Perchè pregare.

Nutriamoci della Parola di Dio di giovedì 10 marzo 2011
Lc 9,22-25
22 Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.
«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi
23 dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
24 Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.
25Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?
Gesù è il Servo sofferente che si consegna al Padre. La croce è lo scandalo che esige conversione profonda e continua.
La fede e la scelta di seguire Cristo si decidono sulla strettoia della croce.
Gesù qui rivela il mistero del pensiero di Dio che l’uomo non può né pensare né accettare. Il problema non è tanto il riconoscere che Gesù è il Cristo di Dio, ma “come” è il Cristo di Dio.
Gesù non è il Cristo dell’attesa umana, ma il Figlio dell’uomo che affronta il cammino del Servo sofferente di Dio.
Questa è la prima autorivelazione piena di Gesù, il nocciolo della fede cristiana, il suo mistero di morte e risurrezione.
Il “bisogna” indica il compimento della volontà di Dio rivelata nella Scrittura.
Questa volontà è il suo amore riversato su di noi peccatori.
Dio “deve” morire in croce per noi, perché ci ama e noi siamo sulla croce.
Il mistero di Gesù è la sofferenza del Servo di Dio che ama il Padre e i fratelli.
La croce è il nostro male che lui si addossaperché ci ama.
Gesù non salva se stesso (cfr Lc 23,34-39), ma si perde per solidarietà con noi perduti:
E’ il Dio-Amore, solidale con il nostro male, che ci dona il suo regno (cfr Lc 23, 40-43).
L’invito di Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me…” è una chiamata universale a entrare con lui nel suo
cammino verso il Padre. Per condividere il destino di Gesù in cammino verso il Padre bisogna rinnegare se stessi e
portare ogni giorno la propria croce.
Rinnegare se stessi significa ricevere la propria vita come grazia di cui non si dispone da padroni, portare ogni
giorno il peso del servizio ai fratelli e del dono della vita per gli altri, e addossarsi il fardello delle prove, delle
contraddizioni e delle persecuzioni.
La via del Regno è quella della croce, sia per Cristo che per i cristiani.
L’unico problema fondamentale per l’uomo è salvare o perdere la vita.
Quindi seguire Gesù e rinnegare se stessi è la questione fondamentale della vita: è questione di vita o di morte.
L’uomo non può essere il salvatore di se stesso, non ha in sé la sorgente della propria vita: non è il Creatore,
ma una creatura. La salvezza è accettare Dio che mi ama e pensa a me.
L’uomo si realizza amando. Amando Dio si realizza come Dio. Ma per amare bisogna essere amati.
Il cristiano può amare Gesù e perdere la vita per lui perché Gesù per primo l’ha amato e ha dato se stesso per lui (cfr Gal 2,20).
Il credente si affida a lui, nella vita e nella morte, perché Cristo è morto per tutti vincendo le barriere del male e della paura.
“Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde o rovina se stesso?” (v. 25).
Il primo tentativo dell’uomo per salvare se stesso è quello di accumulare dei beni. Insidiato dal suo limite, l’uomo si garantisce cibo e vita guadagnando, accumulando e divorando tutto. E’ la falsa sicurezza dei beni (cfr Lc 12,15-21; Sal 49): ciò che
uno ha deve riempire il vuoto di ciò che non è.
L’insaziabilità di beni è via alla perdizione: “L’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali” (1Tm 6, 10).
Gli unici beni che troveremo nell’eternità saranno quelli che abbiamo donato per misericordia nella vita presente.
Mi chiedi: perché pregare
Ti rispondo: per vivere. … Si: per vivere veramente, bisogna pregare.
Perché? Perché vivere è amare; una vita senza amore non è vita.
È solitudine vuota, è prigione e tristezza.
Vive veramente solo chi ama e ama salo chi si sente amato, raggiunto e trasformato dall’amore.
Come la pianta che non fa sbocciare il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole, cosi il cuore umano non si schiude alla vita vera e piena se non è toccato dall’amore.
Ora, l’amore nasce dall’incontro e vive dell’incontro con l’amore di Dio, il più grande e vero di tutti gli amori possibili, anzi l’amore al di là di ogni nostra definizione e di ogni nostra possibilità.
Pregando, ci si lascia amare da Dio e si nasce all’amore, sempre di nuovo.
Perciò, chi prega vive, nel tempo e per l’eternità.
E chi non prega?
Chi non prega è a rischio di morire dentro, perché gli mancherà prima o poi l’aria per respirare, il calore per vivere, la luce per vedere, il nutrimento per crescere e la gioia per dare un senso alla vita.
Mi dici: ma io non so pregare!
Mi chiedi: come pregare?
Ti rispondo:
comincia a dare un po’ del tuo tempo a Dio.
All’inizio, l’importante non sarà che questo tempo sia tanto, ma che Tu glielo dia fedelmente.
Fissa tu stesso un tempo da dare ogni giorno al Signore, e daglielo fedelmente, ogni giorno, quando senti di farlo e quando non lo senti.
Cerca un luogo tranquillo, dove se possibile ci sia qualche segno che richiami la presenza di Dio: una croce, un’icona, la Bibbia, il Tabernacolo con la Presenza eucaristica.
Raccogliti in silenzio, invoca lo Spirito Santo, perché sia Lui a gridare in te “Abbà, Padre!”.
Porta a Dio il tuo cuore, anche se è in tumulto, non aver paura di dirGli tutto, non solo le tue difficoltà e il tuo dolore, il tuo peccato e la tua Incredulità, ma anche la tua ribellione e la tua protesta, se le senti dentro.
Tutto questo, mettilo nelle mani di Dio: ricorda che Dio è Padre – Madre nell’amore, che tutto accoglie, tutto perdona, tutto illumina, tutto salva. Ascolta il Suo Silenzio: non pretendere di avere subito le risposte. Persevera.
Come il profeta Elia, cammina nel deserto verso il monte di Dio: e quando ti sarai avvicinato a Lui, non cercarlo nel vento, nel terremoto o nel fuoco, in segni di forza o di grandezza, ma nella voce del silenzio sottile (cf, 1 Re 19,12), Non pretendere di afferrare Dio, ma lascia che Lui passi nella tua vita e nel tuo cuore, ti tocchi l’anima, e si faccia contemplare da te anche solo di spalle.
Ascolta la voce “del Suo Silenzio. Ascolta la Sua Parola di vita: apri la Bibbia, meditala con amore, lascia che la parola di Gesù parli al cuore del tuo cuore, leggi i Salmi, dove troverai espresso tutto ciò che vorresti dire a Dio; ascolta gli apostoli e i profeti; innamorati delle storie dei Patriarchi e del popolo eletto e della chiesa nascente, dove incontrerai l’esperienza della vita vissuta nell’orizzonte dell’alleanza con Dio.
E quando avrai ascoltato la Parola di Dio, cammina ancora a lungo nei sentieri del silenzio, lasciando che sia le Spirito a unirti a Cristo, Parola eterna del Padre. Lascia che sia Dio Padre a plasmarti con tutte e due le Sue mani, il Verbo e lo Spirito Santo.

