di potere. La risposta di Gesù è il suo stile di vita in cui veramente serve Dio solo. Egli che dichiarerà che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita.

Il vangelo mostra le tentazioni più radicali dell’uomo e soprattutto quella di non voler essere figlio di Dio nel modo in cui lo è Gesù. Voler vivere senza Dio, negandolo o deformandone il volto, spezzare la relazione amorosa con Lui, non affidarsi alla sua paternità, arrogandosi i suoi diritti e progetti.

E’ interessante notare anche come vengono espresse le tentazioni da parte del maligno: non in maniera infida, ma in maniera suadente. Il maligno conosce bene Cristo “se tu sei il Figlio di Dio”, conosce bene la Bibbia e la strumentalizza per le sue tentazioni. I mezzi del maligno sono: l’uso distorto della parola di Dio, il dubbio che allontana dall’affidarsi a Lui, l’orgoglio e la sete di potere, i momenti di debolezza (il digiuno) in cui diventa più facile la ricerca di sé, l’ansia per la propria vita (prima tentazione), per il proprio futuro (seconda), per la propria affermazione personale (terza).

Ma soprattutto possiamo notare come Cristo realizza la sua vittoria con la Parola di Dio, con la sua fiducia e fedeltà al Padre, scegliendo la via non dell’onore e del potere, ma la via del servizio e della croce.

La Chiesa in questo tempo grida le parole di Gesù “Convertitevi e credete al vangelo” e ci indica gli impegni importanti della Quaresima: la preghiera e la penitenza, la parola di Dio e la carità, la mortificazione e l’amore ai poveri. Questo è il “digiuno” che ci aiuta a fare un’esperienza forte del Signore e che ci apre all’amore concreto che sa aiutare il prossimo.

Totustuus
 

TEMA

Questa prima domenica di Quaresima ci conduce all’interno di verità più grandi per la nostra vita. La Genesi narra il misterioso stravolgimento della vita dell’uomo a causa di una libera decisione di Adamo, il capostipite della nostra razza. Una profonda rottura si genera nel suo intimo, quando sperimenta l’inganno del male. Il diavolo ha persuaso Adamo ed Eva ad allontanarsi dalla verità. Essi sperimentano la perdita dell’innocenza, la conoscenza di qualcosa di perduto, una conoscenza che, come hanno poi modo di scoprire, non valeva la pena di avere. Il Salmo 50 lamenta l’esperienza del peccato commesso, ma in una più ampia visione non solo di perdita individuale, ma della consapevolezza di avere offeso Dio. C’è anche la speranza che Dio può e vuole purificare il cuore del peccatore e restaurare la gioia dell’innocenza. San Paolo gioca su un contrasto tra il peccato di Adamo, che ha la morte come conseguenza, ed “il dono gratuito” (v. 15), la “giustizia salvifica” (v. 17), e la “giustificazione e la vita” (v. 18) portati da Gesù. In Cristo siamo stati liberati dal peccato e dalle sue conseguenze, quali la morte.

Il Vangelo di Matteo presenta questa realtà spirituale nelle circostanze della vita di Gesù. Vediamo la lotta drammatica con il male; in un periodo di preghiera e digiuno, Gesù viene misteriosamente avvicinato dal diavolo, che lo incita all’azione in tre modi. Lo tenta suggerendogli di mutare le pietre in pane perché, quale Figlio di Dio, Gesù ha il potere di farlo. Lo esorta a gettarsi giù dal pinnacolo del tempio, dal momento che la Sacra Scrittura dice che gli angeli lo proteggeranno. Gli promette il dominio sui regni del mondo, se prima adorerà lui, il diavolo. Quasi a legittimare ciascun invito, viene sempre citata la Scrittura (Deuteronomio). Gesù non vacilla. Egli respinge queste offerte e dimostra che il Suo scopo è un altro.

DOTTRINA

La natura umana. L’esperienza della realtà di una natura spezzata è piuttosto comune, anche se la spiegazione teologica della sua origine non è semplice. C’è più di un modo per interpretare l’occasione del peccato originale. Quel che forse è più urgente è riaffermare la dottrina della concezione della nostra condizione attuale umana. La natura umana (così come restaurata dal battesimo) è fondamentalmente buona e forte. È capace di atti autenticamente personali e, quando rispettata e propriamente sviluppata, ci conduce certamente alle nostre più alte aspirazioni. Ha pure subito uno stravolgimento che l’ha resa fragile e l’ha facilmente fuorviata su percorsi erronei. Non vediamo chiaramente e non riconosciamo limpidamente quel che vogliamo. È questo che rende difficile sviluppare il grande potenziale della nostra natura, sempre sospinta dalla grazia.

Riferimenti nel Catechismo: i paragrafi 386-418 si riferiscono alla realtà del peccato, al peccato originale, alla caduta degli angeli, al primo peccato dell’uomo e alle conseguenze del peccato di Adamo per l’umanità.

Tentazione. Sperimentiamo spesso in noi stessi gli effetti umani di questo stravolgimento. Ma nell’Antico come nel Nuovo Testamento ci viene rammentato che c’è un’altra ragione per i nostri liberi atti errati. C’è un tentatore, una presenza spirituale la cui influenza, a volte percepiamo. Certi percorsi ingannevoli ci vengono presentati come particolarmente attraenti, ci vengono giustificati (addirittura ponendoli sotto l’egida di opere di bene) e ci spingono all’azione. La scelta è sempre nostra. È probabile che la presenza e l’influenza del diavolo siano percepite anche in fenomeni diversi dalla coscienza individuale. Nonostante la sua presenza sia reale ed efficace, non dobbiamo tuttavia ritenere che tutto il male sia d’origine soprannaturale.

Riferimenti nel Catechismo: i paragrafi 391-397 parlano della caduta degli angeli e dell’uomo tentato dal diavolo.

Gesù nel deserto. Si possono fare molte interpretazioni riguardo ai misteriosi eventi della tentazione diabolica, così come fu sperimentata dalla natura umana di Gesù. Quel che risalta nel testo evangelico è la chiara visione che Gesù ha del proprio obiettivo e della propria missione. Egli è consapevole di avere uno scopo ben preciso ed un modo altrettanto preciso per realizzarlo. È questa chiarezza d’intento e di metodo per ottenerlo che gli consente di dare risposte tanto nette alle proposte del diavolo. Egli ci mostra anche la forza di volontà che proviene dalla luce della preghiera e dalla pratica del digiuno. Presumiamo anche che sia attraverso la sua natura umana (e non attraverso l’uso dei poteri soprannaturali) che Gesù ha vinto la tentazione.

