Vangelo 13 marzo 2011

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

AQ010 ;
Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Viola 

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Gesù viene presentato come il nuovo Adamo che, contrariamente al primo, resiste alla tentazione. Ma egli è anche il rappresentante del nuovo Israele che, contrariamente al popolo di Dio durante la traversata del deserto che durò quarant’anni, rimette radicalmente la sua vita nelle mani di Dio – mentre il popolo regolarmente rifiutava di essere condotto da Dio.

In ognuno dei tre tentativi di seduzione, si tratta della fiducia in Dio. Si dice, nel Deuteronomio (Dt 6,4): “Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Significa esigere che Dio sia il solo ad essere amato da Israele, il solo di cui fidarsi. Ciò significa anche rinunciare alla propria potenza, a “diventare come Dio” (Gen 3,5).
A tre riprese, Satana tenta Gesù a servirsi del suo potere: della sua facoltà di fare miracoli (v. 3), della potenza della sua fede che pretenderebbe obbligare Dio (v. 6), della dominazione del mondo sottomettendosi a Satana e al suo governo di violenza (v. 9). Gesù resiste perché Dio è nel cuore della sua esistenza, perché egli vive grazie alla sua parola (v. 4), perché egli ha talmente fiducia in lui che non vuole attentare alla sua sovranità né alla sua libertà (v. 7), perché egli sa di essere impegnato esclusivamente a servirlo (v. 10).

Antifona d’ingresso
Egli mi invocherà e io lo esaudirò;
gli darò salvezza e gloria,
lo sazierò con una lunga vita. (Sal 91,15-16)

Non si dice il Gloria.

Colletta
O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo
con una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima lettura

Gen 2,7-9; 3,1-7
La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gènesi

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

Salmo responsoriale

Sal 50

Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.

Seconda lettura

Rm 5,12-19
Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la
grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio.

Forma breve (Rm 5,12.17-19):

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mt 4,4b)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Vangelo

Mt 4,1-11
Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Desiderosi di vivere con cuore rinnovato, nella libertà di figli, chiediamo al Padre che ascolti le nostre preghiere e ci dia la forza di vivere secondo la sua divina volontà.
Preghiamo dicendo: Ascoltaci Signore.

1. Perché la Chiesa si abbeveri alla Parola di Dio, da essa si lasci guidare sulle strade della storia, per esprimere frutti di santità, preghiamo.
2. Per coloro che sono rivestiti di autorità, perché svolgano il loro mandato con spirito di servizio, come un compito per il bene comune, preghiamo.
3. Perché gli uomini sappiano resistere alle tentazioni del potere, dell’avere e del piacere, gli idoli del nostro tempo, preghiamo.
4. Per i battezzati, perché accolgano con riconoscenza l’invito alla conversione di questo tempo quaresimale e si impegnino nell’itinerario della riscoperta di una fede autentica, preghiamo.
5. Per noi che partecipiamo a questa Eucaristia, perché il Signore scardini le nostre resistenze e ci renda aperti alla sua voce e al suo appello d’amore, preghiamo.

Ascolta, o Padre, le nostre preghiere, e donaci la forza di superare ogni prova, per raggiungere la comunione con te, che sei l’Amore. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Si rinnovi, Signore, la nostra vita
e col tuo aiuto si ispiri sempre più al sacrificio,
che santifica l’inizio della Quaresima,
tempo favorevole per la nostra salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO
Gesù vittorioso sulla tentazione del maligno.

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli consacrò l’istituzione del tempo penitenziale
con il digiuno di quaranta giorni,
e vincendo le insidie dell’antico tentatore
ci insegnò a dominare le seduzioni del peccato,
perché celebrando con spirito rinnovato
il mistero pasquale
possiamo giungere alla Pasqua eterna.
E noi, uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo senza fine
l’inno della tua lode: Santo…

Antifona di comunione
“Non di solo pane vive l’uomo,
ma di ogni parola
che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4)

Oppure:
Il Signore ti coprirà con la sua protezione,
sotto le sue ali troverai rifugio. (Sal 91,4)

Preghiera dopo la comunione
Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre,
alimenti in noi la fede,
accresca la speranza, rafforzi la carità,
e ci insegni ad aver fame di Cristo, pane vivo e vero,
e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca.
Per Cristo nostro Signore.

OMELIE

mons. Gianfranco Poma
Davanti al Signore, il tuo Dio, ti prostrerai, Lui solo adorerai 

