l’Indulgenza

L”indulgenza di p. Florindo Refatto
Dobbiamo intenderci bene sui termini. L’Indulgenza è “la remissione della pena per un peccato già perdonato”. Che cos’è questa pena? Non è il pedaggio che Dio chiede per donarci il perdono. Egli, amore infinito, agisce sempre gratuitamente.

Gesù ha già visto il mio peccato, se l’è addossato e l’ha già cancellato. Se pena si vuole chiamare, essa è inflitta dal peccato stesso, è conseguenza che intacca il peccatore, non Dio.

Esempi: ho conservato per anni l’odio verso una persona; me ne pento, me ne confesso, mi sono convertito. La conversione “è quel cambiamento intimo e radicale per effetto del quale l’uomo comincia a pensare, a giudicare e a riordinare la sua vita” (Paolo VI).

Alla luce del Vangelo ho visto che odiando sbaglio e voglio cambiare. Col pentimento “apro la finestra”, perché il sole della misericordia di Dio entri in me. Però la fatica è sempre molta; quel grave torto subito mi torna continuamente in testa e mi rende duro il perdonare; ecco la pena.

Pensiamo ad una persona che per tanto tempo abbia vissuto una vita sbagliata; se ne pente, si, ma è così facile liberarsi da tutto il passato, a tal punto che la vita precedente non disturbi più interiormente?

Questa è la pena di cui si parla e qui interviene l’aiuto della Chiesa con l’Indulgenza. Come l’assemblea liturgica pregava sempre per i penitenti, così ora la Chiesa interviene, appunto, con il “Tesoro della Chiesa”, con la ricchezza cioè dei meriti di Cristo, di Maria e dei Santi (del cielo e della terra).

Nell’Indulgenza viene messa in luce stupendamente la comunione dei Santi. L’Indulgenza è un fatto ecclesiale! Ho visto in una miniatura antica una donna che presenta a Dio un figlio bel simbolo della Chiesa che accompagna il fedele nell’incontro con Dio.

Il medesimo discorso vale per il Purgatorio. Se il fedele si presenta a Dio non pienamente purificato, Dio non lo punisce buttandolo nelle fiamme di un “piccolo inferno”, ma col dono di una piena e definitiva purificazione.

Cade ogni grossolanità: 40 giorni di indulgenza non corrispondono a 40 giorni in meno di Purgatorio, ma alla purificazione annessa a 40 giorni di penitenza nella chiesa antica.

Quanta purificazione ottengono? Lo sa Dio solo. Non preghiamo Dio perché allevi le pene del Purgatorio o le accorci; si può aggiungere qualcosa alla bontà infinita del Padre? E perché Dio non purifica all’istante? Perché non ci tratta come un panno da lavare, ma come persone libere che, pur perdonate, vogliono compiere un cammino di purificazione.

Quando l’indulgenza è “parziale” e quando “plenaria”? Quando cioè attua una purificazione parziale o totale? Torniamo a ripetere senza dubbi: lo sa Dio solo. Tutto infatti si compie non in modo magico, ma come preghiera, come suffragio. Tant’è vero che il Papa non parla più di indulgenze, ma di Indulgenza, al singolare. Certo, se l’azione è compiuta solo meccanicamente, se la preghiera è solo meccanica, non si ottiene proprio niente!

Anche i peccati “veniali” (distinzione giusta ma rozza!) lasciano uno strascico in chi li commette. Quante volte un rancore dura per anni e anni, pur confessandoci e comunicandoci! E finché non ce ne distacchiamo davvero, non è possibile nessuna indulgenza plenaria, né per sé stessi, né per i defunti.

Published in: on febbraio 19, 2011 at 6:14 am  Lascia un commento  

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