Riferimenti nel Catechismo: i paragrafi 538-540 si riferiscono alle tentazioni di Gesù nel deserto.

APPLICAZIONI PASTORALI

Parlare oggi di tentazione, fa apparire antiquati; ha in genere a che vedere con qualcosa che ci è stato detto di non fare da qualcuno che aveva una ristretta, ‘moralistica’, visione dei valori. Definire qualsiasi cosa come una tentazione, significa oggi associare ad essa il fascino della trasgressione a causa del divieto imposto da qualcuno, senza una vera buona ragione. C’è un’intera serie di prodotti di una celebre marca di gelati, pubblicizzata con successo col nome di “Tentazioni”.

L’esperienza autentica della tentazione è nascosta in un’altra esperienza, quella del fallimento personale. Aver fallito quando avremmo voluto vincere, quando sapevamo che avremmo potuto vincere, quando avevamo quasi vinto, quando sapevamo che in effetti avremmo dovuto vincere. Esser meno di quel che si sarebbe voluto essere, lasciar da parte gli ideali, deludere qualcuno, tralasciare delle opportunità senza avere una buona ragione per farlo, non fare la propria parte, disertare, commettere l’errore tante volte rimproverato agli altri, aver evitato quel che si sarebbe dovuto affrontare… Queste esperienze sono autentiche e scomode, e sono il risultato della tentazione: qualsiasi cosa si sia invece scelto allora, è qualcosa che ora non si vuole.

Questa umana esperienza sottende una realtà di verità e di bontà, così come il proprio desiderio e la propria capacità di realizzarle. E in queste realtà si celano Dio e l’uomo, la grazia ed il diavolo, il bene e il male, la scelta e il destino.

Abbiamo continuamente bisogno di ritirarci nel deserto per riordinare le esperienze confuse della nostra vita, per scoprire le vere ragioni del fallimento e le vere motivazioni della nostra vita. Solamente così possiamo riconoscere la natura insidiosa e mendace della tentazione.

Paolo Curtaz
Essenzialità 

Lasciate le barche per seguire Rabbì Gesù nel territorio di Zabulon e Neftali, ai confini della storia, accolta la sconcertante notizia di un Dio che è povero e misericordioso, siamo chiamati a diventare sale che dona sapore all’insipido mondo, luce che indica la strada ai cercatori di beatitudine.
Ma, lo sappiamo, la strada è in salita e il vento pungente della disperazione rischia di spegnere la flebile fiamma della fede.
Abbiamo bisogno di convertirci alla gioia, abbiamo bisogno di tenere stretto in mano lo spago che si dipana nel delirio quotidiano per condurci alla pace interiore.

Inizia la Quaresima, amici, inizia il deserto.

Desertificarsi
Quaranta giorni alla sequela di Gesù che inizia la sua vita pubblica nell’assordante silenzio del deserto, là dove l’essenziale emerge. A imitazione del popolo di Israele che vaga quarant’anni nel deserto del Sinai prima di entrare nella terra promessa, così Gesù prende estremamente sul serio la sua missione, e cerca nel silenzio e nel digiuno il percorso da seguire. Gesù, vero uomo e vero Dio, ha di fronte a sé delle scelte da compiere: come eserciterà il suo ministero? Userà prodigi e miracoli? Scuoterà il cielo e farà piovere il fuoco dal cielo? Cavalcherà la connaturale idea di Dio che portiamo nel cuore per stupirci e intimorirci?
Il colloquio fatto con l’avversario è pieno di umano buon senso: bisogna sostenersi fisicamente per affrontare il faticoso compito dell’annuncio, bisogna usare qualche prodigio per attirare l’attenzione, occorre tenersi buoni i potenti della terra per avere appoggio nella missione. Proposte sensate che Gesù rifiuta, usando la Parola (che conosce bene) per discernere cosa deve fare.
Gesù sceglie quale Messia essere: un Messia dimesso e misericordioso, non ricorrerà ai prodigi, né alla forza; Dio vuole essere amato per ciò che è, non per ciò che dà.
Gesù sceglie ispirandosi alla Parola, riesce a dribblare le trappole dell’avversario tenendo nel cuore la Scrittura, decide alla luce di Dio Padre come compiere la sua missione.
E tu fratello, sorella, hai deciso quale uomo, quale donna diventare?

Crescere
Il tuo carattere, la tua educazione, le esperienze della vita hanno profondamente influenzato il tuo percorso, determinato ciò che sei, ovvio; ma c’è nel tuo cuore un immenso spazio di libertà che puoi gestire, orientare, portare a maturazione, è ciò che ci rende simili a Dio.
Ci sono dati quaranta giorni di deserto nella città, quaranta giorni per tornare all’essenziale, per chiederci, una volta all’anno, se ciò che siamo è ciò che abbiamo scelto e, se non abbiamo potuto scegliere, se la vita che viviamo la viviamo nella tenerezza di Dio.
Quaresima è il tempo della concentrazione e della verifica, per essere capaci di accogliere la straordinaria gioia della resurrezione di Gesù. La gioia è l’obiettivo ultimo della Quaresima, tempo in cui aprire il cuore alla conversione.
Per molti di noi occorrerà mortificarsi: togliere dai piedi ciò che c’impedisce di essere liberi, ciò che ci distrae e ci fa vivere nella dimenticanza.
Per molti di più occorrerà vivificarsi, lasciare la tristezza, abbandonarla, non amarla, per convertirsi, infine, alla gioia.

Lottare
La quaresima diventa il tempo in cui rimettiamo un centro nella nostra vita.
Colloquio di mercoledì scorso, dopo una delle celebrazioni delle Ceneri in una mia microscopica parrocchia; protagonista una signora trentacinquenne, in vacanza qualche giorno per disintossicarsi dallo smog; tema: la fatica del credere, come la Parola sentita alla domenica resta dimenticata fino alla domenica successiva e di come non si riesce – malgrado ogni sforzo – a “dimorare”, come direbbe san Giovanni, sotto la luce del Risorto. Conclusione della signora: “Manca come un centro, un punto attorno a cui organizzare tutto il resto”.
Benvenuti nel terzo millennio dell’era cristiana, tempo in cui non si ha più tempo, tempo nel quale il tempo è frantumato, polverizzato in mille inquietudini. Benvenuti nel tempo in cui essere cristiani, come nei primi secoli, richiede eroismo e martirio, tempo in cui essere sale e luce è avventura entusiasmante e difficile. Benvenuti in Quaresima, palestra che ci diamo una volta all’anno, esercizio per ritrovare l’unità, tempo di deserto, ad esempio del Rabbì che seguiamo e che – come noi – ha voluto fare l’esperienza di deserto per scegliere come vivere, per far ordine intorno alle sue scelte.