Ci mettiamo dunque in cammino per vivere, nella Chiesa, nella comunione con i nostri fratelli, la quaresima, e la viviamo “oggi”, percependo la difficoltà ma anche la bellezza della riscoperta dell’esperienza di Dio, l’impegno esigente ma liberante del ripudio degli idoli, il coraggio di vincere le proprie paure per gustare la gioia profonda della misericordia del Signore.
La Liturgia, nella prima domenica di quaresima ci presenta il racconto delle tentazioni di Gesù: si tratta di una pagina intensa, ricca, che gli esegeti commentano cercando sempre una nuova chiave di interpretazione. La tradizione di Matteo che quest’anno leggiamo, Matt.4,1-11, va collocata nella prospettiva propria di Matteo, il “compimento” della storia del popolo di Dio e la “apertura universale” della salvezza operata in Gesù, per tutta l’umanità: Gesù, nelle tentazioni, rivela la sua identità di Figlio di Dio, ascoltando la Parola del Padre, ed invitando i suoi discepoli a seguirlo per portare a “compimento” la strada verso la pienezza della libertà. Ma quando Matteo scrive il suo Vangelo, Gesù ha già percorso la sua strada: il Figlio di Dio ha ascoltato la Parola del Padre, si è affidato completamente al suo amore ed è arrivato alla Croce. Sullo sfondo del racconto delle tentazioni, impersonato dal diavolo, stanno tutte le componenti della razionalità che alla dignità del Figlio di Dio vorrebbe che corrispondessero manifestazioni di potere, di efficienza. E’ perfettamente “logico” pensare che il Figlio di Dio, l’ “amato da Dio”, colui nel quale Dio “ha posto il suo compiacimento”, goda della potenza infinita di Dio, possa chiedergli ed ottenere da Lui tutto ciò che vuole. Quando Matteo scrive il suo Vangelo, Gesù è già salito sul Golgota, sulla terra è già sceso il buio, Gesù ha gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, il centurione ha detto: “Davvero costui era Figlio di Dio”, gli undici si sono recati in Galilea, lo hanno visto e si sono prostrati davanti a Lui, Ma, sottolinea Matteo: “Essi però dubitarono”. Questo dubbio è sempre vivo, profondo, attraversa i secoli e mette continuamente in crisi la razionalità umana: “Se tu sei il Figlio di Dio…” perché il silenzio del Padre? Perché il grido che lacera il Tempio: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Perché la Croce del Figlio di Dio che rimane piantata nella storia che continua a ripetersi nel tempo?
“Se tu sei il Figlio di Dio…”: è la grande domanda che ha interpellato Gesù nella radicalità più profonda della sua identità. Nel momento nel quale Gesù ha accettato di discendere, di essere soltanto il Figlio che “riceve” la vita, il Padre lo ha riconosciuto “Figlio” e gli ha donato il suo Spirito. Ma adesso che è riconosciuto Figlio di Dio, può servirsi della propria divinità per dimostrare la onnipotenza divina? Oppure deve solo “discendere”, lasciare operare il Padre per essere il Figlio che riceve tutto dal Padre? Il diavolo e Dio sono così sottilmente vicini: il diavolo è un filo sottile che separa il Figlio dal Padre. Dio è Padre che dona tutto al Figlio perché il Figlio cominci a servirsi della potenza di Dio per compiere “opere sue” oppure Dio è il Padre che ama il Figlio perché il Figlio convinca il mondo che tutto è solo Amore? E la Chiesa è lì, attraversata dal dubbio dei primi discepoli: “Se tu sei il Figlio di Dio…”: con la forza del Figlio di Dio, la Chiesa, forte, può aspirare a compiere opere più grandi di quelle del Padre, oppure la Chiesa è il Corpo di Cristo abbandonato nelle braccia del Padre per amore del mondo?
Per Matteo non c’è dubbio: Gesù (e la Chiesa) è il Figlio che vive solo e sempre per la vita che riceve dal Padre. Proprio per la rinuncia totale all’ affermazione di qualsiasi diritto divino, ha una regalità che passa attraverso l’obbedienza filiale a Dio, l’agonia e la morte in Croce, ed è preoccupata soltanto che giunga agli uomini l’amore del Padre.
Il racconto delle tentazioni è per Matteo il momento nel quale Gesù ascolta fino in fondo la Parola del Padre e decide che la sua esistenza è solo e totalmente vita accolta dal Padre e affidata a Lui.
“Se tu sei il Figlio di Dio…”: per due volte il diavolo si rivolge con questa espressione a Gesù “portato dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo”. Il deserto è qui il luogo simbolico della fragilità dell’esistenza umana nella quale il Figlio di Dio ha accettato di vivere, di cui la prova a cui il diavolo lo sottopone fa parte essenziale. Per due volte: infatti, la seconda e la terza tentazione sono collegate tra loro e sono la doppia faccia di uno stesso problema. Gesù è il Messia, il Figlio di Dio: ma di quale messianismo si tratta? Il popolo aspettava un Messia: un Messia che restaurasse il regno terreno di Davide? Gesù sceglie di essere solo il Figlio di Dio: nell’annientamento della Croce si realizza la sapienza e la potenza di Dio..
“Dì che queste pietre diventino pane”: chi non vorrebbe un re che potesse dare ogni bene al suo popolo? Se Gesù è il Figlio di Dio, perché non usare della forza di Dio per realizzare un regno in cui tutto il bene materiale è a disposizione? La scelta di Gesù è di non ridurre il suo messianismo ad una sola dimensione: la vita dell’uomo si realizza nella relazione personale con Dio. Gesù realizza il suo messianismo vivendo totalmente la sua relazione di Figlio che ascolta la Parola del Padre.
“Se tu sei il Figlio di Dio…” E il diavolo trasporta Gesù sul punto più alto del Tempio: se Gesù ha Dio con sé, perché non realizzare finalmente sulla terra il “Regno di Dio”, non cancellare la debolezza umana dal momento che ha gli angeli a sua disposizione? Gesù realizza il suo messianismo non per instaurare sulla terra un regno che per essere divino è disumano, ma perché Dio possa condividere con il suo amore la debolezza umana.
E il diavolo trasporta Gesù ancora più in alto, su un monte altissimo, (ritorna il simbolismo del monte) dal quale si vedono “tutti i regni del mondo e la loro gloria”. Come nella seconda tentazione, il problema è: perché non realizzare un messianismo che instauri il regno di Dio sulla terra: Dio non può non avere il potere assoluto. Quanto “potere” esiste sulla terra, economico, politico, psicologico…che domina su tutto ciò che è umano: perché “se Gesù è il Figlio di Dio” non esercita un “potere” che elimini ogni potere? “Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti ai miei piedi, mi adorerai”. E’ drammatica la dimensione sublime di questa tentazione: adorare il potere per avere un potere da esercitare senza limite, in modo divino. Ma Gesù è il Messia che sceglie di essere ubbidiente al Padre, per essere autenticamente libero: non è il potere la manifestazione di Dio nella storia, non il trono ma la Croce. Solo l’ Amore che il Padre dona al Figlio completamente abbandonato in Lui, libera il mondo dal peso di ogni potere.

 