 

All’inizio, potrà sembrarti che il tempo per tutto questo sia troppo lungo, che non passi mai; persevera con umiltà, dando a Dio tutto il tempo che riesci a darGli, mai meno, però. di quanto hai stabilito di poterGli dare ogni giorno.
Vedrai che di appuntamento in appuntamento la tua fedeltà sarà premiata, e ti accorgerai che piano piano il gusto della preghiera crescerà in te, e quello che all’inizio ti sembrava irraggiungibile, diventerà sempre più facile e bello.

Capirai allora che ciò che conta non è avere risposte, ma mettersi a disposizione di Dio e vedrai che quanto porterai nella preghiera sarà poco a poco trasfigurato.

 

Cosi, quando verrai a pregare col cuore in tumulto, se persevererai, ti accorgerai che dopo aver a lungo pregato non avrai trovato risposte alle tue domande, ma le stesse domande si saranno sciolte come neve al sole e nel tuo cuore entrerà una grande pace, la pace di essere nelle mani di Dio e di lasciarti condurre docilmente da Lui, dove Lui ha preparato per te.
Allora, il tuo cuore fatto nuovo potrà cantare il cantico nuovo, e il “Magnificat” di Maria uscirà spontaneamente dalla tue labbra e sarà cantato dall’eloquenza silenziosa delle tue opere.
Sappi, tuttavia, che non mancheranno in tutto questo le difficoltà: a volte, non riuscirai a far tacere il chiasso che è intorno a te e in te, a volte sentirai la fatica o perfino il disgusto di metterti a pregare, a volte, la tua sensibilità scalpiterà, e qualunque atto ti sembrerà preferibile allo stare in preghiera davanti a Dio, a tempo “perso”.

Sentirai, infine, le tentazioni del Maligno, che cercherà in tutti i modi di separarti dal Signore, allontanandoti dalla preghiera.
Non temere: le stesse prove che tu vivi le hanno vissute i santi prima di te, e spesso molto più pesanti delle tue.
Tu continua solo ad avere fede.
Persevera, resisti e ricorda che l’unica cosa che possiamo veramente dare a Dio è la prova della nostra fedeltà.
Con la perseveranza salverai la tua preghiera, e la tua vita.