Mercoledì (domenica per gli ambrosiani) abbiamo iniziato il cammino con un gesto simpaticamente tragico: l’imposizione delle ceneri con il monito: “Dì: guarda che sei poi solo polvere!”; che sano principio di realismo!
Ce ne ricordessimo quando ci scanniamo per questioni di eredità o scaliamo la scala sociale, se ne ricordassero i super-iper-tutto dell’umanità che qualche anno dopo la loro serena dipartita saranno polvere! Ce ne ricordessimo quando – senza patemi o tristezze – indaghiamo sul senso della storia e della vita! Il delirio di onnipotenza che – talora – prende la nostra umanità verrebbe guarito da questa semplice considerazione: siamo polvere.
Ma polvere che Dio illumina e trasfigura, accende e rende capolavoro e meraviglia…

Un percorso
Tre le strade della “desertificazione”: il digiuno, sia simbolico, ad esempio spegnere la tivù, dedicare più tempo a sé e alla famiglia, allentare le tensioni, che reale, alleggerendo la cucina per solidarietà con i poveri e per liberare cuore e corpo dalle tossine; la preghiera, intesa soprattutto come esercizio quotidiano (un quarto d’ora, come minimo) di silenzio, di meditazione, di lettura della Parola col desiderio autentico di comunicare con Dio;l’elemosina, come rinuncia ai beni superflui per sostenere chi vive nella miseria. Tre itinerari che, se percorsi con cuore sincero, ci possono condurre alla vicinanza con Dio.
Provare per credere!

don Marco Pratesi
Figlio? 

L’episodio delle tentazioni segue il battesimo di Gesù non per caso. In quel momento, infatti, egli aveva fatto un’esperienza forte del suo essere Figlio del Padre. E le tentazioni vertono proprio su questo, l’essere figlio di Dio: “se sei figlio di Dio…”. È in gioco questo: che cosa significa essere figlio di Dio?
La prima tentazione è quella del pane. Il suggerimento del Maligno è questo: “se sei Figlio di Dio devi essere sazio, non affamato, altrimenti non è vero niente che sei figlio”. Accettare questo discorso significa di fatto fare del proprio benessere il criterio di fondo per valutare l’amore di Dio. Se Dio mi fa star bene Dio mi ama, altrimenti no. La risposta di Gesù è che c’è invece qualcosa di ulteriore al benessere, ed è la Parola di Dio: il rapporto con Dio è da ricercare ancora più intensamente del proprio benessere, anche legittimo.
La seconda tentazione è quella del volo dal pinnacolo. Il diavolo suggerisce che se Gesù è Figlio di Dio, Dio lo salverà. “Se sei Figlio, Dio deve salvarti, fare quello che tu gli chiedi, altrimenti non è vero che sei Figlio, che ti ama”. Se Gesù si butta, di fatto impone a Dio di mostrarsi Padre nel modo che lui (Gesù) ha stabilito, senza prima ascoltare. Non è più il Figlio che ascolta e obbedisce, ma il figlio che impartisce ordini: il Padre deve eseguire. Gesù risponde che noi dobbiamo obbedire a Dio, non viceversa.
Con la terza tentazione Satana non camuffa più la sua proposta, non cerca più di farla passare per “religiosa”, ma propone direttamente di lasciar perdere Dio e perseguire il potere e la gloria: “Renditi autonomo da Dio perché questo ti darà dei buoni risultati. Perché voler essere “Figlio”? A che cosa ti serve? A rimanere affamato, povero, servo, magari rifiutato e deriso? Lascia perdere, vieni dalla mia parte e vedrai che diventerai qualcuno”. Gesù risponde che non si deve consegnare la propria vita a nessun altra signore se non al Padre.
Sono chiaramente tre impegni per ciascuno di noi. Possiamo in qualche modo metterli in parallelo con gli impegni quaresimali tradizionali: cercare Dio anche a prezzo di sacrificio (digiuno); dire “sia fatta la tua volontà e non la mia” (preghiera); avere solo Dio come Signore e liberarsi dagl’idoli (elemosina).

All’offertorio:
Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci dia forza contro la tentazione, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.

Al Padre Nostro:
Chiediamo al Padre che ci assista nella tentazione e ci liberi dal male:

don Romeo Maggioni
Se sei Figlio di Dio – secondo il rito romano 

Quaresima, cammino verso la Pasqua, itinerario battesimale (i vangeli delle cinque domeniche) per giungere alla Veglia e ratificare il proprio battesimo, cioè rinnovare la scelta di vivere da figli di Dio se si vuol divenirne eredi.
Questo è il nocciolo: “Se sei figlio di Dio..”, dice Satana a Cristo, tentandolo di vivere tale identità nel modo “mondano” (cioè da ribelle) e non nel modo autentico (da obbediente) secondo il disegno di Dio; appunto da figlio di Dio.
Più propriamente il dilemma è tra una vita costruita autonomamente come quella del primo Adamo (“Diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male..”) e una vita di confidenza e obbedienza a Dio, quella del secondo Adamo. Gesù qui dice: “Adora il Signore e a lui solo rendi culto”, e al Getsemani dirà: “Non la mia ma la tua volontà sia fatta” (Lc 22,42).

1) LA SCELTA DEL PRIMO ADAMO

Il peccato dei progenitori, Adamo ed Eva, consiste in questo: sotto la tentazione di Satana nasce dapprima il dubbio, poi il sospetto, poi la sfiducia, infine la disobbedienza. “Dio mi proibisce qualcosa, vuol dire che non vuole tutta la mia felicità; allora faccio da me, lo scavalco. Devo pensarci io alla mia vita!”. E’ l’autonomia della propria libertà, l’autosufficienza di un proprio progetto e destino e, in sostanza, un emanciparsi da Dio come condizione per una propria personale riuscita.
E’ il “peccato originale” che ci viene trasmesso, quasi una eredità universale: quello dell’ateismo pratico, della tentazione di far a meno di Dio, dell’autosufficienza e dell’indifferenza, di voler costruire la propria vita esclusivamente col proprio materiale benessere e la propria scienza (prima tentazione), col pensare di vincere col potere e l’orgoglio (terza tentazione), e persino di usare di Dio per piegarlo ai propri interessi, manipolando magari anche la religione a proprio uso e consumo (seconda tentazione).
“Dio non mi interessa.. Dimostri Dio di esserci col farmi quel miracolo.. Io sono il gestore della storia, e la domino col mio potere e la mia astuzia”. “O io o Dio”, diceva Hegel. “Dio aliena l’uomo”, diceva Marx. “L’uomo non è libero se deve dipendere da un altro”, diceva Sartre. E Nietzsche: “Il cristianesimo è un asservimento e una mutilazione di se stessi.., bisogna uccidere Dio per esistere!”. “Dio è morto” canta e vive la nostra cultura pagana. Non c’è molto da sofisticare. Il mondo si divide in due: chi nel realizzare la propria vita si fida di Dio e chi, invece, si fida di sé facendosi lui Dio. Questa è la scelta del cristiano sempre, e che ogni anno è chiamato a verificare in Quaresima.. per convertirsi.