mons. Roberto Brunelli
Tempo di digiuno 

E’ cominciata la quaresima, il periodo di quaranta giorni (di qui il nome) che prepara alla più importante celebrazione dell’anno, la Pasqua. Il numero dei giorni (ne sono escluse le domeniche) è stato fissato in base al periodo trascorso da Gesù nel deserto prima di cominciare la sua vita pubblica, come ricorda il vangelo di oggi (Matteo 4,1-11), che riferisce quanto accadde al termine di quel periodo. Il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha condiviso in tutto la nostra condizione umana: ha avuto una madre e degli amici, ha lavorato con le sue mani, ha sperimentato la fame, la sofferenza, persino la morte; tutto, tranne il peccato, dal quale appunto è venuto a liberare l’umanità. Non il peccato, ma la tentazione di commetterlo, sì: anche in questo ha voluto essere come noi. Narra appunto il vangelo che al termine di quei quaranta giorni è stato sottoposto alle tre tentazioni in cui tutte sono comprese: seguire gli istinti naturali anche se contrari a quanto si sa essere giusto e buono; pretendere che Dio intervenga a sanare i nostri egoismi e i nostri errori; perseguire ricchezza successo e potere con ogni mezzo, anche a costo di danneggiare gli altri. L’uomo-Gesù ha superato le tentazioni, appellandosi ogni volta alla volontà di Dio: ed ecco un bel programma per la quaresima, consistente nel riesaminare la propria vita per vedere se, magari senza accorgercene, siamo scivolati in situazioni e abitudini che Dio non approva (e perciò, ce ne rendiamo conto o no, fanno del male ad altri e si ritorcono anche contro di noi).
Nel programma quaresimale dei cristiani questa è, per così dire, la parte negativa: eliminare il male che cova dentro ogni uomo. C’è però anche una parte positiva, consistente nella ricerca di quanto può davvero arricchirci, migliorando noi e gli altri: la si trova esposta nel vangelo (Matteo 6,1-18) letto lo scorso mercoledì, primo giorno di quaresima, e consiste essa pure in tre grandi categorie di opere, entro le quali sta tutto il bene che si può compiere, nell’infinita varietà dei casi personali. La prima è l’elemosina, da non ridurre certo al dare una moneta ogni tanto a chi la chiede: questa categoria riguarda una disposizione abituale dello spirito, l’amore disinteressato, quello per cui si cerca di fare per il prossimo tutto il bene che ci è possibile. La seconda è la preghiera, con cui riconosciamo la bontà e la grandezza di Dio, e consapevoli della nostra debolezza umilmente gli chiediamo l’aiuto indispensabile a fare la sua volontà.
La terza categoria delle opere da praticare in quaresima, per imparare a compierle poi sempre, è quella che il vangelo chiama il digiuno. Occorre forse in proposito qualche chiarimento. In passato lo si è inteso come un limitarsi, talora aspramente, nel cibo, al fine di dominare il proprio corpo e abituarlo a non cedere agli istinti. Oggi le norme della Chiesa l’hanno ridotto a ben poca cosa (una modesta riduzione due giorni all’anno, esclusi i minorenni e gli anziani); ma non ha ridotto, né lo potrebbe fare perché sta scritto nel vangelo, il senso autentico del digiuno: eliminare, o quanto meno ridurre, il superfluo, per meglio concentrarsi su ciò che vale davvero. Ad esempio, eliminare lussi e sprechi, per avere di più da donare a chi è nel bisogno, ed eliminare perdite di tempo, come quello dedicato al cicaleccio di una politica becera o a programmi televisivi degradanti, per averne di più da impegnare in positivo: un sano riposo, un onesto divertimento, e silenzio, per ascoltare la voce di Dio che in mille modi continua a parlarci. Come poi “digiunare” in questo senso, in che cosa consista il superfluo, in quale misura ridurlo, ciascuno lo deve decidere da sé, non dimenticando che la nostra coscienza gli altri non la vedono, ma Dio sì.

 

mons. Ilvo Corniglia
 

Il tempo di Quaresima, che nel suo duplice carattere “battesimale e penitenziale” è tutto proteso e polarizzato verso la Pasqua, ripropone al popolo cristiano un cammino impegnativo di conversione. Vale a dire, siamo chiamati a ritornare al Signore, concentrando la nostra attenzione su di Lui e scoprendo che Egli ci attende e ci guarda con infinita misericordia. Ma lo sguardo di Dio su di me (che grazia poterlo avvertire!) desidera incontrare il mio sguardo su di Lui. Se Dio mi guarda io non posso guardare altrove. E’ questa, precisamente, la tentazione che subiamo di continuo: voltare le spalle a Lui per lasciarci catturare da ciò che non è Dio e non può assicurarci felicità e salvezza.
E’ la tragica esperienza, fatta dall’umanità alle sue origini, che si prolunga nel corso della storia e nell’esistenza quotidiana degli uomini (Gn. 2,7-9; 3,1-7: I lettura).
L’uomo-che Dio nel suo amore ha “plasmato” per farne il suo capolavoro e ha posto in una condizione di felicità- fallisce miseramente: con l’ingratitudine più nera cade nell’infedeltà al suo Creatore e Signore. L’uomo e la donna cedono alle suggestioni del Maligno, che li porta a dubitare della parola e dell’amore di Dio, ritenendolo geloso della loro felicità e interpretando il suo comando come una minaccia alla loro autonomia e libertà. Vogliono fare di propria testa, decidendo essi ciò che è bene e ciò che è male e cercando di realizzarsi senza Dio e contro Dio. L’autore sacro, narrando col linguaggio delle immagini il peccato delle origini, descrive in definitiva la dinamica di ogni tentazione e la sostanza di ogni peccato che gli uomini compiono e moltiplicano nella storia. La conseguenza è un disastro senza proporzioni: “conobbero di essere nudi”, spogliati di ogni dono di Dio, privati del rapporto di amicizia e di comunione con Lui, unica vera fonte di vita e di felicità.
Al racconto della Genesi si riferisce San Paolo (Rm. 5, 12-19: II lettura), che mette in contrasto parallelo sia il comportamento di Adamo e quello di Cristo, sia i risultati tanto diversi del loro operato. La ribellione e la disobbedienza del primo hanno causato la separazione da Dio e la morte di tutti gli uomini, provocando il moltiplicarsi dei peccati. L’obbedienza perfetta di Cristo, invece, ha ottenuto a tutti la pienezza della grazia e della vita. L’opera di Cristo- cioè la redenzione- non ha semplicemente “riparato” il danno prodotto da Adamo. Ma ha “scatenato” la comunicazione “sovrabbondante” e senza misura dell’amore e della vita di Dio. Nella presentazione dell’Apostolo, il peccato con le sue tragiche conseguenze diventa come lo sfondo su cui risaltano con maggiore evidenza la vittoria di Cristo e il trionfo dell’amore gratuito di Dio. In questa pagina di rara potenza sentiamo vibrare la commozione, l’entusiasmo, la gratitudine di Paolo. Consapevoli di un dono così grande, riceviamo anche la forza per percorrere l’itinerario quaresimale di conversione, imitando l’obbedienza di Cristo, che lo ha portato ad accettare la passione e la morte. Obbedienza a Dio di cui ha dato prova concreta nella lotta contro la tentazione.
Tradizionalmente la prima domenica di Quaresima ci pone in contatto con Gesù che nel deserto subisce l’assalto del diavolo, ma non soccombe, riporta vittoria su di lui e su tutte le sue suggestioni. Il Figlio di Dio non è risparmiato dalla tentazione, che riguarda proprio il suo rapporto col Padre. Satana cerca di allontanare Gesù da Dio, di metterlo in contrasto con Lui. Vuole persuaderlo a non comportarsi da figlio, rinnegando addirittura la sua relazione filiale col Padre. “Se tu sei Figlio di Dio”, usa il potere di cui disponi per soddisfare ora le tue necessità vitali e, poi, per risolvere ogni problema economico dell’umanità offrendo alla gente un’abbondanza di beni materiali. Tutto questo puoi farlo, senza dipendere da tuo Padre, non aspettandoti l’intervento della sua provvidenza (I tentazione). Ma Gesù si abbandona al Padre e respinge la tentazione riferendosi a un alimento che per Lui è più importante del pane: la Parola di Dio.
“Se tu sei Figlio di Dio”, usa il tuo potere per compiere miracoli clamorosi e gesti spettacolari con cui conquisterai la gente: “Gettati giù…”, manifestando così la tua fiducia in Dio. Questa però non è la vera fiducia del Figlio, ma un mettere Dio alla prova (II tentazione).
“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. Gesù si manifesta vero Figlio di Dio che ha scelto di vivere nell’umiltà e nel nascondimento e non ha bisogno di forzare Dio a dimostrargli che lo ama. Si fida semplicemente di Lui.
Nella terza tentazione Satana scopre le sue carte. Offre a Gesù il dominio politico ed economico del mondo, a una condizione: adorare lui al posto di Dio, apostatando quindi da Dio. Ma Gesù reagisce con forza estrema: smaschera l’Avversario svelando la sua identità(“Satana”) e gli ordina decisamente di andarsene (“Vattene!”).
Le proposte di Satana sono apparentemente sagge e suggestive. Corrispondono, infatti, al buon senso, alle aspettative e alla concezione corrente, allora come oggi, secondo cui la salvezza viene da un messianismo facile e trionfalistico e non invece dall’amore che si abbandona a Dio e si fa servizio sino alla Croce.
Questa tentazione non ha aggredito Gesù soltanto nel deserto, ma lo ha accompagnato lungo tutto il suo ministero, raggiungendo poi una violenza inaudita nella Passione. Attraverso questa tentazione, che assume le forme più diverse, è Satana, il grande nemico – non un simbolo, ma una presenza reale, personale, anche se misteriosa – che cerca di separare Gesù da Dio suo Padre boicottando il disegno di Dio. Ma Gesù in una lotta dura, sofferta, perseverando nella sua scelta controcorrente, rimane fedele a Dio e al suo progetto fino alla morte. In tal modo riporta una vittoria completa sulla tentazione, alla quale aveva invece ceduto Israele nel deserto e, prima ancora, l’umanità ai suoi inizi.
I cristiani non possono pretendere che sia loro risparmiata la prova. L’affrontano però nella certezza che il loro Signore ha vinto Satana e li sostiene nella lotta. Gesù rimane accanto a noi e ci insegna a pregare il Padre: “Non ci indurre in tentazione”, cioè fa’ che non soccombiamo alla tentazione di tradirti, di perdere la fede. In definitiva, è la fede che il tentatore cerca di insidiare, portando un “figlio di Dio” a essere diverso da come suo Padre lo vuole.
Da Gesù impariamo anche con quale strategia possiamo vincere ogni forma di tentazione. Il segreto è il rapporto vivo con la Parola di Dio. Gesù resta fedele alla volontà del Padre e tale volontà la legge nella Scrittura. A ogni attacco del diavolo risponde citando un breve testo della Sacra Scrittura. Non si tratta di una schermaglia di parole, ma di una precisa volontà di lasciarsi muovere e misurare dalla Parola. Spesso, quando sentiamo forte la tentazione – dell’avere, del valere, del potere – basta lasciare risuonare dentro di noi una Parola di Dio per trovare la forza di resistere e di unirci a Lui, l’unico Signore da adorare e servire.