 

Verrà l’ora della “notte oscura”, in cui tutto ti sembrerà arido e perfino assurdo nelle cose di Dio: non temere.
È quella l’ora in cui a lottare con te è Dio stesso: rimuovi da te ogni peccato, con la confessione umile e sincera delle tue colpe e il perdono sacramentale, dona a Dio ancor più del tuo tempo e lascia che la notte dei sensi e dello spirito diventi per te l’ora della partecipazione alla passione del Signore.
A quel punto, sarà Gesù stesso a portare la tua croce e a condurti con se verso la gioia di Pasqua.
Non ti stupirai, allora, di considerare perfino amabile quella notte, perché la vedrai trasformata per te in notte d’amore, inondata dalla gioia della presenza dell’Amato, ripiena del profumo di Cristo, luminosa della luce di Pasqua.
Non avere paura, dunque, delle prove e delle difficoltà nella preghiera: ricorda solo che Dio è fedele e non ti darà mai una prova senza darti la via d’uscita e non ti esporrà mai a una tentazione senza darti la forza per sopportarla e vincerla.

Lasciati amare da Dio come una goccia d’acqua che evapora sotto i raggi del sole e sale in alto e ritorna alla terra come pioggia feconda o rugiada consolatrice, cosi lascia che tutto il tuo essere sia lavorato da Dio, plasmato dall’amore dei Tre, assorbito in Loro e restituito alla storia come dono fecondo.
Lascia che la preghiera faccia crescere in te la libertà da ogni paura, il coraggio e l’audacia dell’amore, la fedeltà alle persone che Dio ti ha affidato e alle situazioni in cui ti ha messo, senza cercare evasioni o consolazioni a buon mercato.
Impara, pregando, a vivere la pazienza di attendere i tempi di Dio, che non sono i nostri tempi, ed a seguire le vie di Dio, che tanto spesso non sono le nostre vie.
Un dono particolare che la fedeltà nella preghiera ti darà è l’amore agli altri e il senso della chiesa: più preghi, più sentirai misericordia per tutti, più vorrai aiutare chi soffre, più avrai fame e sete di giustizia per tutti, specie per i più poveri e deboli, più accetterai di farti carico del peccato altrui per completare in te ciò che manca alla passione di Cristo a vantaggio del Suo corpo, la chiesa.
Pregando, sentirai come è bello essere nella barca di Pietro, solidale con tutti, docile alla guida dei pastori, sostenuto dalla preghiera di tutti, pronto a servire gli altri con gratuità, senza nulla chiedere in cambio.
Pregando sentirai crescere in te la passione per l’unità del corpo di Cristo e di tutta la famiglia umana.
La preghiera è la scuola dell’amore, perché è in essa che puoi riconoscerti infinitamente amato e nascere sempre di nuovo alla generosità che prende l’iniziativa del perdono e del dono senza calcolo, al di là di ogni misura di stanchezza.
Pregando, s’impara a pregare, e si gustano i frutti dello Spirito che fanno vera e bella la vita: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22).
Pregando, si diventa amore, e la vita acquista, il senso e la bellezza per cui è stata voluta da Dio.
Pregando, si avverte sempre più l’urgenza di portare il Vangelo a tutti, fino agli estremi confini della terra.
Pregando, si scoprono gli infiniti doni dell’Amato e si impara sempre di più a rendere grazie a Lui in ogni cosa.
Pregando, si vive.
Pregando, si ama.
Pregando, si loda.
E la lode è la gioia e la pace più grande del nostro cuore inquieto, nel tempo e per l’eternità.
Se dovessi, allora, augurarti il dono più bello, se volessi chiederlo per te a Dio, non esiterei a domandarGli il dono della preghiera.
Glielo chiedo e tu non esitare a chiederlo a Dio per me e per te.
La pace del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con te.
E tu in loro perché pregando entrerai nel cuore di Dio, nascosto con Cristo in Lui, avvolto dal Loro amore eterno, fedele e sempre nuovo.
Ormai lo sai:
chi prega con Gesù e’ in Lui, chi prega Gesù o il Padre di Gesù o invoca il Suo Spirito, non prega un Dio generico e lontano, ma prega in Dio, nello Spirito, per il Figlio il Padre.
E dal Padre, per mezzo di Gesù, nel soffio divino dello Spirito, riceverà ogni dono perfetto, a lui adatto e per lui da sempre preparato e desiderato, Il dono che ci aspetta. Che ti aspetta.
Published in: on marzo 10, 2011 at 10:43 pm  Lascia un commento  
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