2) LA SCELTA DI GESU’

Ha sorpreso anche un mondo religioso come quello giudaico il fatto che un giorno sia apparso un uomo che chiamava Dio col nome di Abbà, papà! Tutta la vita di Gesù esprime questa confidenza, ma anche, più profondamente, questo legame col Padre. Una vita tutta impostata a tale obbedienza. Gesù a dodici anni dice: “Devo fare le cose del Padre mio” (Lc 2,49). Sempre rivelerà, fino alla fine, una sintonia (voluta e anche sofferta) col Padre, fino a dire: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (prima che ontologica, morale!) (Gv 10,30). Del resto san Paolo non troverà di meglio che definire Gesù come l’obbediente (cfr. Fil 2,6-8).
La coscienza che Gesù ha della vita umana è molto chiara: l’uomo non s’è fatto da sé, è tutto e solo frutto della creazione di Dio. Anzi è propriamente e solo figlio di Dio, chiamato – con la sua libertà – a riconoscere e accettare (con gioia) la condizione di essere figlio per divenire erede di Lui, simile a Lui in Casa Trinità. Dirà san Paolo che l’uomo (l’unico esistente) è stato “fatto a immagine del Figlio suo perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29). Dimenticarlo e misconoscerlo è il peccato dell’Adamo di sempre. Il senso dell’esistenza terrena è quello di riconoscere e vivere tale condizione. Pensare definitiva la condizione terrestre (e quindi unica) è la svista più grave. Se si rompe il cordone ombelicale di questa gestazione all’altra vita (cfr. le doglie del parto in Rm 8,19-24), la creatura che si sta costruendo abortisce. La morte è appunto il premio del peccato (dice oggi Paolo). La vita eterna, cioè perenne, è l’eredità del figlio!

Naturalmente è in gioco la vita, qualcosa di difficile e di più grande di noi. Il secondo Adamo ha voluto intervenire nella tragedia del primo Adamo col divenire lui il primo obbediente per dare esempio e forza nel riportare l’uomo alla verità della sua condizione. “Per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”, con una sovrabbondanza del dono che va ben al di là del male compiuto (II lett.). La Quaresima non è soltanto impegno a rivolgerci (metanoeite) verso Dio, ma è lasciarsi coinvolgere nell’azione salvifica che Cristo in un modo più efficace ripropone e rinnova nei sacramenti pasquali. E’ un’onda più coinvolgente quella di Cristo rispetto a quella del primo Adamo (che pure sentiamo così pervasiva!). Basta naturalmente non schivarla o rifiutarla. Quaresima: lasciarci inondare dalla grazia di Cristo!

Quando nel deserto mancò l’acqua, Israele uscì in questa espressione: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” (Es 17,7). “Non tentare il Signore Dio tuo..”, scrisse il Deuteronomio in quell’occasione (6,16). Anche Gesù in croce fu invitato a scendere..: “Ha detto di essere figlio di Dio, vediamo se viene a liberarlo” (Mt 27,43). Ma Gesù non è sceso. Noi usiamo (troppo) di un cristianesimo razionalizzato, puntellato da ragioni umane. Dentro c’è anche la croce. La più profonda conversione quaresimale è quella tra religione e fede: fidarsi di Dio anche nella irrazionalità della prova.

don Romeo Maggioni
Non di solo pane – secondo il rito ambrosiano 

Is 58,4-10 – 2Cor 5,18-21; 6,1-2 – Mt 4,1-11

All’inizio del suo ministero Gesù si ferma a riflettere quale tipo di missione s’aspetti Dio Padre da lui. S’accorge che le attese di Dio sono diverse da quelle degli uomini, sia il popolo d’Israele sia ognuno di noi anche oggi.
Poste all’inizio di questa quaresima, le tentazioni di Gesù e le sue risposte costituiscono una contestazione alle nostre attese riguardo a Dio e, più profondamente, all’idea che abbiamo di Dio.
Proprio questo significa la verifica quaresimale del nostro battesimo, per giungere a Pasqua con una sua ratifica più vera e più.. gioiosa!

1) NON DI SOLO PANE

Israele nel deserto era preoccupato del cibo e della sussistenza. Il Signore gli aveva provveduto con la manna, con la carne delle quaglie, con l’acqua scaturita dalla roccia. Ma assieme – ogni volta – aveva affiancato il richiamo alla fedeltà all’Alleanza, all’obbedienza alla Legge data da Mosè, perché in questa adesione stava la sua sopravvivenza come popolo di Dio.
Gesù, nuovo e fedele Israele, rivive le medesime tentazioni: “Di’ che questi sassi diventino pane”; ma sceglie non di fermarsi alla preoccupazione del solo pane materiale, ma di aprirsi alla parola di Dio: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Altrove dirà: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 4,34).
Anche noi siamo continuamente tentati di rinchiuderci alla sola ricerca del benessere materiale e del consumismo e riporre nella salute del corpo, nello sviluppo economico e tecnico tutta la nostra attesa e la nostra sicurezza. Ma – ricorda il Signore – ben più grande è la tua fame, o uomo, ben più profondo è il tuo bisogno interiore, e quindi ben più alta è la tua riuscita e soddisfazione. Apriti a Dio, alla sua Parola, al suo disegno, perché sei fatto per Dio, per il cielo, non per la terra. “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (sant’Agostino).