Come attuare nel concreto la nostra conversione? Tre sono le parole-chiave che indicano il percorso quaresimale: preghiera-penitenza-carità. Non sono soltanto mezzi per arrivare a Gesù e quindi al Padre, ma sono suoi doni che ti rendono uomo nuovo, cioè risorto.
La preghiera come dialogo d’amore col Signore. Impari ad ascoltare la sua voce che risuona nel cuore e la sua Parola contenuta nella Scrittura, soprattutto quella che Dio ti dona ogni domenica durante la celebrazione eucaristica. A tua volta, poi, tu parli con Lui, come il figlio col padre, come l’amico con l’amico, lodandolo, ringraziandolo, affidandogli te stesso e gli altri, domandandogli perdono.
La penitenza come libertà interiore, quando ti accorgi che sei troppo dipendente da qualcosa o da qualcuno.
La carità come amore gratuito, come gesto concreto, come il saperti accorgere delle occasioni in cui Gesù si presenta a te piccolo, povero, bisognoso.

“Il Signore Dio tuo adorerai: a Lui solo renderai culto”.

Ogni volta che siamo tentati di mettere qualcos’altro al posto di Dio o prima di Lui, sentiamoci ripetere in fondo al cuore: “Adora Dio solo!” e ubbidiamo con grande fede a questa Parola. Cioè prendiamo Dio come ideale delle nostre azioni e diciamo coraggiosamente di no a ciò che Lui non vuole. Avremo così la forza di liberarci dall’idolatria, dall’adorare tante cose e proveremo la gioia di potergli dichiarare: “Sei tu, Signore, l’unico mio bene! Al centro del mio cuore ci sei solo Tu!”
Sarà, ogni volta, un passo nuovo nel cammino di conversione.
Prova a chiederti cosa significa “Adorare Dio solo”, cioè metterlo realmente al primo posto nella tua vita, nelle tue scelte, nei tuoi gesti. Quante volte ti è accaduto finora? Quante volte ti capita al giorno?

 

mons. Antonio Riboldi
Quaresima, un dono da non perdere 

Ci sono momenti in cui tutti sentiamo il bisogno di “ritirarci nel deserto”, ossia uscire fuori dal chiasso di questo nostro tempo che non solo è tanto, ma che rischia di sommergerci per le sue innumerevoli, a volte compassionevoli, a volte tragiche cronache. Credo che tutti sentiamo il bisogno di questo silenzio, se non altro per capire bene chi siamo, perché viviamo, quali sono i veri interessi della vita, quale la sua bellezza, la sua verità. Come fece Gesù prima di dare inizio alla sua missione di Messia fra di noi.
Lui sapeva che aveva un preciso mandato nella vita: un mandato che Gli veniva dal Padre; quello di amare tutti noi fino a dare la vita. Ma come affrontare un disegno, una volontà del Padre? Ci sono tante vie per andare alla conquista dell’uomo e il mondo le conosce bene. Non solo le conosce, ma le propone ad ogni istante: le vie del successo, del potere, dell’egoismo.
Gesù nel digiuno e nel silenzio cerca di scoprire la Via di Dio tra gli uomini. Come è davvero una divina, sofferta immagine quella di Gesù, che possiamo bene pensare, raccolto in un silenzio che è come essere totalmente fuori dalla realtà terrestre, per entrare nel “pensiero” del Padre’. Un secondo di quel silenzio di Gesù, vale più di tutte le chiacchiere degli uomini che discutono da secoli a volte senza fare un passo verso la verità.
Sulla strada delle scelte di Gesù, come sempre, approfittando anche della debolezza fisica forse, si presenta puntualmente satana, colui che tenta non solo di scombinare i piani di Dio, se fosse possibile, ma di suggerirne dei suoi che, apparentemente hanno gli stessi obbiettivi, ma alla fine si rivelano un suo piano ben congegnato contro Dio. Come avvenne per Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre. La volontà di Dio era di godere della creazione, ma nell’ambito meraviglioso del vivere del Suo amore. “Dell’albero del bene e del male”. Dei frutti degli alberi del giardino, rispose Eva al serpente “il più astuto degli animali”, noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, se no “morirete”. Qui venne fuori tutta l’astuzia del demonio: questo divieto di Dio dipendeva solo da una presunta gelosia di Dio, quella di vedere le sue creature diventare come Lui! Dio teme che all’uomo si aprano gli occhi! E quegli occhi, dopo aver disobbedito a Dio davvero si aprirono e si accorsero di essere nudi: cioè senza più senso e futuro. Ma quante volte satana ripete lo stesso con noi: ci imbroglia ed alla fine ci lascia ‘nudi’ nel cuore, nella vita: la nudità che è la sola spiegazione della nostra insoddisfazione che rende insopportabile a volte la stessa vita.
Il demonio tenta con Gesù le stesse carte: “Se sei figlio di Dio, lo stuzzica, come non solo a volerne scoprire l’identità, ma a cancellarla, fa diventare pane le pietre”. Come se la potenza fosse davvero il mezzo per salvare gli uomini!!! “Se sei Figlio di Dio, gettati giù dal pinnacolo, Dio manderà i suoi angeli a sorreggerti”. E’ secca la risposta di Gesù di fronte alla tentazione dell’esibizionismo e prestigio: “Non tentare Dio!”
Ed infine la proposta più oscena ed incredibile: il demonio mostra a Gesù tutto il mondo (che era stato creato per mezzo proprio del Verbo, ossia di Gesù) e gli fece la proposta: “Tutto questo io ti darò se, prostrandoti, mi adorerai”. Ossia avere tutto, ma riconoscendo satana come Dio. Incredibile. La risposta di Gesù è perentoria: “Adora il Signore tuo Dio e a lui solo rendi culto”.
E sappiamo come Gesù poi scelse la via della croce, ben lontano dalle vie proposte da satana. E su quella dolorosa via che nulla ha del potere o del prestigio, ma conosce la gioia della obbedienza, della totalità di donazione al Padre e quindi a noi uomini, Gesù realizza il disegno della nostra salvezza nella resurrezione.
E’ fin troppo evidente come il demonio ad ognuno di noi e quotidianamente ripropone l’inganno fatto ad Adamo e tentato con Gesù. E’ forte la tentazione di farsi prendere dalla voglia dei soldi, del potere, del prestigio che ci svendono a satana. Se davvero siamo storditi da questo mondo, se davvero la nostra coscienza ci grida voglia di chiarezza, di verità, di. gioia, la Quaresima con il silenzio, l’ascolto della Parola del Padre, la penitenza che sia uno strapparsi di dosso ogni forma di egoismo, di attaccamento a noi stesse ed alle mute creature, per trasformarle in gesti di bontà verso chi soffre, la Quaresima è il tempo di salvezza che il Padre ci offre. E’ la strada su cui ci attende forse da tanto tempo per metterci le braccia al collo e con noi fare la festa del cielo. Proviamoci!

 