2) NON TENTARE IL SIGNORE

Israele nel deserto, pur aiutato da Dio, sovente mormorava contro di Lui. Un giorno era senz’acqua, ricorse a Mosè con tale violenza che questi si spaventò. Gli chiesero in modo radicale: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”. Dio, pur non negando la sua Provvidenza, metteva un po’ alla prova il suo popolo con qualche rischio, perché desiderava si fidasse di Lui anche nei momenti della prova. Dio non vuol essere il tappabuchi del momento, che corre a soddisfare ogni nostro bisogno o capriccio. Questo si chiama “religione”,… non “fede”!
Gesù anche lui è tentato di usare della propria potenza divina per il successo della sua missione. “Se sei Figlio di Dio, gettati giù; è scritto che i suoi angeli ti sorreggeranno perché il tuo piede non inciampi nei sassi”. Gesù risponde a satana: “Non tentare il Signore Dio tuo”, cioè non pretendere miracoli, sta al suo disegno, fidati di Lui. Lui stesso ci insegnerà a pregare: “Sia fatta la tua volontà”. Nella sua missione di Messia non usò mai del suo potere divino per ottenere successo o per sbaragliare i nemici, né al Getsemani né sulla croce, dove anzi disse: “Tutto è compiuto!”. Una docilità al Padre fino alla morte.

Anche noi siamo tentati di usare Dio per i nostri interessi, per le nostre mire e i nostri programmi. Molta parte della religiosità contemporanea sta deviando verso forme meschine di magia e superstizione, con le quali vuol carpire il potere o il segreto di Dio per il proprio tornaconto. Nello stesso errore finisce anche molta nostra religiosità, quando si ferma al proprio interesse e non si fida di Dio, o abbandona le sue vie quando le trova diverse dalle proprie. Non capita di dire anche noi: Mi è accaduta questa malattia, questa disgrazia…: il Signore c’è o non c’è? Aver fede è credere che Dio vede e vuole il mio bene più di quello che io non veda e voglia di me. Val la pena di lasciar fare da lui, senza imporgli nostri schemi e ritmi.

3) ADORA IL SIGNORE E A LUI SOLO RENDI CULTO

Israele s’aspettava da sempre un Messia che fosse un re potente, capace di sbaragliare i nemici e fare di questo popolo una potenza vasta quanto il mondo intero. Più di una volta il Signore aveva castigato questa presunzione, col costringerlo all’esilio, con la distruzione di Gerusalemme, con la perdita d’ogni autonomia politica. Ancora al tempo di Gesù l’aspettativa era per una rivoluzione politica e per una liberazione dal giogo romano.
Forse anche Gesù poté sentire il fascino del successo e del potere; satana gli mostrò tutti i regni della terra e gli disse: “Se mi adori, saranno tutti tuoi!” – “Solo Dio adora, rispose Gesù, e a lui solo rendi culto”. Non ci deve essere alcuna idolatria né del potere né del prestigio né del possesso. Io, Gesù, non sono venuto a conquistare il mondo con le armi, ma con l’amore. La missione di Gesù è in tutt’altra linea: “Il mio Regno non è di questo mondo” (Gv 18,36). Egli sapeva che l’immagine vera del Messia l’aveva data Isaia rievocando il Servo Sofferente che si sacrifica per la salvezza di tutti.
Quanta idolatria del potere e del prestigio c’è in noi uomini: idoli ai quali sacrifichiamo tutto! Tutte le guerre, tutte le divisioni, tutte le violenze nascono proprio da questa idolatria. Anche all’interno della nostra vita di Chiesa, quanto è facile privilegiare strumenti di potere, mire di espansione, privilegi e puntelli umani, invece della povertà in spirito che è il fidarsi di Dio e dei suoi metodi!

Per questo le scelte operate da Gesù rivelano qualcosa del disegno di Dio, qualcosa del suo atteggiamento e del suo modo specifico di intervenire nella storia, rivelano un volto proprio e sorprendente di Dio ben diverso da come ce l’aspettiamo. E’ un Dio che non vuol imporsi con miracoli per manifestare la sua onnipotenza vincente. E’ un Dio che non vuol usare la sua forza e il suo prestigio per interessi personali. Al contrario, è un Dio che segue il cammino della croce per mostrare il dono di sé, per esprimere plasticamente che “non c’è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici” (Gv 15,13), che condivide fino in fondo l’esperienza degli uomini per portare su di sé il peccato di noi tutti! Gesù sceglie la strada del servo sofferente perché vuol mostrare che il nostro Dio vuol conquistare il cuore dell’uomo con l’amore, non con la forza e la potenza.
Si apre la Quaresima. Dobbiamo rivolgerci a questo particolare tipo di Dio e a questa specifica salvezza. L’antica pedagogia della Chiesa cammina su tre linee: più Parola di Dio (la lectio divina), più Preghiera (qualche messa feriale in più, le Via Crucis), e Digiuno, che è carità. Lasciamoci riconciliare da Dio, obbedendo alla sua Chiesa.

don Remigio Menegatti
Perdonaci, Signore, abbiamo peccato (181) 

Per comprendere la Parola di Dio alcune sottolineature
La prima lettura (Gn 2,7-9; 3,1-7) con un racconto simbolico spiega che all’origine del male non c’è né Dio, che prepara un giardino per Adamo ed Eva, né l’uomo stesso; Si tratta invece dell’avversario di Dio: il Demonio, Satana, il Diavolo (sono solo alcuni nomi che usiamo per indicarlo) presentato con l’immagine del serpente. Si mette vicino alle creature di Dio e le inganna. La sua opera tentatrice ottiene un terribile effetto: l’uomo e la donna si allontanano da Dio pretendendo la loro libertà e autonomia assoluta, e si ritrovano soli e tristi. Dio non smette di amare le sue creature e, quando il suo progetto di salvezza giunge al punto centrale, manda il Figlio come l’uomo nuovo, colui che, a differenza del primo uomo, affronta e vince il tentatore (Mt 4,1-11). Il vangelo è la bella notizia che racconta l’inizio di questa vittoria.

Salmo 50

Pietà di me, o Dio,
secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà
cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi,
io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.

Anche il re Davide, aveva scelto di fare senza Dio, di ignorare le sue indicazioni; c’era qualcosa che lo attirava di più della legge del Signore. Così ha ceduto alla tentazione. È anche lui l’Adamo che mostra la sua fragilità e debolezza. Ma poi, aiutato dal profeta Samuele, ammette il suo peccato, e riconosce che Dio è disposto al perdono. Scopre che la vera grandezza sta nell’umiliarsi davanti a Dio perché lui lo risollevi con il perdono.
Per questo manifesta a Dio il suo pentimento con il canto, che diventa salmo di penitenza e invocazione del perdono.
Riconosce la grande bontà di Dio, la sua misericordia. Sa che il Signore può creare ancora in lui un cuore limpido, per vivere nella fedeltà. Attende la vera gioia: non quella che nasce dal peccato, bensì quella che sorge dalla salvezza donata da Dio a chi si apre con fiducia e sincerità a lui.
Infine il re Davide eleva a Dio la sua lode, proclama la bontà di Dio, che non si dimentica dei suoi figli, che hanno peccato, ma li accoglie e perdona.