mons. Antonio Riboldi
E’ Quaresima: Dio ci chiama con passione 

Confesso a voi, carissimi, che mi seguite nella riflessione della Parola di Dio, ogni volta la Chiesa ci propone “un tempo sacro”, in cui siamo chiamati ad accostarci a Lui, uscire dalla nostra vita, che tante volte sembra appiattita su una ordinarietà, che non è quel “rientrare in noi stessi”, come è nella parabola del figlio prodigo, ho come il senso che tutto, anche questi passi inosservati siano…come un quotidiano che non porta novità.
La Quaresima, al suo inizio, era il tempo dedicato ai peccatori, che per le loro gravi colpe erano stati allontanati dalla comunità, invitati a convertirsi nel fare penitenza e nella preghiera. La Quaresima era finalmente il tempo, dopo la conversione, di essere degni di tornare a essere figli di Dio, con digiuno, preghiera e penitenza. La Pasqua, per loro, come per i catecumeni, ossia quanti si erano preparati a rinascere in Cristo con il Battesimo, era il giorno della riconciliazione e quindi della resurrezione. E, come “rinati”, vestivano l’abito bianco.
E così la Chiesa definisce la Quaresima: “Il mistero pasquale risplende al vertice dell’anno liturgico. Il tempo di Quaresima ha lo scopo di preparare la Pasqua: la liturgia quaresimale guida alla celebrazione del mistero pasquale sia i catecumeni, attraverso i diversi gradi dell’iniziazione cristiana, sia i fedeli per mezzo del ricordo del Battesimo e della Penitenza”.
In altre parole, siamo tutti invitati a rimetterci, con la conversione, quella veste bianca che ci fu indossata il giorno in cui Dio ci ammise al Suo Regno di Padre, nel Battesimo. Una veste che di bianco, diciamo la verità, ha conservato poco.
C’era un tempo, il mio tempo, quando la Quaresima era tempo di catechesi, i cosiddetti quaresimali, una guida alla conversione: questo cammino era fatto con l’obbligo del digiuno e il digiuno doveva essere esercizio di carità.
Proviamo insieme a riflettere seriamente su quanto subito ci propone questa domenica prima di Quaresima. Abbiamo lasciato alle spalle il carnevale con un proverbio che così lo giustificava: “Almeno una volta all’anno è lecito essere pazzi”. Ed allora usciamo dalla pazzia ed entriamo nella verità, che deve essere vera novità da saggi, secondo Cristo.
Inizia, la Chiesa, ricordandoci la dolorosa storia della prova che Dio chiese ad Adamo ed Eva per saggiare la loro fedeltà nell’amore. “Non mangerai il frutto del bene e del male”. Tutti sappiamo che fu davvero finissima l’astuzia del serpente, che fece balenare la voglia, la gloria di essere degli dèi, senza essere Dio, sganciandoci quindi da Colui che era il solo Amore possibile, la felicità desiderata, il Bene irrinunciabile. Riuscì satana nel suo intento: “Sarai come un Dio” e, mangiato il frutto, consumata la rottura con Dio, dice la Bibbia, “si aprirono i loro occhi e si accorsero di essere nudi”. E quando Dio li cerca, risposero, “ci siamo nascosti perché siamo nudi”. E furono cacciati dal paradiso. Dura, inspiegabile, una vita fuori da quel Paradiso, che era il solo luogo per l’uomo. Ma pare che l’uomo si lasci ancora oggi tentare dalla astuzia di satana e continui a cogliere il frutto proibito, ebbro di una libertà da Dio che poi altro non è che diventtare schiavi ignobili di satana, che si veste di finte felicità, che sono l’inferno di oggi e l’inferno di troppi. La Quaresima allora altro non fa’ che invitarci, guidati dalla parola di Dio, a farsi trovare dal Padre che ci cerca, individuare le radici dell’inganno ed avere la forza e la grazia, che fu del figlio prodigo, di “rientrare in noi stessi e dire: tornerò da mio padre”.
Non è quindi una fatica da poco. E’ il segno inequivocabile che si vuole uscire dall’inganno ed entrare nella verità. E la prima grazia dello Spirito è proprio qui: rientrare in noi stessi, avere la forza di vedere e chiamare nudità le falsità di satana, “le carrube”, che nutrivano il figlio prodigo, e saziarci del pane celeste che è Dio.
Basterebbe seguire l’esempio di Gesù.
L’Evangelista Matteo ce lo descrive così: “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato per 40 giorni e 40 notti, ebbe fame”.
E qui comincia la tentazione: “Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane”. E’ la tentazione del potere, tanto comune! Quel potere che è la morte dell’amore e quindi del servizio, che fa moltitudini di oppressi, di senza vita: una schiera immensa di poveri. Ma è la qualità che piace tanto a satana e a troppi uomini. Il potere!
Gesù risponde secco: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di quello che esce dalla bocca di Dio”.
Satana fa un’altra prova per catturare la missione di Gesù per noi. “Lo condusse su un pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei Figlio di Dio gèttati giù poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordine a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede”. E’ la tentazione dell’esibizionismo, del fare spettacolo, senza alcun riguardo alla umiltà ed alle più elementari norme di dignità. L’uomo fa esibizione della sua nudità, vestita da pagliaccio, e dice: “Lo sai chi sono io?”. Quante volte ci imbattiamo in troppi, che sembra abbiano la sola voglia di esibirsi, costi quel che costi, anche al punto di vendere la propria dignità. Si vuole conquistare l’ammirazione del mondo: ma di chi? degli stolti? forse! Degli uomini veri, no!
Ed infine satana invita Gesù al gesto più incredibile. Mostrando i regni del mondo con la loro potenza, “Se vuoi davvero conquistare il mondo, gli uomini, tutte queste cose ti darò, se prostrandoti mi adorerai”. Una vera, inqualificabile offerta, o meglio, una offerta che solo satana fa e che gli imbecilli di tutti i tempi credono; che solo satana sa fare, lui il sovrano della falsità, che cerca solo l’inferno dell’uomo e dell’umanità. Gesù risponde: “Vattene, satana. Sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”. Allora il diavolo lo lasciò ed ecco gli angeli gli si accostarono e lo servivano” (Mt. 4,1-11).
Rifiuta decisamente, Gesù, le vie del mondo, che tante volte sono le nostre, per conquistare il cuore dell’uomo, il mio, il vostro: sceglie la povertà di spirito, che è il grande dono della libertà da tutto, per farsi tutto a tutti. E comincia la sua vita in una grotta, la continua nella casetta di Nazareth, compie la sua missione da pellegrino, tra di noi, uomo senza titoli, se non quello di Maestro, e conquista il mondo sulla croce.
Non conosce le vie del potere, ma quelle del servizio, fino a chiederci di essere servi, sempre mettendoci il grembiule, mai padroni, che è roba di questo mondo.
Non ama la stupida esibizione di mettersi in mostra, anche se quello che dice, poi, ed i miracoli che compie, a volte, lo mettono a rischio di vedersi eletto re.
Lui scappa sempre e cerca il deserto della preghiera. Ed agli apostoli che gli diranno: “Maestro tutti ti cercano” risponderà: “Andiamo altrove a portare il Regno del Padre”. La sua vera gloria è quando Pilato lo presenta sul palco, irriconoscibile per le flagellature, con un finto manto regale, le mani legate ed in mano una canna dicendo: “Ecco il vostro Re”. Non sapendo che è proprio di quel Re, che sa dare tutto di sé, e Gesù dà la vita eterna, che noi abbiamo bisogno.
Non abbiamo bisogno di re che ci usino come sgabello dei loro piedi!
La Quaresima è farsi vedere da Gesù davanti a Pilato: l’immagine dell’amore dono: la verità senza trucchi umani. E’ chiederci se davvero è il nostro Re.
O, Dio non voglia, non sia nostro re, Satana. che ci dà tutto, togliendoci ciò che abbiamo di caro, il Padre ed il Paradiso, ed offrendoci il suo regno, l’inferno!
Davvero allora la Quaresima diventa tempo santo nel farsi catturare dalla misericordia di Dio e tornare a casa. Ma ci vuole preghiera, penitenza, carità.
Ed io voglio tenere compagnia a quanti dei miei amici lettori vorranno mettersi in discussione e chiederanno, tramite e-mail, un aiuto ed una preghiera. Facciamola insieme la Quaresima, per entrare nella gioia della Pasqua.
Con Madre Teresa, pregandola, ci accompagni in questa Quaresima:
“Io credo nel tuo amore, o mio Dio.
Guardando la Croce fa’ che io possa vedere il Cristo che inclina la testa, ma come per darmi un bacio, il suo bacio.
Vedere il suo cuore, che mi offre come rifugio, a me che non ho vero rifugio.
E non avere paura del tuo amore, che ci porta gioiosamente ad amare tutti. E se siamo peccatori, come lo siamo, so che tu ci ami lo stesso perché il tuo amore non è come il nostro, che dura un momento, ma è fedele.
Duro è Gesù, risalire la china della santità, che abbiamo abbandonato; a volte abbiamo paura della fatica di lasciare la valle del mondo dove ci si perde o abbiamo paura della fatica:
ma sappiamo che tu ci sei vicino, come fu vicino a te il Cireneo.
E ti chiedo, Gesù, dammi la forza, che ebbe tua madre, di stare sotto la croce, per sentirmi dire una volta, mille volte: “Figlio, ecco tua madre”.
Grazie Gesù”.