Un commento per ragazzi
Succede spesso: si scende in campo troppo sicuri della vittoria, si presume di essere così forti da vincere sempre, pensando di essere superiori a qualsiasi altra squadra. È proprio in questi casi che si subisce la sconfitta più sonora, che brucia, anche perché ci si rende conto di aver sprecato una situazione decisamente invidiabile. Una sconfitta meritata.
Non dobbiamo incolpare nessuno; non ha senso prendersela con Adamo ed Eva quasi che fossero due persone concrete, storiche: sono solo il simbolo di tutta l’umanità, l’uomo e la donna di ogni tempo e ogni luogo. Sono io, tu, i tuoi amici. Siamo una squadra. Una squadra che ha fallito e non può prendersela con nessuno. La responsabilità è nostra. Per fortuna, ma sarebbe più giusto dire per amore, per la fedeltà di Dio, questa partita con il male, il peccato, non è ancora finita; ci possiamo ancora giocare la vittoria e non siamo soli. Entra in campo, e gioca nelle nostre fila, un vero campione, un uomo nuovo, uno che sa che solo nella fedeltà a Dio si può trovare la vera vittoria. Ma le tentazioni di cui parla il Vangelo sono solo all’inizio del ministero di Gesù? Dopo di queste tre prove tutto ha funzionato liscio per lui? Il racconto delle tentazioni, o meglio la bella notizia della vittoria sulle tentazioni, è un po’ come le immagini sulla copertina della “rivista ufficiale” della squadra: portano solo alcune immagini significative, quelle che possono interessarci e invogliarci a prendere la “rivista ufficiale” e leggerla. In effetti il vangelo racconta spesso il confronto diretto tra Gesù e il Demonio (Satana, il Tentatore, il Diavolo…) e soprattutto la vittoria di Gesù, la sua forza contro il male.
Quando Gesù compie miracoli, guarisce, perdona, accoglie coloro che erano considerati perduti, annuncia la tenerezza di Dio e fa nascere la speranza nelle persone…in tutto questo si manifesta la sua vittoria sul male. È lui il vero campione; un campione che non gioca da solo, perché chiede la nostra collaborazione. Non siamo spettatori che si limitano a guardare la partita; siamo giocatori, e con lui possiamo giocare e vincere contro il male. Così il “nuovo Adamo”, cioè Cristo, coinvolge ogni Adamo ed Eva, ovvero uomini e donne di ogni tempo e luogo, nella sua grande gara, e nella sua vittoria sul male e sulla morte.

Giochiamo nella squadra di Gesù, sapendo che la vittoria è certamente possibile, ma solo se seguiamo gli schemi che lui ci ha suggerito. Tra questi anche le beatitudini e il discorso della montagna che abbiamo cominciato a leggere prima dell’inizio della quaresima. Potrebbe essere una buona occasione per rivedere la nostra vita quotidiana e verificare se seguiamo le indicazioni di Dio. Diventerebbe la base di partenza per la confessione da vivere già in questi prossimi giorni. Così il cammino della quaresima non considera la conversione solo come meta finale, ma come stile che fa camminare meglio, perché non appesantiti dal peccato.
Meglio cominciare subito.

Un suggerimento per la preghiera
Signore, anche noi invochiamo il tuo perdono, come Davide che riconosce che tu sei più grande del suo peccato e non ti stanchi di perdonare e infondere nuova energia e generosità per fare il bene.
Riconosciamo che tu ci ami; ci ami sempre. Non solo quando siamo buoni e fedeli alla tua proposta. Ci ami e ci chiami a fare sempre più e meglio perché possiamo essere felici solo vivendo le tue parole, amando come hai fatto tu, fidandoci di Dio e non solo delle nostre forze. Donaci sempre la gioia del perdono per non smettere mai di amarti. Così assomiglieremo a te, che sei il vero campione.

padre Gian Franco Scarpitta
L’antitesi della “perversione” 

Circostanze tristi e avvenimenti dolorosi. Esperienze improvvise di morte, di angoscia, di dolore… Come interpretarli? Come conciliare l’esistenza di un Dio buono, provvidente e misericordioso con l’evidenza di tantissimi tristi eventi quali la morte prematura di un giovane o la scomparsa, a pochi anni dalla sua nascita, di un pargoletto?
Si tratta di un interrogativo inquietante, al quale non sempre è facile dare una risposta, specialmente quando circostanze simili ci interessano più da vicino. L’unica risposta certa è che di fronte al carattere inaudito di esperienze simili noi possiamo trovare consolazione solamente nelle parole della fede. Eventi di tale portata sono certamente sconcertanti e non è illegittimo che noi ci si possa avvilire e smarrire di fronte a circostanze simili; così come è legittimo il dolore, il pianto e il senso di vuoto; è molto difficile anche accettare quello che stiamo per dire, tuttavia dove mai potremo trovare consolazione se non nella prospettiva della fede, per la quale vi è un Dio che tutto dispone e che tutto realizza?
Solo questa prospettiva potrà aiutarci a comprendere che in questi casi vi è sempre la realizzazione di un progetto divino, e che tale progetto è sempre finalizzato al bene, alla gloria, anche se a noi sul momento risulta difficile accettare tale conclusione.
Perché muore un bimbo? Perché un giovane viene strappato alla vita nel pieno della sua baldanza? La fede ci offre una risposta precisa: non lo sappiamo! Tuttavia, anche se a noi questi sfuggono e ci risulta difficile accettarli, Dio ha i suoi progetti di bene e di amore anche in casi come quresti. Chissà… Forse servono degli angeli in Cielo e Dio chiama a se proprio loro (me l’ha insegnato una mamma in lutto)… Forse vuole donare loro la vita eterna immediatamente per sottrarli ad un ambiente malvagio (Sapienza 3)… Forse li vuole accanto a sé proprio perché buoni, intelligenti… In tutti i casi nella fede scopriremo che si tratta di un progetto di amore, poiché Dio può volere solo il bene.