 

mons. Antonio Riboldi
Sull’onda delle risposte di Gesù 

Confesso che ogni volta annuncio, con la Chiesa, che entriamo nella santa Quaresima, provo come un senso di smarrimento e di timore, che nasce dal pensare che un Mistero di infinito Amore, come è la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, nostro Signore, sostanza della nostra fede cristiana, possa disperdersi nel nulla delle notizie di poco conto, quelle che si sentono spesso di sfuggita da un giornale o dalla TV e che, dopo pochi minuti, non ricordi più, a meno che non si riferiscano a fatti gravi che feriscono profondamente.
“Mistero pasquale – avverte la Chiesa – risplende al vertice dell’anno liturgico. Il tempo di Quaresima ha lo scopo di preparare la Pasqua: la liturgia quaresimale guida alla celebrazione del Mistero pasquale sia i catecumeni, attraverso i diversi gradi dell’iniziazione cristiana, sia i fedeli per mezzo del ricordo del Battesimo e della Penitenza” (dal Messale)
E allora anch’io mi faccio condurre dallo Spirito nel deserto con Gesù.
Lui vi stette per quaranta giorni, senza mangiare, in continua e profonda preghiera, come a farsi modellare dal Padre su Chi Lui era veramente, su come fondare la Sua Chiesa, annunciare il Suo Regno, sul come fare la volontà del Padre suo, fino in fondo, senza mai tradirla, a costo di finire sulla croce, se così a Lui fosse stato gradito.
Forse può sgomentarci, in un primo momento, questo ‘stare con Gesù nel deserto’: storditi come siamo dai tanti rumori che continuamente ci intossicano: non riusciamo più a capire la nostra bellezza interiore, la gioia che Dio ci offre; non abbiamo più la sensibilità spirituale, per ‘percepire’ il nostro essere ‘fasciati’ dalla Sua tenerezza e cura e comprendere il Suo desiderio intenso di coprirci con il manto della santità, che poi è il manto della Sua Gloria.
Di conseguenza interpretiamo la nostra esistenza da sbandati, vivendo molte volte un’insicurezza, un’ansia ed un pericoloso isolamento, che altro non sono che il vagare senza silenzio, senza consapevolezza e verità, per le vie del mondo.
Allora occorre davvero pregare che Dio ci aiuti a sentirlo vicino, a dialogare nella preghiera con Lui, ad essere capaci di penitenza, togliendoci di dosso tante cose inutili, se non dannose, trasformando il nostro esistere in gesti concreti di bontà, che ci scrostino l’egoismo, vera patina di morte, e facciano trasparire così la nostra vera realtà di ‘figli adottivi’ di Dio, che vogliono essere ‘buoni come il loro Padre, che è nei Cielì.
Sentiamo tante volte, e con fastidio, la frase: ‘Ma sai chi sono io?’. Ancora peggio, molte volte siamo costretti a vivere con persone dagli atteggiamenti che sanno di superbia, di una potenza che è solo strafottenza, inconciliabili con la bontà di un cristiano santificato dalla Grazia del Battesimo.
Il primo uomo, che ‘Dio aveva plasmato con polvere della terra e nelle cui narici aveva soffiato un alito di vità (Gen. 2,7) era stato posto nell’Eden, come un bimbo infinitamente bello, amato, che altro non doveva fare che accettare di essere amato e amare.
L’Eden era lo ‘stato di felicità’, quella dell’amore. Ma l’amore ha origine dalla libertà: liberamente si ama, liberamente si accetta di essere amati.
Dio mise alla prova l’uomo e la donna: voleva il loro ‘sì’ libero!
I nostri progenitori – come noi – dovevano solo dire ‘si’ oppure no’.
Incredibile, ma necessaria scelta, quando c’è di mezzo l’amore, la libertà.
Quel frutto azzannato con la convinzione, su suggerimento di satana, di poter far da soli, rifiutando l’amore che Dio offriva, è ancora oggi il veleno che sperimentiamo ogni giorno.
È, nello stesso tempo, lo scenario del dolore, che si consuma da sempre, con l’amarezza di una solitudine profonda e, nello stesso tempo, la disperata ricerca di un cuore che ci riempia di felicità: è la nostalgia dell’Eden perduto.
Ed ancora una volta Dio, fedele al Suo Amore per noi, vuole ricreare l’Eden. Lo fa con Gesù, Suo Figlio, che accetta di diventare uno di noi, non sottraendosi neppure alle tentazioni dell’uomo. Racconta il Vangelo: “In quel tempo Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: ‘Se sei il Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane. Ma Egli rispose: ‘Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio’.
Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: ‘Se sei il Figlio di Dio, gèttati giù, poiché sta scritto: ‘Ai Suoi angeli darà ordine a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia ad urtare contro un sasso il tuo piede’. Gesù gli rispose: ‘Sta anche scritto: ‘Non tentare il Signore Dio tuo’.
Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: ‘Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù gli rispose: ‘Vàttene, satana! Sta scritto: ‘Adora il Signore tuo Dio e a Lui rendi culto’. Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servirono”. (Mt. 4, 1-11) Sono davvero, se le consideriamo bene, le tre grandi tentazioni dell’uomo di tutti i tempi: fame di successo, sete di potere, voglia di prestigio.
Sono i grandi mali che la Quaresima invita ad allontanare da noi, come fece Gesù, e che tutti i Santi e quanti aspirano alla santità hanno calpestato, con la stessa decisione di Gesù.
Sono e possono essere i grandi mali che dominano il mondo e a cui tutti siamo tentati.
La Quaresima con la preghiera, la penitenza, la Parola di Dio, invita a smascherarli, per liberarsi.
“L’uomo moderno – affermava Paolo VI – si adatta ad ogni cosa: è capace di farsi l’avvocato delle cose cattive, pur di sostenere la libertà del proprio piacimento e che tutto può e deve manifestarsi senza alcuna preclusione nei confronti del male: una libertà indiscriminata per tutto ciò che è illecito. Si finisce così per autorizzare tutte le espressioni di vita inferiore; l’istinto prende il sopravvento sulla ragione, l’interesse sul dovere, il vantaggio personale sul benessere comune. L’egoismo diviene perciò sovrano nella vita dell’individuo e in quella sociale. Perché tutto questo?
Perché si è dimenticato ciò che è bene e ciò che è male. Non si conosce più la norma assoluta per tale distinzione, vale a dire la legge di Dio. Chi non tiene più conto della legge di Dio, dei Suoi comandamenti, e non li sente più riflessi nella propria coscienza, vive una grande confusione e diventa nemico di se stesso. Bisogna dunque rinnovare e rinvigorire la nostra capacità di giudicare il bene dal male. Questo è il modo per respingere e superare le tentazioni.
Può un cristiano, ci chiediamo seriamente, un cristiano vero, essere debole, pauroso, vile, traditore del proprio nome, della propria coscienza, del proprio dovere? Certamente no.
L’autentico cristiano è forte, coraggioso, leale, coerente, eroico se occorre. La vita cristiana, non dimentichiamolo mai, è combattimento e noi dobbiamo essere sempre in grado di distinguere il bene dal male. La vita cristiana, ripetiamo, è lotta: noi dobbiamo essere sempre all’erta in grado di distinguere il bene dal male e decidere. La grande lezione di vita cristiana di questa pagina del Vangelo esige espliciti impegni. Essere anzitutto saggi, cioè riflettere e tenere sempre accesa la lampada dinanzi a noi. Non dobbiamo camminare nell’oscurità, ma portare alto quello splendore che Iddio ha deposto nelle nostre anime e che si chiama coscienza. E il Signore, mercé l’insegnamento di questo dramma delle sue tentazioni, indica un luminoso epilogo: la tentazione e la malvagità, che insidia i nostri passi, si può vincere. Con che cosa?
Seguendo la Parola di Dio, con la Sua Grazia, il dominio di sé, che non mancano mai a chi le desidera e cerca. Non dobbiamo avere paura di essere forti. Abbiamo Cristo con noi e per noi”. (marzo 1965) La Quaresima, allora, dovrebbe essere, per tutti i cristiani, lo stesso ‘deserto’, vissuto da Gesù. Anche noi veniamo corteggiati ogni giorno da Satana, in mille modi, e può persino accadere che mascheriamo il nostro subdolo egoismo con una presunta ‘volontà di Dio’.
11 ‘deserto’ quaresimale deve far nascere dei salutari dubbi:
Siamo sicuri di vivere secondo Dio?
Siamo certi di percorrere le vie sulle quali il Signore ci chiede di camminare, per vivere il nostro ‘si’ a Lui?… E’ il primo passo per la conversione…
C’è in giro un gran desiderio e bisogno di cambiamento, non fuori di noi soltanto, ma ‘dentro di noi’, seguendo le piste di Gesù: il silenzio, la preghiera, la penitenza, uniche vie capaci di strapparci di dosso i troppi stracci che impediscono di camminare nella verità, libertà, carità, santità!
La Quaresima, se vissuta con Grazia ed impegno, ci aiuta, e molto, in questo meraviglioso stile di vita. BUONA QUARESIMA, dunque!… e, insieme, preghiamo:
“Pietà di me, o Dio, secondo la Tua Misericordia:
nella Tua grande bontà, cancella il mio peccato.
Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre davanti.
Contro di Te, contro Te solo ho peccato: quello che è male ai Tuoi occhi io l’ho fatto.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.
Rendimi la gioia di essere salvato
e sostieni in me un animo generoso.” (Salmo 30)