Sia quel che sia, è anche vero che determinati avvenimenti costituiscono altresì un monito divino alla conversione: si tratta senz’altro di “visite” del Signore, il quale ci invita ad abbandonare la nostra ostinazione al peccato, al disordine spirituale, al falso orgoglio per poter tornare a Lui con tutto il cuore.
Ma che rilevanza assumono tutte queste riflessioni con la tematica della liturgia odierna?
Risponderemo alla domanda osservando come nell’ora della prova e della tentazione nel deserto Gesù si trova in condizioni del tutto spiacevoli e precarie, e pertanto avrebbe anche potuto cedere alle seduzioni demoniache e –chissà…- anche lui abbandonare la fede in circostanze di solitudine e di smarrimento come quella (il deserto) per ottenere soddisfazioni certe e garantite. Ma se Egli confuta il Tentatore appellandosi alla Scrittura, ciò significa che nonostante tutto scorge la presenza del Padre che lo sta assistendo nella solitudine e riconosce la Sua Parola come realmente valida. La prova del deserto è quindi per lui un’opportunità per comprendere l’importanza di Dio come alternativa al diavolo. Del resto, se leggiamo attentamente il testo messo a raffronto con il parallelo di Marco, scopriremo che a condurre Gesù nel deserto era stato proprio lo Spirito Santo. Il che spiega tutto.
Ebbene, se pure pesante ed insostenibile sul momento, la presenza di tormenti, sofferenze e paure è una modalità di riscoprire la presenza di Dio nella nostra vita e se tali ostacoli si superano con il suo aiuto, anche per noi avverrà esattamente quello che avvenne al Signore, una volta che il diavolo fuggì: gli angeli lo servivano. In altre parole, otterremo ricompensa proporzionata e anche di più, visto che Dio stesso si porrà al nostro servizio!

E tale è uno degli aspetti della Quaresima, che costituisce un periodo nel quale tutti siamo chiamati a distogliere lo sguardo da noi stessi e dalle nostre abitudinarie interpretazioni degli avvenimenti e della realtà onde poter assumere la mentalità di Dio e tutti i connotati divini negli atteggiamenti e nel comportamento. E’ insomma il tempo della “conversione”, che è l’antitesi alla “perversione” di Adamo ed Eva di cui alla Prima Lettura, vale a dire un intero processo con il quale ci si convince della convenienza del primato di Dio nella nostra vita e della banalità della nostra vita e delle nostre scelte quando si fondino esclusivamente su criteri terreni; un itinerario insomma che vuole innanzitutto una presa di coscienza e una convinzione previa. Quella della presenza di Dio anche nel male.

don Fulvio Bertellini
La quaresima: il senso di un tempo forte 

Come ogni gesto liturgico, anche il riservare un tempo forte per accogliere l’invito alla conversione ha un significato innanzitutto simbolico. In particolare, qui si tratta di un simbolismo dettato dalla Scrittura stessa: i quarant’anni del popolo nel deserto, i quaranta giorni del pellegrinaggio di Elia al monte di Dio, i quaranta giorni di digiuno di Gesù prima di cominciare la sua missione bastano a circoscrivere il tempo simbolico della “prova”, che segue e precede il dono di grazia. Un tempo in cui dedicarsi con forza all’essenziale: riscoprire Dio, lasciarsi toccare dal suo amore. Nelle varie culture bibliche ed ecclesiastiche l’esperienza della riscoperta è definita con categorie simboliche diverse: in ebraico il verbo sûb, “tornare indietro”, tradotto da noi con “conversione”, che significa fare una svolta, cambiare un percorso sbagliato, ritrovare i propri passi; in greco il termine usato è metanoia, “cambiamento della mente”, o “trasformazione del cuore”, che definisce l’ambito più interiore dell’evento, così come il latino paenitentia, da noi ricalcato come “penitenza”, che purtroppo ha assunto ormai il significato quasi burocratico di “opera penitenziale”, da eseguire meccanicamente. Il concetto latino è invece legato a quello, bellissimo di “pentimento”, o “ravvedimento del cuore”, e non è dovuto ad un semplice autoconvincimento del soggetto: è lo Spirito stesso che, con il suo amore, “ferisce il cuore”, lo “fa pentire”, e lo conduce al dispiacere per il proprio peccato. Ora so già che nella mente dei lettori sta già balzando un’obiezione: tutto questo non è il succo della vita cristiana? Non è da vivere tutto l’anno, in ogni tempo? E la prova non può capitarti in ogni momento della vita, anche al di fuori della Quaresima? E’ un nobile pensiero, teoricamente giusto. Ma non viene dallo Spirito. Spinte da nobili pensieri teorici, innumerevoli persone trascurano proprio di cominciare in pratica. Rifiutando le piccole prove, cadono di fronte alle grandi. Chi invece accoglie nella fede il lieto messaggio del Vangelo, è ben contento di avere un tempo forte di conversione, di pentimento, di ravvedimento, da non vivere da solo, ma insieme a molto fratelli. Un piccolo tempo di prova, non scelto da lui, ma dalla Chiesa.
Certamente, le critiche aiutano a correggere il tiro. Quaresima non è solo gesti esteriori, come per timbrare il cartellino delle “penitenze” o dei “digiuni”. Il Vangelo ce lo dice: è un fatto del cuore. E’ il nostro cuore presuntuoso che deve lasciarsi guarire dalla grazia…

COMMENTO

La breve narrazione di Marco pone le tentazioni di Gesù in parallelo con la scena della Genesi. In Matteo e Luca l’orizzonte si amplia: il riferimento biblico è all’Esodo e alle varie tentazioni della storia del popolo di Israele. Così cresce anche il valore didattico: come vedremo, sono le stesse tentazioni che nella nostra vita siamo chiamati ad affrontare, quelle che Gesù vince, ci insegna a combattere, e ci dà la forza per farlo.
Notiamo che le prime due tentazioni partono dall’essere Figli di Dio. L’ultima, dalla pura sete di potere. L’inizio è velato dall’inganno. Poi il velo si toglie, e la tentazione appare in tutta la sua radicalità: mettere un altro al posto di Dio.

Il pane

La prima tentazione consiste nel servirsi di Dio per soddisfare i propri bisogni materiali. Si presenta in forma suadente e indolore: “Se sei Figlio di Dio…”. La relazione con Dio ne verrebbe compromessa: Dio ridotto a colui che soddisfa il nostro bisogno materiale. In realtà, il bisogno diverrebbe il nostro Dio. Era la tentazione di Israele nel deserto (dubitare di Dio, in assenza del pane), ed era la tentazione di Israele nella Terra Promessa (dimenticare che la terra e i suoi frutti restano dono di Dio). Il digiuno è il segno fondamentale, per ricordarci, prima che sia troppo tardi, che la vita e ogni cibo che la alimenta restano dono di Dio, e che c’è un altro dono, ancora più fondamentale: Gesù lo rinfaccia al tentatore. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Senza la Parola, la vita resta vuota, pura sussistenza biologica, lotta per la sopravvivenza contro la natura e i propri simili. Solo la Parola di Dio, esplicitamente o implicitamente accolta, permette alla vita di diventare relazione e comunione.

Gli angeli

La seconda tentazione in Matteo è il servirsi di Dio per soddisfare il proprio bisogno di successo. E’ espressa con la citazione di un salmo, ed è per questo ancora più insidiosa, perché si basa sulla promessa stessa di Dio. La promessa buona di essere il “Dio-con-noi”. Per noi è la pretesa di essere preservati da ogni sciagura. Per Israele, la pretesa di vedere Dio al proprio fianco, per combattere le proprie battaglie, per sconfiggere i propri nemici. A volte anche noi, allo stesso modo, vorremmo vedere i nostri progetti santificati dall’alto, resi invincibili da una forza superiore. Mentre ci è richiesto di metterci umilmente a disposizione di un altro progetto. Occorre ascoltare tutta intera la rivelazione, non selezionare ciò che più fa comodo. Gesù risponde con il comandamento “Non tentare il Signore Dio tuo”. Non possiamo imporre a Dio le nostre prove di amore.

La gloria dei regni del mondo

La terza tentazione in Matteo è quella del potere. Esso non ha bisogno di rivestirsi di bontà e rispettabilità: appare buono di per sé, dotato di una sua “gloria”. Per fare del bene, così noi pensiamo, occorre avere questo potere. Per avere questo potere (soldi, conoscenze, alleanze…) occorre certamente scendere a compromessi. Ma il fine giustifica i mezzi… e se il fine fosse buono? Il prezzo dell’acquisto di un simile potere è chiaro: la rinuncia all’unicità di Dio. Occorre “prostrarsi” a qualcun altro, avere un altro Dio. L’inganno sta proprio in questo: una volta che ci si è inchinati all’idolo, è impossibile tornare indietro. Ed è impossibile usare bene i cattivi mezzi che si sono acquistati. Adorando l’idolo, si è ormai deviati dal bene. Tutta la storia dell’antico popolo di Israele è segnata tragicamente dalla lotta per il potere, che distoglie il popolo dall’adorazione dell’unico Dio, ed è istruttiva ancor oggi per i politici, ma soprattutto per la Chiesa. Una Chiesa che ricerca qualunque forma di potere rischia di perdere se stessa. Gesù reagisce con forza contro l’ultima e la più insidiosa tentazione: “Adora il Signore tuo Dio, e a lui solo rendi culto”, dandoci così la chiave interpretativa fondamentale per la nostra Quaresima: riscoprire Dio e la sua sovranità sulla nostra vita. Riscoprire l’essenzialità, contro i falsi idoli che prendono il sopravvento e ci rendono schiavi. Ma noi vogliamo ascoltare la sua voce?

Flash sulla I lettura

Dietro l’apparente semplicità del racconto, che troppo spesso nelle nostre esposizioni catechistiche si riduce a favoletta per bambini, si nasconde la verità profonda sulla nostra condizione umana, espressa nell’unico linguaggio possibile, che per la sua efficacia ha saputo attraversare i tempi. Da più di un secolo si approfondiscono e revisionano varie ipotesi scientifiche sull’origine biologica della specie umana; ma la questione posta dal testo della Genesi è di natura diversa, e si pone con ben diversa urgenza. Si tratta di sapere qualcosa al di là della costituzione biologica dell’animale classificato dagli scienziati come “homo sapiens”. Questo essere è uguale agli altri esseri viventi? O ha qualcosa in più? O ciò che lo distingue è soltanto una diversa struttura intellettiva? Una spiccata capacità di elaborare strumenti, forme di pensiero e di calcolo, che suppliscono alle sue deficienze biologiche? La risposta della Scrittura va in una direzione diversa. Vede una differenza qualitativa tra l’uomo e gli altri viventi, che risiede in ultima analisi nel suo rapporto con Dio. L’uomo riceve un soffio vitale come gli altri animali, ma è anche dotato di autocoscienza; e ha un posto privilegiato nella creazione, simboleggiato dal giardino di Eden. Il comandamento che Dio impone all’uomo (o meglio: alla coppia uomo/donna) indica che è creato come essere libero; a differenza degli altri animali, dovrà liberamente scegliere il suo destino; inoltre, il comandamento pone un limite al suo agire: ci sono realtà che restano al di sopra dell’umanità (rappresentate dall'”albero della vita” e della “conoscenza del bene e del male”), su cui non si può avere un dominio assoluto. La tentazione consiste in un uso sbagliato della libertà, con cui l’uomo si pone al posto di Dio. Si tratta di una prospettiva allettante, ma illusoria: al termine dell’esperienza che doveva dargli la divinità, la coppia originaria (che rappresenta ogni essere umano, di ogni tempo) fa esperienza della propria fragilità (“si accorsero di essere nudi”).

Flash sulla II lettura

“Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo…”: Paolo, partendo dalla narrazione della Genesi, sviluppa la sua teologia della salvezza, da cui ricava la sua teologia del peccato. Dall’ingresso del peccato nel mondo, è derivata la “morte”, espressione che forse non indica solo la morte fisica, ma anche la morte come separazione da Dio, e come esito pauroso e terribile dell’esistenza.
“Fino alla legge infatti c’era peccato nel mondo”: tutta la storia che precede Gesù è vista come storia segnata dal peccato e dalla morte, anche la storia prima della legge di Mosè (che secondo il pensiero di Paolo, serve a rendere manifesto il peccato). Noi potremmo aggiungere: ogni storia umana che pretenda di costruirsi al di fuori di Gesù, rischia di essere segnata dal peccato e dalla morte. E saremmo tentati di dire che anche oggi chiunque pretende di costruire una storia di salvezza al di fuori della croce e risurrezione, insegue una vana pretesa. Ma il testo di Paolo ci sorprende per la sua universalità: “la grazia e il dono… si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini”…si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita” “Tutti saranno costituiti giusti”. La salvezza inaugurata da Cristo, nuovo Adamo, è aperta a tutti, senza confini, e costituisce una realtà universale nella storia umana. La comunità dei credenti è chiamata a testimoniare l’offerta di grazia, senza averne l’esclusiva.

Published in: on marzo 14, 2011 at 8:09 am  Lascia un commento  
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