padre Raniero Cantalamessa
Cristo ha vinto Satana per liberarci 

Il demonio, il satanismo e altri fenomeni connessi sono oggi di grande attualità, e inquietano non poco la nostra società. Il nostro mondo tecnologico e industrializzato pullula di maghi, stregoni di città, occultismo, spiritismo, dicitori di oroscopi, venditori di fatture, di amuleti, nonché di sette sataniche vere e proprie. Scacciato dalla porta, il diavolo è rientrato dalla finestra. Cioè, scacciato dalla fede, è rientrato con la superstizione.

L’episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto che si legge nella prima Domenica di Quaresima ci aiuta a fare un po’ di chiarezza su questo tema. Anzitutto, esiste il demonio? Cioè, la parola demonio indica davvero una qualche realtà personale, dotata di intelligenza e volontà, o è semplicemente un simbolo, un modo di dire per indicare la somma del male morale del mondo, l’inconscio collettivo, l’alienazione collettiva e via dicendo? Molti, tra gli intellettuali, non credono nel demonio inteso nel primo senso. Però si deve notare che grandi scrittori e pensatori, come Goethe, Dostoevskij hanno preso assai sul serio l’esistenza di satana. Baudelaire, che non era certo uno stinco di santo, ha detto che “la più grande astuzia del demonio è far credere che egli non esiste”.

La prova principale dell’esistenza del demonio nei vangeli non è nei numerosi episodi di liberazione di ossessi, perché nell’interpretare questi fatti possono aver influito le credenze antiche sull’origine di certe malattie. Gesù che è tentato nel deserto dal demonio, questa è la prova. La prova sono anche i tanti santi che hanno lottato nella vita con il principe delle tenebre. Essi non sono dei “Don Chisciotte” che hanno lottato contro mulini a vento. Al contrario, erano uomini molto concreti e dalla psicologia sanissima.

Se tanti trovano assurdo credere nel demonio è perché si basano sui libri, passano la vita nelle biblioteche o a tavolino, mentre al demonio non interessano i libri, ma le persone, specialmente, appunto, i santi. Cosa può saperne su Satana chi non ha mai avuto a che fare con la realtà di satana, ma solo con la sua idea, cioè con le tradizioni culturali, religiose, etnologiche su satana? Costoro trattano di solito questo argomento con grande sicurezza e superiorità, liquidando tutto come “oscurantismo medievale”. Ma è una falsa sicurezza. Come chi si vantasse di non aver alcuna paura del leone, adducendo come prova il fatto che lo ha visto tante volte dipinto o in fotografia è non si è mai spaventato. D’altra parte, è del tutto normale e coerente che non creda nel diavolo, chi non crede in Dio. Sarebbe addirittura tragico se qualcuno che non crede in Dio credesse nel diavolo!
La cosa più importante che la fede cristiana ha da dirci non è però che il demonio esiste, ma che Cristo ha vinto il demonio. Cristo e il demonio non sono per i cristiani due principi uguali e contrari, come in certe religioni dualistiche. Gesù è l’unico Signore; Satana non è che una creatura “andata a male”. Se gli è concesso potere sugli uomini, è perché gli uomini abbiano la possibilità di fare liberamente una scelta di campo e anche perché “non montino in superbia” (cf. 2 Cor 12,7), credendosi autosufficienti e senza bisogno di alcun redentore. “Il vecchio Satana è matto -dice un canto spiritual negro. Ha sparato un colpo per distruggere la mia anima, ma ha sbagliato mira e ha distrutto invece il mio peccato”.

Con Cristo non abbiamo nulla da temere. Niente e nessuno può farci del male, se noi stessi non lo vogliamo. Satana, diceva un antico padre della Chiesa, dopo la venuta di Cristo, è come un cane legato sull’aia: può latrare e avventarsi quanto vuole; ma, se non siamo noi ad andargli vicino, non può mordere. Gesù nel deserto si è liberato da Satana per liberarci da satana! È la gioiosa notizia con cui iniziamo il nostro cammino quaresimale verso la Pasqua.



Published in: on marzo 13, 2011 at 5:28 pm  Lascia un commento  

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